Il “consumismo egocentrico” ci divide da tutti: anche da noi
Oggi è difficile definire la situazione di un piccolo luogo, figuriamoci di un’intera nazione. Azzardo il nome del male italiano. Lo chiamerei consumismo egocentrico. Sul consumismo aveva detto molto e bene Pier Paolo Pasolini. Lui si è fermato, vittima in un certo senso pure lui del consumo, il consumo sessuale. La dissipazione del mondo portata avanti dal meccanismo produzione-consumo è andata avanti e si è fatta pervasiva. Credo riguardi il mondo intero, ma io conoscono un poco solo l’Italia e dell’Italia voglio parlare.
Mi sembra che sia fuori strada chi mette il peso dei problemi sulla bilancia destra-sinistra. Non mi pare che siano colpevoli o meritevoli di come stia andando la nostra nazione. La società che vediamo non è modellata dalle classi dirigenti, piuttosto le classi dirigenti sembrano modellate da una società medusa in cui ogni individuo si premura di farsi spazio piuttosto che provare a capire cosa c’è in ogni spazio.
Può essere una città o un paese, può essere al Nord o al Sud, sempre si manifesta il sentimento di un luogo inadeguato abitato da esseri umani a disagio. Il consumismo egocentrico è l’incrocio del consumismo con il trasloco dal reale all’irreale, dalla vita della terra alla terra senza vita del mondo digitale.
Ai tempi di Pasolini il consumismo si confrontava comunque con una struttura sociale ancora forte. Esistevano i partiti, le comunità, erano chiari gli interessi e chi li difendeva e chi li osteggiava. Da un certo punto in poi qualcosa si è rotto, ognuno si è ripiegato sulla propria vita e si è ritrovato col proprio fantasma, perché una vita tesa a essere tutto alla fine è niente. Il volere è diventato un non so più cosa voglio, cosa mi serve, con chi devo stare, chi devo evitare. Le relazioni di amore e di amicizia sono entrate in una moltiplicazione dissipante. Io non so dove sei, tu non sai dove sono. Ci si incontra sempre allo stesso bivio: la noia o il rancore. Relazioni che si svuotano riempendosi. Dalla liquidità di Bauman alla società gassosa: ognuno vive in una sua mongolfiera, non abitiamo più la Terra, non siamo allineati negli stessi spazi. Il consumismo egocentrico ci divide da tutti e anche da noi stessi, diventiamo una creatura ambigua, non si capisce se siamo la cosa che diciamo di essere o il suo contrario, se siamo i divulgatori di noi stessi o i roditori del nostro essere che si è assottigliato fino all’inconsistenza: non saranno certo le merci di cui ci addobbiamo a darci realtà. Rischiamo di diventare come un albero di Natale in cui l’albero non c’è più, sono rimasti solo gli addobbi.
Evocare il fascismo in una situazione del genere è come giocare a palle di neve nel deserto. Il male è la mercificazione di tutto, anche delle anime e un processo di questo tipo non è di destra, né di sinistra, è il capitalismo che è allo stesso tempo feroce e abulico. Non c’è il progetto di portare il mondo in un posto piuttosto che in un altro. Anche la deriva autoritaria di Trump sembra più giocata sul farsi notare che su un progetto politico meditato. È un mondo di improvvisatori in ogni campo e la somma di queste improvvisazioni è un mondo senza destino, una palla che rimbalza in modo imprevedibile, può essere il discorso tra gli amanti o le diatribe tra gli Stati.
Non ci si può fermare e svuotarsi di ogni orpello. Il consumismo egocentrico ci trasforma in scintille che non vengono da nessun fuoco. Non diamo calore a nessuno e nessuno prende calore in questo mondo freneticamente immobile. Se c’è una cura è solo vedere il male, dargli il nome giusto. Altro, per ora, non riusciamo a fare. Ma non sarà sempre così. Anche il consumismo egocentrico ha preso la via dell’apparenza e dunque potrebbe dissolversi prima che capiamo come combatterlo.
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