giovedì 7 maggio 2026

L'Amaca

 


È il giornalismo, bellezza

di Michele Serra


Tra le (poche) notizie rassicuranti, l'impressionante record dei 13 milioni di abbonati al New York Times — giornalismo "classico" sebbene tecnologicamente riformato — è una delle più significative. Un giornale è un'agenzia di selezione delle notizie e di impaginazione del mondo. Lo comperi e lo leggi se ti fidi di un lavoro che non è il tuo, così come quando vai dal dentista piuttosto che trapanarti da solo i denti, o sali su un aereo sapendo che non sarai tu a pilotarlo (anzi: proprio perché sai che non sarai tu a pilotarlo).

Il successo di un giornale è dunque in schietta controtendenza rispetto all'idea che ognuno di noi sia in grado, navigando, di capire in proprio come funziona il mondo; confezionando un collage di letture varie, articoli, materiali i più disparati che possono essere anche, se non tutti alcuni, di buona qualità: ma non sono "un giornale". Un giornale non sei tu che lo confezioni. Lo leggi proprio perché concepito e deciso da altri, e ti alleggerisce dall'ossessione/illusione di "farcela da solo". Pagando uno specifico servizio professionale, riconosci ad altri una padronanza della materia che sai di non avere.

Ovviamente il rischio che l'informazione "fai da te", sprovvista di filtri e di anticorpi, esposta a qualunque virus cognitivo, e però gratuita, continui a prosperare nella parte meno avvertita e più esposta dell'opinione pubblica, è quasi una certezza. Ma se anche i lettori del NYT dovessero essere un'élite, un'élite di tredici milioni di persone è una consolazione culturale e politica. Dopo anni di contagio dal basso verso l'alto, chissà che l'alto non riesca a contagiare il basso, prima o poi.

Ansimanti

 



Natangelo

 


Prima pagina

 



Era forte forte!

 


Non vorrei sbagliare ma c'ero pur io in quel derby dove il Becca ci rifilò due pere, lo percepisco da quell’antico sentimento strano che attanaglia invasati come me quando dall'altra parte trovi qualcuno come Evaristo, a cui non potevi dir nulla, perché in fin dei conti, piacendoti il calcio, quel calcio, vederlo danzare era una gioia per ogni bulbo oculare, qualsiasi colore avesse.
Ne abbiamo avuti anche noi di simili eroi, certamente, ad iniziare da Gianni sino al magico Savicevic, genio anch'egli.
Non mi vergogno a parlare da quasi anziano, ma quello che vedemmo in quei tempi difficilmente lo vedranno giovani d'oggi negli stessi campi di calcio. L'estro dei Becca attualmente è soffocato, sminuzzato da moduli e trainer motivazionali che rendono catena di montaggio la magia pallonara, tant'è che molti giovani d'oggi preferiscono, e forse giustamente, altri sport.
Ti sia leggera e soave la terra, Campione!

Rilevazione atipica

 Devo essere sincero, non me ne sono accorto, anche perché non ho notato stalattiti in bagno. Però se l’attesta Meteo 3B sarà vero, ci mancherebbe!



Madianamente

 

Ave Madia 


di Marco Travaglio 

Se votassero solo i giornalisti, il partito di maggioranza relativa sarebbe Italia viva (parlandone da viva), seguito a ruota da Azione (noto ossimoro). Invece, disgraziatamente, votano anche le persone normali e i due centrini sono fanalini di coda in ogni elezione e sondaggio (qualunque sia la domanda, a parte una: “Chi detesti di più?”). Meno voti prendono Renzi e Calenda, che fra l’altro si odiano perché si conoscono, più spazi ottengono in talk show e giornali, che non si rassegnano alla loro estinzione e li tengono in vita artificialmente a colpi di interviste e ospitate. Ora per esempio sono tutti eccitati perché Marianna Madia, di cui i più si erano scordati l’esistenza, è passata nientemeno che dal Pd a Iv. Ma “non per un disagio personale”, questo no. Per “un’analisi oggettiva: voglio rafforzare la qualità dell’offerta politica della coalizione di centrosinistra stando fuori dal Pd”. Interviste ovunque a lei e pure a Renzi. Del resto nei bar e sugli autobus non si parla d’altro. Tutti a chiedersi come farà la Marianna a rafforzare la qualità dell’offerta politica del centrosinistra stando fuori dal Pd. Nessuno dubita che qualunque partito senza di lei sia più forte di uno con lei. Ma se la Madia va in un partito coalizzato col Pd il prodotto non cambia (per rafforzare il centrosinistra dovrebbe passare a destra, sempreché la facciano entrare). Soprattutto se Iv non si presenterà alle Politiche perché non supererebbe lo sbarramento del 3%: infatti Renzi ha già chiesto al Pd 7-8 posti sicuri (si fa per dire) nelle sue liste. Quindi, se Elly ci casca, Renzi avrà un posto in meno per i suoi: quello della Madia. Si esclude infatti che costei, in preda a istinti suicidi, passi dal Pd che non la ricandida a un altro partito che non la ricandida. Così, uscita dal Pd per rafforzare il centrosinistra fuori dal Pd, si ritroverà nelle liste del Pd indebolendo il centrosinistra da dentro, oltreché i capisaldi della logica aristotelica.

Sembra ieri che entrò alla Camera nel 2008 dopo lunga gavetta nei salotti capitolini, paracadutata da Veltroni come capolista nel collegio più fico della Capitale, annunciando al folto pubblico: “Porto in dote la mia straordinaria inesperienza”. E la dimostrò subito da ministra dell’incolpevole Pa nei governi Renzi e Gentiloni, con la leggendaria “riforma” poi rasa al suolo da Consulta e Consiglio di Stato. In 18 anni fu veltroniana, franceschiniana, dalemiana, lettiana, bersaniana, renziana e gentiloniana: ora è tutte quelle cose insieme. Sui giornaloni dell’Ave Madia era la “botticelliana amazzone di Matteo”, la “mamma al governo tra poppate e notti in bianco” di un “frugoletto rosa con tanti capelli scuri”, “apertura al futuro”, “dolcezza della gens nova non affamata ma pronta a perdersi nella politica”. Ora dev’esserle tornato l’appetito.