Asparagi turgidi, trote Ue: “grande buffe” da Camera
di Ilaria Proietti
Oltre un milione di euro solo per la ciccia. Qualcosa in meno per i prodotti di mare, insomma il pesce, che siano spigole, orate o quel che prevederà il menù. Ma il conto – signora mia! – è ancor più salato se si passa ad altro reparto. Per garantire verdura e frutta di stagione è messa in preventivo una spesa da capogiro anche se il top si raggiunge sul resto, a partire dall’amatissima pasta e tutto ciò che occorre per un carrello dei dolci sempre all’altezza della sfida. Lo scontrino per l’acquisto delle derrate alimentari destinate a finire nel piatto dei deputati vale all’incirca 5 milioni di euro più Iva, secondo quanto emerge dal bando appena pubblicato da Camera Servizi, la società in house di Montecitorio a caccia delle migliori offerte per garantire la massima soddisfazione degli onorevoli palati.
E così ecco qui i cinque lotti con annesso capitolato che specifica a quali condizioni potranno variare i prezzi di fornitura. E soprattutto quale debba essere la qualità della materia prima: per la carne bovina solo tagli di prima o massimo di seconda scelta per tutti i vari usi culinari, dal ragù allo stracotto, dal brasato al filetto passando per il roast beef. Il vitello avrà “grana fine, consistenza tenera, grasso bianco perlaceo, odore latteo”. Il maiale sarà senza antibiotici, “di età inferiore a 12 mesi”, nato e allevato in Italia o in Paesi comunitari e “la macellazione deve essere avvenuta da almeno 72 ore prima della consegna”.
Gli abbacchi e le galline
Gli agnelli devono avere “un’età superiore a 90 giorni e inferiore a 10 mesi”, con le carni a prova di esame organolettico che deve evidenziare “tenerezza della carne, succulenza adeguata alla tipologia, aroma delicato…”. Pollo e pollame? Naturalmente ruspanti perché rigorosamente allevati “a crescita lenta”. E pure sugli insaccati non si scherza: il disciplinare dop è d’obbligo che si tratti di salamella, felino, finocchiona, spianata romana o soppressa veneta. La mortadella solo Bologna Igp come lo Speck Alto Adige mentre nel caso del prosciutto crudo, vade retro il “puzzo d’osso”.
Ma pure il baccalà
Sul pesce invece occhio al calendario: tutto l’anno vanno bene cefalo, nasello, san Pietro e compagnia ma poi c’è la stagione che chiama: e dunque largo a spigole, ricciole, polpi, rombi, vongole veraci, alici&triglie e chi più ne ha ne metta in un’alternanza che non conosce sosta. E il pesce di acqua dolce? È ammessa solo la trota “in quanto specie autoctona pescata nell’Unione europea” . Ma ancora più attenta è la selezione di frutta e verdura in un tripudio di mandarini, ananassi, pesche nettarine, ribes e mirtilli, ciliegie e fragole. Sono esclusi i prodotti transgenici (Ogm) e quelli trattati con raggi gamma. Tutti i prodotti ortofrutticoli “devono essere di qualità extra o 1ª categoria e solo per straordinari motivi di mercato e limitati periodi di emergenza, debitamente documentati con dichiarazioni dei fornitori accreditati, si potranno utilizzare prodotti di 2ª categoria provenienti da agricoltura biologica”.
Anche con l’ortofrutta non si scherza, e così gli asparagi “devono essere freschi, turgidi, con turioni compatti e punte chiuse”, le biete “avere il torsolo reciso in modo netto in corrispondenza della corona fogliare esterna”, i cetrioli dovranno essere “praticamente dritti, avere semi teneri”, la cicoria avere “foglie turgide, di colore tipico e non ingiallite”, i fiori di zucca “freschi, integri, di colore brillante e non appassiti”, mentre le tipologie di radicchio esclusivamente di Chioggia Tondo e di tipo tardivo del Trevigiano. Un lungo catalogo – 139 pagine – di prescrizioni, pesi misure e qualità che coprono tutte le portate e pure le bevande. Ma il lotto più ricco che da solo vale 1,6 milioni è per la voce “altre derrate” dove a farla da padrone è la pasta: secca, fresca e pure esotica. Perché accanto a quella prodotta esclusivamente con semola di grano duro, di elevata qualità c’è posto per quella fresca e farcita. Dai ravioli di zucca a quelli ripieni di burrata passando per i gyoza giapponesi. Idem per il pane, dal filone ai bagel, dalle baguette ai bottoncini al burro, fagottini e croissant salati, compreso il pane Carasau. Nel reparto formaggi è regina la mozzarella di bufala “rigorosamente di color bianco porcellanato e crosta sottilissima, prodotta esclusivamente nelle aree riconosciute di Campania, Lazio, Puglia e Molise”. Le olive? Li perdonerà l’immenso Mario Brega di Borotalco: non “so’ greche”, ma rigorosamente italiche.