Premessa: non sono senese. Pertanto parlo quasi a sproposito dell'Evento che due volte all'anno sconquassa gli animi e la storia della bellissima città toscana.
Ma Renato Bircolotti, qui in foto, e il suo unico ruolo nel Palio, il Mossiere, mi portano a parlarne.
Da quello che so, seguo il Palio esternamente da vent'anni, il bello dell'Evento è tutto quello che viene prima della corsa, ovvero tre giri di piazza del Campo: gli accordi, le strategie, i soldi dati di straforo, le ripicche, le rivalse, le angherie. Tutto permesso, anzi, il sale della disfida.
Da qualche tempo circola per Siena un Luciano Moggi, un regista occulto, un papa, il signore della corsa: Giovanni Atzeni, soprannominato Tittia, di professione fantino; di palii ne ha già vinti 13, è a un passo dalla coppia dei 14 - Niccolò Chiarini detto Caino che li vinse dal 1804 al 1825 e da Andrea Degortes detto Aceto dal 1965 al 1992. Tittia quindi potrebbe affiancare Aceto come fantino del secolo. Ma il Moggi è pure a due passi dalla storia, dalla leggenda: Mattio Mancini detto Bastiancino dal 1759 al 17779 e Santini Francesco detto Gobbo Saragiolo dal 1823 al 1853 ne vinsero 15 di palii, record assoluto dal 1633!
Ora questo Tittia, palesemente, nell'ultimo palio ha influenzato i fantini rivali, probabilmente i Capitani e il Bircolotti, evidenziando così un potere immenso tra i canapi. Il suo cavallo infatti che correva per il Nicchio, nell'indifferenza generale, non ha mai rispettato la posizioni ai canapi - aveva il nr 8 - rimanendo spostato dietro in nona posizione. E' stato per molto orizzontalmente lontano almeno tre metri dalla fune che segna la partenza. L'Aquila che avrebbe dovuto essere il decimo che con la rincorsa avrebbe dato il via alla disfida è rimasta per tutto il tempo silente, ossequiosa, servile, senza mai protestare riguardo alla posizione di Tittia. E Bircolotti ha tenuto un comportamento anomalo, senza mai riprendere il Nicchio e validando una partenza che è risultata non valida: il Nicchio è partito di slancio, l'Aquila che avrebbe dovuto compiere proprio lei la rincorsa, non ha protestato minimamente.
Il Luciano - Tittia quindi ha sfoderato la sua classe e la sua potenza, infischiandosene della regolarità e del danno d'immagine subito dal Palio stesso.
Questi non sono accordi, strategie, complotti. Qui si evince la volontà di prendersi il banco intero, nell'indifferenza generale.
Dico tutto questo da esterno naturalmente, senza conoscere meccanismi e taciti accordi.
Un'ultima osservazione: per tutti coloro che soffrono nel veder soffrire i cavalli. I cavalli quando corrono non soffrono, anzi si sentono vivi, si sentono cavalli.
Voler chiudere la Storia per il loro bene è semplice e pura dabbenaggine. Stiamo parlando del 1633, non so se mi spiego.
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