giovedì 28 maggio 2026

Eppure non quadrava

 


Ho assistito a una parte del calvario di Jannik a cui i nostri cugini tanto amati hanno pianificato che giocasse oggi alle 12:10 con quasi 37 gradi di temperatura sul campo. 

Si dirà il tennis è così, gli orari sono questi, la volta prima Sinner ha giocato alle 20! 

Sarà, ma visto che avevo del tempo sono andato a controllare, per verificare la bontà dei galletti. 

Ho preso dal 2010 la partite del secondo turno dell'allora Numero 1 al mondo. 

E questo è il risultato: 


28/5/2010 Nadal – Zeballos ore 11:15 Nadal 

 

25/5/2011 Djokovic – Hanescu (rit) ore 16:30  

 

30/5/2012 Djokovic – Kavic ore 11:10

 

30/5/2013 Djokovic – Pella ore 16:05 

 

28/5/2014 Djokovic – Chardy Ore 13:45 

 

28/5/2015 Djokovic – Muller ore 16:10

 

24/05/2016 Murray – Bourgue ore 14:10 

 

31/5/2017  Nadal – Haase ore 15:50

 

30/5/2018 Djokovic – Munar ore 12:55

 

29/5/2019 Nadal – Maden ore 12:45

 

01/10/2020 Djokovic – Berankis ore 14:45

 

03/06/2021 Djokovic – Cuevas ore 15:45

 

25/5/2022 Alcaraz – Ramos ore 15:45

 

31/05/2023 Djokovic – Fucsovics ore 20:30 

 

29/05/2024  Sinner – Gasquet ore 21:25

 

29/5/2025 Sinner – Gasquet ore 14:20 

 

28/5/2026 Sinner – Cerundolo ore 12:10 



A parte il primo e il terzo incontro il Numero 1 è sempre stato coccolato. Sinner nel 24 e nel 25, penso male ma in fondo lo credo, serviva per lo scontro con Alcaraz. Oggi invece è venuto fuori la mer du France, i rancoron che soffrono la sua supremazia. 


A buon rendere nel caso vi fosse nei prossimi anni un Numero 1 francese... ma tanto non succede! Rosicate galletti, rosicate! (e spero che la finale sia Svajda - Landaluce e che la vedano solo i ratti della Senna! Tiè! 

Balorden!

 



Mica tanto un sogno!

 


L'Amaca

 


Ragionare stanca

di Michele Serra


Litigare sulla sicurezza e l'ordine pubblico ogni volta che il sangue infiamma gli animi è la maniera peggiore di affrontare il problema. E però è quella usuale: il sistema politico-mediatico funziona per sussulti emotivi, per tempeste di decibel, addossandosi a vicenda responsabilità che sarebbe più interessante e fruttuoso condividere.

Le bande di adolescenti latinos, per esempio, e le violenze dei ragazzi nordafricani di seconda generazione: sono il frutto di una disastrosa e antica incapacità di integrazione non di questo governo, ma del sistema-Italia nel suo complesso. Questo governo, di suo, oltre alla speziatura razzista che lo qualifica, ci ha messo la demagogia securitaria: i centri in Albania sono un grottesco caso di scialo e presunzione e le grida contro i rave party con le quali si inaugurò la legislatura fanno ridere i polli.

Le opposizioni, per contro, non riescono a spendere mezzo ragionamento autocritico sulla differenza, enorme, tra accoglienza e integrazione. Accogliere è facile, mette in pace la coscienza. Integrare è difficile, richiede visione politica, investimenti, scuole e corsi appositi, lotta feroce al lavoro nero (nelle campagne non è più neanche una vergogna, è una cancrena), edilizia popolare, e soprattutto una forte connessione tra diritti e doveri. La cittadinanza non è una candelina da accendere sull'ara della solidarietà. È una cosa seria, una materia che già gli italiani di quarta, decima, cinquantesima generazione masticano male e applicano peggio.

Governare l'immigrazione, governare l'ordine pubblico e governare in generale ha ben poco a che fare con le rispettive posture emotive, chiamiamole così "buonista" e "cattivista", della sinistra e della destra. Le accuse e le urla valgono zero. Varrebbe domandarsi dove si è sbagliato; e come provare a rimediare.

Nato addio?

 



Natangelo

 



Guarda chi c'è!

 

Sulle Emocrazie (si può vivere tra virgolette nel sangue?) 


di Alessandro Bergonzoni 

Vendiamo l’anima, quindi vendiamo le armi, vendiamo tutto: corpi e morti altrui, moneta di scambio, per appoggiarci a nazioni che fanno muro, in tutti i sensi, per interessi da disinteresse.

Vendiamo Europa per qualche America e qualcuno di Israele.

Vendiamo lavoro, occupazione, per profitto da esportazione, esuberante.

Vendiamo la storia, per sfruttare pure quella.

Vendiamo papi, a tiratori (scelti) di giacchetta.

Vendiamo talk show per compagnie di giro, dove si vendono libri per l’io senza il sé, mentre scorrono immagini di stragi e disastri, con la sadica sensazione del presentatore di ascolti, che non sente altro.

E sugli sfondi stanzette librarie, fotografie, piante, stantie coreografie. La trasmissione dei virus? Tutte le trasmissioni trasmettono quello del rito funereo, tra capoclaque che dicono quando applaudire, cioè sempre.

Vendiamo psichiatri alla fonda, se non già spiaggiati, tra le rive di social teatri e televisioni, a suon di frasi sfatte allo specchio e interventi pavone.

Vendiamo giornali già venduti, prima, o anche comprati, in ogni senso.

Vendiamo immagini delle persone che contano di più al mondo, anche se quelle che contano davvero sono donne e uomini che continuano a contare figli fratelli padri cadaveri, in più di trenta conflitti nel pianeta: Sud Sudan, Palestina, Ucraina, Mali, Siria, Yemen, Iran, Afghanistan, in una stagnante acqua che profuma di colonialismo. Facciamo marcire, suicidare e asfissiare anche in Italia, non solo nel mondo, detenuti e detenute, nelle celle della tortura del sovraffollamento. Ma storia insegna che appena tocca ai “nostri”, cari, ora purtroppo quelli della Flotilla (stupendi sensibilizzatori nati, a cui va tutta la mia stima), inorridiamo giustamente, chiedendo, male e tardi, sanzioni per dittatori “religiosi” ed “emocratici”, che vivono di sangue: quando anche sanzioni a chi governa e legiferisce da noi, sopra gli occhi di tutti? I Cpr libici e non solo, li abbiamo sponsorizzati e voluti, incaricando “bestie” conosciute e pagate, per ferire e stuprare, chi qui non deve arrivare, all’alba di nuove Albanie. Delinquono? Esattamente come noi, chi ci governa, chi ci difende, cura, rappresenta. Non notiamo analogie perverse e immani? Ci siamo svegliati solo adesso dal “sonnambullismo” che permette, noi complici conniventi, di trattare dei fermati come numeri, come “stuk”, in nome di “segreti” sicurezza, che violano per decreto il Sacro, prima di ogni diritto internazionale? Non riusciamo neanche a dar amore pietà o attenzione, a uno scuro raccoglitore di pomodori, di un vero campo largo, ucciso a Taranto da “nostri chiari” (fosse annegato prima di arrivare, sarebbe stato accusato di essersela cercata, dirà qualcuno). Nessun presidente, saggio o super partes (troppo super?), nessun destro (coerenti fino alla fine, altrui), nessun politico di ultima degenerazione, sinistro centrista mancino ambidestro… Non percepiamo l’olezzo dei “maleadoranti” che tifano per certe sofferenze. Siamo rapaci di usar le unghie e ghermire, usando accordi di ogni tipo per convivere con Stati che fanno nonvivere migliaia di inermi, seppellendo Gaza tra fame e malattie, con una ferocia demoniaco sistematica furibonda, in nome dello scambio di persona: scambiare un popolo per nullità, polvere da spazzar via .

E poi reimmigrare, punire non unire, per manie d’obbrobrio della classe dirigente, soprattutto digerente, che ingoia voci e corpi come nemmeno un mare, con abitudine onnivoro-cannibalica, alterandoci la fauna intestinale: ecco spiegato un sesto senso, di nausea, nella indi/gestione del potere.

Confermo, anche artisticamente e da tempo: le figure di merda non son sculture!