domenica 7 giugno 2026

Incontri

 


Pur avendo contezza di essere un sosia del Mago Oronzo - anche stamani ne ho avuto conferma, manca solo lo stecchino - davanti a questi spettacoli della natura, a questo fluido d’oro - Dio benedica i Ferrero - a questa procedura d’inserimento nel magico contenitore, non posso che cedere, alla faccia delle insalate plastificate e degli insalubri consigli dietetici! Ho anche scaldato del pane bianco cospargendolo del nettare degli dei, trasvolando in un’altra dimensione per parlare con Abramo e Sant’Agostino del fantastico pomeriggio sportivo che ci aspetta! (Tutti e tre tifiamo Kimi e Flavio)

Natangelo

 



Riprovaci

 

Non hai vinto, ritenta

di Marco Travaglio 

E niente, ai nostri giuristi per caso non ne va bene una. Avevano finalmente scoperto due magistrati da adorare: la Pg milanese Nanni che s’è data ragione da sola perché Mattarella potesse darsi ragione da solo sulla grazia alla Minetti; e la gip fiorentina Martucci che ha archiviato l’inchiesta su B. (morto) e Dell’Utri (vivo) sulle stragi del 1993-94. “Magistrate da urlo”, le incensava il Foglio in orgasmo. Poi ieri il Fatto ha intervistato i tassisti che portavano le prostitute dal bordello di Punta del Este a casa Cipriani. E proprio a una festa del Foglio, a un’ora pericolosamente tarda del pomeriggio, Carletto Nordio ha detto che il caso Minetti non è chiuso: “Forse ci sarà qualche piccolo seguito di istruttoria” (corre voce che certuni stiano tentando di far ritrattare Graciela, la testimone che sperava di essere sentita dai magistrati italiani, povera illusa; ma cascano male: tutto quello che ci ha detto è registrato). In più la reazione dell’opinione pubblica alla ri-grazia è un po’ diversa da quella sognata dal Quirinale e dai suoi corazzieri. Meglio che Mattarella tenga pronte almeno altre 250mila grazie per i detenuti in carcere (62mila), i condannati che scontano la pena fuori dal carcere (100mila) e che attendono lo stesso trattamento (100mila). A occhio, meritano tutti la grazia un po’ più della Minetti.

Poi c’è l’archiviazione di Dell’Utri sulle stragi. Purtroppo è l’esatto opposto di come i trombettieri del Berluswashing se l’erano immaginata senza conoscerla: gli olgettini a mezzo stampa vedevano il crollo di “30 anni di teoremi”; Marina, figlia d’arte, delirava sulla fine di “campagne di delegittimazione” e di “montagne di carta straccia in tribunale e in certi giornali” e sull’“emergenza di riformare la giustizia” che si ostina a indagare sulle stragi; e la Meloni si congratulava con lei per le “ombre spazzate via dopo 30 anni di sospetti infamanti”. Mai commentare senza leggere: la gip “da urlo” scrive che “si configura un quadro indiziario significativo sulla posizione di Dell’ Utri”, anche se insufficiente, e si indaga su persone a giorno di “notizie estremamente riservate su Berlusconi mai veicolate alla magistratura”. Calamucci, hacker di Equalize, parla intercettato di una “vera prova di colpevolezza di Berlusconi di come ha preso i soldi dalla mafia” a proposito della nota di un ex Ros su un amico di Mangano che gli avrebbe portato dei soldi. Spiace per Marina: per il cestino della carta straccia c’è tempo.

Ps. Ieri Sallusti, con grave sprezzo del ridicolo, titolava su Libero “Travaglio senza vergogna”. Intanto il suo spirito guida Palamara veniva condannato a pagare 23mila euro all’ex Pg Salvi per averlo diffamato nel libro scritto da lui (Sallusti). E pazienza, dài, è andata così.

sabato 6 giugno 2026

L'Amaca

 


Se il socialismo rimane fuori

di Michele Serra

L'intervista al Foglio nella quale Pina Picierno spiega la sua sofferta decisione di lasciare il Pd è lunga come un libro, e non mi azzardo a riassumerla. Posso solo dire che l'ho letta per intero ricavandone l'impressione di un livello politico e ideologico insolitamente alto rispetto alla stanca risacca di parole tanto enfatiche quanto risapute che rende così prevedibile la politica italiana.

Aggiungo che il tema di Picierno (almeno, quello che mi è sembrato il tema di Picierno) è molto condivisibile: lo zelo identitario (della sinistra) è una perdita di tempo se non si traduce in proposte di governo. Fare politica non significa dire "chi si è" – specialmente se non lo si sa con certezza. Significa dire che cosa si vuole. Solo da lì si può capire per davvero chi si è. È questa la qualità migliore, penso, del piglio riformista: la politica è fare, tutto il resto lascia il tempo che trova.

D'accordo anche sull'europeismo, l'antipopulismo, l'antigiustizialismo, le virtù liberali che lo spirito dei tempi minaccia o comunque trascura.

D'accordo quasi su tutto. Ma a proposito dei "nuovi assetti" di cui tutti parliamo, a me parrebbe, da elettore di sinistra (definizione vaga, ma nemmeno troppo) che il più ingombrante di questi "nuovi assetti" sia l'ingiustizia sociale, lo strapotere di pochi oligarchi finanziari che la politica (nel mondo) non è in grado di disarcionare, il neo-schiavismo di fatto, l'accumulo indisturbato di smisurati patrimoni, e smisurato potere, in poche mani. Il capitalismo mutato in plutocrazia.

Di questi temi, forse perché non adeguatamente stimolata dal suo intervistatore Claudio Cerasa (la grande scuola del Foglio spicca per passione politica, non per passione sociale) Pina Picierno non parla. Questo illustra la differenza più rilevante tra "social-democratici" e "liberal-democratici". Servono tutti e due. Molti sinceri auguri a Picierno da un elettore socialdemocratico.

Come quando...

 



Ringraziamenti

 



Natangelo