domenica 19 luglio 2026

L'Amaca

 


I tristi giorni del Gun Pride

di Michele Serra


A parte i sadici (ce ne sono anche in politica: quelli del «butta via la chiave»), non credo esista alcuno che si rallegra vedendo una persona entrare in galera. È un momento triste e traumatico. Vale per il signor Roggero, come per migliaia di altri esseri umani rinchiusi, un moto istintivo di solidarietà, che prescinde da qualunque opinione si abbia dei delitti e delle pene.

Ma l'incredibile trasformazione di un evento duro e doloroso in una specie di Gun Pride è tutt'altra cosa. Più che una rivendicazione di innocenza, siamo di fronte a una celebrazione della colpa. Con la speranza di grazia che diventa un diritto da riscuotere a furor di popolo (solo mezzo popolo, per fortuna: esiste un'altra metà del popolo che non considera legittimo freddare i ladri), quasi intimando al capo dello Stato e garante della Costituzione di ribaltare il verdetto dei giudici. Verdetto tutt'altro che stravagante, stanti le leggi vigenti, la gravità del reato e perfino stando al buon senso: se i privati possono farsi giustizia da soli a che servono polizia, tribunali, istituti di pena?

Con il passare dei giorni diventa sempre più evidente la tragica impossibilità di una discussione serena, umana e rispettosa sull'argomento. A destra la voce della folla è in perfetta assonanza con quella dei partiti: Roggero è una vittima, non un colpevole. Sparare ai ladri non è un reato, è un atto di giustizia. Se date un'occhiata ai social, c'è da rabbrividire.

Da sinistra si risponde affidandosi alle leggi e al diritto, e come in altri casi questo appellarsi ai princìpi che hanno governato fin qui la nostra comunità suona nobile tanto quanto patetico. Il ragionamento, contro il furore, vale quasi zero. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il libro, l'uomo con il libro è un uomo morto.

Satiricamente

 


Il Giustiziere: stagione 2 


di Marco Travaglio 

Episodio 1. Il giustiziere cuneese, terrore della Provincia Granda, ottiene a sorpresa la grazia dal presidente Mattarella dopo ben tre giorni di carcere. Decisivo il parere della Procura generale: “Ha adottato un bimbo uruguayano affetto da una grave malattia, curabile solo negli Stati Uniti: il morbillo”. Il graziato festeggia sparando alcuni colpi di pistola nell’ora d’aria.

Ep. 2. La ressa di politici ai cancelli del carcere ansiosi di abbracciarlo e candidarlo si trasforma in rissa. Meloni, Salvini, Crosetto e Vannacci si accusano a vicenda: “C’ero prima io, tu vuoi rubarmi il gioielliere e la scena!”. “No, prima io”. “No, io”. “Ladri!”. E, trattandosi di furto, iniziano a spararsi l’un l’altro. L’ex galeotto, ferito di striscio dai colpi incrociati prima di poter estrarre il revolver di ordinanza appena restituito, viene medicato in ospedale.

Ep. 3. Rientrato al paese, il giustiziere riprende il tran-tran in famiglia visitando nottetempo la casa del nuovo ragazzo della figlia: qualche sganassone, solita pistola puntata alla tempia, consuete minacce di morte, tanto per non perdere l’allenamento. Ma il giovane, per precauzione, ha preso il porto d’armi e lo insegue per strada sparando all’impazzata e ferendo un ignaro passante. Fermato per tentato omicidio, chiede direttamente la grazia a Mattarella per non far perdere tempo ai giudici con inutili indagini e processi.

Ep. 4. Ultimo giorno di legislatura: il governo vara il 12° dl Sicurezza contro il boom di rapinati che sparano ai rapinatori ma sbagliano mira, ferendosi da soli o ammazzando chiunque si trovi nei paraggi. Un decreto di un solo articolo: “Per chi subisce furto e uccide o ferisce il ladro o uno a caso, i tre gradi di giudizio sono grazia, cavalierato e candidatura”.

Ep. 5. Eletto deputato contemporaneamente nelle liste di FdI, Lega e Fn, il pistolero fa il suo ingresso trionfale a Montecitorio fra due ali di folla festante e sparacchiante. Poi alla buvette vede la Santanchè, Fassino, Sgarbi, Verdini e la Montaruli. Urla “al ladro, al ladro!” e apre il fuoco.

Ep. 6. La mira del neo-onorevole non è più quella di una volta e i cinque deputati escono miracolosamente illesi dalla sparatoria. La Russa e Fontana, in una nota congiunta, fanno notare che in Parlamento il concetto di ladro è molto più sfumato e comunque l’immunità vale anche contro le esecuzioni sommarie. Allora il pistolero, revolver in pugno, scippa la borsetta a sei deputate. Porto d’armi sospeso per ben 2 giorni.

Finale di stagione. Nuovo furto nel negozio del gioielliere, che estrae l’arma, insegue i rapinatori in strada e, mentre si dileguano, esplode alcuni colpi a vuoto. Ma viene abbattuto da una raffica sparata da un passante. Che si giustifica: “L’ho visto armato, ho pensato che il ladro fosse lui”.

sabato 18 luglio 2026

Sipario

 

E con questo credo che si debba calare il sipario… a voi studio!



Si ride!

 


Dove andremo a finire!

 


L'Amaca

 


Come inquadrare il discobolo

di Michele Serra


Le principali reti televisive europee, in collaborazione con la Federazione europea di Atletica, hanno messo a punto una specie di codice per evitare la diffusione di immagini «sessualizzanti» del corpo delle atlete. Si capiscono e si condividono le intenzioni: telecamere e regia non devono avere uno spirito «guardone»; devono documentare il gesto sportivo.

Detto questo, ci si domanda come sia possibile, nella prassi di una ripresa televisiva, non sessualizzare ciò che è sessualizzato per definizione: il corpo umano, specie se giovane e fisicamente prestante. Incluso, ovviamente, quello maschile. Lo sport è una manifestazione del corpo in purezza. Epica del corpo in movimento. Riuscire a mettere tra parentesi la bellezza e l'eros è una missione proibitiva — ammesso che sia desiderabile — a meno che si pretenda di individuare un limite «oggettivo» tra fascinazione del gesto sportivo e fascinazione del corpo che lo esprime. Davvero questo limite esiste?

Il discobolo (rifarsi ai padri classici è sempre d'aiuto) fu intenzionalmente «sessualizzato» dal suo autore Mirone, oppure è il corpo nudo in sé, raccolto e controllato nel momento che precede lo slancio, a essere erotico? Mirone era uno sporcaccione o un servitore della bellezza? E venendo all'oggi, come evitare (e anche: come biasimare) che il pubblico smisurato che assiste alle gare sportive lo faccia, oltre che per partecipazione agonistica, anche per partecipazione estetica?

È il solito vecchio problema del politicamente corretto: voler mettere sotto controllo vecchie pratiche di sopraffazione, di abuso, di mercificazione del corpo femminile: principio virtuoso. Ma rischiare, nel farlo, di censurare o di sterilizzare le complicate relazioni tra gli umani: effetto vizioso. L'eros esiste anche nello sport, e non c'è inquadratura che possa sfuggire al sospetto di illustrarlo.

Cattiveria