Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 10 maggio 2026
L'Amaca
La satira e la guerra
di Michele Serra
Comunque la si pensi su Zelensky, il decreto nel quale "per motivi umanitari" autorizza "lo svolgimento di una parata a Mosca" è tecnicamente satirico; e piuttosto spiritoso. Date le circostanze, può essere considerato fuori luogo. Ma, forse per deformazione professionale, mi ha fatto sorridere.
Sarebbe magnifico, sebbene altamente improbabile, se Putin rispondesse sullo stesso terreno, per esempio invitando ufficialmente Zelensky a partecipare alle prossime parate sulla Piazza Rossa, ma in qualità di trofeo impagliato. Purtroppo il livello di humour (anche di humour nero) di un duce e della sua claque è in genere vicino allo zero, a causa del fatto che umorismo e senso del limite sono strettamente connessi. Ditemi, da uno a dieci, quanto è presente in Putin il senso del limite, e vi dirò quanto è presente il senso dell'umorismo. E dunque è da escludere che la guerra russo-ucraina apra anche un fronte satirico.
Peccato, perché i presupposti ci sarebbero. La letteratura russa, benché incline ai grandi temi e ai toni alti, ha nelle sue corde il comico, il surreale, il satirico. Tra i miei trascorsi più onorevoli c'è la riduzione teatrale, per Luca De Filippo, del "Suicida" di Nikolaj Erdman, satira esilarante sulla convivenza forzata e sul conformismo politico nella Russia sovietica (l'autore scampò miracolosamente, e spiritosamente, allo stalinismo). Sergej Dovlatov (in Italia pubblicato da Sellerio) è uno dei più stimati scrittori comici del Novecento. E Gogol, naturalmente. E a modo suo Bulgakov: ma tutti e due, Gogol e Bulgakov, tra i grandi della letteratura russa del Novecento, erano ucraini. Per dire quanto assurdo e atroce sia lo scannamento in atto tra popoli fratelli.
Chiarimenti
Corruzione: la “modica quantità” è pure peggio
Non v’è dubbio che la nota inviata nelle scorse settimane dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo al ministro della Giustizia, al ministro dell’Interno e al presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, abbia riacceso e reso ancora una volta attuali le riflessioni e le polemiche sull’annoso tema delle intercettazioni, sul quale, per quanto mi riguarda, ho già avuto occasione di dire ciò che penso, anche già “ospite” del Fatto in particolare nel dicembre del 2022 e nel gennaio 2024.
Ebbene, chi, in questi giorni, ha criticato o meglio strumentalizzato, da più parti, le riflessioni del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo su tale argomento mostra di non conoscere, o peggio di non aver compreso in che modo si sia evoluto nel nostro Paese il fenomeno mafioso, in tutte le sue manifestazioni, e quanto sia diventato, per molti versi, ancor più insidioso; mostra, cioè, di non aver realizzato – per citare le espressioni utilizzate dal noto meridionalista Giustino Fortunato all’inizio del ’900 – che, accanto alla così detta “bassa camorra”, quella cioè di strada, esiste l’altrettanto subdola e temibile “alta camorra”, quella cioè che coinvolge anche i così detti colletti bianchi, e dunque la borghesia, ed ancora e soprattutto, mostra di non aver realizzato come – ormai da tempo – sia radicalmente mutato il rapporto tra le così dette mafie e gli apparati della pubblica amministrazione (e cioè, appunto, tra “la bassa camorra” e “l’alta camorra”). Nel senso che la criminalità organizzata ormai non ha più evidentemente neppure la necessità di aggredire, anche con la violenza, gli esponenti della “cosa pubblica”, e cioè di instaurare con essi rapporti di forza, trovando molto più conveniente instaurare con gli stessi rapporti di collusione e, assai frequentemente, di corruzione. Invero, la percentuale delle Amministrazioni sciolte per l’esistenza di infiltrazioni della criminalità organizzata ne è prova inconfutabile.
Detto ciò, a me sembra a dir poco assurdo aver introdotto (o meglio reintrodotto) una norma – quella di cui all’art. 270 c.p.p. così come novellato nell’agosto 2023 di cui parla il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo nella sua nota – che impedisce di utilizzare le intercettazioni captate e acquisite, tra l’altro, in procedimenti di criminalità organizzata anche in relazione a fatti – reato di corruzione – che magari riguardano rapporti e relazioni della stessa criminalità organizzata con esponenti della Pubblica amministrazione; a tal proposito non può sfuggire come le intercettazioni costituiscano l’unico strumento utilizzabile in particolare con riferimento al reato di corruzione, e ciò dal momento che la corruzione – reato “contratto” e a “consumazione riservata” per eccellenza – appare caratterizzata dalla speculare e contestuale incriminabilità di tutti i protagonisti della transazione illecita in oggetto, dovendosi, dunque, escludere la possibilità, almeno di regola, di ricostruire tali condotte criminose con mezzi diversi dalle intercettazioni; dunque, solo ed esclusivamente le intercettazioni, e soprattutto le intercettazioni acquisite nei procedimenti di criminalità organizzata, consentono di acquisire gli elementi di prova utili e rilevanti per ricostruire qualsivoglia transazione corruttiva, e ciò, almeno che non ci sia qualcuno che immagini che un corrotto o un corruttore si svegli una bella mattina e si presenti spontaneamente al pubblico ministero confessando di aver corrotto o di essere stato corrotto.
Non mi sembra, dunque, rivoluzionario auspicare una (nuova) riforma della richiamata norma contenuta nell’art. 270 c.p.p. che – magari senza far rivivere integralmente l’ambito applicativo della norma nella sua formulazione precedente alla riforma del 2023 – consenta l’utilizzo degli esiti di prova delle intercettazione almeno in relazione ai più gravi reati contro la Pubblica amministrazione (e ad alcune più gravi ipotesi di reato espressamente previste), e in primis in ordine al reato di corruzione, sempre più frequentemente – come si è detto – manifestazione di fenomeni criminosi riconducibili alla sopra invocata “alta camorra”, e ciò invero a prescindere dall’entità della mazzetta corrisposta.
Tanto per rispondere a chi, recentemente, ha provato a minimizzare la rilevanza di tale devastante fenomeno facendo riferimento appunto alle mazzette di modesta entità, mi vien da dire che, personalmente, considero, se possibile, ancor più grave la condotta di un pubblico ufficiale corrotto che svende la sua pubblica funzione per poco, e cioè, appunto, per una mazzetta di modesta entità, e ciò dal momento che quel pubblico ufficiale avrà una concezione e un’idea così svilita della propria pubblica funzione da ritenere di poterla offrire per una miseria.
Ni e forse
Il Fronte del Ni
Ieri abbiamo aperto il giornale sullo sconquasso che le guerre e il riarmo, misti all’austerità, stanno seminando in tutta Europa. I principali governi si reggono ormai con lo sputo, mentre le opposizioni più radicali fanno il pieno di voti. Una lettura superficiale spiega il travaso di consensi con una voglia di destra estrema (“populista”, “sovranista” e ovviamente “putiniana”). Ma una lettura più attenta segnala che l’unica voglia emergente dalle urne è quella di pace, diritto internazionale, più risorse al welfare, alla sanità, alla scuola, al lavoro: a tutto fuorché al riarmo. Che nessuno riesce a tollerare perché l’Europa non ha nemici in procinto di attaccarla (a parte quelli che, di volta in volta, ci impongono i presunti amici yankee, per fortuna sempre più distanti). E il riarmo dei singoli Stati, specie di quelli storicamente più russofobi come Germania, Polonia, Baltici e ovviamente Ucraina, è visto come un ostacolo alla cooperazione con Mosca e come un fattore destabilizzante della pace e della sicurezza, oltreché come un folle sperpero. Se questo sentimento lo intercettano i destri (Farage, Le Pen, Afd), gli elettori premiano i destri. Se lo intercettano i progressisti (Mélenchon in Francia, 5Stelle e Avs in Italia), premiano i progressisti.
Il caso dell’Italia, unico Paese fondatore dell’Ue governato dalle destre, è interessante perché a pagare il prezzo delle guerre, del riarmo e dell’austerità sono proprio le destre, che hanno reciso le proprie radici per imbarcarsi nella commissione Von der Leyen con tutti i vecchi partiti al tramonto (Ppe, Pse e Libdem), firmando il Patto di Stabilità, il Rearm Eu, il 5% di Pil alla Nato (mentre la Spagna di Sánchez non va oltre il 2%), 20 pacchetti di sanzioni a Mosca e zero a Israele. Infatti chi ne soffre, a destra, si butta su Vannacci. Se il fronte progressista fatica ad approfittarne e cresce meno di quanto dovrebbe, non è perché gli manchi una Salis o l’ennesimo partito di centro, ma per il motivo opposto: perché il Pd, primo partito d’opposizione, è una zavorra per la coalizione che dovrebbe battere le destre. Ha una segretaria, la Schlein, con una storia pacifista e anti-austerità che lo tiene sopra il 20%. Ma poi, quando vota in Italia e in Europa sulle questioni decisive, va sempre nella direzione opposta (la stessa delle destre): armi a Kiev, spese militari, Patto di Stabilità. E, oltre a essere poco appetibile, rende poco credibili anche i potenziali alleati. Infatti M5S e Avs si sentono ripetere: siete radicali al punto giusto, ma quando vi metterete col Pd dovrete annacquarvi, quindi non ci fidiamo. Il referendum insegna che, per portare alle urne i giovani e un po’ di astenuti, servono scelte nette. Gli italiani chiedono dei Sì e dei No, senza se e senza ma. Non dei Ni e dei “ma anche”.
sabato 9 maggio 2026
Il mix ignobile
Domani il sindaco della Spezia consegnerà al giornalista, quanto mi costa definirlo così, David Parenzo, il Premio Exodus.
Parenzo è molto abile, scaltrissimo, a mescolare tragedie immani come l'Olocausto, con la storia attuale dello stato di Israele dove molti, me compreso, assistono al genocidio del popolo Palestinese. Parenzo usa il paravento di ciò che avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale per accusare molti di antisemitismo.
Di seguito alcune passi dell'intervista:
"La vicenda della nave ’Exodus’ è la più nota, ma tutte quelle imbarcazioni che hanno permesso agli ebrei di raggiungere Israele rappresentano una storia eccezionale, dove il gesto di un’intera comunità è stato determinante per salvare migliaia di persone. Ha un valore ancora più grande oggi, mentre si discute del diritto di Israele a difendersi. E preciso che, per la guerra in atto, non sono insensibile alla morte di civili e bambini."
«Il pregiudizio. La geopolitica non può essere raccontata seguendo solo i propri schemi. I cattivi non sono gli israeliani. Gli accordi del primo Trump sono stati un elemento di stabilizzazione del Medio Oriente, mentre l’elemento che destabilizza è l’Iran."
"È complicato, i testimoni quasi non ci sono più. I viaggi della memoria e i luoghi dello sterminio sono fondamentali per spiegare che le guerre non sono tutte uguali. Assistere, però, alla nazificazione di Israele usando termini come ‘genocidio’ è l’affronto più vergognoso."
Un Uomo
Ho avuto la fortuna di ascoltare il podcast One More Time con il Presidente Giuseppe Conte che si è dimostrato essere, non avevo bisogno di riscontri, un Uomo.
Ha raccontato tutto di sé, della sua vita, delle sue fatiche, dell'incredibile coincidenza politica che l'ha portato a divenire, dal nulla, Presidente del Consiglio; di come visse la pandemia, le scelte terribili che affrontò al tempo della decisione di chiudere il paese intero e, soprattutto, del calvario capitato al figlio Niccolò che, causa Covid, rimase a letto per due anni.
E mi è tornato alla memoria le squallide azioni, le fesserie passate per verità, di tutti i coglioni che in quel terribile periodo lo deridevano credendo di avere la verità in tasca, che rifiutavano gli inviti alla vaccinazione, che mediante web ed idiozia innata parlavano come dotti infettivologi.
Il Presidente portò il figlio a Palazzo Chigi e lo curò amorevolmente tra una riunione e l'altra, nel silenzio, senza clamore, senza pubblicizzare l'eroismo derivante da quella situazione.
Dovette combattere contro tutto e tutti, contro pseudo scienziati della malora, contro fascismi inneggianti libertà nauseanti.
Combatté i poteri forti, i pennivendoli peripatetici, il sistema indegno che sbavava per il merdoso "è l'ora dei sacrifici per tutti!" di draghiana memoria.
Durante l'intervista si è molto emozionato per Niccolò, senza celar nulla, presentando la sua essenza ferma e decisa di uomo per bene; narra che le lettere che ricevette dopo aver garantito il salario minimo per tutti lo fanno commuovere anche oggi, quelle di mamme che finalmente poterono dare la carne ai figli, di uomini aggrediti dalla povertà che si poterono comprare occhiali nuovi.
Oggi tutto questo non c'è più, essendo tornato in auge l'aiuto ai soliti noti, alle corporazioni, alle banche, ai potentati padroni di carta straccia passata per giornali quotidiani.
Oggi la situazione è drammatica per molti caduti nuovamente nel baratro dell'anonimato.
Stimo molto Giuseppe Conte, ritenendolo un Hombre Integro, degno di ritornare a guidare il paese contro tutto quanto, da tempo immemore, inaridisce democrazia e dignità sociale.
Per questo sosterrò incontrovertibilmente il suo Movimento! Vamos Giuseppe!



