martedì 25 agosto 2026

Torna l'Amaca!

 

Per non essere disertori

di Michele Serra


Anche Firenze, come Parigi, Barcellona e altre città europee, ha deciso di levare asfalto e aggiungere alberi per cercare di ridurre la temperatura urbana. Che dieci nuove strade verdi, in una grande città, servano solo a un infinitesimale sollievo, è a conti fatti una osservazione sterile: servono comunque a segnalare una volontà politica che non prevede la resa di fronte al riscaldamento del pianeta. E serve a dire che le crisi, anche le più tremende, non si subiscono. Si prova a governarle. Ci si lavora dentro.

La rassegnazione (descritta con grande efficacia letteraria da Antonio Scurati a Ferragosto su questo giornale) è un nemico pericoloso quanto il negazionismo. Il negazionista climatico ha deciso che il problema non esiste, il rassegnato che è impossibile affrontarlo. Stretta tra queste due diverse forme di diserzione c'è la buona volontà, che senza farsi troppe illusioni assume la responsabilità individuale non solo come un dovere, anche come una minuscola leva di cambiamento. Chiedete a qualunque persona che fa volontariato, nel mondo, se serve a qualcosa. Vi risponderà di sì.

L'elenco delle cose che è possibile fare individualmente, persona per persona, non è breve, e ormai appartiene al senso comune. È scienza diffusa. Piantare alberi, consumare meno carne, viaggiare di meno (l'overtourism è devastazione ambientale allo stato puro), cercare di ridurre i consumi e gli sprechi, riciclare i rifiuti, scaldare di meno le case in inverno, non abusare dei condizionatori d'estate. Ognuna di queste scelte vale, in scala, quanto piantumare dieci strade di Firenze. Non servono eroi né asceti, serve un ragionevole lavoro di riparazione dei guasti. Serve lavoro e serve cura, che sono il contrario esatto dell'inedia e della rassegnazione.

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