Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 28 ottobre 2026
Dagli dagli!
Dàgli all’untore. Il grottesco va a reti unificate: niente russi, è stato Youssef
Meno male che è stato Youssef, a compiere il terribile vetrinicidio di Milano, bene, siamo tutti più tranquilli, perché fino al giorno prima erano stati i russi, con la loro guerra ibrida, che sono un po’ più numerosi. Mentre scrivo, ancora non so che fine faranno le accuse al giovane milanese, che in un primo momento era di origine palestinese, poi di origini marocchine, poi stagista al Fatto, poi stagista all’Ispi, poi chissà cos’altro, e magari raccoglieva funghi senza il patentino. Secondo la procura aveva “una strategia rivoluzionaria”, che non si sa bene cosa voglia dire, ma basta e avanza per eccitare la gang dei “buttare via la chiave”, assai numerosa. La stessa gang che voleva “buttare via la chiave” per un altro Youssef (questa volta il nome è di fantasia, ma mica l’hanno chiamato Mario), un ragazzino di undici anni, anche lui colpevole di vetrinicidio, che è stato sulle prime pagine dei giornali per giorni e giorni. Poi è arrivato l’esercito, perché Bava Beccaris è vivo e lotta insieme a noi.
Ora, è chiaro che gli animi sono un po’ surriscaldati, ma nonostante questo indagherei – oltre che sui numerosi “terroristi” che vanno su tutto, come il beige – anche su un’associazione professionale con finalità di cretinismo, cioè il sistema dell’informazione italiana. Gli esempi sarebbero milioni, e vi risparmio l’elenco infinito, ma per dirne uno, basta citare il leit-motive di questi giorni, molto ragionevole-sincero-democratico: il ritornello ossessivo che viva viva le proteste pacifiche, ma la violenza no. Giusto. Ma un retropensiero mi tormenta: se il corteo contro il carovita del 17 ottobre a Milano fosse stato tranquillo e pacifico come tutti speravamo, quante righe avrebbe avuto sui giornali? Undici? Diciassette? Una breve a pagina diciannove, sotto il gatto che conta fino a sei? Probabile. Quindi tutto questo inneggiare ai giovani che protestano senza spaccare niente è una cosa che si dice dopo; ma quando succede, sui giovani che protestano senza spaccare niente cala un silenzio di tomba.
Per giorni ci siamo beccati l’esilarante solfa della guerra ibrida, che parte dalle stanze del Cremlino (o di Pechino, o fate voi) per arrivare alle vetrine della multinazionale delle sneakers e ai maranza rapinatori. Solidissima base della notizia (un caro saluto ai colleghi), un’esternazione di Crosetto, quello che andava in vacanza a Dubai mentre scoppiava una guerra con tanto di bombardamenti a Dubai, che sarebbe anche da ridere se lui non fosse il ministro della Difesa (ci difendiamo da soli, grazie). E mentre tutti scrivevano di Youssef senior, che organizzava gli scontri del 17 ottobre con un account aperto il 18 ottobre (quindi sospetto anche come inventore della macchina del tempo), o su Youssef junior, undicenne, molte cose non trovavano spazio nei Tg e sui giornali, che disdetta. Tipo, che so, la retata marchigiana di gente (anche molto molto vicina alla giunta del meloniano Acquaroli) che lucrava e smazzettava sulla ricostruzione del terremoto, di cui ricorre il decennale: un caso poco noto di “devastazione e saccheggio”. Questioncelle, per carità, dettagli trascurabili, così come è trascurabile che per certi reati e per certi indagati si faccia un grande uso della parola “presunto”, mentre per altri si convochi direttamente il plotone d’esecuzione in prima pagina. Sarebbe interessante sapere dalla stampa italiana con quali limiti di reddito, o di potere, o di vicinanza al governo, si applica la parola “garantismo”, ma forse pretendo troppo.
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Attenti bene: anche quest'anno ha rinunciato a 762000 euro che gli spettavano in base alle vendite dallo Stato.
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Come sapete ogni giorno, per prima cosa, pubblico l'editoriale di Marco Travaglio. Lo faccio solo perché, a mio parere, Marco Travaglio è un Giornalista. E ce ne sono pochi in giro.
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Razza padroncina
Siccome le vicende societarie, tantopiù quando coinvolgono i risparmiatori in Borsa, sono cose piuttosto serie e siccome teniamo al Fatto quotidiano più che a ogni altra cosa, non partecipiamo al Bagaglino inscenato intorno a noi dal giovane Del Vecchio. Quello che dovevamo dirgli, il sottoscritto e gli altri soci fondatori Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca d’Aprile e Francesco Aliberti, l’abbiamo detto fin da subito: non siamo interessati a cedergli le nostre quote di Seif e a diventare il “Ratto quotidiano”. Per essere ancora più chiari: il Fatto non è in vendita. Possono comprarlo soltanto i lettori, in edicola al prezzo di 2 euro a copia e in abbonamento annuale al prezzo speciale di 100 euro fino al 10 novembre. Siamo tra i pochissimi giornali a non avere alle spalle un padrone, l’unico che rifiuta i finanziamenti pubblici. E stiamo bene così. Certo, è una scelta sempre più faticosa: i padroni hanno tanti soldi da spendere e possono permettersi di ripianare ogni anno le perdite dei loro house organ, perché li usano per fare lobbying: per far parlare bene di sé e male dei concorrenti, ma soprattutto per condizionare chi governa l’Italia, le Regioni e i Comuni, alternando la carota per chi asseconda i loro interessi e il bastone per chi li ostacola. Quanto ai soldi pubblici, sono un altro cappio che appende la stampa al governo di turno, senza contare la concorrenza sleale a chi (cioè noi) non li riceve e l’immoralità di far finanziare testate perlopiù clandestine da chi non le acquista né tantomeno le legge.
Perciò anche quest’anno, in piena crisi finanziaria dell’editoria dovuta al crollo delle copie cartacee per la chiusura di migliaia di edicole, abbiamo rinunciato all’assegno statale di 762mila euro che ci spettava per legge in base alle copie stampate (sic). E quell’azzardo è stato premiato da una formidabile risposta della nostra comunità di lettori: tanti nuovi abbonamenti digitali che ci hanno portati a diventare il terzo quotidiano generalista d’Italia per copie vendute (non stampate). Ora è comprensibile che un Del Vecchio, scimmiottando oligarchi ben più solidi – i B. e gli Angelucci in Italia, Bolloré in Francia, Bezos negli Usa – tenti di comprarsi il giornale che osa fargli le pulci. La razza padrona, anzi padroncina, e la politica sottostante pensano che tutto e tutti abbiano un prezzo. E stanno disinfettando il gregge per ripulirlo dalle ultime pecore nere che non belano nel coro. Cacciato Ranucci da Report, se riuscissero a mettere le zampe sul Fatto sarebbero a cavallo: del giornalismo investigativo che controlla il potere anziché esserne controllato resterebbe ben poco. Con il vostro aiuto, cari lettori, cercheremo di deluderli anche questa volta.
martedì 27 ottobre 2026
Anci Anci!
Basta un incontro organizzato dall'Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani - e Zak! Ecco materializzarsi lor signori, i mandarini del potere sottobosco, i ciambellani pagati a peso d'oro immarcescibili, intramontabili, sempre costantemente alla ricerca di visibilità, di krano!
Nomi che credevamo oramai essere passati... va bè avete capito!
Gianni Letta, Violante, Del Rio, l'86enne Franco Bassanini - Bassanini! Ma quanti kaxxo di soldi gli avremo dato in tutti questi lustri? - e poi la vignetta Calenda, Maria Elena defunta politicamente ma ancora lì, Fitto che in Europa ha dimostrato grandemente la nostra preparazione politica da asilo infantile, De Vincenti, Patroni Griffi, Gentiloni etc etc
Un coacervo di boiardi da decenni succhianti risorse nei meandri della politica nascosta, fatta di trame, di tradimenti, di prevaricazione.
Signori anche questa è l'Italia! E loro non se ne andranno mai fino a quando... ops!



