sabato 4 luglio 2026

Prima Pagina

 



Natangelo

 



L'Amaca

 


Quei pochi neuroni ribelli

di Michele Serra


La trasformazione degli adulti in bambini (meglio, la loro eterna permanenza nell'infanzia) è lo scopo ultimo del consumismo, ovvero del Paese dei Balocchi in cui viviamo con alterno godimento. La pubblicità, con rare eccezioni, ci parla come si parla ai bambini, con il tono coccolante e festoso che normalmente, nella vita vera, non è in uso dopo gli otto anni di età. («Il pubblico ragiona come un bambino di otto anni», disse Berlusconi che sapeva bene come tenere buoni i sottoposti, cioè l'umanità quasi al completo). Il mercato ci vuole giocosi e incontentabili, in costante stato di desiderio, benché muniti — solo vero salto di qualità dell'età adulta — di carta di credito.

In rare e per questo preziose occasioni, l'adulto avverte che qualcosa non va: e prova a ribellarsi. È il caso di quei piloti di Formula Uno che hanno espresso fastidio per la parata pre-gara su automobiline costruite con i Lego, una delle tante maniere con le quali quel mondo, affamatissimo di quattrini, si finanzia. Benché imbottiti di soldi, e costellati dal casco alle babbucce da corsa di etichette ben pagate, e dunque partecipi consenzienti di quel bengodi, alcuni piloti, sfilando su quei trabiccoli sponsorizzati, si sono sentiti trattati da scemi. Verstappen ha detto: con i Lego preferisco giocarci con i miei bambini, a casa. Per la serie: quando è troppo, è troppo.

Non sappiamo come andrà a finire. Quasi certo che i piloti verranno ricondotti al loro ruolo, che è sì di destrezza sportiva e traiettorie virtuose, ma anche di obbedienza contrattuale. Però consola scoprire che esiste ancora una certa percezione del ridicolo. Qualcosa, in fondo al cervello umano, ancora ambisce alla libertà. Forse abbiamo dei neuroni Spartaco.

Ahah!

 

Parliamo di Masha e Orso 


di Marco Travaglio


Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam? Gli ispettori Onu le cercarono per mesi, ma non le trovarono perché non esistevano. Eppure Colin Powell ne esibì una provetta (col piscio del suo gatto) e tutti finsero di credergli. Risultato: guerra illegale all’Iraq, 600mila morti. Ora Tulsi Gabbard, capo uscente della Direzione intelligence Usa (che unisce le 18 agenzie di spionaggio, dalla Cia in giù), ha desecretato i report su 120 laboratori biologici costruiti e tuttora finanziati dal suo Paese in 30 Stati alleati: oltre 40 sono in Ucraina e conservano agenti patogeni letali (in quello di Kharkiv ci sono antrace, Ebola e peste suina). Mosca lo denunciava da anni, Washington smentiva, la stampa al seguito rideva: “propaganda putiniana”. Ora che ci sono le prove, ha smesso di ridere, ma anche di scrivere (a parte Newsweek, che ha chiesto lumi allo staff di Biden, senza riceverne neppure un “no comment”). Sulle false armi di distruzione di Saddam abbiamo fatto una guerra, su quelle vere di Zelensky&C. tutti tacciono. Così come sulle scorribande di terroristi di Stato ucraini in Europa (Italia inclusa) per far esplodere gasdotti e petroliere, assassinare politici, blogger, dissidenti, oligarchi sgraditi al regime, inscenare operazioni sotto falsa bandiera russa per trascinarci nella terza guerra mondiale. Se qualcuno parlasse, ce ne sarebbe a iosa per smettere di finanziare e armare Kiev e di vaneggiare del suo ingresso nell’Ue, ma anche per far scattare l’articolo 5 Nato contro questa minaccia permanente alla sicurezza di tutti noi europei.

La Polonia inizia a capire chi rischiamo di metterci in casa, ora che Zelensky – ormai in mano ai fascionazionalisti di casa sua – ha promosso a “eroi” i collaborazionisti dei nazisti che sterminarono oltre 100mila fra polacchi ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale: Varsavia gli ha revocato un’alta onorificenza. E, dopo l’attentato a Montecarlo della killer ucraina che scorrazza impunita per l’Europa, potrebbe rinsavire pure la Francia. Ma gli altri fischiettano o estraggono armi di distrazione di massa. In mancanza di droni russi freschi e di nuove cartelle cliniche di Putin, il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna dichiara guerra a Netflix perché trasmette il cartoon russo Masha e Orso, che “fa parte del soft power del Cremlino con messaggi filorussi e militaristi ai bambini, normalizzando l’aggressione all’Ucraina”. E la Polizia ucraina chiede all’Ue di sanzionare il cartone animato perché, visto il successo, “genera indirettamente entrate economiche per la Russia”. In attesa del pronto intervento di Von der Leyen e Kallas, c’è un solo modo per salvare milioni di infanti dal diabolico influsso di Masha e Orso: una gita scolastica al biolaboratorio di Kharkiv.