venerdì 25 settembre 2026

Incredibile

 

Ma questo Paolo Molesini Presidente di Fideuram che ricevendo un whatsapp, poi risultato farlocco, da Carlo Messina AD di Banca Intesa sgancia 95 milioni dalla banca che presiede dove lo vogliamo collocare? In che insenatura di questo sbandato paese? Si ok, dopo si sono succedute mail, false, telefonate fatte con AI che imitavano alla perfezione la voce di Messina. Ma stiamo parlando di 95 milioni di euro? Le banche e le tv ci scassano la minkia con messaggi del tipo “attenzione alle truffe, non fidatevi di nessuno!” e questo somaro, dimessosi, apre i forzieri come se nulla fosse? Nessun controllo ulteriore? Avrà avuto il cellulare di Messina, ci saranno canali privati e a prova di ladri? Per fortuna 59 milioni li hanno recuperati. Dei rimanenti nulla si sa. Ok paese delle banane, ma regno dei coglioni spererei ancora di no!


Intitolazione

 


Ogni anno

 



Ellekappa

 



Keyser Söze 2.0

 


Il novello Keyser Soze ha raggiunto la Grande Mela attraversando stati servi del suo maligno potere - chissà se ha sorvolato anche il nostro paese - che nulla hanno obbiettato in merito, sfancualndo l'ordine di arresto internazionale, ma si sa il diritto conta fino ad un certo punto, come disse il nostro ministro degli Esteri, tra l'altro pure lui oratore all'Onu visto che la Biondina ha preferito la grande moda milanese. 

Salito sul palco il Boia ha assistito all'alzata quasi generale di molti rappresentati di stati che han preferito raggiungere la buvette anziché ascoltare i suoi deliri satanici. 

Ed infatti ha iniziato definendo codardi tutti coloro che se ne stavano andando, come se uccidere, assassinare, affamare bimbi non sia la più greve codardia esistente. 

Successivamente ha latrato come solo lui sa fare negando genocidio a Gaza e mostrando un ricerca persone simile a quelli esplosi nelle tasche di Hamas, per cercare di convincere gli astanti sulla sua opera di prevenzione che permette anche all'Occidente di beneficiarne. 

Credo fermamente che sino a quando assassini di questo stampo non saranno sbattuti in galera nessuno potrà sperare in un mondo migliore. 

E il compagno di cella dovrebbe essere il padrone di casa che continua a beatificare Keyser Soze e a scassinare l'ordinamento internazionale. Perché se è pur vero che l'Onu attualmente sia un Circo, Trump ne è il pagliaccio migliore. 

L'Amaca

 

Tutti i decibel

che ci aspettano


DI MICHELE SERRA


Pur non disponendo di un fonometro ho avuto l'impressione che in

questa ultima settimana, con l'eccezione della cena di gala milanese, il

volume di voce della premier si sia impennato come nei primi mesi della

legislatura, quando pareva che strillare fosse una forma di autorevolezza:

strillo perché comando, comando perché strillo.

Non sono assiduo dei suoi discorsi e comizi, ma mi era sembrato, almeno

a giudicare dagli echi di telegiornale che girano per casa, che il suo

volume di voce si fosse via via assestato, e infine quasi acquietato. Non si

pretendeva l'aplomb vocale di Draghi o di Monti, sicuramente

avvantaggiati da un'abitudine istituzionale non da underdog, semmai da

overclass (decida ciascuno se si tratti di snobismo delle élite o di normale

buona educazione). Però insomma ci si poteva illudere che una volta

assuefatta alle stanze del potere, se non altro per evitare il rimbombo, la

presidente riuscisse a contenere il vigore vocale.

No. La tendenza minaccia di invertirsi. E se il timore che questo avvenga


perché si avvicinano le elezioni è fondato, c'è da aspettarsi il peggio: che i

decibel, settimana dopo settimana, le fuggano di bocca come uno sciame

in assetto da combattimento. Speriamo di essere smentiti. Per il

pochissimo che conta (non apparteniamo al suo bacino elettorale) ci

sembrerebbe un'omissione non dirle, in vista dei prossimi comizi, quelli

di piazza e quelli di palazzo: guardi che, anche se parla a un volume

normale, capiamo lo stesso quello che ci sta dicendo. Parola per parola,

comprese le pochissime pause per riprendere fiato.

Wow che lusso!

 

Via l’ultima barriera: il centro di Milano “privé” della Wintour 


di Gianni Barbacetto 

Etereo lo svolazzo in Galleria di Gigi Hadid, una corsetta con giravolta, facendo frusciare un Valentino dalla ampia gonna di sapore rinascimentale realizzato a mano assemblando pregiate trapunte caleidoscopiche veneziane. Deva Cassel ha sfilato in niveo abito da sposa Dior di pizzo candido, silhouette romantica e scivolata. Mariacarla Boscono ha percorso il salotto di Milano vestita in stile Loulou de la Falaise, Armani Privé, abito Nomade, “chiamato così in onore di quei cieli sotto cui le tribù vagano in cerca di argenteità”. L’incanto era riservato a 500 invitati o spettatori (25mila euro il biglietto, poi svenduto o regalato per riempire tutti i posti) che hanno applaudito i maggiori stilisti italiani, insieme a Jennifer Lopez, Naomi Campbell, Monica Bellucci, Alicia Keys, Roberto Bolle e, naturalmente, Anna Wintour. Era Vogue World Milano 2026, che ha consacrato la città ancora capitale della moda, malgrado i problemi del settore (perso negli ultimi tre anni il 10% del fatturato). Chiuse per mezza giornata la Galleria Vittorio Emanuele, piazza Duomo, piazza della Scala, tutte le vie attorno. Sbarrata la fermata della metropolitana. Impossibile passare in auto o anche a piedi. Polizia mobilitata in forze come per un G8. La zona rossa consegnata ai nerovestiti bodyguard con auricolare. Il centro tenuto in ostaggio. La Galleria trasformata nel set di un evento, nel privé della signora Wintour.

Per i cittadini accesso vietato. Poteva essere una solitaria eccezione, uno shakespeariano sogno di fine estate: come lamentarsi di un circo non privo di bellezza, in quel caso? Invece è stata la celebrazione definitiva della normalità milanese: la privatizzazione degli spazi pubblici, sottratti ai cittadini per assegnarli ai glam-vip segnati su una lista segreta, beneficiari di un privilegio ottenuto per impalpabili meriti di conclamata argenteità. Non senza munifica ricaduta benefica: 3 milioni di dollari gettati con grazia dal centro verso le periferie, a beneficio della mia amata Quarto Oggiaro (che tempi) per la riqualificazione della biblioteca comunale (su cui da domani vigileremo curiosi e felici).

Abbattuta l’ultima barriera, sdoganato l’ultimo tabù: tutto, proprio tutto il pubblico ora si può affittare al privato, pagante. Anche i marciapiedi, del resto, a Milano sono dehor dei locali da apericena e spritz, non revocabile eredità post-covid della cittàchenonsiferma. Il Cenacolo vinciano è location per il videoclip musicale (Purosangue) di Sfera Ebbasta. E le sale austere della Biblioteca Nazionale Braidense (quelle dove normalmente non si può introdurre né cibi né bevande e, per consultare i preziosi volumi antichi, è obbligatorio indossare i guanti)? Affittate per la cena-evento dell’Estetista Cinica Veralab e per feste con musica a palla nel cortile d’onore della Pinacoteca di Brera. Le piazze, luogo pubblico per eccellenza fin dalla grecità, qui sono trasformate in isole di calore, spianate di asfalto e sanpietrini alla milanese, senza neppure un alberello, una graminacea, un Pennisetum alopecuroides: così possono essere affittate ad aziende che ci possono installare provvisori casotti colorati. In San Babila si sono succeduti Omega, Barilla, Adidas, Prosecco Doc, L’Oréal, Vichy, Nyx. Per i cittadini niente panchine dove sedersi né alberi sotto cui ripararsi. Ma spazi in cui fare eventualmente la fila disciplinati sotto il sole per accaparrarsi felici un gadget o profumino della Beauty Week. Lo stadio di San Siro è stato svenduto a due fondi americani. Le piscine, si sa, un tempo erano pubbliche, comunali. Ora sono chiuse, in eterna ristrutturazione, oppure trasformate in Bagni Misteriosi o centri balneari Go Fit (soldi il Comune non ne ha: eppure l’attrattività di Salaland ha attirato oltre 50 miliardi di investimenti immobiliari: lasciati ai fortunati fondi investitori, solo briciole per gli oneri d’urbanizzazione). Milano ai milanesi: è questo il vero sogno di una notte di fine estate.