sabato 29 agosto 2026

L'Amaca

 


Come è piccola la Serbia

di Michele Serra


La beatificazione che il governo serbo intende fare di Ratko Mladić è ripugnante, ma tutt'altro che sorprendente. Tra i tanti mostri che il nazionalismo genera c'è l'idea che il crimine di guerra è tale solo se sono «gli altri» a compierlo. Quando la mano che stermina è la nostra, allora lo sterminio non è più tale. Lo si chiama difesa, inevitabile reazione, perfino atto di giustizia, pur di non dare alla morte degli altri, dei loro bambini, dei loro diritti, lo stesso peso che attribuiamo alle vicende della nostra tribù.

Se poi a mettere nero su bianco la mostruosità delle azioni genocide di Mladić (o di chiunque altro) è un tribunale internazionale, appellandosi a diritti universali e dunque transnazionali, l'ira e l'odio della tribù condannata non può che essere ai massimi livelli: riconoscere pari umanità a tutti i popoli, a tutti gli individui, è qualcosa che la grettezza nazionalista non può tollerare e forse non può nemmeno capire. Le teste degli uomini sono, da millenni, teste tribali: come potrebbe accettare, il piccolo governo della piccola Serbia, che esistano leggi di molto superiori a quel caleidoscopio di velleità nazionali (di Nazioni grosse come contrade) e di odio etnico che sono il motore della tragica storia balcanica dai secoli dei secoli?

Al tempo stesso consola e dispiace che la Serbia non faccia parte dell'Unione Europea. Consola perché evita agli altri europei la vergogna di avere tra i propri membri un paese che onora un massacratore di innocenti. Dispiace perché il solo antidoto alla bestialità del nazionalismo sarebbe riuscire ad allargare lo sguardo oltre i propri miserabili confini.

Epurascion

 

Delitto imperfetto 


di Marco Travaglio 

Non conosciamo le inchieste di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti dai geni della Rai per condurre il fu Report al posto di Sigfrido Ranucci, quindi il nostro giudizio non riguarda loro. Ma il problema è anche questo: se non li conosciamo noi, figuriamoci il pubblico. Il conduttore-autore è un mestiere diverso dal cronista. Santoro, Floris e Mentana sono conduttori-autori puri, mentre la Gabanelli e Ranucci, come pure la Gruber, la Sciarelli e Lerner sono anche cronisti. Nel 2016 Milena vide lungo, quando indicò Sigfrido, suo scoopista e capoautore, come erede. Ranucci raccolse il testimone e lo portò avanti mantenendo la qualità e gli ascolti, costruendosi un profilo pubblico che ha sempre fatto da scudo e parafulmine a tutta la squadra contro gl’infiniti attacchi, minacce e liti temerarie del governo o del potente di turno. Ma quel cambio della guardia fu una scelta editoriale. Quella annunciata ieri dal trust di cervelli che dirige la Rai è un assassinio, anzi una strage di decine di giornalisti per cancellare l’ultimo programma d’inchiesta dal servizio pubblico, che un tempo ne pullulava. Infatti l’intera redazione fa le valigie. Il repulisti inaugurato da B. con l’editto bulgaro su Biagi, Luttazzi, Santoro, seguiti a ruota da Freccero, Sabina Guzzanti e altri, bissato sotto Renzi con l’uscita di Floris e la cacciata di Gabanelli, Giannini, Giletti e Porro, è ora completo. In compenso Bruno Vespa e Claudia Conte resistono a piè fermo.

Ma non è detta l’ultima parola, grazie alla fantasmagorica stupidità degli epuratori meloniani. Finora erano riusciti a far fuori da Radio Rai Buttafuoco e Foa (due intellettuali di destra, ma purtroppo liberi). E ora si illudono di liquidare Report come se in Italia non vigessero la Costituzione, le leggi, i contratti e il Media Freedom Act, che vieta interferenze dei governi nell’informazione. Come se si potesse silurare con un comunicato un vicedirettore, capo-autore e conduttore di un programma di prima serata e di grandi ascolti per spedirlo al Cairo e rimpiazzarlo con due carneadi mai stati autori né conduttori di nulla. E come se non esistesse la magistratura, che può essere neutralizzata con gli abusi d’immunità quando tocca un parlamentare, ma non certo quando un lavoratore fa causa al datore di lavoro che lo punisce senz’aver violato alcuna regola, anzi dopo aver subìto un attentato. Un provvedimento d’urgenza ex articolo 700 sarebbe giustificato da almeno tre esigenze: tutelare i diritti di Ranucci, risparmiare alla Rai danni erariali prolungati e scongiurare la fuga di una redazione che per Viale Mazzini è un fiore all’occhiello e una gallina dalle uova d’oro. Se c’è un giudice a Berlino, o almeno a Roma, presto potremmo ritrovarci Ranucci di nuovo a Report. E i geni della Rai al Cairo.

venerdì 28 agosto 2026

Onori militari?!?!?!

 



Refrigerio dell'anima

 


Pensieri

 


Ai Ai Ai!

 


Da Meta all’IA, Stati sotto il giogo dei boss del Capitale digitale 


di Daniela Ranieri 

Se si chiede a Gemini, il chatbot di Intelligenza Artificiale di Google, dove è sepolto Mozart, esso risponde correttamente che Wolfgang Amadeus Mozart è sepolto a Vienna nel Cimitero di St. Marx e che tuttavia l’esatta posizione dei suoi resti è sconosciuta perché nel 1791 la legge voluta dall’imperatore Giuseppe II imponeva che i cittadini non aristocratici venissero sepolti in tombe comuni senza lapidi. La questione potrebbe chiudersi qui, e infatti Gemini non la approfondisce con ulteriori dati logistici o biografici; sennonché, come per ogni quesito, Gemini prima di congedarsi rilancia: “Se stai organizzando un viaggio a Vienna, posso aiutarti a trovare come raggiungere il cimitero con mezzi pubblici o consigliarti altri luoghi storici legati a Mozart. Desideri maggiori dettagli?”. Quanta premura. Gemini vuole aiutarti, o forse si tratta dell’emersione di quell’architettura digitale, tipica anche dei social, per cui un’applicazione cerca di tenerti avvinto a sé rinforzando la tua risposta fisiologica: il rilascio di dopamina legato al conseguimento di un successo. È il motivo per cui i procuratori di 29 Stati americani accusano Meta, che mercoledì scorso ha patteggiato una multa di 18 miliardi di dollari, di aver progettato Facebook e Instagram in modo da creare dipendenza negli adolescenti e di raccogliere illegalmente dati di bambini sotto i 13 anni.

Altro esempio. Dopo la morte a Palermo di una bambina di 4 anni per difterite si è registrato un picco di ricerche online sull’efficacia del vaccino e sulle modalità di trasmissione del virus (+5000% di query nell’ultima settimana secondo Google Trends). Chiedo all’IA come si trasmette: Gemini risponde, poi mi chiede che sintomi ho e mi consiglia di contattare un medico. Forse l’algoritmo attiva un filtro di sicurezza in casi in cui una persona potrebbe aver bisogno di aiuto, come nei sospetti suicidi; ma l’alertnon viene, per quanto se ne sa, mandato a nessuna autorità di pubblica sicurezza, quindi si tratta verosimilmente di una messinscena di Google al fine di tutelarsi sul piano legale.

Si tratta tecnicamente di dati sensibili. Ogni tuo dato sanitario potrebbe essere conservato e usato successivamente e forse non solo da te. Il chatbot permette all’utente di scegliere tra due opzioni: se mantenere memoria delle chat precedenti per recuperare informazioni importanti (ad esempio il piano terapeutico per una patologia e le relative controindicazioni), o se eliminarla ogni volta che una conversazione viene chiusa, così che a ogni accesso tu sia per essa un essere umano nuovo di zecca (si realizza The eternal sunshine of the spotless mind, “l’eterna aurora della mente incontaminata” del verso di Alexander Pope e del film omonimo). Ma lo fa davvero?

Il Nobel per la Fisica 2024 Geoffrey Hinton, il padre dell’IA, nel 2023 si è licenziato da Google perché voleva essere libero di mettere in guardia dal rischio che l’IA diventi più intelligente, cioè più potente, di quella naturale. Intanto si sono già registrate nell’IA alcune abilità cosiddette “emergenti”, reazioni imprevedibili e per ora inspiegabili a input dati. Recentemente, sia OpenAI che Claude sono uscite dai perimetri di un test e hanno hackerato altre aziende collegandosi a Internet autonomamente.

A Gemini non importa niente di come stai e dove devi andare, ma agli Stati sì. Alle multinazionali fa comodo succhiare e possedere un’incessante e sterminata mole di dati degli utenti del pianeta, in una società dove il controllo è il crisma a suggello del Capitale. Possedere dati è una formidabile arma di ricatto nei confronti dei governi che volessero aumentare la tassazione per le big tech; in caso di una guerra ibrida tra nazioni, le società di IA possono vendere informazioni allo Stato che paga meglio, e in tempi di crisi a ogni Stato sta a cuore il controllo sui suoi cittadini al fine di conoscerne le paure, i bisogni, le opinioni politiche.

Sul valore e sul prezzo dei dati si fonda la carriera di Peter Thiel: fondatore di PayPal, ex socio di Elon Musk, nel 2003 Thiel ha creato Palantir, piattaforma di integrazione dati e analisi predittiva. Thiel, patrimonio stimato di 32 miliardi di dollari (Musk è a 860 miliardi), è il “profeta della tecnodestra” che ha investito in Trump prima della prima presidenza nel 2016. È a favore della produzione di armi governate dall’IA, di cui predica l’azione messianica in conferenze globali in cui discetta dell’“Anticristo”, che per lui è chiunque ponga un freno alla crescita incontrollata del progresso tecnologico in nome dell’etica o dell’uguaglianza; Anticristo è anche lo Stato sociale, la piaga che ammorba i Paesi europei limitando la sfrenata volontà del mercato (è un neoliberista italiano, diciamo un Calenda o un Renzi, ma senza filtri).

Palantir Gotham è la branca dedicata alla Difesa e alla sicurezza nazionale: unisce dati provenienti da fonti diverse (tabulati telefonici, transazioni bancarie, immagini satellitari) in un luogo sicuro per trovare collegamenti nascosti: usata nell’Antiterrorismo, può notare che una persona, per esempio, ha noleggiato un furgone, che un’altra ha comprato materiale esplosivo e che entrambe alloggiano nello stesso hotel, segnalando il pericolo agli analisti prima che l’attentato avvenga. Tra i clienti di Palantir figurano agenzie di sicurezza, Forze armate, Servizi segreti, Stati: Israele, Ucraina, Lituania, Spagna, tre stati federali tedeschi e naturalmente Stati Uniti, dove il suo software è usato dall’ICE, la milizia di Trump che spara ai manifestanti pro-immigrati, a loro volta tracciati e deportati grazie alle sue tecnologie. Dario Amodei, fondatore di Anthropic, ha sollevato dubbi etici sull’uso dell’IA nelle armi autonome dopo che Claude era stato usato per il raid in Venezuela del 3 gennaio che ha portato all’arresto del presidente Maduro e all’uccisione di centinaia di civili, e per condurre l’attacco all’Iran; perciò il Segretario alla Guerra Hegseth ha definito Anthropic un “rischio per la supply chain”, la catena di approvvigionamento della Difesa, e l’ha inserita nella lista nera che vieta ai contraenti militari di fare affari con lei.

Il 6 luglio, in una stazione di carburante a Zaporizhzhia, in Ucraina, tre vittime civili sono state uccise da un drone russo pilotato dall’IA, che ha non solo individuato i bersagli, ma “scelto” di colpirli. Per atroce ironia della sorte, il drone era guidato da un chip della Nvidia, colosso americano dell’IA.

Le aziende di IA si faranno concorrenza creando algoritmi sempre più potenti e autonomi. Secondo Hunting, i bot potrebbero imparare a scriversi i codici da soli, a meno che non gli si mettano dei limiti, cosa che non sta avvenendo per un concorso di colpa tra Capitale e governi. I colossi dell’IA avevano promesso che avrebbero dirottato fondi sulla ricerca, ma i governi, che hanno bisogno dei servizi dell’IA per condurre le loro guerre, non hanno intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai padroni del Capitale digitale, di cui sono servi. Forse è già come rimettere il dentifricio nel tubetto, e l’entropia, si sa, non fa che aumentare nell’universo.


Ancora su...

 

La Malavitola 


di Marco Travaglio 


A quasi due mesi dalla notizia su Lavitola indagato per la bomba a Ranucci, abbiamo letto di tutto. Che Ranucci la bomba se l’era messa da solo. Che gliel’aveva messa Lavitola d’accordo con lui. Che sapeva che gliel’aveva messa Lavitola, ma lo copriva con alibi e depistaggi. Che Lavitola gli aveva detto di stare attento, quindi era ovvio che stesse per mettergli la bomba. Che Ranucci va arrestato come Lavitola, a prescindere. Che deve tacere, ma pure “spiegare i suoi silenzi”. Che ha trasformato Report in “Telelavitola” con servizi-bufala su commissione. Che la mattina era un satiro divoratore di donne, ma nel pomeriggio aveva rapporti gay con Lavitola e con un attore (poi, forse, la sera diventava trans). Che ricatta tutti, anzi è ricattato da tutti. Che sta scrivendo un libro a quattro mani con la Boccia. Che è colluso con Gratteri e l’Anm. Che agisce per conto dei 5Stelle, anzi di Avs, anzi del Pd (per non parlare della “sinistra Usa” e forse di Putin), che però smentiscono, quindi “lo scaricano”. Che, siccome ha subìto molte querele temerarie da gente che non ha mai diffamato, non deve querelare chi lo diffama. Che, siccome vogliono cacciarlo da Report, deve “fare un passo indietro”, altrimenti “si imbullona alla poltrona”. Che deve prendere lezioni di etica da Minoli, Vespa, Colosimo, Delmastro, La Russa e pure dal generale Mori. Che – testuale – “minaccia la Rai” (Libero) e “fa pure la vittima” (Verità).

Purtroppo erano tutte balle, smentite dalle carte, dagli inquirenti e dalla logica. L’unica cosa vera, in attesa di un movente sensato per l’attentato, è che la Rai ha deciso di punire la vittima dell’attentato cacciandolo da Report. Ma non ne spiega il motivo, perché non esiste, a parte il fatto che Ranucci e Report stanno sulle palle al governo e a mezza opposizione e vogliono liberarsene in tempo per la campagna elettorale. La Rai aveva anche sguinzagliato il “Comitato Etico”, di cui nessuno sospettava l’esistenza vista la cloaca che va in onda da mane a sera, per passare ai raggi X ogni puntata di Reportsperando di scovare qualche trave o almeno qualche pagliuzza a cui appendere l’epurazione. Ma non ha trovato niente di niente. Quindi allontanare Ranucci è illegale per contratto, leggi, Costituzione e Media Freedom Act europeo: l’epurato avrebbe ottime chance di vincere la causa e tornare al suo posto in pochi mesi con procedura d’urgenza. Un nuovo caso Santoro in piena campagna elettorale. L’ultima speranza per questa Rai disperata è che la redazione di Report le tolga le castagne dal fuoco, spaccandosi e offrendo qualche nome improbabile come kapò per far fuori il conduttore e prenderne il posto. Chi vi fosse tentato si ricordi che fine fanno di solito i collaborazionisti: usati, spremuti e poi gettati nella spazzatura.