sabato 6 giugno 2026

L'Amaca

 


Se il socialismo rimane fuori

di Michele Serra

L'intervista al Foglio nella quale Pina Picierno spiega la sua sofferta decisione di lasciare il Pd è lunga come un libro, e non mi azzardo a riassumerla. Posso solo dire che l'ho letta per intero ricavandone l'impressione di un livello politico e ideologico insolitamente alto rispetto alla stanca risacca di parole tanto enfatiche quanto risapute che rende così prevedibile la politica italiana.

Aggiungo che il tema di Picierno (almeno, quello che mi è sembrato il tema di Picierno) è molto condivisibile: lo zelo identitario (della sinistra) è una perdita di tempo se non si traduce in proposte di governo. Fare politica non significa dire "chi si è" – specialmente se non lo si sa con certezza. Significa dire che cosa si vuole. Solo da lì si può capire per davvero chi si è. È questa la qualità migliore, penso, del piglio riformista: la politica è fare, tutto il resto lascia il tempo che trova.

D'accordo anche sull'europeismo, l'antipopulismo, l'antigiustizialismo, le virtù liberali che lo spirito dei tempi minaccia o comunque trascura.

D'accordo quasi su tutto. Ma a proposito dei "nuovi assetti" di cui tutti parliamo, a me parrebbe, da elettore di sinistra (definizione vaga, ma nemmeno troppo) che il più ingombrante di questi "nuovi assetti" sia l'ingiustizia sociale, lo strapotere di pochi oligarchi finanziari che la politica (nel mondo) non è in grado di disarcionare, il neo-schiavismo di fatto, l'accumulo indisturbato di smisurati patrimoni, e smisurato potere, in poche mani. Il capitalismo mutato in plutocrazia.

Di questi temi, forse perché non adeguatamente stimolata dal suo intervistatore Claudio Cerasa (la grande scuola del Foglio spicca per passione politica, non per passione sociale) Pina Picierno non parla. Questo illustra la differenza più rilevante tra "social-democratici" e "liberal-democratici". Servono tutti e due. Molti sinceri auguri a Picierno da un elettore socialdemocratico.

Come quando...

 



Ringraziamenti

 



Natangelo

 



Booom!

 

La figlia di Mubarak


di Marco Travaglio 

È commovente il trasporto con cui camerieri, trombettieri e corazzieri si son rimessi sull’attenti al segnale convenuto: è bastato un cenno di Mattarella perché una battuta irresistibilmente comica di per sé – “grazia a Nicole Minetti” – diventasse un serissimo dogma di fede. Sulle gazzette più credulone e quindi più vendute (in tutti i sensi) si leggono peana all’igienista dentale pregiudicata, al suo “sollievo” per lo scampato pericolo (che la legge sia uguale per tutti) e alla simpatica intenzione del compagno Cipriani di “far chiudere il Fatto” con una causa da 250 milioni. Come se la grazia significasse che non ha mai organizzato e animato i bunga-bunga di B. fra colleghe maggiorenni e minorenni, non è mai stata condannata per favoreggiamento della prostituzione e peculato. L’opinione pubblica – cioè i cittadini informati e dunque “apoti” – ha capito benissimo cos’è successo, con la Procura generale che non fa le indagini, non interroga i testimoni che la smentiscono ma solo quelli che li smentiscono, e il capo dello Stato che la ringrazia per aver “disposto accurate verifiche in ogni direzione” (la direzione Minetti). Ma il blocco di poteri fra Colle, governo, Pg e media vive nell’iperuranio e s’illude che tutti questi potenti che si danno ragione da soli e vicenda abbiano convinto i 15 milioni di italiani che al referendum han difeso il principio costituzionale di eguaglianza. E non avverte il senso di schifo che sale dalla società per l’ennesimo remake del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

Siccome la storia ha le sue perfide ironie, tutto avviene nel 15° anniversario del punto più basso toccato dal Parlamento italiano, anzi da uno qualsiasi da quando esistono i parlamenti. Era il 4 aprile 2011, vigilia del processo Ruby, quando la Camera trascinò dinanzi alla Consulta la Procura di Milano (nulla da spartire con l’attuale Procura generale) che osava processare il premier B. per prostituzione minorile sui bunga- bunga di Arcore e per concussione sulle telefonate minatorie di un anno prima alla Questura per far rilasciare Ruby nelle mani della Minetti e della escort brasiliana Michelle Conceicao. La mozione affermava che B. agì nell’esercizio delle funzioni di premier perché fermamente convinto che Ruby, minorenne marocchina senza fissa dimora, fosse un’egiziana, nientemeno che la nipote di Mubarak e il suo arresto per furto minacciasse i rapporti diplomatici fra Italia ed Egitto. L’aula approvò con 314 Sì (Pdl, Lega e centristi) e 302 No (Pd, Idv, Udc e Fli), seguita a stretto giro dal Senato (151 Sì, 129 No). Fra i Sì c’erano La Russa, Meloni e ben 19 membri dell’attuale governo su 64: quasi uno su tre. Oggi B. non c’è più. E neppure Mubarak, però scopriamo che aveva anche una figlia.

venerdì 5 giugno 2026

L'Amaca

 

Vuoto come una spiaggia del Nord

di Michele Serra


L'esodo di deputati (quasi tutti leghisti) in direzione di Vannacci documenta un ulteriore slittamento a destra della destra italiana, del suo elettorato che va per le spicce, dei suoi giornali nerboruti e insolenti. A ben vedere è un processo di chiarificazione, e a suo modo di coming out: se uno «va con Vannacci» vuol dire — scusate la dicitura un poco rozza — che era fascio anche prima. Gli piace la Decima Mas, non sopporta gay e lesbiche, vuole rispedire «a casa loro» gli immigrati, preferisce Putin e Trump all'Unione Europea, eccetera. (La somma di queste caratteristiche, presa una per una, farebbe sì che anche Salvini abbia le carte in regola per essere vannacciano. Se non si dichiara tale è solo perché la vanità maschile gli impedisce di riconoscere che non è più lui il maschio alfa).

Questo ricollocamento lascia sempre più scoperto il misterioso «centro», a meno che, con uno sforzo di ottimismo, si voglia considerare «centro» anche il partito di famiglia dei Berlusconi, nato come fulcro ideologico e finanziario della destra italiana e mai sospettabile, fino a qui, di non farne parte. Davvero non si vede, in quel luogo opaco eppure ben indicabile (centro è ciò che sta tra destra e sinistra), una figura o un partito in grado di definirlo e catalizzarlo: centro, ovvero antifascista e anticomunista, moderato a partire dai toni, refrattario a ogni forma di radicalità. Chi l'ha visto?

Renzi sta nel campo largo e dopotutto è stato segretario del Pd. Calenda, per sua natura, si incazzerebbe già nell'atrio del congresso costituente e tornerebbe a casa. Europeisti ed ex radicali sono pochi e snob, e in fondo è il loro bello. E dunque potrebbe anche capitare che quello spazio vuoto, grande quanto una spiaggia del Nord quando la marea si ritira, rimanga vuoto. Il misterioso luogo del quale si sa solamente chi non c'è.

Le avventure di Gilberto

 


Gilberto, Gilberto! Questo piccolo Pichetto Fratin che esulta, passo importante dice, dopo che la maggioranza ha approvato ieri alla Camera la legge per la produzione di energia nucleare di nuova generazione — ancora in fase sperimentale — fa tenerezza, provocando quasi commozione. Pichetto Fratin probabilmente si è convinto che l’8 novembre 1987 e il 12-13 giugno 2011 il popolo italiano votò due referendum su come svitare bene i barattoli di Nutella o sul consentire o meno ai cervi di abbeverarsi nei ruscelli montani, mentre i cattivi che Pichetto persegue meglio di un Fratin, come le peggiori malelingue sostengono che le due chiamate all’urna furono per dire no al nucleare!
E Fratin sostiene, come un Pichetto meglio non saprebbe fare, che a questo giro si sta parlando di un nucleare completamente diverso dai precedenti.
Pichetto non sa, e neppure Gilberto, né tantomeno Fratin, che le scorie prodotte dalle centrali di Latina, Garigliano e Trino Vercellese stanno ancora aspettando, dal 1987, un sito ove poter decadere in sicurezza, perché nessuna, ma proprio nessuna delle regioni italiche le vogliono ospitare nei loro territori.
Pichetto non sa, e neppure Gilberto, né tantomeno Fratin, che le nuove tipologie di centrali nucleari, ridotte, portatili, ancora in fase di sperimentazione, potrebbero entrare in produzione, ammesso che non sorgano negli anni problematiche tecniche, tra dieci–quindici anni e i prototipi di oggi a quel tempo diverranno obsoleti.
E che l’Europa che aprirà un prestito, l’ennesimo, per cercare fonti energetiche alternative, vorrebbe che ci si indirizzasse verso l’eolico e il Sole. Già Pichetto non sa neppure che, essendo lui ministro dell’Ambiente e vivendo in una nazione definita da tutti come il Paese del Sole, dovrebbe dedicarsi alle energie cosiddette pulite, invece di tornare al nucleare che è malvisto da tutti nel momento in cui occorrerà definire siti di produzione e stoccaggio rifiuti.
Ma Gilberto Pichetto Fratin, che in queste ore gongola per questo passo avanti verso l’atomo, probabilmente non percepisce il momento storico, la burocrazia, le tempistiche tecniche e neppure il fatto che sia a tutt’oggi ministro dell’Ambiente!