venerdì 10 aprile 2026

Bastardi!

 Maledetti infami e, soprattutto, vaffanculo a chi non s’indigna e a chi non grida al genocidio del boia Netanyahu e dei suoi sodali di merda!



Devo trovarlo!

 

Devo trovare un modo, comunità europea, ONU, tribunale internazionale, per non pagare più il canone per questa RAI fascista, il cui simbolo è questo balordo ottantunenne che si permette di zittire un deputato dell’opposizione reo di aver chiesto alla maggioranza “quali riforme avete fatto?” Devo trovare un modo per togliermi la polvere dai calzari e staccarmi dal sepolcro imbiancato della tv di stato, prepotentemente fascista!



L'intervento in aula di Gggioggia

 


Ricordo

 



Caro Lido,

sono passati ben 35 anni da quando te ne sei andato assieme a tutte le altre vittime della tragedia della Moby Prince a Livorno. Centoquaranta persone morte e non ancora onorate dalla giustizia di questo mondo, insensata, inumana.

Nessun responsabile, nessun colpevole, nessuna pena inflitta, come da canovaccio di questo stato molto abile ad insabbiare, come Ustica insegna. 

Resta l'amarezza ed il dolore di coloro, come te, che non ci sono più, restano le lacrime dei parenti, degli amici, di tutti coloro che avete lasciato quaggiù. 

Ti sia lievissima sempre la terra Lido! 

Paragoni

 


Comprensione

 







L'Amaca

 


La giusta distanza


DI MICHELE SERRA

Alla terza lettera di dimissioni dalla commissione del ministero della Cultura che assegna i finanziamenti per il cinema (dopo Mereghetti e Galimberti, anche Vocca) si immagina il dilemma, non trascurabile, che ha preceduto la decisione. È peggio rimanere in siffatta compagnia (ricordiamo che la commissione ha preferito Pingitore a Bertolucci e ha ritenuto indegno di nota il docufilm su Regeni) o è peggio lasciare il posto all'ennesimo pulitore etnico con l'incarico di cancellare dalla faccia della terra tutto ciò che è o sembra "di sinistra"? È peggio rimanere rischiando la complicità, o è peggio la fuga, lasciando campo libero al Minculpop che nelle arti distingue solo lo zelo patriottardo, meglio se maccheronico?

Se rimango, farò la figura del collaborazionista? Se me ne vado, farò la figura dell'anima bella, dell'aventiniano? Se mi trattengo in questa mischia per cercare di salvare il salvabile, non rischio forse di fare la figura della foglia di fico, così che il mio nome serva al governo per dire: "siamo pluralisti, nella commissione c'erano anche Tizio e Caia, che sono di sinistra"?

Dilemma aggravato da un ulteriore scrupolo: saprà qualcosa di cinema, chi mi sostituisce, o è un ulteriore tappabuchi governativo scelto per la fedeltà alla causa, certo non per il curriculum? Alla luce dei fatti, che hanno visto incompetenti promossi per affidabilità politica, e competenti cacciati o silenziati perché "nemici", abbandonare la mia sedia non sarà un dargliela vinta, a questo governo in cerca di regolamenti di conti e vendette?

Fortunato chi, in questo scorcio della nostra storia nazionale, non ha responsabilità pubbliche. E dunque non deve domandarsi qual è la giusta distanza da Roma, intesa ovviamente non come città, ma come distributrice di incarichi, prebende e ristori.