Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 28 agosto 2026
Ai Ai Ai!
Da Meta all’IA, Stati sotto il giogo dei boss del Capitale digitale
Se si chiede a Gemini, il chatbot di Intelligenza Artificiale di Google, dove è sepolto Mozart, esso risponde correttamente che Wolfgang Amadeus Mozart è sepolto a Vienna nel Cimitero di St. Marx e che tuttavia l’esatta posizione dei suoi resti è sconosciuta perché nel 1791 la legge voluta dall’imperatore Giuseppe II imponeva che i cittadini non aristocratici venissero sepolti in tombe comuni senza lapidi. La questione potrebbe chiudersi qui, e infatti Gemini non la approfondisce con ulteriori dati logistici o biografici; sennonché, come per ogni quesito, Gemini prima di congedarsi rilancia: “Se stai organizzando un viaggio a Vienna, posso aiutarti a trovare come raggiungere il cimitero con mezzi pubblici o consigliarti altri luoghi storici legati a Mozart. Desideri maggiori dettagli?”. Quanta premura. Gemini vuole aiutarti, o forse si tratta dell’emersione di quell’architettura digitale, tipica anche dei social, per cui un’applicazione cerca di tenerti avvinto a sé rinforzando la tua risposta fisiologica: il rilascio di dopamina legato al conseguimento di un successo. È il motivo per cui i procuratori di 29 Stati americani accusano Meta, che mercoledì scorso ha patteggiato una multa di 18 miliardi di dollari, di aver progettato Facebook e Instagram in modo da creare dipendenza negli adolescenti e di raccogliere illegalmente dati di bambini sotto i 13 anni.
Altro esempio. Dopo la morte a Palermo di una bambina di 4 anni per difterite si è registrato un picco di ricerche online sull’efficacia del vaccino e sulle modalità di trasmissione del virus (+5000% di query nell’ultima settimana secondo Google Trends). Chiedo all’IA come si trasmette: Gemini risponde, poi mi chiede che sintomi ho e mi consiglia di contattare un medico. Forse l’algoritmo attiva un filtro di sicurezza in casi in cui una persona potrebbe aver bisogno di aiuto, come nei sospetti suicidi; ma l’alertnon viene, per quanto se ne sa, mandato a nessuna autorità di pubblica sicurezza, quindi si tratta verosimilmente di una messinscena di Google al fine di tutelarsi sul piano legale.
Si tratta tecnicamente di dati sensibili. Ogni tuo dato sanitario potrebbe essere conservato e usato successivamente e forse non solo da te. Il chatbot permette all’utente di scegliere tra due opzioni: se mantenere memoria delle chat precedenti per recuperare informazioni importanti (ad esempio il piano terapeutico per una patologia e le relative controindicazioni), o se eliminarla ogni volta che una conversazione viene chiusa, così che a ogni accesso tu sia per essa un essere umano nuovo di zecca (si realizza The eternal sunshine of the spotless mind, “l’eterna aurora della mente incontaminata” del verso di Alexander Pope e del film omonimo). Ma lo fa davvero?
Il Nobel per la Fisica 2024 Geoffrey Hinton, il padre dell’IA, nel 2023 si è licenziato da Google perché voleva essere libero di mettere in guardia dal rischio che l’IA diventi più intelligente, cioè più potente, di quella naturale. Intanto si sono già registrate nell’IA alcune abilità cosiddette “emergenti”, reazioni imprevedibili e per ora inspiegabili a input dati. Recentemente, sia OpenAI che Claude sono uscite dai perimetri di un test e hanno hackerato altre aziende collegandosi a Internet autonomamente.
A Gemini non importa niente di come stai e dove devi andare, ma agli Stati sì. Alle multinazionali fa comodo succhiare e possedere un’incessante e sterminata mole di dati degli utenti del pianeta, in una società dove il controllo è il crisma a suggello del Capitale. Possedere dati è una formidabile arma di ricatto nei confronti dei governi che volessero aumentare la tassazione per le big tech; in caso di una guerra ibrida tra nazioni, le società di IA possono vendere informazioni allo Stato che paga meglio, e in tempi di crisi a ogni Stato sta a cuore il controllo sui suoi cittadini al fine di conoscerne le paure, i bisogni, le opinioni politiche.
Sul valore e sul prezzo dei dati si fonda la carriera di Peter Thiel: fondatore di PayPal, ex socio di Elon Musk, nel 2003 Thiel ha creato Palantir, piattaforma di integrazione dati e analisi predittiva. Thiel, patrimonio stimato di 32 miliardi di dollari (Musk è a 860 miliardi), è il “profeta della tecnodestra” che ha investito in Trump prima della prima presidenza nel 2016. È a favore della produzione di armi governate dall’IA, di cui predica l’azione messianica in conferenze globali in cui discetta dell’“Anticristo”, che per lui è chiunque ponga un freno alla crescita incontrollata del progresso tecnologico in nome dell’etica o dell’uguaglianza; Anticristo è anche lo Stato sociale, la piaga che ammorba i Paesi europei limitando la sfrenata volontà del mercato (è un neoliberista italiano, diciamo un Calenda o un Renzi, ma senza filtri).
Palantir Gotham è la branca dedicata alla Difesa e alla sicurezza nazionale: unisce dati provenienti da fonti diverse (tabulati telefonici, transazioni bancarie, immagini satellitari) in un luogo sicuro per trovare collegamenti nascosti: usata nell’Antiterrorismo, può notare che una persona, per esempio, ha noleggiato un furgone, che un’altra ha comprato materiale esplosivo e che entrambe alloggiano nello stesso hotel, segnalando il pericolo agli analisti prima che l’attentato avvenga. Tra i clienti di Palantir figurano agenzie di sicurezza, Forze armate, Servizi segreti, Stati: Israele, Ucraina, Lituania, Spagna, tre stati federali tedeschi e naturalmente Stati Uniti, dove il suo software è usato dall’ICE, la milizia di Trump che spara ai manifestanti pro-immigrati, a loro volta tracciati e deportati grazie alle sue tecnologie. Dario Amodei, fondatore di Anthropic, ha sollevato dubbi etici sull’uso dell’IA nelle armi autonome dopo che Claude era stato usato per il raid in Venezuela del 3 gennaio che ha portato all’arresto del presidente Maduro e all’uccisione di centinaia di civili, e per condurre l’attacco all’Iran; perciò il Segretario alla Guerra Hegseth ha definito Anthropic un “rischio per la supply chain”, la catena di approvvigionamento della Difesa, e l’ha inserita nella lista nera che vieta ai contraenti militari di fare affari con lei.
Il 6 luglio, in una stazione di carburante a Zaporizhzhia, in Ucraina, tre vittime civili sono state uccise da un drone russo pilotato dall’IA, che ha non solo individuato i bersagli, ma “scelto” di colpirli. Per atroce ironia della sorte, il drone era guidato da un chip della Nvidia, colosso americano dell’IA.
Le aziende di IA si faranno concorrenza creando algoritmi sempre più potenti e autonomi. Secondo Hunting, i bot potrebbero imparare a scriversi i codici da soli, a meno che non gli si mettano dei limiti, cosa che non sta avvenendo per un concorso di colpa tra Capitale e governi. I colossi dell’IA avevano promesso che avrebbero dirottato fondi sulla ricerca, ma i governi, che hanno bisogno dei servizi dell’IA per condurre le loro guerre, non hanno intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai padroni del Capitale digitale, di cui sono servi. Forse è già come rimettere il dentifricio nel tubetto, e l’entropia, si sa, non fa che aumentare nell’universo.
Ancora su...
La Malavitola
A quasi due mesi dalla notizia su Lavitola indagato per la bomba a Ranucci, abbiamo letto di tutto. Che Ranucci la bomba se l’era messa da solo. Che gliel’aveva messa Lavitola d’accordo con lui. Che sapeva che gliel’aveva messa Lavitola, ma lo copriva con alibi e depistaggi. Che Lavitola gli aveva detto di stare attento, quindi era ovvio che stesse per mettergli la bomba. Che Ranucci va arrestato come Lavitola, a prescindere. Che deve tacere, ma pure “spiegare i suoi silenzi”. Che ha trasformato Report in “Telelavitola” con servizi-bufala su commissione. Che la mattina era un satiro divoratore di donne, ma nel pomeriggio aveva rapporti gay con Lavitola e con un attore (poi, forse, la sera diventava trans). Che ricatta tutti, anzi è ricattato da tutti. Che sta scrivendo un libro a quattro mani con la Boccia. Che è colluso con Gratteri e l’Anm. Che agisce per conto dei 5Stelle, anzi di Avs, anzi del Pd (per non parlare della “sinistra Usa” e forse di Putin), che però smentiscono, quindi “lo scaricano”. Che, siccome ha subìto molte querele temerarie da gente che non ha mai diffamato, non deve querelare chi lo diffama. Che, siccome vogliono cacciarlo da Report, deve “fare un passo indietro”, altrimenti “si imbullona alla poltrona”. Che deve prendere lezioni di etica da Minoli, Vespa, Colosimo, Delmastro, La Russa e pure dal generale Mori. Che – testuale – “minaccia la Rai” (Libero) e “fa pure la vittima” (Verità).
Purtroppo erano tutte balle, smentite dalle carte, dagli inquirenti e dalla logica. L’unica cosa vera, in attesa di un movente sensato per l’attentato, è che la Rai ha deciso di punire la vittima dell’attentato cacciandolo da Report. Ma non ne spiega il motivo, perché non esiste, a parte il fatto che Ranucci e Report stanno sulle palle al governo e a mezza opposizione e vogliono liberarsene in tempo per la campagna elettorale. La Rai aveva anche sguinzagliato il “Comitato Etico”, di cui nessuno sospettava l’esistenza vista la cloaca che va in onda da mane a sera, per passare ai raggi X ogni puntata di Reportsperando di scovare qualche trave o almeno qualche pagliuzza a cui appendere l’epurazione. Ma non ha trovato niente di niente. Quindi allontanare Ranucci è illegale per contratto, leggi, Costituzione e Media Freedom Act europeo: l’epurato avrebbe ottime chance di vincere la causa e tornare al suo posto in pochi mesi con procedura d’urgenza. Un nuovo caso Santoro in piena campagna elettorale. L’ultima speranza per questa Rai disperata è che la redazione di Report le tolga le castagne dal fuoco, spaccandosi e offrendo qualche nome improbabile come kapò per far fuori il conduttore e prenderne il posto. Chi vi fosse tentato si ricordi che fine fanno di solito i collaborazionisti: usati, spremuti e poi gettati nella spazzatura.
giovedì 27 agosto 2026
Pazzi, sono pazzi!
Mozione A. Nazzari
Nel 2001 il centrosinistra cercava un candidato pronto a schiantarsi contro B.. E, prima che trovasse quello giusto (Rutelli), Corrado Guzzanti impersonò Veltroni impegnato nel casting con la Turco. Paola e Chiara, i Fichi d’India, Heidi, Topo Gigio, Napo Orso Capo e Raoul Bova, per un motivo o per l’altro, avevano declinato. E pure Leonardo DiCaprio: “Ha rifiutato perché, dopo Titanic, non vuole fossilizzarsi nella parte di chi affonda”. C’era poi la corrente Amedeo Nazzari, ma Uòlter osservò: “Nazzari – lo dico a tutti i compagni dell’opzione A. Nazzari – è morto! Porca miseria: era perfetto, ma è morto. Ho pensato: candidiamolo anche da morto, ma è impossibile. Dobbiamo fare una riforma per questo. E pazienza, quest’anno è andata così”. Lo sketch di 25 anni fa torna attuale grazie a Roberto Speranza che, terrorizzato dall’“autogol” delle primarie Conte-Schlein, ha avuto un’idea geniale. Siccome il Melonellum che impone di dichiarare il candidato premier è un “anticipo di premierato”, i progressisti non devono svelare il proprio, ma fare “una scelta simbolica, come un neodiciottenne o un anziano partigiano”. Un candidato finto, un Trompe-l’œil, tant’è che non si vede perché escludere a priori un gatto, un ficus, un comodino, un androide, magari un drone.
Alle destre che chiederanno voti ai cittadini per rimandare la Meloni a Palazzo Chigi, il centrosinistra risponderà con un simpatico quiz: indovinate chi si nasconde dietro il nostro ragazzino o il nostro nonnetto? Ricchi premi a chi ci azzecca. Nel 1994 a destra si sapeva che in caso di vittoria B. sarebbe stato premier, mentre la gioiosa macchina da guerra di Occhetto&C. tenne astutamente coperto il proprio nome (si ipotizzò poi Ciampi, ma nessuno lo seppe mai, perché ovviamente vinse B.). Idem nel 2022, quando quell’altro genio di Letta vaneggiava di “agenda Draghi” ma senza indicarlo come premier, anche perché quello – come DiCaprio – non voleva stare con i perdenti e men che meno con Fratoianni che gli aveva sempre votato contro (in ogni caso vinse la Meloni e morta lì). Con questi precedenti beneauguranti (non c’è il 2 senza il 3), prepariamoci dunque alla scelta del diciottenne o del partigiano. La prima categoria, malgrado la denatalità, porrà problemi di abbondanza: quanti ne bastano per una nuova rissa nel centrosinistra (maschio, femmina o Lgbtq+? Di sinistra, di centro o grillino? Populista o riformista? Pro Pal, Pro Kiev o, Dio non voglia, pacifista?). Il partigiano, invece, sarà arduo trovarlo: per aver fatto davvero la Resistenza, dovrà essere nato non prima del 1927, cioè aver compiuto l’anno prossimo almeno 100 anni e respirare ancora. Alla peggio, c’è sempre l’opzione A. Nazzari.



