Prolasso alle gònadi
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 3 novembre 2026
L'Amaca
L'attentato
contro il pane
DI MICHELE SERRA
Chiunque sia, e qualunque fine si proponga, chi attacca i depositi
refrigerati della grande distribuzione allo scopo di far marcire il cibo va
sprofondato nel girone degli spregevoli. Colpire il pane è altamente
simbolico e orribilmente vile, immaginare quelle tonnellate di cibo rese
guaste dolosamente stringe il cuore, rimanda al lavoro di chi lo ha
prodotto e alla fatica economica di chi deve comprarlo.
Per i nostri vecchi sprecare il pane era peccato, e dei tanti precetti e tabù
che ci hanno lasciato questo me lo tengo stretto: il cibo è sacro perché è
sacro il ciclo della natura, che è il ciclo della vita. E nessuna
sovrastruttura economica e produttiva, nessuna giga-dimensione di un
deposito di alimenti può cancellare l'aura (di lavoro ma anche di festa)
che sprigiona dalle cose da mangiare: anche le più umili, le meno
costose.
Chiunque abbia vissuto il piccolo incidente domestico del freezer guasto
ricorda con sgomento e pure con rimorso (anche quando è immotivato: i
blackout non si possono prevenire) i resti melmosi e maleodoranti di ciò
che fu pesce, carne, verdure. L'esclamazione classica, in quei casi, è «che
peccato buttare tutta quella roba!», e va moltiplicata per mille, per
centomila pensando ai depositi, in giro per l'Europa, con montagne di
cibo ormai immangiabile.
Con la terribile variante che qui esiste un peccatore cosciente, che ha
trasformato il fresco in marcio, gli aromi della materia vivente nel puzzo
della decomposizione. Un crimine perverso che rende ancora più odioso
il movente (terrorismo ibrido? Avvertimento mafioso? Hackeraggio
sadico? Chissà). Tra le svariate violenze dell'epoca, l'attentato contro il
pane non è tra le meno ripugnanti.
Baluardo Daniela
Il genio e lo scroccone più amati dai giornaloni
In due giorni il Corriere ci ha steso con una doppietta micidiale: domenica l’intervista all’idolo del Blocco padronale più sgamato e bricconcello, Matteo Renzi, questa giovane promessa della politica che, per una serie di inspiegabili circostanze sfavorevoli, non ha avuto ancora modo di sfoderare tutto il suo talento; lunedì, mentre ci stavamo riprendendo dal quasi knockout, il giornale più venduto d’Italia ha intervistato il simpatico frontman delle lobby più danarose, il leader dei Municipi I e II di Roma, il genio della geopolitica Carlo Calenda. Niente di politicamente memorabile, intendiamoci: i due, come sempre, sono impegnati a narrare sé stessi nelle forme creative che l’attualità concede al loro ego ipergalattico; ma pure essi esistono, e conosciamo la storia della farfalla che batte le ali in Brasile provocando un tornado in Texas.
“Se tornerò in Parlamento”, dice Renzi, “lo farò con i miei voti, non con l’aiutino dei 5 Stelle o del Pd. Sono eletto ininterrottamente da oltre vent’anni prendendo voti, non scroccando passaggi”. L’intervistatrice, che in fondo fa solo la giornalista e quindi non è tenuta a saperlo, non gli fa notare che nel 2022, sapendo che il suo non-partito non avrebbe superato la soglia di sbarramento, Renzi scommise sul fatto che Calenda avrebbe fatto saltare l’intesa con Enrico Letta finendo per correre da solo alle elezioni, per le quali però gli sarebbe servito un simbolo elettorale esentato dalla raccolta firme. Renzi lo aspettava al varco: gli offrì il simbolo, chiedendogli in cambio la metà dei posti sicuri in lista. È così che Matteo, insieme al suo drappello di seguaci, è stato eletto: scroccando un passaggio da Calenda. Si potrebbe dire che anche Calenda l’ha fatto, attaccandosi come una cozza al simbolo della prestigiosa Italia Viva, e in effetti questo della vicendevole scroccaggine è un bel paradosso, per due che palesemente si odiano. A Renzi non piace che il cosiddetto Campo largo, in cui vuole infilarsi, decida di chiamarsi “Alleanza per la Costituzione” (anche un editoriale di Repubblica, giorni fa, stigmatizzava l’idea, perché vorrebbe dire che l’alleanza “si appropria della Costituzione”, teoria in base alla quale, allora, il Partito democratico si appropria della democrazia), e propone di rinominarlo “La Rosa Bianca”, come il movimento di resistenza contro Hitler creato da studenti e intellettuali a Monaco di Baviera nel 1942. Vabbè. Una magniloquenza che non deve trarre in inganno: Renzi è il solito bomba, visto che poco sopra sostiene di aver presentato al Senato una proposta sul conflitto di interessi: “Chi fa il parlamentare, non fa altro”, il che, detto dal senatore-sponsor dell’Arabia Saudita, fa piuttosto ridere.
Calenda, invece, ce l’ha col governo Meloni non perché esso sia nazifascista come crede Renzi, ma – se proprio gli deve trovare un difetto – perché da dieci mesi non manda pacchetti di armi a Kiev. Ciò è tecnicamente vero, ma Calenda non dice che in questi mesi sono stati consegnati all’Ucraina armamenti già autorizzati, come il secondo sistema di difesa aerea Samp/T, artiglieria, missili, munizioni, veicoli protetti etc. Né si può dire che finora ci siamo fatti parlare dietro: secondo l’Osservatorio Milex, il valore degli armamenti e dei mezzi militari ceduti dall’Italia direttamente all’Ucraina in 12 pacchetti di invii ammonta a circa 3 miliardi di euro (dato indicativo: la reale entità delle armi è secretata fin dal Governo Draghi), senza dimenticare la partecipazione pro-quota ai massicci stanziamenti europei come l’European Peace Facility e l’Ukraine Support Loan, che ci è costata 20 miliardi di euro. Visti i risultati, un affarone.
Calenda è forte anche in politica interna: il programma di Conte è “folle” e “delirante” perché vuole ripristinare il Reddito di cittadinanza, che per questa gente liberale è come il paletto di frassino per i vampiri; non si vede infatti il bisogno di salvare dalla povertà 6,5 milioni di poveri assoluti che vivono sul nostro territorio (non si potrebbe mandarli al fronte?) e che soprattutto non voterebbero mai Calenda. Infine, Carlo bolla come sintomo di “mitomania” l’idea di Renzi di chiamare La Rosa bianca l’alleanza M5S-Pd con lui dentro (dàgli torto). La sostanza è che Calenda schifa Renzi perché si fa “umiliare” cercando di imbucarsi nell’alleanza progressista, al contrario di lui, che invece si vanta di voler correre da solo, anzi: insieme al “partito” di Pina Picierno (il governo è avvisato: faccia transennare i seggi). È chiaro che le due interviste parlano allo stesso elettorato, quello del centrodestra elitario neoliberista, che dovrà scegliere se farsi buggerare dall’uno o dall’altro. Il problema semmai – morale e politico – è per l’Alleanza per la Costituzione, se decidesse di imbarcare uno come Renzi; ma in quel caso basterebbe chiamarsi “Alleanza contro la Costituzione” e tutto filerebbe liscio.
L'Editoriale di domenica
Ufficio Collocarenzi
DI Marco travaglio
domenica 1 novembre 2026
L’altra sera, accerchiando Scanzi a Otto e mezzo, l’Ufficio Collocamento Renzi ha confermato che il renzismo, nella sua fase terminale, ha smesso di essere una tragicommedia politica per diventare una religione. È materia di fede, dunque prescinde da ogni dato fattuale, numerico e razionale. Perché mai il politico più detestato dagli italiani e più amato dai padroni dovrebbe tornare in Parlamento proprio con i Progressisti che ha passato la vita a insultare, danneggiare e tradire? Perché sì. Gli altri politici subiscono severe analisi del sangue sulla coerenza, la lealtà, l’affidabilità, la compatibilità di programma. Vale per il centrodestra e Vannacci, soprattutto sul riarmo e Kiev. Vale per Schlein, Conte e Avs, soprattutto su Kiev e il riarmo. Per Renzi no.
Lui può mandare a picco i governi Letta e Conte-2, firmare due leggi elettorali peggiori del Melonellum (Italicum e Rosatellum), scassinare la Costituzione con B. e Verdini, mentire sul ritiro dalla politica, tagliare su sanità e ricerca, minacciare giornalisti liberi con liti temerarie, peggiorare la legge Gasparri consegnando la Rai al governo, far chiudere Ballarò ed epurare Gabanelli, Giannini, Giletti e Porro nonché la Berlinguer dal Tg3, spifferare il dl Banche popolari a De Benedetti per le sue scorrerie in Borsa, anticipare le destre su premierato (il “sindaco d’Italia”), autonomia differenziata (partita col suo Pd nel governo Gentiloni) e separazione delle carriere, scacciare il popolo di sinistra a colpi di Jobs Act, precariato, abolizione dell’art. 18, Buona scuola, Salva-frodatori fiscali, tetto al contante da mille a 3mila euro, attacchi e denunce ai pm che indagano su di lui, insulti alla “barbarie” di Mani Pulite, riabilitazioni di Craxi, B. e pure Dell’Utri, beatificazioni di Marchionne, tasse ridicole ai miliardari d’importazione, voluntary disclosure per scudare i capitali dall’estero, poi mollare il Pd per “svuotarlo” con Iv e svaccare coi conflitti d’interessi della fondazione Open, i milioni di Bin Salman, la raccolta firme per abolire il reddito di cittadinanza, i voti di Iv a La Russa presidente del Senato, alla Commissione Covid e alle schiforme Nordio su bavagli, intercettazioni e prescrizione, l’appoggio alla Moratti in Lombardia, i no al salario minimo (“populismo di sinistra”) e alla sfiducia alla Santanchè, la direzione editoriale del Riformista di Alfredo Romeo (già coimputato del babbo e condannato in primo grado per corruzione), infine il ritorno al centrosinistra perché la destra l’aveva rimbalzato. Strano che qualcuno ancora diffidi di questo bocciolo di rosa. “Senza di lui si perde”, dicono gli adepti della nuova religione, ispirandosi al celebre slogan circense: “Venghino, siori, venghino! Più gente entra, più bestie si vedono!”.
lunedì 2 novembre 2026
Buongiorno Campione!
Buongiorno Campione!
Non mi emozionavo così dalla Settima, ma quello è un altro sport! Non lacrimavo così da quando vidi per la prima volta Nuovo Cinema Paradiso, nella scena in cui l’uomo che da bambino aveva conosciuto Alfredo rivede gli spezzoni di pellicola con i ritagli dei baci, accompagnati dalla musica di Morricone.
Sei Campione del Mondo, Kimi!
Che bello vederti così, quasi fossimo tutti sul podio assieme ai tuoi miti, che sono diventati tuoi amici! Mentre tu hai vinto il titolo, entrando per sempre nella storia dei motori, noi comuni mortali abbiamo ricompreso, e non ce n’era bisogno, che i sogni vanno coltivati, soprattutto se sgorgano da anime belle e giovani come la tua.
Rimani così, Kimi, perché diventerai un esempio per molti! Ma soprattutto sprona i tuoi coetanei, che da queste parti maltrattiamo molto, mettendoli a tacere, ai margini di ogni progetto politico, convinti che il riarmo sia la via maestra. Scuotili, Kimi, affinché comprendano bene che scendere in piazza è al momento la loro arma contro il degrado di balordi attualmente al potere.
Fatti modello d’ispirazione, mostra tenacia, sopportazione della fatica e dello stress, e quella convinzione ferrea di raggiungere obiettivi sempre più importanti, di cui sei fieramente pregno.
Tanti tuoi coetanei stanno annaspando tra le righe di questo malefico sistema adulterato che li sfrutta oltremodo, li ridicolizza, li critica fino a farne il male assoluto, solo perché scendono in piazza. Immaginare tutti i nostri giovani sul podio accanto a te è la meravigliosa percezione di ciò che dovrebbe fare uno Stato dignitoso e rispettoso. Al momento è solo un sogno, simile al tuo, oggi realizzatosi.
Buona giornata Campione, e grazie!


