mercoledì 12 agosto 2026

Natangelo

 



Dati nauseabondi

 

Le multinazionali complici sui tumori. E la politica tace


di Riccardo Falcetta - Medico del Lavoro - Torino 

Settantacinquemila. Numero stimato (per difetto) di morti causate da tumori di origine occupazionale all’anno in Europa (dati 2024). Circa diecimila (stima INAIL) in Italia. In maggioranza tumori polmonari e mesoteliomi pleurici. Ma tra le cause di morte ci sono quasi tutti i tumori. Le cause? Esposizioni occupazionali, come l’amianto, di quaranta-cinquanta anni fa, anche per periodi brevi. A questi numeri spaventosi si affianca una gravissima sottonotifica causata, tra l’altro, dalla complessità correlata alla individuazione di questi tumori, indistinguibili se non viene chiarita e analizzata l’esposizione a cancerogeni durante il lavoro. I tumori indennizzati (dati 2024) in Europa sono circa 4.000. Poco più del 5 per cento. Al danno massimo si aggiunge la beffa dell’oblio. 

La scienza ha accertato, fin dagli anni 60, che l’amianto provoca il cancro del polmone e della pleura. Negli ultimi 60 anni molte sostanze sono state riconosciute cancerogene (126, per la precisione – dati del 2023), addirittura alcuni “lavori” (i vigili del fuoco, per esempio), e indicate nell’elenco della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). In questo lasso di tempo, in Italia e in Europa, decine di milioni di lavoratori (e di cittadini) sono stati esposti a questi cancerogeni, rilevabili sia in ambiente di lavoro, sia nell’ambiente di vita, nell’aria, nell’acqua, nel cibo. Una vasta e documentata casistica ci conferma che i principali responsabili della immissione in ambiente di lavoro e di vita, praticamente senza precauzioni, di centinaia di sostanze poi rivelatesi cancerogene, sono i grandi gruppi multinazionali. In nome del profitto e, frequentemente, consapevoli del rischio, hanno nascosto le informazioni e omesso di proteggere la salute dei lavoratori e dell’ambiente. Risultato: una strage. Silenziosa. Di cui si parla troppo poco. Sempre minimizzando. Sempre indicando, con ipocrisia interessata, i morti. Ma evitando di interrogarsi sulle cause effettive. Attaccando gli scienziati che studiano le cause dei tumori. 

Emblematico il comunicato congiunto (8 giugno 2026) del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. Vi si afferma, tra l’altro: “Negli ultimi anni, scienziati, responsabili politici e parti interessate hanno sollevato interrogativi in merito alla coerenza, alla trasparenza e all’applicabilità nel mondo reale di alcune valutazioni internazionali del rischio di cancerogenicità condotte dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)”. Il comunicato prosegue con un chiaro tentativo di delegittimazione delle attività della IARC, Agenzia intergovernativa dell’OMS per la ricerca sul cancro. Di seguito il commento di Rodolfo Saracci, autorevole epidemiologo italiano, sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione: “Questo comunicato è un missile in piena regola da anni atteso dalle lobby industriali negli Stati Uniti e in tutto il mondo. (…) Lo scopo principale del missile è evidentemente un altro: squalificare il lavoro scientifico della IARC, spingere per l’abolizione del programma di valutazione ‘IARC Monographs on the identification of carcinogenic hazards to humans’ in modo che non ci sia nessuno che sia in grado, non tanto di valutare, quanto semplicemente di ‘sollevare problemi’”. 

Il turbofinanzcapitalismo si è impossessato della politica la quale produce leggi che, come successo anche in Italia, deresponsabilizzano le imprese e impediscono la ricerca. Ma i fatti sono altri: le malattie tumorali si avviano a diventare la prima causa di morte. Nonostante il tentativo (sempre più inefficace) delle multinazionali, complice l’informazione mainstream, di dissimulare i fatti, appare di tutta evidenza che l’immissione senza precauzione di migliaia di sostanze in ambiente di lavoro e di vita, verificatasi negli ultimi cinquant’anni, presenta il conto a tutta la collettività. L’economia deve essere portata sotto il controllo democratico della politica. La Costituzione indica la strada. Art. 32: salute diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Art. 41: l’impresa economica privata è libera, ma non può svolgersi contro gli interessi della collettività. Utopia? Forse. Ma resta l’unica strada.

Le Calende

 

Scoperte. Svelato il mistero delle linee di Nazca: erano un’intervista a Calenda


di Alessandro Robecchi 

L’umanità si è interrogata per anni, per secoli, per millenni, su alcuni affascinanti misteri senza spiegazione, ma finalmente gli studiosi del Fatto Quotidiano, in collaborazione con le più prestigiose università del mondo sono in grado di interpretare eventi e fenomeni arcani. Ecco un piccolo parziale elenco.

Le linee di Nazca. Realizzate dalla civiltà Nazca tra il 500 a. C. e il 500 d. C, le enormi linee visibili solo dal cielo nel sud del Perù non sono disegni di animali o opere votive in omaggio agli dei, ma una lunga intervista a Carlo Calenda. Gli scienziati hanno ricostruito domande e risposte condensate in quegli enormi simboli. Una linea lunga sei chilometri chiede: “Chi vincerà”? E un ghirigoro che copre la superficie di 1.340 ettari sarebbe la risposta: “Non vincerà nessuno, ci sarà un pareggio e deciderò tutto io”. La civiltà Nazca si estinse poco dopo.

Le pitture rupestri di Sulawesi. Datate almeno 60.000 anni fa, sono forse la prima opera d’arte dell’uomo. Recenti scoperte hanno stabilito che si trattava in realtà di strumenti per informare il popolo sulle questioni politiche dell’epoca, e rappresentano la prima intervista a Carlo Calenda scritta sulle pareti di una grotta. Famosa la schiera di guerrieri, ben cinque, che campeggia all’inizio della grotta, che sarebbero tutti gli elettori di Calenda, ma gli scienziati ancora si dividono sulla famosa rappresentazione della mano umana rivolta al cielo che nella lingua dell’antica Indonesia significherebbe “Sama Sama Terima Maaf”, traducibile con “Ma vai a cagare!”

La piramide Maya di Palenque. Meno nota di altri siti archeologici della civiltà Maya, la grande città sepolta di Palenque era dedicata a una divinità controversa: Carlocalendiaxical, un’aquila (per l’astuzia, si suppone) con il volto di uno stagista alla Ferrari raccomandato da Montezemolo (parente di Montezuma). Inviso al 97 per cento della popolazione e adorato dal restante tre per cento, a Carlocalendiaxical si chiedevano previsioni e vaticinii, tra cui il più famoso, scolpito nel ventre del tempio: “Ma sì, arriveranno gli spagnoli, ma niente paura, ci sarà un pareggio e governerò io, con Gentiloni e Pina Picierno”.

Gutemberg e il primo libro. Secondo gli storici, il primo libro stampato con caratteri mobili da Johannes Gutemberg, nel 1450, fu la Bibbia, ma questa certezza è messa in dubbio dal ritrovamento di un poderoso volume stampato con la stessa innovativa tecnica due anni prima: un’intervista a Carlo Calenda, dal titolo “Nec dextrorsum nec sinistrorsum”. Il libro non ebbe successo, anche se le gazzette dell’epoca ne pubblicarono ampi stralci e diede origine a uno spettacolo teatrale comico-grottesco, rappresentato proprio a Magonza nel 1451, con tre spettatori paganti.

La stampa italiana. Ancora più misteriosa delle linee di Nazca e più terribilmente affascinante dei riti Maya, è l’attuale quotidiana pubblicazione su organi di stampa italiani di un genere letterario catalogabile tra l’horror e la commedia all’italiana: l’intervista a Carlo Calenda. Con varie sfumature, toni, inflessioni dialettali stile sora Lella, argomentazioni improvvisate, tatuaggi, e richieste di investimenti in armi, la tesi è sempre quella: destra e sinistra pareggeranno e tutti in ginocchio si recheranno da lui a chiedergli di governare il Paese, insieme a Gentiloni e Pina Picierno.

Il Calendaxil. È un farmaco (necessaria la ricetta) consigliato per la cura della mitomania e la stabilizzazione del paziente durante le interviste televisive.

A proposito di...

 

I sepolcri imbiancati


di Marco Travaglio 

Dopo l’arresto di Lavitola per l’attentato a Ranucci siamo più o meno al punto di un mese fa, quando il faccendiere berlusconiano pregiudicato (tre sinonimi) fu indagato a piede libero: al netto di una grave patologia psichiatrica, che peraltro lo salverebbe dal processo, non c’è un movente razionale che spieghi ciò che ha fatto. Ma il fatto di cronaca diventa la cartina al tornasole della cosiddetta destra e dei suoi cosiddetti giornali. Fanno i “garantisti fino a sentenza definitiva” (e pure dopo la condanna in Cassazione) per gli amici loro, mentre qui hanno già deciso chi è il colpevole: Ranucci, cioè la vittima. Il quale, siccome non è accusato né sospettato di nulla, deve spiegare la bomba sotto casa sua, di cui il gip afferma che non sapeva nulla. Spiritosi come sono, scrivono che il Fatto è “garantista” con Ranucci e “giustizialista” con gli altri: ma il garantismo riguarda le garanzie per indagati e imputati, e Ranucci non lo è. Se venisse fuori che sapeva del progetto criminale di Lavitola, meriterebbe una bella condanna per concorso o favoreggiamento.

Ma purtroppo non risulta. E lo sanno anche lorsignori, infatti da un mese sparano centinaia di articoli per spostare il tiro dagli unici fatti assodati – l’attentato a Ranucci e la sua sciagurata amicizia con Lavitola – insinuando che il faccendiere pilotasse i servizi di Report. Il loro scopo non è capire il movente della bomba, ma potenziarne l’effetto. Siccome Ranucci è rimasto sventuratamente illeso (nel 2025 il Foglio si rammaricò che fosse pure scampato a uno tsunami), che almeno l’ordigno serva a farlo fuori dalla Rai e a silenziare Report per sempre. Il guaio è che la Rai non può cacciare un conduttore perché ha subìto un attentato, quindi le fogne dattilografe s’ingegnano per fornirle dei pretesti con bufale sesquipedali contro un’intera redazione di giornalisti bravi e coraggiosi. In pratica, fanno ciò che accusano Report di aver fatto ma i magistrati escludono: che il programma andasse a rimorchio di Lavitola per raccontare notizie false. Purtroppo qui le uniche notizie false sono quelle inventate ogni giorno dai 9/10 della stampa, quella sì a rimorchio: dei padroni e del governo. Gente che da 35 anni, senza fare un plissé, prende ordini da fior di galantuomini: Silvio e Paolo B., Verdini, palazzinari, frodatori fiscali, ras delle cliniche e altri editori purissimi. Ma anche da Lavitola: il dossier Montecarlo per silurare Fini era suo per conto di B., e uscì sui giornali di destra proprio quando il leader di An ruppe con B. sulla giustizia. Ora, con comodo, questi maestri di giornalismo, inclusi gli habitué del suo ristorante e dei suoi sondaggi, ci spiegheranno quando esattamente Lavitola ha smesso di essere una fonte purissima per diventare una merdaccia.