mercoledì 18 febbraio 2026

Come dargli torto?

 



Vota si per Ella!

 



Ellekappa

 



L'Amaca

 

Come sbiancare la storia 

di Michele Serra 

La goffa cancel culture coltivata, con scellerata ottusità, negli ambienti della sinistra radicale americana, è stata una prova di puro dilettantismo rispetto alla sontuosa capacità censoria dei Maga. Ora la volontà di cancellare tutto ciò che disturba è tornata a scorrere, trionfalmente, nel suo alveo naturale, che è la destra reazionaria.

Le liste di proscrizione di libri “negativi”, l’ostilità all’insegnamento di Darwin, il fastidio per la voce delle minoranze, il pregiudizio antiscientifico che ha radici nel fondamentalismo religioso prosperano nella base trumpista tanto quanto ai vertici (ecco un caso in cui la politica può vantare una forte capacità di rappresentanza: il popolino scomposto che diede l’assalto al Congresso può ben riconoscersi nello spregio dell’amministrazione Trump per la cultura, le regole democratiche e il rispetto degli altri. Trump non è più colto e nemmeno più gentile dell’ultimo dei suoi supporter, è solo centomila volte più ricco).

È di ieri la notizia (bella) che una giudice federale ha ordinato il ripristino dei pannelli sullo schiavismo nel piccolo museo di Philadelphia dedicato a George Washington. Quei pannelli raccontano dei nove schiavi neri al seguito di Washington: né poteva essere altrimenti, essendo lo schiavismo un connotato fondativo della nascita di quella Nazione. L’amministrazione Trump, poche settimane fa, aveva mandato il National Park Service a rimuoverli, adoperando un’agenzia pubblica come una specie di polizia culturale. Parlare di schiavismo offende le orecchie dei suprematisti bianchi. Salvo che poi ci sono ancora dei giudici, in America.

Flora, un barlume di speranza

 



Tabanelli "Abito nel bosco a scuola vado in seggiovia

Il salto? Non ricordo nulla" 


Intervista a Flora Tabanelli oggi su Repubblica di Matteo Macor 

Flora e il bronzo a 18 anni nello sci acrobatico con un trick quasi inedito:
«L’avevo provato solo due volte, la prossima sfida è la maturità»

È già la nostra scoperta continua, Flora Tabanelli da Bologna, giovanissima delle montagne antiche dell’Appennino modenese. Ha vinto la prima medaglia italiana della storia del suo sport sorridendo di timidezza, e poi l’ha festeggiata sciabolando la bottiglia della festa con uno sci. È arrivata alla prima, vera gara della vita con un crociato rotto che si opererà ai primi di marzo, e l’ha quasi vinta puntando sul salto più rischioso. Si scrive con i mostri sacri del suo mondo, «l’amico di famiglia» Alberto Tomba e «il mio esempio» Federica Brignone, ma si dice fiera «prima di tutto» della sua storia unica di ragazza cresciuta nei boschi. «A venti minuti e una seggiovia di distanza – è l’immagine che racconta già tutto dell’impresa – dalla mia scuola».

È per quello, che è un bronzo che vale oro, quello del big air olimpico? Perché viene da lontano?
«Vale oro perché il salto su cui ho puntato tutto l’avevo provato solo due volte prima, l’anno scorso. Ci ho provato, mi piacciono le sfide, mi piace poter dimostrare quanto valgo. Mi son detta: se va bene andrà benissimo, se va male va bene comunque. Mi ricordo di essere partita, concentrata sugli sci, poi più niente».

C’è tempo per pensare, prima di tentare un trick del genere, lassù in cima a 53 metri di salto?
«Lassù si blocca il tempo. A vederlo da fuori poi il trick è una rotazione velocissima, ma dalla mia prospettiva è completamente diverso: sono in aria e il volo non finisce mai, non finisce più».

Eppure il tempo della carriera corre. Che effetto fa, pensare a dove è iniziato tutto?
«Io son qui grazie a mio fratello Miro, che da piccoli ci costruiva i primi salti nella neve e mi chiedeva di filmarlo sugli sci nella nostra casa sui monti, o al rifugio che gestiscono i miei genitori a Lago Scaffiolo, dove siamo cresciuti. Ho avuto la migliore infanzia che si potesse avere».

Con quale insegnamento di fondo, tra tutti?
«Siamo cresciuti nella natura, senza una tv, il primo smartphone in prima liceo, a giocare tra tre fratelli per prati e i tappeti elastici davanti a casa. Ai tempi faceva strano non avere quello che avevano tutti gli altri, ma adesso capisco il perché. Da piccola piangevo, all’idea di dover camminare ogni giorno per arrivare a casa: “Se non vuoi salire resti qua”, mi diceva mia mamma. Ho imparato a conquistarmi ogni cosa, ci ha forgiato».

Cosa c’è, dopo aver vinto tanto, nell’orizzonte di Flora Tabanelli?
«Vorrei godermi un po’ di tempo libero, disegnare, suonare il piano, ma devo operarmi e rimettermi a studiare, dopo aver chiesto un po’ di pausa per concentrarmi sulle Olimpiadi. Quest’anno ho la maturità, poi mi piacerebbe iscrivermi a Matematica. È difficile, ma ci voglio provare. Un po’ come il trick che mi ha dato il bronzo».

Un volo che in tv hanno visto 2,5 milioni di italiani. Cosa avranno capito, del suo sport?
«Che è bello inseguire i propri sogni, banale. Anche tra le difficoltà, anche tra i dubbi, anche se si puntano solo per un fatto personale: per divertirsi, per dimostrare qualcosa a noi stessi».

Anche la medaglia di una diciottenne, in un Paese anziano come l’Italia, dimostra qualcosa?
«Non lo so, se la cosa si possa trattare come un tema di confronto generazionale. Preferisco notare come questi in Italia siano stati i Giochi delle donne: è bel un messaggio, a prescindere dai colori delle medaglie conquistate».

Compreso il suo bronzo?
«Ci ho dormito insieme, infilato stretto sotto il cuscino».

Robecchi

 

Referendum Le furbizie della riforma che completerà le “leggi melonissime” 


di Alessandro Robecchi 

Mancano meno di cinque settimane al famoso referendum sull’ingiustizia e, come tutti possono constatare, il nervosismo del fronte del Sì registra inaspettate accelerazioni, soprattutto grazie al ministro Nordio che promette “una frase al giorno” – fino a esaurimento scorte – per sostenere la sua riforma. L’idea di scovare frasi e frasette ritagliate dal contesto per piegarle ai propri argomenti è vecchia come il mondo, ma il mio suggerimento è di usare frasi antiche, di gente morta e sepolta, che non può smentirti; perché se lo fai con frasi pronunciate da gente ancora viva, può capitare – come è successo con le frasi del pm Di Matteo – di fare una figura da fesso, cosa che è spiacevole accada a un ministro. Suggeriamo quindi al Guardasigilli Nordio di distillare le sue pillole con maggiore attenzione. Esempio: “Non ci sono più le mezze stagioni” va benone. Anche “Mogli e buoi dei paesi tuoi” potrebbe servire, perché no? Sono sicuro che gli assistenti del ministro terranno conto di questo suggerimento di buon senso e cominceranno a pescare tra Seneca e Cicerone piuttosto che tra persone in carne e ossa che possono alzarsi a dire: “Spiacente, ma io voto No”, lasciando Nordio con in mano il bicchiere vuoto, un vero dramma.

In ogni caso non è difficile collocare la riforma dell’ingiustizia nel novero delle “leggi melonissime”, che giungono a un secolo esatto dalle leggi fascistissime del Puzzone buonanima. Se si mettono in fila alcuni provvedimenti di questo governo, dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alla riduzione del traffico di influenze, dalla riforma della Corte dei Conti, alle leggi bavaglio, fino al fermo di polizia preventivo e altre ancora, il disegno non è difficile da vedere. Si tratta di dare al potere esecutivo un recinto più ampio, possibilmente nessun recinto, e di ridurre gli altri poteri dello Stato, e alcuni teorici contropoteri come la libera informazione, a servitori ed esecutori dei voleri del governo. “La legge è uguale per tutti” già sembrava una battuta prima, ma dopo questa “riforma”, se dovesse passare, sarà una barzelletta antica, di quelle che non strappano più nemmeno un sorriso forzato.

Corre voce – le solite indiscrezioni – che Giorgia Meloni non sia contentissima delle performance del suo ministro e che preferirebbe un profilo più basso. Traduco: evitare figure barbine che si configurano come autogol da metà campo. Il suo disegno sarebbe quello di separare la sua carriera dall’esito del referendum, cioè cantare vittoria se vince, e fischiettare indifferente se perde, affibbiando le colpe ai gerarchi maldestri (un classico anche questo). All’arco del fronte del Sì rimangono, ovviamente, tutte le frecce della propaganda securitaria di cui si fa grande uso, anche quelle un po’ ridicole. Prevede, questo florilegio di indignazione, un sistematico sbertucciamento della magistratura fatto di memepost sui social, dichiarazioni, manifesti, Garlasco, presunti fact checker sguinzagliati alla bisogna, attacchi ad personam e teorie fantasiose, oltre naturalmente a tutto l’apparato del Minculpop telemeloniano. Tutta roba che vorrebbe dimostrare l’indimostrabile, cioè che votando Sì il mondo sarebbe un posto migliore coi maranza in galera e i potenti impuniti. Aspettiamo dunque con trepidazione le prossime citazioni del ministro Nordio, nuove maratone su casi di cronaca nera archiviati da decenni, magari un tamponamento al semaforo di qualche magistrato, da interpretare come un chiaro segnale che bisogna separare le carriere.

Prendetevi cinque minuti

 

Un Ricciardi del Movimento 5 Stelle stratosferico!