Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 11 maggio 2026
Carovita, cara casa
Il “modello Milano” a Roma passa dagli studentati privati
A Roma si contano 25 nuovi studentati privati in fase di progettazione, costruzione e apertura. Sembrerebbe una bella notizia, se non fosse che, ad analizzare meglio il quadro, la Capitale sta emergendo come la nuova frontiera dell’estrazione di rendita e della speculazione immobiliare e finanziaria, proprio attraverso lo student housing. Si tratta perlopiù di residenze private “all inclusive” con costi molto alti, anche quando beneficiano del contributo pubblico del Pnrr.
A fronte di circa 213.000 iscritti agli atenei romani e un fabbisogno stimato di 80.000 posti letto per studenti fuorisede, l’offerta pubblica garantita dall’ente regionale per il diritto allo studio Lazio DiSCo, con 13 residenze proprie a Roma, ammonta a soli 2.376 posti. Quella degli atenei è praticamente inesistente: solo La Sapienza ha posti propri, ovvero 240 della Residenza Luca Serianni destinati agli studenti della Scuola superiore di studi avanzati. Nuove residenze pubbliche sono in programma (in via Palestro, via Osoppo, a Pietralata, all’ex Mira Lanza e a Santa Maria della Pietà), ma produrranno meno di mille posti. Intanto gli atenei pubblici si avvalgono soprattutto di posti privati: sono 217 quelli convenzionati con Lazio DiSCo.
Le università private e cattoliche, dal canto loro, possono contare su un’offerta leggermente più ampia (circa 650 posti nelle residenze per cui è stato possibile trovare i dati). Vi è poi la galassia dell’offerta privata di grandi operatori come Camplus e Campus X, e quella dei collegi di merito, religiosi e pensionati universitari, anche convenzionati con Lazio DiSCo e gli atenei pubblici e privati. Ma il panorama dello student housing romano sta cambiando rapidamente, con l’ingresso di nuovi attori finanziari, anche assistiti dai fondi dedicati al tema dal Pnrr.
La zona di Ostiense-Marconi è quella a più alta densità di nuovi studentati privati: il progetto per gli ex Mercati generali, approvato a luglio dal Comune e contestato dagli abitanti, prevede la realizzazione di dieci nuovi edifici per 2.056 posti, a canoni tra 500 e 1.050 euro al mese a posto letto senza Iva, e ricavi a partire da 32 milioni l’anno grazie alla concessione dell’area pubblica. La destinazione è turistico-ricettiva: si tratta in effetti di un albergo, nonostante il progetto sia raccontato come uno studentato. Poco distante, in via Pigafetta, è in costruzione un grande complesso di circa 13.000 mq a destinazione mista, che prevede 314 posti per studenti e 117 unità abitative. Ancora: in via Ostiense 169 è iniziata la costruzione di uno studentato Camplus che beneficia di oltre 12 milioni del “quinto bando” in attuazione della legge 338 del 2000 per la realizzazione di alloggi per studenti. Insieme a Paemia Reim Italy Sgr e Cassa depositi e prestiti, Camplus ha lanciato i fondi “Camplus Sviluppo” e “Camplus Long Term”: il portafoglio iniziale include investimenti per 78 milioni in progetti che in includono uno studentato in via Ostiense. In viale Marconi aprirà quello gestito da Joivy in un edificio di Fabrica Sgr, che fa capo a Caltagirone, forse lo stesso dove l’Unione Inquilini sta seguendo gli sfratti di alcuni abitanti. In viale Trastevere Invimit ha affidato a UniCampus la gestione di un nuovo studentato che sarà realizzato in un’ex sede di Inps. Il Pnrr ha finanziato due studentati, in viale Marconi e in piazzale del Caravaggio (45 posti il primo e 41 il secondo), gestiti da Immuni srl, in un altro edificio di Fabrica Sgr.
Anche il quadrante est della città è interessato da numerose nuove realizzazioni: lo studentato in costruzione in via Partini a Casal Bertone, finanziato da Barings con Savills e lo studentato all’ex Cinema Impero a Torpignattara. Accanto a quest’ultimo la società Avana spa ha presentato un progetto per 253 posti, ammesso al bando Pnrr del 2024, che potrebbe passare nel canale Cdp.
Per scongiurare il rischio di non raggiungere il target Pnrr, quest’ultimo è stato infatti ridotto a 30.000 posti letto da realizzare entro il 15 luglio ed è stato creato un nuovo bando da 599 milioni affidato a Cdp e pubblicato il 20 gennaio: chi non sarebbe riuscito a rispettare i tempi è stato dirottato qui. Tra i progetti che potrebbero rientrare nel bando di Cdp nel quadrante Est di Roma troviamo quelli col maggior numero di posti: uno studentato da 600 posti della società Battersea, il “Green Valley Student House” da 107 posti, il T Campo Tor Vergata, un nuovo edificio per 253 posti accanto al Campus X Tor Vergata da 1.500 posti, 500 dei quali finanziati con oltre 11 milioni con un bando Pnrr del 2022, nonostante la struttura, di Fabrica Sgr, sia stata inaugurata nel 2020… A San Pietro, poi, è iniziata la costruzione di uno studentato da 410 posti, finanziata da Techbau.
Analizzando i soggetti promotori dei nuovi studentati, il quadro che emerge è quello di una progressiva finanziarizzazione dell’abitare studentesco, usato come laboratorio per l’ingresso di fondi immobiliari italiani e stranieri nel mercato dell’edilizia “sociale”, di cui lo student housing fa parte. Da Hines a Barings, passando per Invimit e Cdp, i fondi usano i progetti immobiliari come prodotti finanziari da cui ricavare rendimenti alti, garantiti da fondi pubblici e da un quadro normativo di progressiva deregolamentazione urbanistica. Se in termini quantitativi i risultati del Pnrr sono stati molto deludenti, sul fronte dell’edilizia tre decreti hanno introdotto negli ultimi anni “semplificazioni” estreme per i progetti: ad esempio incrementi volumetrici del 35%, in deroga alle norme comunali e senza obblighi di realizzare un piano attuativo preventivo (lo strumento con cui vengono pianificati i servizi) nel caso di nuove costruzioni. Assoimmobiliare ha già chiesto “l’estensione e la stabilizzazione del regime Pnrr”.
Le risorse pubbliche per gli studentati privati a Roma ammontano complessivamente a 140 milioni di euro: 30 per tre interventi finanziati col quinto bando (di cui solo 3,4 milioni per uno studentato pubblico di Lazio DiSCo a Santa Maria della Pietà), 23 milioni del Pnrr dati a Camplus e Campus X nel 2022, altri 60 per interventi confermati dal bando Pnrr del 2024 e circa 30 milioni per quelli che potrebbero rientrare nel bando Cdp. Sono fondi pubblici destinati quasi interamente a strutture private, alcune già esistenti, per posti locati a canoni di quasi-mercato. Di più, i posti privati convenzionati realizzati con il Pnrr sono pagati due volte: lo Stato paga la “realizzazione” degli alloggi e Lazio DiSCo copre la parte del canone Pnrr (circa 700 euro per una singola) che supera i tetti applicati nelle graduatorie per il diritto allo studio. Il tutto in assenza di un sistema di monitoraggio e coordinamento tra ministero, enti regionali e operatori privati.
Parallelamente, stanno aumentando gli annunci su piattaforme digitali come Spotahome, Uniplaces, Spacest, HousingAnywhere, Erasmus Play, specializzate negli affitti a medio termine (12-18 mesi) a canoni più alti di mercato nei quartieri semi-centrali, a tradizionale vocazione residenziale e studentesca. Per i ricercatori Filippo Celata, Barbara Brollo e Gianluca Bei, il numero di annunci su queste piattaforme nella Capitale (circa 7.000) è ancora contenuto rispetto ad altre città, ma in rapida crescita.
Nell’arco di un solo anno (inizio 2024-fine 2025) i canoni di locazione in alcuni quartieri semi-centrali e semi-periferici, zone a vocazione residenziale, sedi di università, di nuovi studentati privati e di un’offerta di case sempre più mediata dalle piattaforme, i canoni di locazione sono aumentati vertiginosamente: tra i quartieri analizzati Ostiense (+20,9%) e Pigneto (+15,4%) registrano le variazioni più elevate, seguite da San Paolo (+14,5%), San Lorenzo (+14,3%) e Pietralata-Tiburtino (+13,8%).
Il processo di gentrificazione, anche nei quartieri semi-periferici, è anche l’esito di una politica urbanistica locale che sta usando questa leva per attirare capitali privati e assicurare la redditività degli investimenti immobiliari. Sul lato delle politiche pubbliche, infatti, il dato più rilevante è l’assenza, nel quadro normativo romano e laziale, di qualsiasi meccanismo sistematico di redistribuzione delle plusvalenze realizzate con l’estrazione di rendita dell’edilizia privata. La giunta comunale del Pd sta di fatto assecondando i processi di finanziarizzazione della casa: insieme all’invasione di studentati privati, la modifica delle norme tecniche di attuazione per rendere “flessibile” il Piano regolatore, l’assenza di regolamentazioni degli affitti brevi e di medio periodo, la vendita dell’edilizia residenziale pubblica nelle aree centrali (sono 3.963 le case popolari nel Piano di alienazioni) la bassissima previsione di quote di edilizia residenziale sociale (Ers) obbligatorie nelle trasformazioni urbane, perlopiù in zone periferiche, stanno rendendo Roma una città per ricchi.
domenica 10 maggio 2026
L'Amaca
La satira e la guerra
di Michele Serra
Comunque la si pensi su Zelensky, il decreto nel quale "per motivi umanitari" autorizza "lo svolgimento di una parata a Mosca" è tecnicamente satirico; e piuttosto spiritoso. Date le circostanze, può essere considerato fuori luogo. Ma, forse per deformazione professionale, mi ha fatto sorridere.
Sarebbe magnifico, sebbene altamente improbabile, se Putin rispondesse sullo stesso terreno, per esempio invitando ufficialmente Zelensky a partecipare alle prossime parate sulla Piazza Rossa, ma in qualità di trofeo impagliato. Purtroppo il livello di humour (anche di humour nero) di un duce e della sua claque è in genere vicino allo zero, a causa del fatto che umorismo e senso del limite sono strettamente connessi. Ditemi, da uno a dieci, quanto è presente in Putin il senso del limite, e vi dirò quanto è presente il senso dell'umorismo. E dunque è da escludere che la guerra russo-ucraina apra anche un fronte satirico.
Peccato, perché i presupposti ci sarebbero. La letteratura russa, benché incline ai grandi temi e ai toni alti, ha nelle sue corde il comico, il surreale, il satirico. Tra i miei trascorsi più onorevoli c'è la riduzione teatrale, per Luca De Filippo, del "Suicida" di Nikolaj Erdman, satira esilarante sulla convivenza forzata e sul conformismo politico nella Russia sovietica (l'autore scampò miracolosamente, e spiritosamente, allo stalinismo). Sergej Dovlatov (in Italia pubblicato da Sellerio) è uno dei più stimati scrittori comici del Novecento. E Gogol, naturalmente. E a modo suo Bulgakov: ma tutti e due, Gogol e Bulgakov, tra i grandi della letteratura russa del Novecento, erano ucraini. Per dire quanto assurdo e atroce sia lo scannamento in atto tra popoli fratelli.
Chiarimenti
Corruzione: la “modica quantità” è pure peggio
Non v’è dubbio che la nota inviata nelle scorse settimane dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo al ministro della Giustizia, al ministro dell’Interno e al presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, abbia riacceso e reso ancora una volta attuali le riflessioni e le polemiche sull’annoso tema delle intercettazioni, sul quale, per quanto mi riguarda, ho già avuto occasione di dire ciò che penso, anche già “ospite” del Fatto in particolare nel dicembre del 2022 e nel gennaio 2024.
Ebbene, chi, in questi giorni, ha criticato o meglio strumentalizzato, da più parti, le riflessioni del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo su tale argomento mostra di non conoscere, o peggio di non aver compreso in che modo si sia evoluto nel nostro Paese il fenomeno mafioso, in tutte le sue manifestazioni, e quanto sia diventato, per molti versi, ancor più insidioso; mostra, cioè, di non aver realizzato – per citare le espressioni utilizzate dal noto meridionalista Giustino Fortunato all’inizio del ’900 – che, accanto alla così detta “bassa camorra”, quella cioè di strada, esiste l’altrettanto subdola e temibile “alta camorra”, quella cioè che coinvolge anche i così detti colletti bianchi, e dunque la borghesia, ed ancora e soprattutto, mostra di non aver realizzato come – ormai da tempo – sia radicalmente mutato il rapporto tra le così dette mafie e gli apparati della pubblica amministrazione (e cioè, appunto, tra “la bassa camorra” e “l’alta camorra”). Nel senso che la criminalità organizzata ormai non ha più evidentemente neppure la necessità di aggredire, anche con la violenza, gli esponenti della “cosa pubblica”, e cioè di instaurare con essi rapporti di forza, trovando molto più conveniente instaurare con gli stessi rapporti di collusione e, assai frequentemente, di corruzione. Invero, la percentuale delle Amministrazioni sciolte per l’esistenza di infiltrazioni della criminalità organizzata ne è prova inconfutabile.
Detto ciò, a me sembra a dir poco assurdo aver introdotto (o meglio reintrodotto) una norma – quella di cui all’art. 270 c.p.p. così come novellato nell’agosto 2023 di cui parla il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo nella sua nota – che impedisce di utilizzare le intercettazioni captate e acquisite, tra l’altro, in procedimenti di criminalità organizzata anche in relazione a fatti – reato di corruzione – che magari riguardano rapporti e relazioni della stessa criminalità organizzata con esponenti della Pubblica amministrazione; a tal proposito non può sfuggire come le intercettazioni costituiscano l’unico strumento utilizzabile in particolare con riferimento al reato di corruzione, e ciò dal momento che la corruzione – reato “contratto” e a “consumazione riservata” per eccellenza – appare caratterizzata dalla speculare e contestuale incriminabilità di tutti i protagonisti della transazione illecita in oggetto, dovendosi, dunque, escludere la possibilità, almeno di regola, di ricostruire tali condotte criminose con mezzi diversi dalle intercettazioni; dunque, solo ed esclusivamente le intercettazioni, e soprattutto le intercettazioni acquisite nei procedimenti di criminalità organizzata, consentono di acquisire gli elementi di prova utili e rilevanti per ricostruire qualsivoglia transazione corruttiva, e ciò, almeno che non ci sia qualcuno che immagini che un corrotto o un corruttore si svegli una bella mattina e si presenti spontaneamente al pubblico ministero confessando di aver corrotto o di essere stato corrotto.
Non mi sembra, dunque, rivoluzionario auspicare una (nuova) riforma della richiamata norma contenuta nell’art. 270 c.p.p. che – magari senza far rivivere integralmente l’ambito applicativo della norma nella sua formulazione precedente alla riforma del 2023 – consenta l’utilizzo degli esiti di prova delle intercettazione almeno in relazione ai più gravi reati contro la Pubblica amministrazione (e ad alcune più gravi ipotesi di reato espressamente previste), e in primis in ordine al reato di corruzione, sempre più frequentemente – come si è detto – manifestazione di fenomeni criminosi riconducibili alla sopra invocata “alta camorra”, e ciò invero a prescindere dall’entità della mazzetta corrisposta.
Tanto per rispondere a chi, recentemente, ha provato a minimizzare la rilevanza di tale devastante fenomeno facendo riferimento appunto alle mazzette di modesta entità, mi vien da dire che, personalmente, considero, se possibile, ancor più grave la condotta di un pubblico ufficiale corrotto che svende la sua pubblica funzione per poco, e cioè, appunto, per una mazzetta di modesta entità, e ciò dal momento che quel pubblico ufficiale avrà una concezione e un’idea così svilita della propria pubblica funzione da ritenere di poterla offrire per una miseria.
Ni e forse
Il Fronte del Ni
Ieri abbiamo aperto il giornale sullo sconquasso che le guerre e il riarmo, misti all’austerità, stanno seminando in tutta Europa. I principali governi si reggono ormai con lo sputo, mentre le opposizioni più radicali fanno il pieno di voti. Una lettura superficiale spiega il travaso di consensi con una voglia di destra estrema (“populista”, “sovranista” e ovviamente “putiniana”). Ma una lettura più attenta segnala che l’unica voglia emergente dalle urne è quella di pace, diritto internazionale, più risorse al welfare, alla sanità, alla scuola, al lavoro: a tutto fuorché al riarmo. Che nessuno riesce a tollerare perché l’Europa non ha nemici in procinto di attaccarla (a parte quelli che, di volta in volta, ci impongono i presunti amici yankee, per fortuna sempre più distanti). E il riarmo dei singoli Stati, specie di quelli storicamente più russofobi come Germania, Polonia, Baltici e ovviamente Ucraina, è visto come un ostacolo alla cooperazione con Mosca e come un fattore destabilizzante della pace e della sicurezza, oltreché come un folle sperpero. Se questo sentimento lo intercettano i destri (Farage, Le Pen, Afd), gli elettori premiano i destri. Se lo intercettano i progressisti (Mélenchon in Francia, 5Stelle e Avs in Italia), premiano i progressisti.
Il caso dell’Italia, unico Paese fondatore dell’Ue governato dalle destre, è interessante perché a pagare il prezzo delle guerre, del riarmo e dell’austerità sono proprio le destre, che hanno reciso le proprie radici per imbarcarsi nella commissione Von der Leyen con tutti i vecchi partiti al tramonto (Ppe, Pse e Libdem), firmando il Patto di Stabilità, il Rearm Eu, il 5% di Pil alla Nato (mentre la Spagna di Sánchez non va oltre il 2%), 20 pacchetti di sanzioni a Mosca e zero a Israele. Infatti chi ne soffre, a destra, si butta su Vannacci. Se il fronte progressista fatica ad approfittarne e cresce meno di quanto dovrebbe, non è perché gli manchi una Salis o l’ennesimo partito di centro, ma per il motivo opposto: perché il Pd, primo partito d’opposizione, è una zavorra per la coalizione che dovrebbe battere le destre. Ha una segretaria, la Schlein, con una storia pacifista e anti-austerità che lo tiene sopra il 20%. Ma poi, quando vota in Italia e in Europa sulle questioni decisive, va sempre nella direzione opposta (la stessa delle destre): armi a Kiev, spese militari, Patto di Stabilità. E, oltre a essere poco appetibile, rende poco credibili anche i potenziali alleati. Infatti M5S e Avs si sentono ripetere: siete radicali al punto giusto, ma quando vi metterete col Pd dovrete annacquarvi, quindi non ci fidiamo. Il referendum insegna che, per portare alle urne i giovani e un po’ di astenuti, servono scelte nette. Gli italiani chiedono dei Sì e dei No, senza se e senza ma. Non dei Ni e dei “ma anche”.


