Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 9 marzo 2026
Perfetto appunto
Marina rivendica l’attentato alla Carta e poi cancella le impronte digitali
È arrivata la rivendicazione. Marina Berlusconi manda “una lettera” a Repubblica (un modo urbano per non dire che scrive un articolo in prima pagina sul giornale ex progressista che un tempo osteggiava il papà con inchieste ed editoriali, salvo poi, Scalfari vivente, proclamare la riabilitazione di Berlusconi in chiave anti-5Stelle) per motivare il suo Sì al referendum. Nessuna sorpresa nel merito: se non vota Sì la figlia di Berlusconi, chi mai dovrebbe. La frase-chiave è “La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune”, segno che a un certo punto non ci si accontenta più di quello privato; vera proprietaria col fratello del cosiddetto partito Forza Italia, amministrato da Tajani in qualità di mezzadro, Marina non s’accontenta dello spazio offertole (poteva comprare una pagina, ma perché pagare quel che puoi avere gratis?): ci tiene a giurare che le sue motivazioni “non hanno nulla a che fare con il mio orientamento politico, né con il mio cognome”. È solo un buffissimo caso che ella sia figlia di uno che i tribunali li frequentava da imputato e da condannato, che è “sceso” in politica per evitare i processi, che ha governato l’Italia facendosi 41 leggi ad personam per scampare al Codice penale, tra auto-condoni, depenalizzazioni, norme per sottrarsi ai (o scegliersi i) giudici (legittima suspicione, legittimo impedimento, etc.) e che chiamava i giudici “malati di mente”. Né si creda che questa sia una battaglia “di destra”; anzi, dice Marina, “il garantismo è nel patrimonio ‘genetico’ della sinistra”: non avete visto la bandiera rossa sventolare dal ministero di via Arenula?
Sbaglia quindi chi pensa maliziosamente che Marina voglia vendicare il babbo: lei vuole salvare i “valori dell’equità davanti alla legge e del giusto equilibrio tra i poteri, la credibilità delle istituzioni e la qualità della nostra stessa democrazia”, praticamente gli ideali per cui il papà ha donato la vita e su cui fondò FI insieme a Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa da giudici disgraziatamente non separati. Così, cercando di cancellare le impronte digitali dalla legge Nordio, Marina B. finisce per rivendicare la sua parte di attentato alla Costituzione (alla Lega l’Autonomia differenziata, a FdI il presidenzialismo: non ci sarebbe qualche coserellina da mangiare pure per Forza Italia?), casomai qualcuno non avesse ancora capito che il famoso conflitto tra politica e magistratura era in realtà il conflitto tra i politici e la legge.




