venerdì 8 maggio 2026

Decisione ineluttabile

 


Guardando e rimirando, dopo l'ennesima stagione insulsa, questo signore. Giorgio Aronne Furlani, che il Diavolo non se lo porti più, dopo aver sognato, annusato, assaggiato incredibili scenari - ebbene sì! Credevo nello scudo! - dopo aver dilaniato ulteriormente fegato e pancreas con impronunciabili epiteti rivolti all'Idiota Portoghese e company, che mi aggraveranno ulteriormente la fedina dell'anima, al momento instabilmente traballante, nel Purgatorio, ancora oggi in attesa di agguantare la zona Champions, ho preso una decisione che ritengo saggia e granitica: fino a quando questo menestrello rimarrà in tolda alla società, col suo sguardo irriverente verso saggezza ed intelligenza, rimarrò pedissequamente ai margini del cosiddetto progetto - di 'sta fava - voluto dal suo mentore e, ahimè, padrone della compagine rossonera, quel Cardinale che scodinzolando tra banche d'affari americane, dei successi non gli importa nulla, come ha ribadito poco tempo fa Confalonieri, pretendendo esclusivamente margini operativi e flussi di denari senza rischiar nulla, certo che pletore di coglioni come me lo asseconderanno perpetuamente nell'infausto progetto di 'sta fava di cui sopra!

Questo mollusco e la sua postura facciale mi inducono a dir cose fuori luogo che, oltre ad offenderlo, mi potrebbero costare noie giudiziarie. 

Pertanto, piacendomi il Calcio, se le condizioni e le presenze non muteranno, la prossima stagione sarà solo Premier. 

Di lui e della sua gentaglia che lo serve mi arriveranno labili notizie, magari ascoltando di sfuggita una tv in un bar in un momento di relax. 

Serve ed è necessario in tempi di derisione come questi, mettere in pratica l'evangelico consiglio: andarsene levandosi minuziosamente pure la polvere dalle scarpe, lasciando che i morti seppelliscano i morti! (sportivamente parlando)  

L'altra (scaltra) campana

 

Impronte, Dna e monologhi. È Garlasco, sembra Netflix 


di Selvaggia Lucarelli 


Come prima cosa sono molto preoccupata per la salute mentale dei complottisti del paese: immaginate i garlaschini e i no vax (spesso fenomeni coincidenti) alle prese con l’Hantavirus e il 415 bis notificato ad Andrea Sempio. Per l’emozione alcuni stanno entrando in confusione e chiedono di verificare l’alibi di Roberto Burioni il 13 agosto 2007.

Comunque, la procura ha ormai scoperto le sue micidiali carte contro Sempio. Dopo un anno di indagini, dragaggi di canali, piste suggerite dai surreali supertestimoni de Le Iene e probabilmente alla ricerca del gruppetto di assassini più volte evocato pure dall’avvocato De Rensis, l’ipotesi del concorso è miseramente caduta. Quindi la procura ha cambiato capo di imputazione: da omicidio in concorso a omicidio volontario per il solo Andrea Sempio. Guarda caso torniamo all’ipotesi del solo assassino, cambiando solo il nome dell’assassino. Tutti abbiamo creduto che dopo questo spiegamento di forze investigative e mediatiche avessero trovato un’armeria di pistole fumanti, invece al momento le loro prove più solide – altro che quelle contro Stasi (!) – sarebbero: l’ormai arcinota impronta 33 la quale in realtà sarebbe piuttosto fragile sia per il contestato numero di minuzie comparabili, che per l’impossibilità di provare che ci fosse sangue. Insomma, la prova regina più che una sovrana sembra una nobildonna decaduta.

Poi ci sarebbe un’altra prova regina: Chiara Poggi, secondo la nuova ricostruzione, si è difesa con tutte le sue forze, di lì il dna della linea paterna di Sempio sulle mani della vittima (e non con certezza sotto le unghie). Quindi si sarebbe difesa strenuamente, ma quel dna non attribuibile con certezza a un unico individuo è presente in quantità minime anziché copiose. Non proprio una prova regina, diciamo che siamo più dalle parti di una contessa senza patrimonio.

Ci sono ben altre prove schiaccianti, però. In primis il soliloquio-confessione che nell’aprile 2025 Sempio, da solo, fa all’interno della sua macchina. Soliloquio di cui si capisce molto poco, visto che è una trascrizione con numerosi passaggi incomprensibili e che senza l’audio non è possibile stabilire il tono di Sempio. E non è un particolare da poco, visto che secondo la difesa di Sempio, quest’ultimo stava semplicemente scimmiottando qualcosa che aveva sentito in tv o in un podcast sul suo possibile coinvolgimento nell’assassinio di Chiara. Ora, le cose sono due: o Stasi è un serial killer malefico come pochi nella storia che nel silenzio della sua macchina parla alla sua coscienza, imitando la voce di Chiara per deriderla (un po’ come Norman Bates in Psycho che imitava quella della madre morta). Oppure Sempio è completamente scemo e pur sapendo di essere intercettato (lo era stato nel 2016, figuriamoci se non sapeva di esserlo durante questa nuova indagine) decide di fare un regalo agli investigatori confessando tutto alla cimice. Ovviamente salvo poi fare scena muta davanti a chi lo ha interrogato il 6 maggio. A questo punto che provino a farlo interrogare dalla cimice, con cui pare avere più confidenza. Confesso che ora sono in attesa de Le Iene e delle loro teorie su questa “confessione solitaria”. Giuro che se la definiscono “prova” dopo aver tentato di smontare le lunghe confessioni di Rosa Bazzi e Olindo Romano agli inquirenti e pure la confessione di Olindo sulla sua Bibbia, non smetterò mai di ridere. Ma andiamo avanti. Sempio in macchina riferisce (con un tono che andrà appurato) che Chiara lo avrebbe respinto al telefono dicendo “Non ci voglio parlare con te”. Quindi perchè poi Chiara Poggi, il 13 agosto, gli aprirebbe la porta in pigiama? E se l’aggressione è iniziata sul divano, come da ricostruzione, lo ha fatto pure accomodare? Eppure sulla cannuccia dell’Estathè della colazione-che-poi-forse -non-era-più-della-colazione c’era il dna di Stasi, non di Sempio. L’arma del delitto resta sempre il martello, come per Stasi, e come sappiamo in casa Poggi mancava un martello che quindi potrebbe essere stato l’oggetto con cui Chiara è stata massacrata. Stasi poteva scendere in garage a prelevarlo, ma Sempio? È entrato in casa e Chiara lo ha pure fatto andare in garage e poi accomodare sul divano col martello? Bah. Si dovrà stabilire che il martello fosse un altro, immagino. E che quello di casa Poggi sia stato rubato da un feticista di martelli, chissà. C’è anche il nodo delle impronte di scarpe Frau, scarpe che sono sempre state taglia 42 ma che ora, secondo quanto riportato di queste nuove indagini, sarebbero un 42-43 quindi perfettamente compatibili con il piede di Sempio. Sempio dunque ha un 44 che veste poco o delle scarpe allungabili, se necessario. Poi è facile immaginare che nel suo periodo metallaro – il 2007 – indossasse costose scarpe classiche Frau da giovane ragazzo borghese. Non è più probabile che fossero del bocconiano Stasi, no, erano di Sempio che amava indossarle sotto una t-shirt dei Black Sabbath e chissà, un panciotto e l’orologio da taschino con catenella.

Poi c’è il passaggio più incredibile: l’assassino non si sarebbe più lavato in bagno, ma in cucina, solo che non ci sono prove di ciò per colpa di chi ha indagato (male) all’epoca. In pratica, le impronte di Stasi sul dispenser in bagno non sono una prova, ma le non-impronte di Sempio in cucina davanti al lavabo sono prove. Ineccepibile. Non ci sono impronte di Sempio neppure sulla scena del delitto a Cogne, chissà che non sia stato lui. Restano in piedi, più seriamente, il mistero dello scontrino (era di Sempio? Della madre? Del pompiere?) e la storia della chiavetta con i video intimi di cui secondo la procura Sempio non poteva sapere. Solo che ne avrebbe parlato nel suo soliloquio e questa sarebbe una prova della sua colpevolezza. Nessuno però ha ascoltato quell’audio, per ora. Spero comunque che tutte queste prove siano più solide dei post di Sempio sul forum per seduttori. Su circa 3355 commenti lasciati in 7 anni, i giornali ne stanno strumentalizzando tre-quattro, che proverebbero l’odio di Sempio per le donne. Devono essersi persi i vari messaggi di Sempio che dice di rifiutarsi di bollare come “tro*e” le ragazze disinibite, o quelli in cui suggerisce fiori, tramonti al mare e cioccolate calde al primo appuntamento. Infine, Sempio avrebbe cercato dal computer di casa parole come “dna mitocondriale” mentre si svolgeva l’appello bis per Stasi, ovvero uno dei processi più mediatici della storia che vedeva coinvolto un amico a lui caro. Davvero strano, era sicuramente l’unico a interessarsi al processo all’epoca. Se analizzassero le mie ricerche sul dna in questi anni, potrei essere condannata anche per la strage di Bologna. Comunque, chiudo augurandomi che la procura abbia davvero in mano così tante prove da inchiodare Sempio, perchè se tutto dovesse ridursi a impronte incerte, dna evanescente e monologhi mal interpretati in macchina, allora bisognerebbe accettare l’idea che in questo paese la verità rischi ormai di assomigliare a una serie Netflix scritta collettivamente da procure, opinionisti, youtuber e Le Iene. O forse sarà così, comunque vada a finire.

Similitudini

 

Vabbè dai, Melania ha voluto per una volta far satira! Come non ricordare la moglie di Oliver Hardy che lo descrisse come un eccellente drammaturgo? O quella del dottor Lecter che definì il compagno un indomito vegetariano? E la convivialità condominiale di Olindo narrata da Rosa?



Veronica dipinge

 

Il pomeriggio al Tempio seduta senza aspettare 


di Veronica Tomassini 

Le vecchie si chiudevano dentro, caverne che davano sulla strada, casette del dopoguerra, prive di lucernari, nere come ossidiane. Cespi di gelsomino più in là, superati dalla chiesa intitolata all’apostolo delle genti.

Il Tempio era anche quel tipo di Sicilia, la Sicilia del ricottaro, con la motoretta insolente, qualcosa di scarno, equivalente al mezzogiorno di una periferia. Tornavo al Tempio soltanto il pomeriggio, quando il crepuscolo smorzava l’eccesso tribale delle luci e dei suoni che affliggevano il rione, un manifesto ruffiano, utile come un battage, ma poi c’era la vita, se così vogliamo chiamarla, ove sprofondare ogni giorno. Su cui sedersi intontiti, su una panca, all’ombra di un melograno. Senza aspettare, se non l’attesa.

L’attesa è molto siciliana, un ramo della scienza della sicilianità, si chiama attesa, imbarbarimento contemplativo. Ai siciliani stanno molto bene le antinomie.

Torme di vecchi, ambulanti, braccianti. Sembravano usciti da un romanzo di Capuana: scorgerli solcati da una remissione malevola, non appagata, una fissità svuotata di qualsiasi malinconia o gentilezza. Una fissità siciliana.

Il crepuscolo addolciva i peggiori moti dello spirito, la vita girava e girava intorno a sé stessa, non era altro che un vorticoso ritornare al punto, al massimo spiando un esempio di futuro, su una ipotetica bertesca, oltre l’orizzonte; esistono passeggiate lungo i crepuscoli violetti che dicono promenade, il porto, gli attracchi, uomini aitanti vestiti di bianco che lucidano ottoni. Per questo esistono al Sud le rade e le baie e il diportismo magniloquente che beve Moet et Chandon, sulla prua di un catamarano.

Le anziane aprivano le bicocche dei vicoli e nell’ombra paziente scendevano giù, alla fine della straducola, svoltavano all’angolo con l’edicola votiva e la Vergine dipinta con stilemi naif, sedevano insieme. Le vedove.

Beghine di un trattato del Pitrè. Assiomi iconici. Tutto nell’insieme lo era.

Mire associative

 



Ellekappa

 



L'Amaca

 


Il diritto sta sopra le fazioni

di Michele Serra


L'aperto sostegno di Pedro Sánchez a Francesca Albanese viene commentato con sollievo a sinistra e con toni ostili e beffardi a destra. Ma non dovrebbe funzionare così, perché la questione non è se Albanese sia politicamente simpatica o antipatica; se dica cose affini o contrarie alle opinioni del pubblico che fischia o applaude.

La questione è se le sanzioni del governo Usa (non simboliche: anche economiche) ai danni di una cittadina europea nonché funzionaria delle Nazioni Unite, e anche ai danni dei giudici della Corte Penale dell'Aja, sulla base di come hanno liberamente svolto il loro lavoro, siano lecite o illecite; se siano una comprensibile presa di posizione politica, oppure una intimidazione gravissima, e inaccettabile. In senso più lato, se l'intolleranza della Casa Bianca nei confronti di chiunque essa consideri non amico, non sottomesso, non docile, debba ricevere, in Europa, una risposta forte e decisa, o se si debba glissare e incassare il colpo in virtù degli ormai fantomatici "solidi rapporti di alleanza con gli Stati Uniti" (anche se l'atlantismo, dal punto di vista ideologico, è un concetto che nel 2026 ha già un sapore museale).

Non sono tempi, questi, per commentini da bar sulle disgrazie del "nemico" (tale risulta essere l'italiana Albanese per la destra politica e mediatica italiana). Sono tempi nei quali i princìpi del diritto internazionale barcollano, e si deve decidere se provare a tenerli in piedi o lasciarli crollare. Sánchez lo ha fatto. È questo che interessa, il resto è la ciancia risaputa delle fazioni.