giovedì 6 agosto 2026

Ciao Maestrone!

 


Maestrone, ora che sei partito è il tempo dei ringraziamenti per come ci hai accompagnato nella vita con la tua poesia musicata. Ci hai spronato ad essere vivi, a lasciar perdere i sentimenti da ricchi, anche quando si lascia la “porta verde”, a portare addosso sempre un eskimo, a guardare fisso la fiaccola dell’anarchia; ci hai trasportato sulle ali della Musa, col vino sempre compagno di strada, sfanculando i miti odierni, cercando refrigerio nella lettura, la saldezza nei buoni ragionamenti, la beltà nella poesia. Anni fa per diletto confrontavo i tuoi testi con quelli dei vari Sanremo e il confronto era schoccante! 

Ora sei libero di volare alto, perché il tempo scorre e qui sotto, al solito, fu da te spiegato magnificamente. 


Ciao Maestrone, ti sia lieve la terra! 


Lettera di Francesco Guccini 


In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,

il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.

All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,

le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti;

come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,

ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,

punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,

di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate...


Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,

ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,

in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,

frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;

come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,

ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,

di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,

di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare...


Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,

le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.

Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato,

ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;

come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,

in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,

dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,

di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...


Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni

di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,

gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,

l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?

Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa

e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,

l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,

il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa...che chiami...vita...

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