martedì 19 maggio 2026

L'Amaca

 


Quanto è noioso il razzismo

DI MICHELE SERRA

Come è orribile e come è prevedibile, ogni volta che un crimine scuote le nostre giornate, la disputa occhiuta sul passaporto del criminale, da dove viene, da dove vengono i suoi genitori, che religione professa. L'ansia speculativa della destra peggiore (quella che è al governo) e dei suoi media esagitati non vede l'ora di smascherare il non italiano e il non cristiano: titoli giubilanti (non trovo parola più adatta) accolgono ogni delitto dell'Uomo Nero come la trionfale conferma di un'invasione sordida e violenta; mentre il delitto dell'Uomo Bianco, sul mercato dello spavento, non è spendibile.

Di contro, chi ha disgusto per la pratica razzista di quei titoli è ridotto ad augurarsi, a ogni crimine, che l'autore sia nostrano, come i salumi e i formaggi dop, così si può tirare un sospiro di sollievo, tra amici: "per fortuna l'assassino di Rocca di Sotto non è africano nemmeno di quinta generazione, è uno di Rocca di Sopra e pare sia battezzato e cresimato. Così almeno Salvini, Vannacci e Belpietro possono concedersi un turno di riposo".

Questa classificazione delle colpe secondo criteri etnico-religiosi è una scemenza proprio dal punto di vista della comprensione dei fatti, ammesso che i fatti interessino: chiedete a un criminologo, a uno psichiatra, a un bravo poliziotto se essere musulmano, ateo, buddista, cattolico, anabattista ha un peso decisivo, nella genesi di un crimine. Vi risponderanno, tutti assieme, che l'unica effettiva rilevanza, negli atti di violenza, è costituita da un insieme, i maschi giovani, di tutti i paesi e di tutte le religioni, che è al tempo stesso preciso e molto vago. "Maschio giovane fa una strage" non è però un titolo in uso. Bisognerebbe introdurlo, invece.

Altan

 


Ellekappa

 



Natangelo

 



Preparazione esame terza media

 



Meditate gente, meditate...

 

Le rane e lo scorpione 


di Marco Travaglio 

Non male l’idea di reimbarcare Renzi nel centrosinistra o campo largo o come diavolo si chiama per battere l’Armata Brancameloni. Provate a immaginare se davvero il Pd gli facesse da taxi gratuito regalandogli qualche posto in lista, riuscisse con gli alleati a battere le destre e andasse al governo per la prima volta dopo aver vinto le elezioni. Il giorno dopo Renzi riprenderebbe a fare ciò che ha sempre fatto: il Demolition Man al servizio dei padroni d’Italia e del mondo, che distrusse il governo Letta, il suo, la Costituzione (poi salvata dagli italiani), la legge elettorale (poi salvata dalla Consulta), la scuola e la sanità pubbliche, lo Statuto dei lavoratori, la giustizia, la Rai, il Pd, il governo Conte, le alleanze con Calenda e Bonino, lavorando sempre per le destre che riportò al governo con Draghi gonfiando le vele alla Meloni, cercando poi di farsi caricare facendo votare (lo disse l’allora socio Calenda) La Russa presidente del Senato e smettendo solo quando Giorgia – che già aveva i suoi guai – lo rimbalzò. Direbbe che il governo Pd-M5S-Avs è sbilanciato a sinistra e inizierebbe a fare shopping tra i destri in astinenza da poltrone. Cercherebbe sponde in Marina B. per un nuovo Patto del Nazareno ereditario e le solite “riforme condivise”. Invocherebbe la Salis (quella di Genova) come salvatrice della patria.

E si metterebbe di traverso su tutte le possibili riforme progressiste: tassa sugli extraprofitti di banche, Big Arma e Big Pharma, salario minimo, reddito di cittadinanza, norme anti-evasione e precariato, pro scuola e sanità pubbliche, lotta ai conflitti d’interessi, riforma Rai e antitrust, tasse green e sui grandi patrimoni, sanzioni a Israele, disdetta dei piani di riarmo Ue e Nato e delle grandi opere inutili tipo Tav e Ponte per piccole opere utili, investimenti contro i fossili e a favore delle rinnovabili. Così logorerebbe il governo progressista con ricatti, minacce, imboscate, trappole, richieste di rimpasto e “riequilibrio al centro” riesumando l’Agenda Draghi o lanciando l’Agenda Salis. E solo chi insiste a giudicarlo come un politico, anziché come un affarista infilato nel Tony Blair Institute e in una società israeliana di criptovalute, come fino al 2022 in un’azienda italo-russa di car sharing e fino al 2025 nel board saudita di Bin Salman, potrà stupirsi o lamentarsi.

Lo scorpione chiese alla rana di portarlo sull’altra sponda del fiume. Lei rifiutò, temendo di essere punta durante il tragitto. Lui fece notare che così sarebbe affogato anche lui. La rana allora se lo caricò sulla schiena, ma a metà traversata lui la punse, condannando entrambi a morte. La rana fece in tempo a domandargli il perché dell’insano gesto. Lo scorpione allargò le chele: “Non posso farci nulla, è la mia natura”.

lunedì 18 maggio 2026

M’inchino

 

Un grandissimo Campione che mi ha letteralmente fatto esplodere il cuore per la sua forza immensa, ha accompagnato Jannik a giocare la finale di Roma!