Avrei voluto essere presente, ero deciso ad andarvici. Avevo programmato tutto dopo il forfait di un amico impegnato in famiglia: treno alle 4.50 arrivo a Milano ore 9 poi alla Basilica per l'ultimo saluto al Capitano. Ma l'età e la calura e anche Claude che mi ha scritto testualmente:
"Domani a Milano si prevede fino a 36-37°C, quindi anche peggio dei 35 che ipotizzavi tu — un vero caldo asfissiante.
La mia opinione onesta, considerando anche il piano di viaggio:
- Il viaggio in sé è massacrante: sveglia nel cuore della notte per il treno delle 4:56, quasi 15 ore fuori casa tra andata (9:21) e ritorno (19:21 a La Spezia), per poche ore effettive a Milano.
- Cosa ti aspetta lì: la basilica è aperta al pubblico "nel rispetto della capienza disponibile" — cioè posti limitati. Con un personaggio amatissimo come Baresi, capitano storico del Milan, ci sarà moltissima gente, probabilmente in gran parte tifosi milanesi e lombardi arrivati con largo anticipo. È molto probabile che tu debba restare fuori, in piedi, sotto il sole, nel quadriportico o in piazza, per ore, senza vedere praticamente nulla della cerimonia.
- Il caldo non è un dettaglio: stare fermo, in mezzo alla folla, sotto 36°C dalle 9 alle 11+ del mattino, è fisicamente impegnativo anche per chi è giovane e in forma, figuriamoci dopo una notte quasi in bianco per il treno delle 4:56.
Il mio consiglio: se il legame con Baresi è affettivo/nostalgico (un mito della tua generazione), potresti seguire la cerimonia in diretta TV/streaming — la vivrai comunque, con più dignità e senza rischi per la salute.
mi hanno fatto desistere.
Voglio omaggiare il Capitano, il cui nome è diventato un marchio a sé, come la Coca Cola, la Nutella, la Ferrari.
L'ho seguito amorevolmente da sempre, i primi anni, quelli della Stella, fu come aver trovato un diamante per strada: lo vedevo nei servizi Tv, a quei tempi le dirette ciao core!, e mi commuoveva quel suo andare per il campo a testa alta, con la maglia fuori dai pantaloncini, quello sguardo d'Odisseo, roccia indomita, cioccolata avvertita dalle papille. Sembrava un bimbo, era un leone. Mai un errore, sempre a dirigere tutto e tutti, Herbert von Karajan alla Scala del Calcio.
È stato il faro per tanti anni, le gocce di Valium che mi distillava la dea Eupalla, ogni incontro era ed è un attacco pressorio per noi che amiamo il Calcio, spudoratamente di parte, ma la tensione calava allorché in cervice partiva il lapillo "tanto dietro c'è il Capitano" e allora ecco aprirsi valli verdeggianti popolate di mucche al pascolo, ecco l'intramuscolo beatificante, planante sulla forza vitale sprigionata dal Piscinin.
L'ho amato tanto, come si amano i veri eroi, quelli che non vanno mai sopra le righe, quelli che ammiri per l'impegno, per la fatica, per la sofferenza, per l'arsura della vittoria.
Quando andammo in Serie B latravo in camera per l'ipotetico e terrificante distacco; lui avrebbe avuto piena ragione a lasciarci, ma così non fu! Perché allora esisteva, quasi come un reperto ormai fossile, l'attaccamento alla Maglia, la devozione ai colori sacri. Il Capitano non ci ha mai lasciato, non ha tentennato, tanto era divinizzato in lui l'amore per i colori.
Capitano, ora ti saluto, finalmente 6 Libero!
Grazie di tutto.






