domenica 28 giugno 2026

Differenze

 Se quest’immagine l’avesse pubblicata un suo servo, l’avrei definito un cretino. Visto che l’ha pubblicata lui stesso allora il giudizio cambia: è un povero coglione!



L'Amaca

 


Studiare il Covid: troppo faticoso

di Michele Serra


Le commissioni parlamentari di inchiesta, previste dalla Costituzione, dovrebbero servire per approfondire un argomento di grande rilevanza sociale e consegnare, alla fine dei lavori, una relazione utile alle Camere per fare meglio il loro lavoro. Sulla carta non sono dunque organi inquirenti — e perché dovrebbero? Sono strumenti di ricerca e di studio.

Non pare questo il caso della cosiddetta Commissione Covid, che andrebbe ribattezzata Commissione Conte, essendo il suo scopo evidente quello di mettere sotto i riflettori, e sotto accusa, il ruolo dello stesso nei mesi terribili dell'epidemia. Il più rilevante e utile degli argomenti sarebbe un altro: se e quanto la sanità pubblica (dunque, lo Stato), con la sua decisa scelta pro vax, abbia fatto il bene o il male della nostra comunità; se e quanto l'attivismo no vax, influente anche in una parte non piccola della politica, specie a destra, abbia fatto il bene o il male della nostra comunità.

Essendo l'argomento Covid, come è evidente, prima di tutto scientifico, e solamente dopo politico-sanitario, questo ci sarebbe da capire, a qualche anno di distanza: avevano ragione i fautori della vaccinazione oppure i sabotatori della stessa? L'abbondante materiale scientifico disponibile avrebbe reso interessante, anche per i membri della commissione, studiare l'argomento e capirne di più. Avrebbero imparato qualcosa di utile per la prossima pandemia, speriamo in un futuro remoto.

Ma no. Vuoi mettere il piacere di buttarla malamente in politica (intesa come faida tra fazioni)? I giornali governativi di riferimento (indistinguibili: come Qui Quo Qua) avrebbero trovato poco stimolante l'andamento dei lavori. Non sarà il Parlamento italiano, dunque, a dirci chi aveva ragione: se i cittadini in fila per vaccinarsi, con lo scopo di tutelare anche gli altri, o chi ha preferito non credere alle autorità sanitarie, ritenendole ignoranti e corrotte.

Natangelo

 



Serpe

 

La serpe in seno 


di Marco Travaglio 

L’assenza di Zelensky al vertice di Danzica per la ricostruzione dell’Ucraina (che tutti continuano a distruggere), gli accordi di cooperazione fra industrie militari di Kiev e dei Paesi Ue e i deliri di Von der Leyen e Kallas sull’esigenza di “integrare” i nostri sistemi di difesa con quello ucraino dovrebbero terrorizzarci per il futuro che ci stanno apparecchiando gli irresponsabili sgovernanti d’Europa. In 52 mesi di guerra la Polonia è stata il Paese Ue più filo-ucraino e anti-russo con le repubblichette baltiche, fra i più prodighi di armi e i più ostili ai negoziati, nonché complice dell’attentato ai gasdotti Nord Stream perpetrato da Kiev con l’avallo di Biden. Poi Zelensky ha celebrato come “eroi”, intitolando loro un’unità dell’esercito, i nazionalisti dell’Upa, l’Armata insurrezionale ucraina che nella II guerra mondiale fiancheggiò i nazisti contro l’Urss e massacrò oltre 100mila civili fra polacchi ed ebrei in Volinia ed Est Galizia. Uno sterminio che il Parlamento polacco considera “genocidio”: infatti Varsavia ha revocato a Zelensky l’onorificenza dell’Aquila Bianca. E Mosca ci ha intinto il biscotto: “Ecco, vedete che Zelensky è nazista?”. Ovviamente è propaganda: Zelensky fu eletto nel 2019 perché, da buon russofono e russofilo, prometteva la pace con Putin. Poi fece l’opposto, mettendosi sotto il ricatto e la protezione dei nazi-nazionalisti: quelli che spararono a Maidan nel 2014 per i servizi Usa, venerano il collaborazionista Bandera, esibiscono svastiche, animano battaglioni neri come l’Azov e il Dnipro e sabotano ogni negoziato: fino al 2022, d’intesa con Usa e Uk, minacciarono ministri e deputati per impedire a Poroshenko e Zelensky di rispettare gli accordi di Minsk dando l’autonomia al Donbass; e dopo l’invasione han seguitato a intimidire il governo perché respinga qualsiasi compromesso.

Il nazionalismo ucraino è maggioritario nelle regioni occidentali: se non ha mai vinto le elezioni è perché era controbilanciato dai voti dei russofoni e russofili del Sud-Est. Ma ora che gli oblast di Crimea, Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia sono in tutto o in parte occupati e votano ormai alle elezioni russe, alle prossime elezioni l’Ucraina si troverà l’estrema destra al governo, con ministri nazi-fascisti, come già dopo il golpe bianco di Maidan e prima della frenata di Zelensky (che fece il pieno proprio in Donbass e dintorni). Ogni negoziato verrà boicottato e, se la pace fosse siglata prima del voto, sarebbe rinnegata subito dopo. A quel punto un’Ucraina integrata nell’Ue o, peggio, nel nostro sistema di difesa, ci trascinerà in una guerra permanente contro la Russia. E scopriremo, come sempre troppo tardi, di esserci allevati una serpe in seno. O magari chiederemo a Putin di difenderci.

sabato 27 giugno 2026

Ovvietà

 


Calduccio

 



L'Amaca

 


Le scorciatoie che illudono

di Michele Serra


«La cosa più facile per far morire un'idea è santificarla», dice Alberta Basaglia, figlia di Franco Basaglia e Franca Ongaro, spiegando perché è contraria all'idea di proclamare la rivoluzione psichiatrica di Basaglia «patrimonio dell'Unesco» (come la pizza, suggerisce Alberta con lo humour che questa istituzione ormai pletorica si attira; e anche Luigi Manconi, commentando la generosa insensatezza della proposta, cita la pizza e lo yodel come tipici casi dell'andamento epidemico dei riconoscimenti Unesco).

Piuttosto che trasformare il padre in un santino sarebbe meglio mettere fine alla regressione autoritaria che, non solo in psichiatria, minaccia di fare tabula rasa di quell'approccio umanistico e sociale della malattia psichica che Basaglia mise in opera: è il succo di quanto Alberta, psichiatra anche lei, dice nella bella intervista a Sara Scarafia su questo giornale.

Colpisce, leggendola, l'orgoglioso spirito di resistenza con il quale, non solo in campo psichiatrico, le persone avvezze a un approccio scientifico e umanistico (in senso lato: culturale) della condizione umana si oppongono alla corrente, che tira a semplificare ogni questione riducendola, in sostanza, a ordine pubblico e basta. La reclusione dei «matti» come soluzione che soddisfa lo stigma sociale che circonda la malattia psichica ma prescinde dalla salute e dalla dignità delle persone (tantissime, e in costante aumento) che ne sono afflitte.

L'illusione di estirpare dolore e paura, piuttosto che affrontarli e provare a curarli, è la terribile scorciatoia che la politica, in molte parti del mondo, sta imboccando. Contro la paura, dice Alberta Basaglia, si può e si deve agire: «Ma mai negandola: se si impara a viverla, se si ha la percezione di viverla insieme, si affronta».