Chiedo scusa, ma qualcuno di voi conosce la genesi della celeberrima frase “Avere la faccia come il culo?” Chiedo per un amico…
Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 25 ottobre 2026
Tracciamento
I mandanti occulti
di Marco Travaglio
I ragazzi che protestano vivono in tuguri di periferia, perché nelle grandi città del lusso, dei b&b, dei palazzoni sfitti, dei grattacieli vuoti, dei boschi verticali e delle mazzette orizzontali non c’è posto per il ceto medio, figurarsi per loro. I genitori, se hanno culo, cioè un lavoretto precario, guadagnano una miseria e non arrivano a metà mese. E ora ricevono bollette del gas e della luce da paura, per non parlare di quando tentano di fare benzina. Se sono autotrasportatori sono rovinati, se sono pescatori o agricoltori pure. Prima integravano col reddito di cittadinanza (550 euro al mese di media per arrivare a 750 col resto, roba da nababbi), ma ora gli han tolto pure quello, divanisti e fancazzisti che non sono altro. Un tempo la nonna dava una mano alla famiglia a sbarcare il lunario, ma ora s’è arresa: la sanità pubblica costa quasi quanto la privata. Passeggiano in centro e le vetrine gli sbattono in faccia un lusso sfrenato, che per loro è fantasy: non potranno mai neppure sfiorarlo. Ma c’è gente che entra, compra, striscia la carta ed esce con le borse griffate zeppe. Sono i miliardari stranieri, che la città “attrattiva” richiama più di Dubai, grazie alla tassuccia piatta del noto progressista Renzi; e quelli italiani, tutti ceo, founder, creator, merchandiser, stylist e influencer che parlano solo di figa, “ape” e soldi, anzi business, call, brainstorming, brand, warming, location, Rolex, Porsche, Maserati, chef stellati, fiumi di coca e mignotte à go go, pardon escort, e si arrapano per City Life, Expo, Fashion Week e tutte le altre Week.
I ragazzi li guardano e imparano dai social che i modelli di vita sono quelli, non loro sfigati senza speranza, neppure quella di avere la stessa vita sfigata dei genitori. A scuola vedono solo brutture e nulla che funzioni, a parte i crolli e i topi. Poi scoprono sul web che il governo non ha soldi per nulla che li riguardi, ma per il riarmo e Kiev i miliardi li trova sempre, a costo di indebitarsi (cioè di indebitarli). Sentono dire che Eni, Leonardo e le banche, grazie ai rincari dell’energia, cioè alle guerre, raddoppiano e triplicano gli utili, ma tosarli per i bisogni della gente è una bestemmia. Tutto intorno a loro non si parla che di guerre, armi, bunker, arruolamenti, esercitazioni, nemici da sconfiggere o da inventare. E tra i nemici ci sono pure loro. Li chiamano pure “maranza”, un po’ marocchino e un po’ melanzana, per farli sentire un po’ più diversi, sbagliati, estranei: “In galera!”. In tv Fazio e Serra, Scurati e Zoro parlano di loro con l’aria dei colonnelli in pensione e delle sciure all’ora del tè: il pane non gli manca, ma sono viziati, vogliono pure le sneakers e i libri mica li rubano, eh no, perché sono pure ciucci, signora mia. Quindi non si capisce proprio cosa abbiano da protestare. Ci dev’essere per forza qualcuno dietro.
sabato 24 ottobre 2026
L'Amaca
Dalla parte
di Fouad
DI MICHELE SERRA
È comodo e gratificante, sui giornali e in tivù, dichiararsi «dalla parte dei
ragazzi». Lo fanno in tanti e ci sono solide ragioni per farlo.
L'emarginazione sociale di alcuni; la mancanza di occasioni per quasi
tutti; il semi-abbandono della scuola pubblica, degli edifici e degli
insegnanti; l'ottusità dei governi (non solo quest'ultimo) che si accorgono
di loro solo quando spaccano le vetrine.
Bisognerebbe però fare un piccolo sforzo supplementare, che è quello di
non annacquare gli umori del momento, umori forti, in un generico e
stucchevole plauso. I giovani non sono tutti uguali. Sono, proprio come
gli adulti, persone diverse. A parte che ci sono anche quelli di destra,
anche quelli ricchi, anche i fascisti che vorrebbero travestirsi da
gendarmi per menare i riottosi, specie se i riottosi hanno la pelle scura; ci
sono differenze, di postura e di coscienza di sé, anche tra chi scende
nelle strade.
Molti lo fanno per la stessa precisa ragione per la quale si fanno le
rivoluzioni o più umilmente si fa politica: cambiare lo stato delle cose.
Qualcuno, più debole, lo fa rimanendo schiacciato dentro lo stato delle
cose, percorrendo come via di riscatto il saccheggio — così mi vesto
anche io come i ricchi. La critica del consumismo è stata fino alla fine del
Novecento un punto di forza dei movimenti giovanili — fino a No Logo:
contro i marchi perché contro le multinazionali. Nel nuovo evo degli
influencer, il marchio ha stravinto.
A Piazza Pulita il giovane Fouad, vent'anni, barista, italiano di seconda
generazione, famiglia operaia, otto persone in un trilocale, lo ha detto
benissimo: non condanno la rabbia disorganizzata, per molti è l'unico
modo di farsi sentire. Ma bisogna politicizzarla, se no non serve. Stare
con Fouad non vuol dire «stare con i giovani». Vuol dire stare con Fouad.




