giovedì 13 agosto 2026

Riflessione

 



Ancora sull'eclissi

 

Basito, completamente basito, rispetto ai miei simili che ho incontrato ieri sera a Riomaggiore: un'apatia, un disinteresse globale difronte ad un evento astronomico non me lo sarei mai aspettato. Ero l'unico, a Riomaggiore, con un dispositivo per vedere l'eclissi e mi son sentito, grandemente, un coglione; attorno a me roteavano persone impegnate ad entrare, udite udite, pagando, dentro la via dell'amore, incuranti dello spettacolo che da lì a poco avrebbe offerto la Natura. 

Mi ha molto addolorato questo disinteresse, sintomo del male più grande che da troppo tempo ormai ci attanaglia: l'idiozia globalizzata informatizzata. 

Premetto che non sono migliore di loro, anzi, ma vedere tante persone incuranti di un evento così raro, mi ha depresso ulteriormente. 

Come caxxo ci stiamo riducendo? Dove vogliamo andare? Cosa gustiamo della vita? 

Domande forti, forse inutili. Col mio vetrino a norma sembravo un idiota, quasi ridicolo. 

Penso che sia tempo ormai di recuperare noi stessi, cercando un riavvicinamento con madre Natura, l'emozione nel vedere un'alba o un tramonto, una farfalla, le stelle, il mare, le montagne, cercando di sfanculare i centri commerciali, i saldi, la moda, i social e le sbirciate su tutto quanto ci allontana da noi stessi, dall'incastonatura dentro un grande motore sparato all'impazzata verso il vuoto. 

Ritrovare noi stessi, la nostra posizione nel mondo, sembra impresa impossibile; leggendo libri e fagocitandone le emozioni, ascoltando buona musica, credo fermamente, no.     

Verrebbe

 


Verrebbe da definire Donzelli, attraverso queste espressioni, un idiota, un babbeo psicolabile, un imbecille, un invasato, un fesso, un bimbo minkia. 

Ma questo sarebbe troppo poco rispetto a quello che si rigurgita nell'ascoltare i suoi, per così dire, ragionamenti politici... troppo poco! 

Oltre ogni decenza

 



Natangelo

 



Polito

 

Mani Polite 


di marco Travaglio 


Non c’è solo la stampa di destra a non vedere l’ora di liberarsi di Report. C’è anche quella che se la tira da “indipendente”. Sul Corriere, Polito el Drito scrive che “dovremmo essere grati a Lavitola”, senza il quale “potevamo anche ritrovarci Ranucci premier”: “un nuovo leader populista” e “giustizialista”. Insomma, “forse ci è andata bene”: benedetta quella bomba sotto casa del putribondo figuro, che – per dirne la pericolosità sociale – “non ignorava il sondaggio da lui a tal fine preparato”. “Lui” è Lavitola e il “tal fine” era spingere Ranucci a fare politica. In realtà il sondaggio fu un lavoro a più mani, incluse quelle di Mieli e Cappellini, ma questo Polito non lo dice: il primo scrive sul Corriere e il secondo era il suo vicedirettore al Riformista e ora dirige Repubblica. Quindi “farsi ‘manipolare’ da Lavitola, un imbroglione patentato con una lunga storia di condanne, non depone bene” per il solo Ranucci, mentre per gli altri depone benissimo. E poi questi giornalisti che pensano di darsi alla politica dovrebbero vergognarsi. Ma solo quelli che poi non lo fanno, come Ranucci. Invece quelli che lo fanno sono ottimi, come Polito. Già iscritto al Partito Comunista Marxista Leninista e al Pci, già all’Unità e a Repubblica, nel 2002 fondò e diresse fino al 2006 il Riformista coi soldi di Velardi, di Angelucci e soprattutto dei contribuenti. Poi si fece eleggere (anzi nominare col Porcellum) senatore della Margherita. E lì passò alla Storia con una proposta di legge per imbavagliare la stampa sulle intercettazioni e limitarne l’uso ai magistrati, impreziosita dalla firma di un coautore al di sopra di ogni sospetto: Marcello Dell’Utri, allora imputato e poi condannato per mafia.

Anche dopo la condanna, i due sono rimasti in love: basta leggere le cosiddette interviste di Polito a Dell’Utri, prima sul Sette e poi nel libro pubblicato da Silvio Berlusconi Editore (e da chi, se no?). L’amico Marcello spiega indisturbato che portò il boss Mangano a casa di B. perché “era molto capace con i cavalli e i contadini”. Poi il discorso vira su Dio. Domanda ficcante: “Non ha neanche una cosina da confessare? Un peccatuccio di cui pentirsi?”. Dell’Utri, ormai all’angolo, crolla: “Sì, la masturbazione in collegio dai preti”. Ma pubblicare libri per la casa editrice del pregiudicato B., proporre riforme della giustizia a quattro mani con un complice di Cosa Nostra e poi rifargli la verginità lasciandogli raccontare panzane su Mangano e B. non è nulla di riprovevole. L’importante è non essere “populisti” o “giustizialisti” e non aver mai praticato il “giornalismo investigativo”: cioè non aver mai trovato una notizia. Del resto, nessuno potrà mai insinuare che B. e Dell’Utri abbiano “manipolato” Polito el Drito: era già perfetto così, al naturale.

mercoledì 12 agosto 2026

Che meraviglia!

 


È la sera dei miracoli, cantava Lucio, il tramonto con l’eclissi di sole, un’ombra sulla nostra fragilità, sulla pochezza, sul pulviscolo che fingiamo di verniciare e mascherare in potenza. Gli astri roteano e viaggiano in una danza sontuosa e perfetta; il nostro satellite a volte si para davanti alla stella, e fa ombra. Noi, impegnati ad armarci e a combattere, ignoriamo questo pigolio dallo spazio, questa sovrapposizione che nei millenni passati bruciò migliaia di retine, e che si ripropone a random, prevista ma non governata dal genere umano. Il sistema solare è insignificante nella galassia, anch’essa sparata nel nero assieme a milioni di sorelle. L’eclissi ci ricorda da dove veniamo e dove andremo, come si liofilizzeranno le ansie, le politiche, i soprusi, i divari tra uomo e uomo. Vederla e gustarla appieno rimpicciolisce, sminuzza tante imposizioni imposte da scellerati al potere. Rende tremendamente umani, veste di quella meraviglia sgorgante dal cuore che dovrebbe essere compagna di questo viaggio, che per la durata di questo scritto è stato di 2.085 km attorno al Sole e di 25.400 km attorno al centro della Via Lattea.