Gli imbucati dell’estate
In questo Paese di vili, forti coi deboli e deboli coi forti, lo sport nazionale è il calcio dell’asino: l’attacco all’avversario a terra che non può difendersi. Ora tocca a Ranucci che, non essendo accusato di nulla, non deve difendersi da nulla (a parte la sciagurata amicizia con Lavitola, che però è affar suo: sono i politici, non i giornalisti, a dover rendere conto delle frequentazioni e comportarsi con “disciplina e onore”). Ogni giorno salta su qualcuno a dare lezioni di giornalismo a Report e/o Ranucci (specie quelli di Ruby nipote di Mubarak) o a fingersene vittima. Di Pietro dà un’intervista al Foglio, che l’ha calunniato per anni, per ricordare che “ciò che sta subendo Ranucci” lo subì lui “proprio da Report”. Vero: nel 2012 uno scombiccherato servizio su case e fondi elettorali segnò la sua fine politica. Peccato che Ranucci non fosse né l’autore né il conduttore, quindi non ci azzecca.
Fra gl’imbucati nel caso dell’estate non poteva mancare Renzi: “Sono stato massacrato per anni da Report sulla storia dell’autogrill, una vicenda allucinante su cui la verità è tutta da scrivere”, e “dopo la confessione di Lavitola potrei dire molto”, ma “preferisco rimanere garantista e lasciare ai bravi magistrati il compito di fare chiarezza”. Finale vittimistico passivo-aggressivo: “Meglio non pensare al metodo Report contro gli avversari, prendere gli occhiali e gustarsi l’eclissi”. Cosa c’entri la confessione di Lavitola con l’incontro fra lui e lo spione Mancini all’autogrill di Fiano il 23.12.20, mentre l’italomorente stava rovesciando il governo Conte-2, non è dato sapere. In effetti fu una “vicenda allucinante” (una delle tante della sua biografia), ma a fare chiarezza hanno già provveduto i “bravi magistrati” di Roma: così bravi da radere al suolo tutti i sospetti complottisti lanciati da Renzi. Il quale denunciò per “spionaggio di pubblici ufficiali” la insegnante che aveva ripreso il summit col telefonino e inviato il video a Report, perseguitandola con l’accusa di essere un’agente segreta inviata da oscure forze antirenziane. Poi denunciò Report per “violazione del segreto di Stato” per aver identificato nel dirigente Dis Mancini (salvato proprio dal segreto di Stato nelle inchieste su sequestro Abu Omar e spionaggio Telecom) il tizio che confabulava con lui. Naturalmente le denunce furono archiviate perché erano tutte fregnacce: la prof era solo una prof che “non risulta aver mai avuto rapporti diretti o indiretti” coi Servizi; e svelare l’identità di Mancini, “pressoché di dominio pubblico”, non violava alcun segreto di Stato. La prof fece il proprio dovere di cittadina e Ranucci di giornalista: l’unico che deve ancora dare spiegazioni, possibilmente un po’ meno ridicole dello scambio di “babbi” natalizi, è Renzi. Quindi sì, meglio guardare l’eclissi: la sua.
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