mercoledì 18 marzo 2026

Richiesta

 Non c’è qualche meteorite sfaccendato in qualche zona dell’universo per una giusta estinzione?



Commenti

 



Raschiare il fondo

 





Tra loro...

 



Robecchi

 

Occidente e declino. Nella guerra di civiltà non siamo noi i migliori 


di Alessandro Robecchi 

Da occidentali, è il momento di rendersi conto che abbiamo qualche problemino con l’Occidente, e la cosa diventa piuttosto difficile da non vedere: l’aggressione all’Iran e l’espansionismo assassino biblico-coloniale di Israele sono più difficili da nascondere degli Epstein files. Con l’aggravante che il capo di tutti si comporta come uno squilibrato psicopatico, e il suo braccio militare in Medio Oriente ha una decisa tendenza al genocidio, all’uccisione deliberata di bambini, alla distruzione di ospedali. Insomma, una situazione in cui convincere il mondo che noi siamo i buoni e gli altri sono i cattivi è sempre più difficile, non solo nei fatti, ma anche nei simboli. Il ministro della guerra americano che, finite le comunicazioni di propaganda, recita un salmo della Bibbia, per fare un piccolo esempio, è solo un segnale che l’Impero sta velocemente scivolando verso l’irrazionale. Metteteci anche il vicepresidente invasato con gli occhi bistrati, i vari guru miliardari che forniscono censure di massa organizzate e guerra tecnologica; metteteci quella signora plasticata che ha sparato al cane perché non ubbidiva messa a capo delle deportazioni interne (Kristi Noem, poi licenziata), e – non ultimo – un comandante in capo che non ne azzecca una manco per sbaglio, che inizia una guerra pensando che finisca domani mattina e che annaspa per uscirne. Il tutto condito da fregnacce religiose e bibliche, sussulti millenaristi, preghiere davanti alle bombe, più la solita scemenza che “Dio è con noi”. Traduco: ci aiuta a bombardare civili e assassinare donne e bambini, per cui è possibile che un occidentale cominci a chiedersi se abbiamo davvero bisogno di un Dio così, o se non sia una copertura per gli squinternati che governano questa parte di mondo.

Il presupposto della famosa “guerra di civiltà”, fortunata operazione editoriale di inizio millennio, era che una civiltà (la nostra, guarda caso) fosse meglio di quella dei cattivoni dell’altra civiltà (dentro tutti, dai talebani ai pasdaran, ai palestinesi, con in più i comunisti cinesi). Ecco, ora questa cosa non sembra più tanto vera. Un po’ perché tutti quelli che siamo andati ad aiutare (Iraq, Afghanistan, Libia, per fare solo tre casi) stanno peggio di prima e non li abbiamo aiutati per niente; e un po’ perché anche i presupposti culturali alla base della nostra presunta superiorità sono decisamente in caduta libera. Il famoso distinguo per cui dei leader mondiali possono impunemente compiere crimini contro l’umanità perché sono “eletti”, mentre gli altri sono “dittatori”, lascia un po’ interdetti, così come strappa un sorriso l’antica definizione di “mondo libero”: provate a diffondere i danni di un drone a Dubai, a Tel Aviv (e tra poco anche a Washington, come annunciato dal presidente) e avrete un assaggio di quella mirabolante libertà (senza contare leggi che introducono il reato di opinione in difesa di uno stato genocida). Intanto, mentre il famoso Occidente fa i conti con il suo declino, il famigerato comunismo – uh, che brutta cosa – in soli ottant’anni ha tirato fuori un miliardo di cinesi dal medio evo per candidarsi a prima potenza mondiale, senza sparare a nessuno. L’Europa, che sarebbe Occidente anche lei, conta come il due di picche, come è giusto che sia se hai assistito in silenzio a un genocidio aiutando e giustificando i genocidi. Ecco: andare in giro a dire a tutti “siamo i migliori” non funziona più, è un atto di fede sfibrato, invecchiato male. In parole povere: un atto di malafede.

L'Amaca

 


Tutti all'inferno appassionatamente

di Michele Serra


L'inferno esiste solo per chi ne ha paura, cantava De André. Lettura poetica e profonda non dell'inferno, che non esiste se non come luogo immaginario e letterario, ma degli uomini: che esistono eccome, e l'inferno se lo somministrano l'uno con l'altro nel corso della vita (a volte anche il paradiso, ma sono momenti molto più rari). Ecco dunque il ministro israeliano Katz annunciare ufficialmente che gli ulteriori leader iraniani uccisi dagli attacchi dell'Idf sono finalmente stati spediti «nel profondo dell'inferno». Il pensiero è identico a quello degli uccisi, che uguale destinazione amano augurare agli «infedeli»: a conferma del fatto che questa è anche una guerra di religione, o quantomeno di religiosi, con i reverendi americani benedicenti Trump, gli invasati biblici al governo di Israele, gli islamisti fanatici che hanno messo in catene l'Iran. E tutti che tirano in ballo Dio per ogni loro nefandezza, per ogni loro delitto contro la vita, per ogni loro anatema contro chi non recita i loro stessi salmi, versetti, giaculatorie.

Katz si rassegni. Si capisce che essere semplicemente un assassino di assassini non gratifica quanto essere un esecutore della volontà divina. Ma i suoi nemici, esattamente come capiterà a lui e a ciascuno di noi, non sono all'inferno. Più semplicemente sono morti, scomparsi per sempre, condizione che da sé sola basterebbe a dire l'enormità della fine e a sconsigliare di affrontare quella enormità con le turpi piccolezze del fanatismo religioso. Chi non rispetta la morte non rispetta la vita, questa forse la può capire perfino Katz.

L'intervista

 


“Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Conflitto lungo”


di Chiara Brusini 
Premio Nobel per l’Economia. L’Europa s’è arresa su dazi e tasse alle multinazionali. Sta rinunciando alla sua sovranità

L’Europa ha “capitolato” agli Usa su dazi e tassazione delle multinazionali. Di fatto “ha rinunciato alla propria sovranità”. E ora, dice Joseph Stiglitz, sta pagando il prezzo della guerra scatenata da Donald Trump e degli errori compiuti dai suoi leader dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il premio Nobel per l’Economia è a Bruxelles per il Simposio fiscale Ue, dedicato quest’anno al futuro della tassazione in un mondo che ha visto esplodere le disuguaglianze. Nel confronto con Philippe Aghion, a sua volta vincitore del Nobel nel 2025, boccia l’accordo di compromesso che ha esentato i grandi gruppi Usa dalla global minimum tax al 15% faticosamente concordata in sede Ocse. Un vantaggio per Big tech, un danno per le (poche) multinazionali Ue. Ora, spiega, la speranza è nei negoziati per una riforma complessiva del sistema fiscale globale in corso all’Onu su impulso dell’Unione africana. Parlando con il Fatto, si concentra sull’attualità geopolitica e sulle debolezze strutturali che l’Europa sconta anche per scelte proprie.

Il conflitto in Medio Oriente sta facendo salire i prezzi del petrolio e danneggia i consumatori americani alla vigilia delle elezioni di Midterm. Quanto può durare la scommessa di Donald Trump?

Quando si parla di governi “normali” si ragiona in termini di costi e benefici. Quando si ha a che fare con l’amministrazione Trump non si può usare questo tipo di schema. Se si fosse fatto un calcolo razionale, non saremmo mai entrati in questa guerra. Era chiarissimo che i benefici probabili sarebbero stati bassi e i costi molto alti. Solo per le munizioni gli Usa stanno spendendo tra 1 e 2 miliardi di dollari al giorno, una cosa inconcepibile.

Alla luce dei costi, cercherà un’exit strategy?

Potrebbe dichiarare vittoria in qualsiasi momento e andarsene. Ma non credo che lo farà. È molto testardo e poco riflessivo. Penso continuerà a credere che la vittoria sia dietro l’angolo e che se li bombarderà abbastanza, fino a riportarli al Medioevo, gli iraniani si arrenderanno. È possibile che il conflitto duri a lungo.

Dal 2022 l’Ue ha ridotto la dipendenza dal gas russo, ma ha aumentato quella dal Gnl Usa. Ora il nuovo choc energetico sta facendo crescere i ricavi della Russia e dei produttori americani, mentre l’Europa sostiene i costi. Dove hanno sbagliato i leader Ue?

Avrebbero dovuto impegnarsi davvero sulle rinnovabili. In parte lo hanno fatto, ma non abbastanza. Ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina avevo fatto notare che il sole non splende sempre e il vento non soffia sempre, ma sono comunque più affidabili di Putin. E ora direi: sono comunque più affidabili di Trump. I leader Ue avrebbero dovuto puntare sull’indipendenza energetica. E non continuare a utilizzare il gas come soluzione di transizione. Questo è stato un errore fondamentale.

E adesso come possono muoversi?

Il punto è se ripeteranno lo stesso errore fatto allora, quando hanno lasciato che il prezzo dell’elettricità restasse legato al costo marginale del gas. Così i consumatori pagano di più, anche in Paesi come la Norvegia che stanno guadagnando moltissimo dall’aumento dei prezzi dell’energia. Spero che abbiano imparato la lezione. Spagna e Portogallo si sono mossi adottando un regime regolatorio migliore (all’epoca hanno messo un tetto al prezzo del gas usato nelle centrali elettriche, soluzione ora al vaglio della Commissione, ndr).

Non c’è solo l’energia. L’Ue è molto dipendente anche dalle tecnologie Usa: dal cloud ai servizi finanziari. Quali sono i rischi?

Trump può dire, come ha fatto l’anno scorso: vi offriamo un accordo commerciale in cui dovete aprire i vostri mercati azzerando i dazi mentre noi mettiamo il 15% sui vostri prodotti. L’Europa ha dovuto accettare, perché le conseguenze del rifiuto sarebbero state peggiori. La vostra vulnerabilità dal cloud, da Starlink e da tutto il resto vi rende esposti agli umori degli Usa.

Si può uscirne?

Molte delle tecnologie di cui parliamo non sono più vero high tech: sono ambiti in cui l’Europa potrebbe sviluppare rapidamente capacità proprie, con effetti positivi per la crescita. Dovrebbe porsi l’obiettivo, nel giro di pochi anni, di non dipendere più dalle tecnologie americane, almeno nel cloud e nella difesa. Se un Paese relativamente povero come l’Ucraina è riuscito a sviluppare rapidamente capacità avanzate sui droni, l’Europa può farlo.