martedì 21 aprile 2026

dio Utile

 



Mi raccomando Anto'!

 



Cattiveria

 



Ellekappa

 



Analisi patronale

 

Da Marina a Salis a Craxi il padronato si fa donna 


di Daniela Ranieri 

La stampa italiana, sempre in cerca di donne che governino come o peggio degli uomini in vista dell’imminente débâcle della Meloni (una “fuoriclasse”, “avercene”, nel 2022), è divisa in tre come la Gallia di Cesare. Sono tre, infatti, le donne che vellicano gli appetiti del blocco borghese.

Una è Marina Berlusconi, che ha acquisito dall’albero genealogico l’inevitabile fascino nero, ma è riuscita a conquistare la prima pagina di Repubblica (per sponsorizzare il Sì dal referendum di Nordio). Neo-cavaliera del Lavoro per evidenti meriti (aver ereditato un impero costruito con la frode, l’inganno, la corruzione), proprietaria col fratello Pier Silvio di un semi-monopolio editorial-finanziario-televisivo e del non-partito Forza Italia, Marina porterebbe in dote, più che un amore per l’Italia che non sembra nutrire (peraltro ricambiata), una tanica di liberalissimi diritti civili. Marina è quasi Lgbtq (proprio lei, la figlia di quello per cui “è meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”) e paladina dei diritti delle donne, dei quali si è erta a difesa biasimando un puntuale articolo di Pino Corrias in quanto “misogino” (sempre lei, la figlia del raccontatore compulsivo di barzellette sporche a tema “culo”, “tette” e “fica”, colui che disse a Rosy Bindi: “Lei è sempre più bella che intelligente”). Una sua discesa in campo sarebbe salutata con favore, oltre che dalle banche, da quel sistema estremista di centro che ha pompato personaggi come Passera, Cottarelli, Calenda, Ruffini etc.; vedrete che ci sarà chi, dopo aver retto bordone alla Meloni per 4 anni, vorrà spiegarci che è pur meglio una liberale che una post-fascista. Ricordiamo che il babbo a un certo punto è stato “un argine ai populisti”.

Un’altra è Stefania Craxi, rivalutata come possibile Merkel da quando è stata nominata capogruppo di FI al Senato al posto di Gasparri (era meglio anche niente, piuttosto che Gasparri), intervistatissima sui rapporti tra Italia e Usa, come se dall’episodio di Sigonella di cui fu protagonista il padre lei avesse tratto per osmosi schiena dritta e pugno di ferro. Dopo che al babbo sono stati dedicati libri, film, spettacoli teatrali e strade per eternare il contributo che egli ha dato al progresso etico del Paese, sarebbe ora di restituire qualcosa agli eredi Craxi, ai quali nel 2021 la Cassazione ha intimato di pagare allo Stato oltre 10 miliardi di lire delle tasse evase dal papà nascondendo fondi illeciti in conti svizzeri. “Non abbiamo ereditato nulla, nulla c’era da ereditare, se non i valori e le idee”, ha detto Stefania, quindi nisba: ci ripagherà in valori invece che in miliardi di lire (e dove approda naturaliter un politico coi valori? In Forza Italia, ovvio).

La terza donna scatena la stampa marpiona: è Silvia Salis, sindaca di Genova. Salis è il segno che il virus renziano ha fatto il salto di specie, o meglio di genere, incubandosi in questo modello aggiornato e con cromosomi XX del vecchio prodotto di punta del neoliberismo. Dovrà avere lo stesso ruolo che aveva Renzi: triturare lo Stato sociale con sorrisi e fresco entusiasmo. Salis è la continuazione di Renzi con altri mezzi, ma non è un clone 1:1 del prototipo: laddove l’eloquio di Renzi gronda di retorica, celie, minacce, quello di Salis è basic, levigato e light come il pensile di una cucina Ikea; mai un guizzo, mai un’asperità che possa impensierire gli elettori (e giammai gli intervistatori, che tornano da un colloquio con lei risanati come dopo un’ora di spa in un centro termale); anche quando fa cose di sinistra, come cantare in piazza Bella ciao, sembra Chiara Ferragni quando pubblicizzava gli Uffizi. Il Foglio si porta avanti quale organo ufficiale di un partito-startup guidato da lei, pop in superficie e conservatore in sostanza, chiamandola “la Nilde Iotti con giacca Armani”. Lei seleziona il suo elettorato: giovani (perciò il concerto techno “gratis” a Genova, in realtà uno spottone elettorale costato 140mila euro pubblici); anziani del Pd spaventati dai “comunisti” à la Schlein (sì, buonanotte), ma non tanto da votare FI; “riformisti”, cioè renziani dormienti, pronti a usare la ex martellista olimpica per tornare ai piani alti delle Istituzioni. Lo fa pubblicando una foto in cui appare in poltrona a piedi nudi; in bella vista, un paio di scarpe da 1.300 euro, lo stipendio medio di un insegnante, di un operatore sanitario, di un metalmeccanico. Perché non farne la nuova madonnina di un Pd pastorizzato e innocuo, archiviate la botticelliana Madia e la giaguara Boschi? Schlein, dicono i giornali, ha “sbilanciato il Pd a sinistra”; in realtà aprirebbe le porte delle primarie e del governo al M5S, cosa da evitare assolutamente. Dopotutto, il blocco borghese è di bocca buona: ha provato a rivenderci come candidata di centrosinistra pure Letizia Moratti, arruolata a Milano da quei grandi statisti di Renzi e Calenda.

L'Amaca

 


Aridatece i Krupp!

di Michele Serra

Se io produco tecnologia militare, il mio interesse è che la spesa militare sia sempre più alta, gli eserciti sempre più forti e più finanziati. Meglio ancora se la guerra diventa (come sta accadendo ora) una specie di condizione permanente; economicamente, politicamente, ideologicamente.

È quanto si deduce dal "manifesto" in 22 punti che Palantir, il colosso tech americano, ha diffuso in rete spiegando (papale papale, verrebbe da dire, se il Papa non avesse appena detto quello che ha detto sulla guerra e su chi ne approfitta) che esiste, per Silicon Valley un «dovere morale» a sostenere la difesa dall'America. Quello che l'acciaio dei Krupp fu per il Terzo Reich equivale a quello che l'IA di Palantir è oggi per l'America di Trump? In termini strutturali (tecnico-economici) certamente sì. La quadratura del cerchio è scoprire che anche in termini sovrastrutturali (ideologici e culturali) ci sia una forte adesione all'idea che esista una Nazione-guida ed esistano valori-guida: e a essi l'umanità debba sottomettersi, volente o nolente, ovviamente per il suo bene.

Siamo al dottor Stranamore, ed è bene saperlo. In un certo senso dobbiamo essere grati a Palantir per la schiettezza, quasi per il candore. Nemmeno i Krupp, a loro tempo, spesero per la Germania la palpitante empatia che oggi Palantir manifesta per il Pentagono. La Seconda guerra mondiale fu per loro un ottimo affare, non una missione morale. Pare, anzi, che alcuni membri di quella famiglia disprezzassero Hitler. Non così Palantir, che in un certo senso indora il rapporto tra guerra e profitto ammantandolo di nobili intenzioni. Verrebbe da dire: «aridatece i Krupp».

L'avevo notato....

 

Che storia che fa 


di Marco Travaglio 

L’intervista di Fabio Fazio a Giuseppe Conte ha svelato tanti particolari inediti della storia recente che ci erano sfuggiti. Credevamo che aver votato, come Conte dice di aver fatto una volta, per la sinistra Dc di De Mita non fosse proprio un’onta, almeno per Fazio: sennò l’avrebbe detto a Mattarella, Prodi, Bindi&C. che ne furono non elettori occasionali, ma dirigenti o esponenti di spicco. Pensavamo che le primarie aperte per il candidato premier le avesse inventate il Pd, che le indisse ancor prima di nascere nel 2005 (Prodi) e nel 2012 (Bersani): invece abbiamo scoperto che le ha inventate Conte e non vanno fatte perché rischia di vincerle lui. E poi “i tifosi dell’Inter non scelgono la formazione del Milan”: quindi per Fazio il segretario del Pd è Bonaccini, scelto dagli iscritti (i milanisti), e non la Schlein, eletta dai non iscritti (gli interisti). Sapevamo che la Meloni vinse perché Renzi e i poteri retrostanti rovesciarono il Conte-2 e riportarono al governo FI&Lega ridotte ai minimi termini; perché il governo Draghi fu così penoso da raddoppiare i voti alla Meloni, sola all’opposizione, dal 12,5 al 26% in 18 mesi; e perché Letta e i poteri retrostanti rifiutarono di allearsi col M5S, preferendogli Di Maio, Tabacci, Calenda e Bonino. Invece abbiamo scoperto che fu perché Conte sfiduciò Draghi (che non chiedeva di meglio) con sei mesi d’anticipo, impedendogli di portare FdI al 30%. Pensavamo che i governi si giudicassero dai fatti e che il Conte-1 giallo-verde avesse fatto più cose progressiste degli ultimi 6 o 7 governi (dl Dignità, Rdc, Spazzacorrotti, tagli a parlamentari e vitalizi…). Invece abbiamo appreso che basta dichiararsi “di sinistra”, come fa il Pd e non fa Conte, per poter fare le peggiori porcate: governi con FI (Monti e Letta), Verdini e Alfano (Renzi e Gentiloni), FI e Lega (Draghi), Jobs Act, art. 18 abolito, Buona scuola, Italicum, Rosatellum, schiforma costituzionale 2016, Cartabia, riarmo ecc.

Pensavamo che sia il M5S sia il Pd avessero governato con la Lega: ora sappiamo che il M5S fu incoerente, mentre il Pd fu lineare. Pensavamo che il dl Sicurezza del 2019, peraltro privo di conseguenze rilevabili, l’avessero firmato Mattarella e Conte dopo averlo depurato dei profili incostituzionali: ora apprendiamo che per Conte fu peggio delle leggi razziali, mentre per Mattarella fu un nobile gesto. Pensavamo che i filo-putiniani fossero Mattarella, che fino al ‘22 decorò i migliori gerarchi russi, e Renzi, Gentiloni e Calenda, che facevano gli amiconi di Mosca dopo l’annessione della Crimea: invece il putiniano è Conte, che a Putin non ha mai dato nulla. Stavamo per annotarci queste sensazionali scoperte storiche quando, nello studio di Fazio, ha fatto ingresso il suo storico di riferimento: Giucas Casella.