Il tunnel lungo il Muro del pianto unico luogo di culto accessibile
Di PAOLO BRERA
GERUSALEMME
La città vecchia di Gerusalemme è un deserto: niente turisti e niente fedeli in preghiera, bloccati a causa della guerra. La sola eccezione il cunicolo sacro all'ebraismo.
«Che fortuna! Ieri mio fratello ha dovuto aspettare in fila per due ore per venire qui al Muro del pianto», sorride Benny, professore di tecnologia in una scuola per disabili. Sono le 13.30, ha appena varcato davanti a noi l'accesso che conduce alla parte coperta del Muro. Dopo i controlli e un passaggio nei tunnel del Kotel, si arriva alla grande sala di preghiera del Wilson's Arch usata nelle giornate piovose e per lo studio del Talmud: uno dei suoi lati è la continuazione del Muro, davanti al quale normalmente si prega all'aperto sulla piazza adiacente. In fondo alla sala, l'Arco di Wilson affaccia sulla piazza deserta, chiusa da una transenna: i fedeli pregano comunque davanti allo stesso Muro, nella sezione coperta.
Le «regole di sicurezza» a cui hanno fatto riferimento la polizia israeliana e il primo ministro Netanyahu per giustificare di avere impedito non solo l'ingresso dei fedeli ma anche — prima del compromesso pattuito ieri — le celebrazioni a porte chiuse nel Santo Sepolcro, non impediscono di accedere a uno dei luoghi più sacri dell'ebraismo. Di pregare in piedi davanti ai blocchi di pietra erodiani del Muro.
Ci siamo tornati tre volte, ieri, in diversi momenti della giornata, senza alcuna difficoltà ad accedere. Al contrario, tutte e tre le volte abbiamo trovato chiusi i portoni del Santo Sepolcro, dove gli agenti all'ingresso non ci hanno lasciato passare. Lo stesso quando abbiamo tentato di avvicinarci alla Spianata delle Moschee in cui si trova Al Aqsa, il terzo luogo più sacro al mondo per i musulmani: anche in questo caso, in linea con le restrizioni comunicate dalle autorità, non si può passare, l'accesso è interdetto dai soldati.
Dopo l'aggressione all'Iran condotta insieme agli americani, gli israeliani hanno fortemente limitato l'accesso all'intera città vecchia e ai luoghi di culto. All'interno delle mura potrebbero accedere solo i residenti e i negozianti, il personale religioso accreditato, i giornalisti autorizzati e le forze di sicurezza. «La città vecchia e i luoghi sacri — spiegava domenica la polizia — si trovano in territorio complesso» con «reale pericolo per la vita umana in caso di incidenti con molti feriti». Ma raramente abbiamo trovato chiusi i varchi della città murata: nelle giornate normali e quando non c'è allarme aereo i soldati lasciano passare, ma non è la solita Gerusalemme. È una distesa di negozi chiusi tranne qualche banco di alimentari. Saracinesche abbassate, l'insolito silenzio in quel dedalo di vicoli in cui normalmente fatichi a conquistare il passo in una folla di turisti e fedeli, di religiosi e negozianti.
Ora è tutto cambiato. I soldati controllano ogni incrocio. Durante il Ramadan e persino nella grande festa di Eid al-Fitr, la polizia israeliana ha impedito ai musulmani di pregare ad Al-Aqsa e nelle strade adiacenti, costringendoli a farlo fuori dalle mura della città vecchia. All'inizio della settimana santa, nella Domenica delle Palme il patriarca Pizzaballa è stato bloccato all'ingresso del Santo Sepolcro insieme al Custode della Terra Santa, sebbene avessero programmato messa a porte chiuse e senza fedeli.
Solo gli ebrei sembrano avere più fortuna. Accanto al ristorante kosher "Between the Arches" c'è l'accesso che dalla città vecchia conduce al Muro del Pianto. Abbiamo attraversato diversi incroci presidiati dai soldati, e qualche transenna obliqua: si può andare, conferma un soldato con un segno della mano. All'ingresso finale c'è un gruppo nutrito di soldati indifferenti. L'atmosfera è rilassata, sorridono tra loro. Al varco non viene effettuato né un controllo dei documenti né viene chiesta la nazionalità, la religione praticata o le ragioni dell'accesso: si passa al metal detector ed eccoci sotto il monte del Tempio, nel luogo di preghiera più sacro per gli ebrei.
Qui di solito si va dritti, entrando nella piazza dall'alto. Ora la piazza è chiusa, si accede liberamente nei Tunnel del Kotel dove in tempi normali si organizzano visite guidate: ci sono reperti e scavi dai quali ci si affaccia su livelli profondi e sacri delle mura. Ora è l'unico passaggio per pregare al Muro, ed è aperto. Due fidanzati si scattano foto, un papà con l'abito tradizionale haredi avanza con tre bimbi accanto. In fondo, la sala è una sorta di sinagoga in cui ci si divide: le donne al piano superiore, i maschi scendono al livello della piazza. Ci sono le kippot bianche usa e getta per chi non ha con sé il copricapo, e i filatteri neri da legare al bicipite. Le sedie per la preghiera, i leggii per la Torah. C'è il Muro, soprattutto, davanti al quale gli uomini pregano in piedi. Due ragazzi entrano saltando le scale e sorridendo, con gli abiti neri degli haredim e i due boccoli di ricci fino alle spalle. Dall'Arco di Wilson una foto alla piazza, un'occhiata al resto del Muro.
Qui sotto, la guerra sembra non essere arrivata. I tunnel sono effettivamente una garanzia di sicurezza, ma l'accesso e le code — che abbiamo visto formarsi nei giorni scorsi e che ci ha confermato Benny, il professore incontrato all'ingresso — restano comunque una minaccia. La polizia israeliana, alla quale ieri abbiamo chiesto di spiegarci perché sia consentito l'accesso al suo luogo sacro solo alla comunità ebraica, non ha risposto alle nostre domande.