Isoardi, un toto-morti simbolico fa capire le prossime Politiche
di Andrea Scanzi
Ha generato molte polemiche la story su Instagram di Elisa Isoardi, che non si è accorta di avere alle spalle una lavagna di lavoro impreziosita da un cafonalissimo “toto-morti”. Dopo aver cancellato la storia quando ormai era troppo tardi, Isoardi ha detto che non ha dormito tutta la notte e che il toto-morti non è opera sua, ma se ne assumeva la responsabilità in quanto conduttrice del programma Rai Bar Centrale, dove evidentemente autori e redattori sghignazzano ogni giorno pensando che prima o poi quelle persone lì moriranno. Isoardi ha aggiunto che, dopo le polemiche, non ha fatto altro che piangere. Le crediamo. Lei però deve credere a noi quando rispondiamo che noi piangiamo molto più di lei, pensando che paghiamo il canone per degli esimi professionisti che giocano sulle morti altrui. Volendoci ora adeguare, non senza fatica, a una tale dose di cinismo e disumanità, vogliamo qui ipotizzare un “toto-morti politico”, dove però i leader non muoiono fisicamente (ci mancherebbe altro). Ne immaginiamo semplicemente il trapasso politico alle prossime elezioni.
Renzi. Il leader più amato dai talk show e più detestato dagli elettori. Forse porterà il 2% al campo largo, di sicuro sfollerà ulteriormente il voto di 5 Stelle, Avs e astenuti. Schlein insiste: “Dobbiamo essere testardamente unitari”. E anche testardamente grulli.
Salvini. Leader strafinito da almeno 7 anni, continua a guidare pateticamente la Lega mentre questa si svuota. Alle prossime elezioni verrà umiliato da Meloni, Vannacci (che ha lanciato lui) e financo da Tajani. Che brutta fine.
Lupi. Sedicente leader dell’evanescente Noi Moderati (quarta gamba del destra-centro), che nessuno vota in natura (o quasi), ma che ciclicamente si ripresenta. Immarcescibile.
LibDem. Formazione paracentrista, iper-sionista e oltremodo clandestina, guidata da un soggetto non nominabile perché la disistima nei suoi confronti è enorme come lo era 10 anni fa, quando cercava di maramaldeggiare come ultrà renziano (anche questo è un regalo di Renzi). Giovedì scorso il suddetto era a Piazzapulita, dove ha dato sfoggio della sua arroganza, della sua violenza verbale, del suo sionismo osceno e della sua crassa impreparazione politica. Non lo voterà nessuno, ma per esigenze di par condicio e pollai televisivi lo chiameranno assai in tivù. E ogni volta sarà atroce.
Picierno. Altra creatura mitologica renzianissima, iper-sionista e platealmente di centrodestra (anche se si finge di centrosinistra). Forse correrà con Calenda, forse con LibDem, forse col Poro Asciugamano. Dopo le Europee 2014, andò in tv a esultare per il 40% del Pd, convinta che la gente avesse votato lei e non Renzi. Tredici anni dopo, nel 2027, una cosa è già certa: non la voterà nessuno.
Boschi. Sembra impossibile, ma ancora fa politica. Non ha più consensi, Vespa non la magnifica più: l’anonimato totale. Eppure statene certi: benché senza voti, il Pd le troverà uno scranno sicuro. Evviva!
Tabacci. Dinosauro politico che spunta solo a ridosso del voto, spesso perché presta il suo simbolo a soggetti senza voti. Quattro anni fa lo concesse a Di Maio per le sue esequie politiche. Ora intende concederlo a Più Uno, forza centrista anti-Onorato guidata da Ruffini e Gabrielli, tra i cui supporter figura la super interventista Nathalie Tocci. Tabacci ci tiene proprio a mettere il cappello su progetti politici nati quasi-morti. Che dire? Esistono perversioni migliori.
Di Maio. Lo si è rivisto alla festa del Foglio, dove ha maramaldeggiato con il suo nuovo amico Renzi, celebrando già che c’era pure la Meloni. Non si candiderà, ed è un peccato: se lo facesse, realizzerebbe il record di gradimento negativo mai raggiunto nella storia della politica italiana. Comunque vada, sarà (per loro) un insuccesso. Daje!