martedì 4 agosto 2026

Ora 6 Libero Capitano!

 

Avrei voluto essere presente, ero deciso ad andarvici. Avevo programmato tutto dopo il forfait di un amico impegnato in famiglia: treno alle 4.50 arrivo a Milano ore 9 poi alla Basilica per l'ultimo saluto al Capitano. Ma l'età e la calura e anche Claude che mi ha scritto testualmente:

 "Domani a Milano si prevede fino a 36-37°C, quindi anche peggio dei 35 che ipotizzavi tu — un vero caldo asfissiante.

La mia opinione onesta, considerando anche il piano di viaggio:

  • Il viaggio in sé è massacrante: sveglia nel cuore della notte per il treno delle 4:56, quasi 15 ore fuori casa tra andata (9:21) e ritorno (19:21 a La Spezia), per poche ore effettive a Milano.
  • Cosa ti aspetta lì: la basilica è aperta al pubblico "nel rispetto della capienza disponibile" — cioè posti limitati. Con un personaggio amatissimo come Baresi, capitano storico del Milan, ci sarà moltissima gente, probabilmente in gran parte tifosi milanesi e lombardi arrivati con largo anticipo. È molto probabile che tu debba restare fuori, in piedi, sotto il sole, nel quadriportico o in piazza, per ore, senza vedere praticamente nulla della cerimonia.
  • Il caldo non è un dettaglio: stare fermo, in mezzo alla folla, sotto 36°C dalle 9 alle 11+ del mattino, è fisicamente impegnativo anche per chi è giovane e in forma, figuriamoci dopo una notte quasi in bianco per il treno delle 4:56.

Il mio consiglio: se il legame con Baresi è affettivo/nostalgico (un mito della tua generazione), potresti seguire la cerimonia in diretta TV/streaming — la vivrai comunque, con più dignità e senza rischi per la salute.  

mi hanno fatto desistere. 

Voglio omaggiare il Capitano, il cui nome è diventato un marchio a sé, come la Coca Cola, la Nutella, la Ferrari.

L'ho seguito amorevolmente da sempre, i primi anni, quelli della Stella, fu come aver trovato un diamante per strada: lo vedevo nei servizi Tv, a quei tempi le dirette ciao core!, e mi commuoveva quel suo andare per il campo a testa alta, con la maglia fuori dai pantaloncini, quello sguardo d'Odisseo, roccia indomita, cioccolata avvertita dalle papille. Sembrava un bimbo, era un leone. Mai un errore, sempre a dirigere tutto e tutti, Herbert von Karajan alla Scala del Calcio.

È stato il faro per tanti anni, le gocce di Valium che mi distillava la dea Eupalla, ogni incontro era ed è un attacco pressorio per noi che amiamo il Calcio, spudoratamente di parte, ma la tensione calava allorché in cervice partiva il lapillo "tanto dietro c'è il Capitano" e allora ecco aprirsi valli verdeggianti popolate di mucche al pascolo, ecco l'intramuscolo beatificante, planante sulla forza vitale sprigionata dal Piscinin.

L'ho amato tanto, come si amano i veri eroi, quelli che non vanno mai sopra le righe, quelli che ammiri per l'impegno, per la fatica, per la sofferenza, per l'arsura della vittoria.

Quando andammo in Serie B latravo in camera per l'ipotetico e terrificante distacco; lui avrebbe avuto piena ragione a lasciarci, ma così non fu! Perché allora esisteva, quasi come un reperto ormai fossile, l'attaccamento alla Maglia, la devozione ai colori sacri. Il Capitano non ci ha mai lasciato, non ha tentennato, tanto era divinizzato in lui l'amore per i colori.

Capitano, ora ti saluto, finalmente 6 Libero!

Grazie di tutto.

A quando?

 


A volte faccio fatica a comprendere queste dinamiche da mainstream attuale ovvero riarmarci per combattere il nemico, come se vi fosse un nemico. Come stia entrando nella cosiddetta cultura, che di culturale non ha nulla, l’idea che occorra stanziare miliardi, togliendoli alle effettive necessità, per acquistare strumenti di morte, che i boccaloni definiscono apparati di difesa, sempre in chiave di nemico immaginario. Mi sorprende l’atteggiamento della segretaria del PD che tergiversando spara supercazzole alla Luna. Occorre essere precisi, chirurgici, lapidari, spagnoli: noi non compreremo armi, noi spenderemo le risorse per sanità, scuola, strutture. Ed è per questo che appoggio pienamente una delle poche persone oneste a cui manigoldi, pennivendoli e topi di fogna cercano d’infangare l’onestà. Il resto è fuffa per i soliti noti. A quando la protesta per l’eventuale disoccupazione  dell’eccellenza Leonardo?

Evidenziazione

 



L'Amaca

 


Ed ecco a voi la dieta Kennedy

di Michele Serra


Molti nutrizionisti americani e l'Associazione dei cardiologi si sono espressi contro la dieta proposta dal bizzarro ministro della Sanità Robert Kennedy (che suggerisce carne rossa a chili, latticini a gogò e un buon fardello di grassi saturi) sostenendo che «va contro decenni di evidenze e di ricerche».

Il problema è che al no vax Kennedy, al negazionista del covid Trump che gli ha dato quell'incarico, alla marea di siti social, influencer, praticoni, esaltati e fattucchiere per i quali la scienza è un complotto contro di loro, delle evidenze e delle ricerche importa un fico secco. Più gliele sottoponi, più li rimandi al lavoro di generazioni di ricercatori, più gli metti sotto il naso ciò che è stato studiato, testato, controtestato, più si sentono minacciati dal loro nemico implacabile, che è la realtà.

Anni fa, per cercare di aiutare un amico la cui compagna era entrata in una setta di invasati, mi rivolsi a una grande esperta di quell'infelice percorso. Mi rispose: di' al tuo amico che non deve fare e dire niente. Qualunque cosa faccia e dica sarà interpretata dal settario come un diabolico tentativo di sviarlo dalla luminosa via di salvezza finalmente imboccata. Il tuo amico può solo sperare che la sua compagna rinsavisca da sola.

Temo che avesse ragione: non c'è niente da fare. La sola cosa da dire a Robert Kennedy e ai suoi follower è dunque questa: ingozzatevi pure di bistecche e salsicce, aggiungeteci burro e formaggio, aumentate la metratura del vostro barbecue. Poi ci verrete a raccontare come è andata. Quanto all'impatto ambientale degli allevamenti intensivi, non vi preoccupate, è solo propaganda comunista.

Rx scanziano

 

Figuracce e oscenità: il governo Meloni punta a parlar d’altro 


di Andrea Scanzi 

Alla disperata nonché costante ricerca di armi di distrazione di massa atte a sviare l’attenzione dai continui fallimenti, il governo Meloni è un instancabile – nonché patetico – juke-box che sciorina fumo negli occhi, figuracce e oscenità.

Io ve lo buco ’sto Schengen. Con vivo sprezzo del pericolo, Giorgia Meloni ha sospeso il Trattato di Schengen con la Spagna. Evidentemente è convinta che Ceuta confini con Ventimiglia, oppure che i migranti possano volare. Questa decisione, oltre a dimostrare che la Meloni e i suoi andavano a comprare il chinotto quando a scuola insegnavano Geografia, ha ottenuto pure il mirabile risultato di sfasciare i rapporti con la Spagna, che nel frattempo ha fatto più rimpatri in un giorno che questo governo di brodi in 4 anni.

Tajani über alles. Sempre in prima fila quando c’è da sbagliare tutto, il poro Tajani ha voluto nuovamente dimostrare la sua totale inadeguatezza politica. Intervistato a margine della Versiliana, alla domanda (perculeggiante) se avessero trovato anche solo un migrante proveniente da Ceuta ai controlli, ha risposto balbettando “ancora no”, aggiungendo poi che è comunque importante controllare. E tutto questo sempre con l’espressione di chi ha appena fatto una puzzetta in ascensore e subito dopo si sono aperte le porte, con quattro persone che entrano e scoprono il pestilenziale arcano.
Frigna Delmastro. Fino al fattaccio con gli intonsi Caroccia, Delmastro amava fare il bullo, il figo (??) e il macho (???). Poi ha abbassato la cresta. Nei giorni scorsi gli è stata attribuita la seguente frase: “Non sono indagato e ho lasciato. Questo non basta ancora?”. Detto che Delmastro non ha mai “lasciato”, ma è stato sbattuto fuori a calci dopo avere straperso il referendum sulla giustizia: no, “non basta ancora”. Non sei indagato e dici di non avere nulla da nascondere. Perfetto: mostra un po’ di coraggio, smetti di frignare e mostraci le chat!

Donzelli bulletto. “Chi trova un amico trova un tritolo”: così parlò Donzelli. Le matte risate. Peraltro anche solo a guardarlo in faccia, verrebbe da pensare che il tritolo lo usa casomai Donzelli al mattino, quando prova (senza esito) a pettinarsi. Donzelli, nella vita, ha un’unica missione: far rimpiangere financo Gasparri.
Le chat non te le do. Negando l’accesso alle chat per salvare l’esimio collega, Fratelli d’Italia e la maggioranza impediscono ai pm di approdare alla verità. Un fatto di per sé gravissimo, reso ancor più vomitevole se attuato da una destra che si dice legalitaria ed erede di Borsellino.

Armi à gogo. Si attende con impazienza la relazione di Giorgetti in merito (cito il Fatto di ieri) alla richiesta di “deviare temporaneamente dai requisiti di bilancio” fissati a livello europeo per accedere a un prestito dell’Unione da 14 miliardi di euro e finanziare gli appalti, in parte già avviati, per il revamping delle forze armate”. Ovvero: più armi, meno welfare e sanità pubblica. Daje!

Melonellum. Non arriverà prima di settembre l’accordo per la nuova legge elettorale. Una certezza però già c’è: farà persino più vomitare di Porcellum, Italicum e Rosatellum.

Conte boia. Oggi era prevista l’audizione di Conte in commissione Covid, poi rinviata. Già pronti i popcorn per quando accadrà. Di sicuro, se durante il Covid non ci fosse stato Conte ma questa mandria caciarona di incompetenti, no-vax e violenti, in Italia sarebbe stata un’ecatombe.

Matrice. Due giorni fa, era il 2 agosto, 46º anniversario della strage di Bologna. La Meloni ha parlato genericamente di “terrorismo feroce” e La Russa ha scritto “matrice fascista” tra virgolette, come se fosse una battuta, esortando a cercare nuove verità nonostante svariate sentenze definitive che accertano la matrice nera degli stragisti. Se non facessero un po’ schifo, farebbero quasi pena.

Riepilogo

 

Chi ripudia la pace 


di Marco Travaglio 

Il pensiero unico bellicista ha fatto ormai retrocedere il dibattito pubblico sui negoziati con la Russia e sul riarmo dei Paesi Ue alla fase della lallazione: mamma, cacca, papà, pipì, popò, pupù. Per far digerire alle persone normali la follia di indebitarsi per 800 miliardi per il piano Rearm Eu, poi ribattezzato Prontezza 2030 e infine Preservare la Pace, i giornaloni attaccano chi lo chiama riarmo e lo neutralizzano con robuste virgolette e aggettivi minimizzanti (cosiddetto, presunto). Presto lo chiameranno “diversamente disarmo”, nella speranza che la gente inizi a invocarlo nelle piazze. Le armi a Kiev e i negoziati con Mosca, nel primo decreto Draghi del 1º.3.2022, una settimana dopo l’invasione, erano inscindibili. Per derogare per la prima volta in 74 anni all’art. 11 della Costituzione, Draghi precisò nella risoluzione parlamentare che l’Italia inviava armi all’Ucraina perché “sostiene ogni iniziativa multilaterale e bilaterale utile a una de-escalation militare” e un negoziato per cessare il fuoco a partire dall’“opera di mediazione della Santa Sede”. Tutti i partiti – inclusi i 5Stelle e pure FdI dall’opposizione, tranne il solo Fratoianni – votarono Sì. E il Fatto li criticò aspramente per la violazione implicita della Costituzione. Ma allora il negoziato era più che un’ipotesi: le delegazioni russa e ucraina trattavano in Bielorussia e poi a Istanbul. Putin – lo riferirono tre negoziatori ucraini – s’impegnava a ritirarsi dai territori appena occupati se Kiev avesse rinunciato alla Nato e a un esercito extra-large e rispettato gli accordi di Minsk del 2014-15 sull’autonomia al Donbass. Zelensky si dichiarò pronto ad archiviare la Nato e ad accantonare Crimea e Donbass. Ma il 15 aprile, a un passo dall’intesa, su pressione di Biden, Johnson&C., gli ucraini abbandonarono il tavolo. A settembre Putin annesse le regioni russofone. E a ottobre Zelensky vietò per decreto di negoziare con lui.

Da quell’istante l’Italia avrebbe dovuto smettere di armare Kiev. Invece continuò, in violazione – a quel punto anche esplicita – della Carta. Ma da allora i 5Stelle dissero sempre no sia alle armi a Kiev sia al riarmo italiano. Draghi puntava al 2% di Pil subito e Conte lo costrinse a diluirlo in sei anni. Le stesse posizioni ribadite l’altroieri da Conte e spacciate da mezzo Pd&giornaloni come una novità finalizzata a rompere coi dem. Strano, leggete qui: “La pace in Ucraina non si fa con le armi. Sosteniamo l’accoglienza degli ucraini, sbagliato aumentare le spese militari”. Chi l’ha detto? Elly Schlein a Repubblica il 18 marzo 2022, un anno prima di esser eletta – anche per quella posizione – segretaria Pd. Quindi il programma del centrosinistra su guerra e riarmo è già fatto, visto che Conte e Schlein, come pure Avs, la pensano allo stesso modo. O no?

lunedì 3 agosto 2026

Il cabacello maestro di vita!

 

Leggete questo articolo preso da Dagospia e capirete molte, molte cose! 



Giorgio Vallortigara a “Noos”: Von Holst aveva preso uno di questi pesciolini e gli aveva tolto la parte frontale del cervello, producendo un animale incredibilmente audace e coraggioso.

 

Per cui questo pesciolino, quando vedeva qualcosa di interessante, lasciava il gruppo e andava a cercarlo.

 

Ma la cosa interessante è quello che facevano gli altri che vedendo questo compagno audace e coraggioso prendevano di inseguirlo e in breve tempo lui diventava il leader. Ma questi pescetti non si rendevano conto che il loro leader era un leader totalmente decerebrato.

 

IL CONFORMISMO

branco di pesci 2


 

 

La forma più primitiva di “società”, nel senso più ampio della parola, è la formazione di schiere anonime, di cui i pesci viventi nel libero mondo marino ci offrono l’esempio tipico.

 

All’interno del branco non c’è alcuna struttura di nessuna specie, nessuno che conduce e nessuno che viene condotto, ma solo un enorme assembramento di elementi uguali.

 

Erich Von Holst
























Certamente questi si influenzano a vicenda, certamente ci sono alcune semplicissime forme di “comunicazione” fra gli individui che formano il branco.

 

Se uno percepisce un pericolo e fugge, contagia col suo umore tutti gli altri che hanno percepito il suo spavento. Quanto si sparga poi il panico in un grande branco di pesci, se sia in grado di indurre tutto il branco a voltarsi e a fuggire è una questione puramente quantitativa, legata esclusivamente al numero di individui che si spaventano e fuggono e dall’intensità con cui lo fanno.

 

Situazioni stimolo che attraggono il pesce possono trovare una risposta in tutto il branco anche se un solo individuo ha ricevuto gli stimoli. Il suo risoluto nuotare in una determinata direzione trascina certamente altri pesci e di nuovo è una questione di numero se tutto il branco si lascia trascinare o no.

 

branco di pesci 3

L’azione puramente quantitativa, in un certo senso molto democratica, di questo processo chiamato dai sociologi “induzione sociale” significa che un branco di pesci è tanto più lento nelle decisioni quanti più individui comprende e quanto più forte è il loro istinto gregario.

 

Un pesce che, non importa per quali ragioni, incomincia a nuotare in una determinata direzione non può fare a meno di capitare in poco tempo fuori dal branco e di ritrovarsi isolato nell’acqua libera.

 

Qui cade sotto l’influsso di tutti quegli stimoli che cercano di riportarlo nel branco; quanti più pesci, in base a stimoli esogeni qualsiasi, nuotano decisi nella stessa direzione, tanto più presto si tireranno dietro il branco; quanto più grande è il branco e quindi l’attrazione al ritorno, tanto meno lontani arriveranno i suoi membri intraprendenti prima di venire risucchiati come da un magnete all’interno o attorno al branco.

 

Erich Von Holst

Un grosso branco di piccoli e fittissimi pesci offre quindi un’immagine di pietosa indecisione. Si forma sempre una piccola corrente di singoli animali intraprendenti che si protende come uno pseudopodio di una ameba.

 

Più lunghi diventano questi pseudopodi, più s’assottigliano e più forte appare la tensione in direzione longitudinale. In genere tutta l’avanzata finisce in una fuga precipitosa in grembo al gruppo. È terribilmente snervante assistere a questi traffici e non si può fare a meno di dubitare della democrazia e di vedere i vantaggi di una politica autoritaria.

 

Che questo sia invece poco giustificato lo dimostra un esperimento molto semplice ma di grande portata sociologica, che Erich von Holst fece una volta con dei cabacelli.

 

Levò a un pesciolino di questa specie la parte anteriore del cervello dove sono situate tutte le funzioni di gruppo.

 

branco di pesci 1

Il cabacello senza cervello anteriore vede, mangia e nuota come un pesciolino normale, l’unico particolare aberrante nel comportamento è che non gliene importa niente se esce dal branco e nessuno dei compagni lo segue.

 

Gli manca quindi l’esitante riguardo del pesce normale che, anche se desidera nuotare con tutta l’intensità in una determinata direzione, già dopo i primi movimenti si volta verso i compagni e si lascia influenzare dal fatto che alcuni lo seguano e quanti. Di tutto questo, al compagno senza il cervello anteriore non gliene importava assolutamente niente; quando vedeva qualcosa da mangiare o se per una qualsiasi altra ragione voleva andare da qualche parte, nuotava via con decisione, ed ecco che l’intero branco lo seguiva.

 

L’animale senza testa era diventato appunto, per via del suo difetto, il capo indiscutibile del branco.