lunedì 6 luglio 2026

Succede anche questo!

 


Infinita vergogna!

 

Gaza, il governo ora ammette: “Israele blocca le evacuazioni sanitarie dalla Striscia” 


di Giacomo Salvini 


“Siamo il Paese che ha salvato più vite a Gaza”, diceva a settembre scorso il ministro degli Esteri Antonio Tajani in Parlamento dando i numeri sui 181 bambini accolti in Italia da Gaza. Questo accadeva prima dell’attacco del 28 febbraio scorso da parte degli Stati Uniti e di Israele nei confronti dell’Iran e la relativa crisi con i Paesi del Golfo. Da allora, infatti, le evacuazioni per ragioni sanitarie dalla striscia di Gaza “sono sospese” e “non ci sono notizie certe su quando saranno ripristinate”. Ad ammetterlo è stata nei giorni scorsi la Farnesina rispondendo a una richiesta della senatrice del M5S Alessandra Maiorino che chiedeva al ministero degli Esteri di far uscire dalla striscia di Gaza una madre palestinese, Dina Nabahin, con i suoi quattro figli che hanno bisogno di cure mediche che non possono essere garantite nella striscia.

La segnalazione riguarda una delle molte famiglie che in questi mesi non riescono a uscire dall’imbuto infernale di Gaza. Una famiglia come tante altre: la madre lavora con associazioni umanitarie, il marito è un medico e tre dei loro quattro figli necessitano di cure “continue” che vanno da un piede che ha subito diverse operazioni e rende difficile camminare alla cura di un rene. A febbraio scorso è stata fornita la documentazione medica al Dipartimento della Protezione civile per chiedere un’evacuazione medica da Israele all’Italia con le garanzie di sostenere le spese di mediche e di mantenimento dei figli. Ma da allora non ha ricevuto risposta.

L’1 luglio la segreteria della senatrice M5S Maiorino ha chiesto lumi all’unità di Crisi della Farnesina che ha risposto ufficialmente che “pur comprendendo” le difficoltà dei cittadini palestinesi, in base ai criteri delle autorità israeliane, possono essere evacuati solo cittadini gravemente feriti o malati, ricongiungimenti familiari o ricongiungimenti con cittadini stranieri con permesso di soggiorno. Inoltre, specifica il ministero degli Esteri, le evacuazioni dalla striscia avvengono “esclusivamente nell’ambito di operazioni umanitarie coordinate a livello internazionale”.

Poi vengono presentati i termini e l’iter per le evacuazioni con una sorta di vademecum: le priorità sulle valutazioni medico-sanitarie vengono effettuate dall’Organizzazione mondiale della Sanità insieme al ministero della Salute di Gaza per individuare i pazienti urgenti. Quindi è necessario che ogni richiesta “venga sottoposta all’Oms” per inserire le persone nelle liste di evacuazione e solo in questo caso potrà essere avviata un’interlocuzione con la Protezione Civile. La Farnesina però precisa che le evacuazioni sanitarie sono “subordinate alla pianificazione delle competenti Autorità israeliane” che determinano le modalità di evacuazioni specificando che “l’effettiva uscita dei nuclei è vincolata all’autorizzazione insindacabile e preventiva delle stesse autorità israeliane, che ne detengono piena titolarità”.

Nella conclusione della risposta arriva la doccia fredda: l’unità di Crisi della Farnesina dice che prende nota del nominativo della donna ma specifica che “allo stato attuale a causa dei recenti accadimenti nel Golfo, le operazioni di evacuazione medica sono state sospese e non abbiamo notizia certa su quando verranno ripristinate”. Sono invece attivi i corridoi universitari: a metà maggio la Farnesina ha fatto entrare 72 studenti palestinesi, di cui 9 resteranno in Italia per proseguire il percorso di studi.

La risposta della Farnesina ha provocato la reazione della senatrice Maiorino: “Il governo ha dimenticato di dire che ogni evacuazione dalla Striscia di Gaza, persino quelle per gravi ragioni mediche, persino di bambini, è sospesa a giudizio insindacabile di Israele – spiega – Se ne erano dimenticati? Difficile crederlo. La non interruzione dei rapporti commerciali e persino militari con Israele è sempre stato motivato dal fatto che questo avrebbe favorito la possibilità di offrire sostegno alla popolazione di Gaza agonizzante. Ora che sappiamo la verità, anche questa scusa è caduta”.

AIAAA!

 

Salvatore Sanfilippo: “Le macchine sono già intelligenti, ora la vera sfida siamo noi umani” 


di Antonello Caporale 

Il computer prima di Salvatore Sanfilippo era una macchina ignorante. Non era dotato di un archivio nel quale trovare risposte alle nostre domande. Vero o falso?

Falso. C’erano già, per fortuna, delle intelligenze artificiali aperte, scaricabili da chiunque. Il mio lavoro nasce dall’idea che questa circostanza andasse sfruttata. Cosa mancava? Di legare i pezzi nel modo migliore.

Siciliano, geniale, mostruosamente bravo, a cinque anni compulsava il computer di papà. Da allora sviluppa il genio o inizia l’ossessione?

Geniale dice? Forse ciò che reputiamo tale è solo la comunione tra capacità poco diffuse (ma non eccezionali) e un impegno non comune. Il fatto di non essere troppo nerd mi pare un indizio della mancanza di ossessione. Per me l’informatica rimane un diletto, e il diletto, quello vero, conduce a rendere seri e verificabili gli sforzi compiuti.

Nelle campagne di Campobello di Licata realizza un programma per l’infrastruttura digitale che si chiama Redis. Consente al computer di avere una memoria.

È un po’ come la memoria a breve termine: più veloce, più sfuggente, meno capiente. Ma l’arrivo di Redis in contemporanea con l’avanzata dei social agevola certi processi e spinge Redis in alto nelle classifiche di gradimento.

Chi fa i soldi con internet (Amazon, Instagram, Twitter, Airbnb etc) utilizza Redis. Perché ha accettato di condividere gratuitamente con chi invece fattura milioni su milioni?

Ho accettato di condividere il mio software con tutti, da chi fa ricerca a chi fa soldi senza scrupoli perché non posso scegliere l’identità del mio utente. La tecnologia abilita il progresso, io sono un accelerazionista, credo che il superamento degli eccessi del capitalismo passerà attraverso il sorpasso del sistema attuale, e non attraverso un suo rimpiazzo voluto, votato dalla gente e attuato dai governi.

La macchina che fino a ieri sapeva solo ricordare ora ha la capacità di ragionare. Ragiona al nostro posto. L’intelligenza artificiale quanto è pericolosa?

I rischi sociali non mi preoccupano: nel breve periodo ci saranno scompigli, ma ci adatteremo presto. Sono preoccupato per i rischi esistenziali che una macchina super intelligente pone. Sono remoti, ma non sono del tutto assenti.

Lei ama scrivere romanzi. In quello di maggior successo, Whope, aveva previsto l’avvento dell’AI. Farà davvero strage di posti di lavoro?

In alcuni settori sta già accadendo, si pensi ai traduttori. Eppure, i processi in atto sono altamente non lineari: in questo momento i programmatori sono parzialmente rimpiazzabili, ma se puoi fare più lavoro con l’aiuto dell’AI, le aziende potrebbero finire per assumere più di prima. Qualcuno deve pur decidere cosa fare e come farlo, e l’aumento di produttività potrebbe rendere il peso dei salari irrisorio rispetto ai vantaggi potenziali. E poi, ci sono le scelte politiche. Qualsiasi cosa accada, bisognerà non lasciare indietro chi perderà il posto di lavoro.

L’intelligenza artificiale ragiona al mio posto oppure mette in scena un ragionamento, lo simula? E se poi appalto l’intelletto alla macchina, del mio che ne faccio?

Sono un funzionalista. Se una macchina fa ciò che io ritenevo essere il solo frutto dell’intelligenza umana, allora quella macchina per me è intelligente.

Ha 49 anni, vive a Catania, ora sta facendo altre diavolerie (Dwarf Star). Sanfilippo quanti milioni di euro ha stipato sotto il materasso?

Sono riuscito a sollevarmi (spero per sempre) dall’incubo di pagare l’affitto e la bolletta, incubo che mi ha rincorso fino ai miei trent’anni. Ma il mio scopo non era massimizzare la mia ricchezza: non ho la barca che sfoggia il professionista affermato, ma ho il vantaggio – decisivo – di non desiderarla.

domenica 5 luglio 2026

L’Era


Cosa caratterizza questi tempi? Semplice, semplicissimo: stiamo vivendo l’Era dell’Assuefazione. Ci stiamo, come buoi, adagiando in un altipiano indecente di normalità: hanno ucciso 30mila bambini, stanno assassinando un popolo intero? Normalità, però ci indignano, con tutto il rispetto, per un cagnolino abbandonato. C’è un presidente instabile mentalmente che ha già introiettato 2,5 miliardi di dollari giocando in borsa e con le criptovalute? Normalità, però l’assessore che prende la bustarella da 5k e no, quello no, è indecente! Ci sono persone che non si curano perché non hanno soldi, code alla Caritas per il pranzo che si allungano e contemporaneamente spenderemo 17 miliardi in nuove armi nella Nato, perché così vuole quel bastardo biondo che poi ce le venderà? Normalità, però c’indigniamo per la sporcizia negli ospedali pubblici e per le attese per le visite mediche. Stiamo soffocando da un caldo micidiale, sul Cervino piove, lo zero termico supera i 4000 e nessuno pensa a come correre ai ripari? Normalità, tanto ci sono i condizionatori. L’Era dell’Assuefazione, appunto! 

Ultimamente

 


Intanto sulla Bananiera Italia...

 

Giochi del Mediterraneo: gli sciacalli di Taranto 


di Leo Amato 

“Io ho fatto quello che mi è stato detto di fare. Avevo chiesto se non fosse meglio costruire due piscine più piccole qui, per gli allenamenti, e andare a Bari per le gare, ma la risposta è stata no, no e no. Perché era l’opera simbolo dei giochi. Ora sono preoccupato anche io di quello che ne sarà”.

L’ufficio di Massimo Ferrarese, commissario straordinario e presidente del comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo 2026 si affaccia sul cantiere delle nuove piscine olimpioniche di Taranto, uno dei tanti impianti ancora da ultimare a un mese e mezzo dalla cerimonia di inaugurazione del 21 agosto.

Lo stadio del nuoto di Torre d’Ayala, costato 41 milioni di euro, è una delle strutture che rischiano di chiudere all’indomani delle due settimane di competizioni, a causa degli alti costi di gestione. La copertura dello stadio di Lecce “benedetta” dall’allora ministro Fitto in piena campagna elettorale, invece, sarà finita in autunno. Intanto il centrodestra ha riconquistato il Comune, e qualche sciacallo si è portato avanti, rubando il rame dal cantiere del nuovo stadio del nuoto.

Nei prossimi giorni tornerà nella Città dei due mari il Comitato internazionale dei giochi, che la scorsa settimana ha espresso preoccupazione per i lavori su alcune delle strutture, incluso lo stadio del nuoto e il centro tennis “Magna Grecia”. Quasi in contemporanea la sezione di controllo della Corte dei Conti ha lanciato un allarme sul rischio di “un ulteriore aumento dei costi che risultano già elevati”, sulle incertezze rispetto alle “entrate previste”, data la scarsità di sponsor, e sull’assenza di un piano trasporti e viabilità.

Quello dei collegamenti è un problema vero dal momento che atleti e accompagnatori, in numero non inferiore a 4 mila, saranno ospitati su una nave da crociera saudita e il traghetto “Romantika” della compagnia estone Tallink, un’ex “love boat” in arrivo dal Baltico dopo un’estate di notti senza fine. E ogni giorno dal villaggio galleggiante ormeggiato nella base tarantina della Marina militare dovranno muoversi su strade disastrate per allenamenti e gare verso 37 impianti sparsi in un raggio di 80 chilometri, in una delle zone peggio servite a livello infrastrutturale d’Italia. Assieme a spettatori e personale dell’organizzazione.

Eppure Ferrarese, ex presidente della Provincia di Brindisi scelto da Fitto per condurre in porto l’operazione, non si scompone.

“I lavori sono più avanti di quanto possa sembrare a un occhio inesperto”. Spiega lui che è titolare di una ditta di prefabbricati. “Lì si è partiti dopo perché il centro tennis è stato l’ultimo appalto a passare dal Comune di Taranto alla gestione commissariale”.

Poi l’affondo sul vecchio comitato organizzatore a guida Regione Puglia-Comune di Taranto, due amministrazioni di centrosinistra che a lungo hanno accusato il governo di centrodestra per i ritardi accumulati, denunciando il mancato stanziamento dei fondi necessari per avviare la progettazione.

“Io ho ereditato le scelte fatte da loro. Inclusa quella sullo stadio del nuoto che l’ex governatore Michele Emiliano e l’ex sindaco Rinaldo Melucci hanno voluto a tutti i costi. E comunque non è vero che non avevano i fondi per la progettazione. Noi abbiamo iniziato senza avere un euro in più, altrimenti i giochi non si facevano”.

Il commissario sa di avere dalla sua parte i tarantini, che assistono quasi increduli a un sogno che si avvera, tra mille difficoltà. Dopo decenni di promesse tradite sono schierati a difesa dei “loro” giochi e osservano incantati le nuove coperture dello stadio Iacovone e del centro per l’atletica indoor. Architetture sfavillanti che già contendono l’immaginario cittadino alle inquietanti cupole del parco minerario dell’Ilva, realizzate nel 2019 per contenere le polveri della più grande acciaieria d’Europa.

Poche e isolate le voci critiche come il direttore del Corriere del Giorno Antonello De Gennaro, che da mesi denuncia un presunto conflitto d’interessi di Ferrarese dopo che lo stadio e il palazzetto dello sport del suo paese, Francavilla, sono stati inseriti tra gli impianti che ospiteranno gare e allenamenti di calcio e badminton. Previo restyling da 6 milioni e mezzo di euro.

Ma per la città di Rodolfo Valentino la prospettiva di svegliarsi col trucco sfatto è più che concreta. Anche a causa di alcune scelte dettate più che altro da ragioni di campanile. Tipo quella di far giocare la pallamano femminile a Conversano (1 ora e 14 minuti di distanza in auto) o il calcio a Lecce (1 ora e 10 minuti di distanza), ma mantenere il nuoto a Taranto, realizzando 2 nuove piscine olimpioniche invece di recuperare l’unica vasca già esistente in regione a Bari (1 ora e 15 minuti di distanza). Un impianto ristrutturato nel ’97 proprio per i Giochi del Mediterraneo, e abbandonato da qualche anno a causa degli alti costi di gestione, nonostante un bacino di utenza quasi doppio.

“Il grosso delle strutture era in condizioni disastrose”, ammette il commissario. Perché a parte rare eccezioni la scelta è stata quella di mettere mano all’esistente più che edificare ex novo. Ma anche qui con qualche apparente eccesso se si considerano i 4 milioni spesi per adeguare la viabilità a servizio del palazzetto dello sport di Brindisi, e i 2,7 milioni per il Palasport di Lecce, che ospiteranno un’unica giornata di gare di pallavolo a testa. O i 2 milioni di euro per il pala San Giacomo di Conversano, tempio della pallamano, dove è prevista un’unica giornata di gare della nazionale femminile di “handball”.

Il timore, insomma, è che una volta spenti i riflettori molte delle strutture appena ristrutturate tornino nel loro stato originario di abbandono e che arrivino a far loro compagnia anche le nuove. Tipo lo stadio del nuoto o il centro da 6,8 milioni per il tiro con l’arco di Crispiano progettato da Francesca Colaninno, già vicesegretaria provinciale dei Conservatori e riformisti, il partito di Fitto confluito in Fratelli d’Italia.

“Non sapevo facesse politica”, risponde al Fatto il sindaco M5s di Crispiano, Luca Lopomo, che rivendica l’idea del centro per il tiro con l’arco e promette che non sarà l’ennesima cattedrale nel deserto.

“Abbiamo fatto una selezione e l’abbiamo scelta perché aveva i titoli. Ricordo che l’allora direttore del Comitato organizzatore, Elio Sannicandro, ne parlava molto bene”.

Sannicandro, già fedelissimo dell’ex governatore Emiliano poi finito a processo per corruzione in relazione ad altre vicende, è un’altra delle poche voci critiche rimaste in giro.

L’anno scorso non ha nascosto le sue perplessità, ad esempio, sulla trasformazione del Pala Ricciardi di Taranto da palestra polifunzionale a impianto per l’atletica leggera indoor. Come se ne vedono in tante città del nord per ospitare i campionati invernali.

Nel frattempo il palazzetto di Laterza è stato espugnato e vandalizzato a pochi giorni dall’inaugurazione. Il sindaco di Crispiano freme. “Ci serve la videosorveglianza, subito”.

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