Chi ripudia la pace
Il pensiero unico bellicista ha fatto ormai retrocedere il dibattito pubblico sui negoziati con la Russia e sul riarmo dei Paesi Ue alla fase della lallazione: mamma, cacca, papà, pipì, popò, pupù. Per far digerire alle persone normali la follia di indebitarsi per 800 miliardi per il piano Rearm Eu, poi ribattezzato Prontezza 2030 e infine Preservare la Pace, i giornaloni attaccano chi lo chiama riarmo e lo neutralizzano con robuste virgolette e aggettivi minimizzanti (cosiddetto, presunto). Presto lo chiameranno “diversamente disarmo”, nella speranza che la gente inizi a invocarlo nelle piazze. Le armi a Kiev e i negoziati con Mosca, nel primo decreto Draghi del 1º.3.2022, una settimana dopo l’invasione, erano inscindibili. Per derogare per la prima volta in 74 anni all’art. 11 della Costituzione, Draghi precisò nella risoluzione parlamentare che l’Italia inviava armi all’Ucraina perché “sostiene ogni iniziativa multilaterale e bilaterale utile a una de-escalation militare” e un negoziato per cessare il fuoco a partire dall’“opera di mediazione della Santa Sede”. Tutti i partiti – inclusi i 5Stelle e pure FdI dall’opposizione, tranne il solo Fratoianni – votarono Sì. E il Fatto li criticò aspramente per la violazione implicita della Costituzione. Ma allora il negoziato era più che un’ipotesi: le delegazioni russa e ucraina trattavano in Bielorussia e poi a Istanbul. Putin – lo riferirono tre negoziatori ucraini – s’impegnava a ritirarsi dai territori appena occupati se Kiev avesse rinunciato alla Nato e a un esercito extra-large e rispettato gli accordi di Minsk del 2014-15 sull’autonomia al Donbass. Zelensky si dichiarò pronto ad archiviare la Nato e ad accantonare Crimea e Donbass. Ma il 15 aprile, a un passo dall’intesa, su pressione di Biden, Johnson&C., gli ucraini abbandonarono il tavolo. A settembre Putin annesse le regioni russofone. E a ottobre Zelensky vietò per decreto di negoziare con lui.
Da quell’istante l’Italia avrebbe dovuto smettere di armare Kiev. Invece continuò, in violazione – a quel punto anche esplicita – della Carta. Ma da allora i 5Stelle dissero sempre no sia alle armi a Kiev sia al riarmo italiano. Draghi puntava al 2% di Pil subito e Conte lo costrinse a diluirlo in sei anni. Le stesse posizioni ribadite l’altroieri da Conte e spacciate da mezzo Pd&giornaloni come una novità finalizzata a rompere coi dem. Strano, leggete qui: “La pace in Ucraina non si fa con le armi. Sosteniamo l’accoglienza degli ucraini, sbagliato aumentare le spese militari”. Chi l’ha detto? Elly Schlein a Repubblica il 18 marzo 2022, un anno prima di esser eletta – anche per quella posizione – segretaria Pd. Quindi il programma del centrosinistra su guerra e riarmo è già fatto, visto che Conte e Schlein, come pure Avs, la pensano allo stesso modo. O no?
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