“Woke”: la sveglia ormai si è rotta

Ora che anche la sinistra americana, nella persona-influencer di Alexandria Ocasio-Cortez, probabile candidata alla Casa Bianca per i Dem, mette in dubbio l’efficacia inclusiva della cosiddetta “cultura woke” (sveglia, vigile), nata negli Usa con le proteste del movimento Black Lives Matter per combattere razzismo, omofobia e discriminazioni e divenuta in molti casi cultura della cancellazione e “follia”, torna in mente quando nell’aprile 2025 Giorgia Meloni, seduta nello Studio Ovale, si sforzò di compiacere Donald Trump dicendogli che poteva contare su di lei nella guerra contro questa benedetta cultura woke. Le signore del mercato della Garbatella, dove Giorgia è di casa, si saranno chieste perché la presidente ce l’avesse tanto con la famosa padella cinese per saltare le verdure (“wok”), tanto da volerla combattere con Trump. Non si può dire che in Italia la battaglia, in un senso o nell’altro, abbia mai preso piede, sebbene siano arrivati anche qui casi di degenerazione grottesca del politicamente corretto. Il leader del M5S Giuseppe Conte ha compreso prima di Elly Schlein, la invero abbastanza woke segretaria del Pd, che la presa di distanza di Ocasio-Cortez può essere una base di partenza per una forza progressista, e in una lettera a Repubblica scrive che un conto è essere rispettosi verso le minoranze nel linguaggio e nelle rappresentazioni della cultura, un conto è l’eccesso di wokismo che ha allontanato il popolo da una “sinistra” latitante sulla questione sociale: lavoro, Sanità pubblica, erosione del welfare a beneficio del warfare. Ma quali sono stati questi eccessi? Di seguito un compendio.
2021-2022. Lo “schwa”, una “e” rovesciata usata per sostituire le desinenze in maschile sovraesteso per non discriminare le donne, esce dal circuito di nicchia del femminismo accademico ed entra nel dibattito pubblico. L’intellighenzia italiana ne promuove l’uso in libri e articoli. Si inizia a usarlo in verbali istituzionali, atti pubblici, bandi di concorso. Pronunciata come un mix tra “a” ed “e”, graficamente e foneticamente crea qualche problema: “Carə amic(h)ə, benvenutə a tuttə”. Si esprimono contro l’Accademia della Crusca e il 99,99% dei linguisti italiani. L’alternativa, l’asterisco, è proprio non-pronunciabile: per qualcuno un grugnito è comunque meno offensivo del maschile patriarcale.
2018: il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino modifica il finale della Carmen di Bizet per cancellare il femminicidio della protagonista per mano di Don José. Il regista Leo Muscato decide che Carmen si difenda sparandogli. Il Pd fiorentino plaude alla modifica. Non si registrano cali dei casi di femminicidio.
Disney inserisce disclaimer di scuse prima dei suoi classici in onda su Disney+: Gli Aristogatti perpetra stereotipi contro gli asiatici perché il gatto siamese Shun Gon ha occhi a mandorla esagerati e denti sporgenti e suona il piano con le bacchette; nel Libro della giungla, King Louie, un orangotango che canta swing, è una caricatura razzista degli afrodiscendenti (già “afroamericani”); Peter Pan offende i nativi americani chiamandoli “pellerossa”; Dumbo fa bodyshaming, etc.
Dal 2015, per limitare i casi di stupro nei college, un gruppo di attivisti distribuisce agli studenti dei “kit per il consenso” che i maschi devono sottoporre alle femmine prima di un rapporto sessuale. Nel 2024 molti calciatori spagnoli, per evitare accuse di stupro, fanno firmare alla partner un contratto preventivo che ne “blinda” il consenso (eterogenesi dei fini: se la donna cambiava idea nel mezzo dell’atto e l’uomo la stuprava, in teoria avrebbe avuto ragione lui. Per fortuna nessun tribunale lo avrebbe permesso).
2021, Disneyland, California. Due giornaliste chiedono la chiusura dell’attrazione di Biancaneve perché nella la fiaba c’è un bacio non consensuale, quello che il principe dà a Biancaneve per risvegliarla. Segue dibattito all’ultimo sangue tra pro e contro.
2021: Professional Audio Manufacturers Alliance, associazione americana di produttori di materiale audio, chiede alle aziende di riformare il linguaggio tecnico in senso più inclusivo, sostituendo i termini di genere “maschio” e “femmina” per i cavi con designazioni neutre come “spina” e “presa”. Aziende leader come Audinate e Sennheiser aggiornano i nuovi manuali di istruzioni eliminando le diciture “patriarcali”.
2021. Un documento istituzionale ufficiale della Commissione Europea, poi ritirato, suggerisce di evitare in testi istituzionali e discorsi ufficiali la parola “Natale”, sostituendola con “periodo festivo” per non offendere le minoranze religiose, e di non usare nomi cristiani standard (come “Maria e Giuseppe”), ma nomi gender-neutral, per non dare per scontata l’eterosessualità di chi leggeva.
2022-’23. Grandi atenei del Nord e Centro Italia, nell’introdurre la cosiddetta “carriera alias” che permette agli studenti in transizione di genere di usare un nome diverso da quello anagrafico prima della sentenza del tribunale, includono nei moduli digitali di iscrizione diverse opzioni di genere: Non-binary(non binario), Genderfluid (genere fluido o in mutamento), Genderqueer (rifiuto delle categorie tradizionali), Bigender (identificazione in entrambi i generi contemporaneamente), Pangender(identificazione in tutti i generi), Agender (nessun genere o genere neutro), Neutrois (identità neutra), Gender questioning (in fase di esplorazione), Transgender, FtM (da femmina a maschio), MtF (da maschio a femmina), Intersex (intersessuale), Cisgender (identità corrispondente al sesso biologico), Altro. Purtroppo i sistemi informatici delle università si scontrano con il quadro giuridico dello Stato italiano: l’anagrafe civile riconosce legalmente solo due generi, Maschio/Femmina.
2024, Parigi. Alla Cinémathèque viene annullata la proiezione di Ultimo tango a Parigi di Bertolucci in una rassegna su Marlon Brando. Sotto accusa, la scena della sodomia che l’attrice Maria Schneider, allora 19enne, visse come una violenza sessuale perché non era nel copione, e che si pensa di redimere censurando il film.
Agosto 2026. L’attrice Nastassja Kinski firma col regista Wim Wenders un accordo stragiudiziale per cancellare dal film Falso Movimento del 1975 la scena in cui lei, allora 13enne, appare senza reggiseno. Nessuno potrà più dire se la scena fosse discriminatoria secondo la sensibilità di ieri e di oggi, perché appunto è stata cancellata.
2020. Dungeons & Dragons, gioco di ruolo fantasy creato nel 1974, viene modificato: l’editore decide di abolire il termine “razza”, che prima designava i giocatori a seconda se elfi, nani o umani, sostituendolo con “specie”. Nelle nuove edizioni vengono inclusi personaggi LGBTQIA+ e guerrieri in sedia a rotelle da combattimento o protesi magiche. Nessun popolo o specie è più descritto come “malvagio” o “selvaggio”, concetti colonialisti.
Questo eccesso di “sveglismo” capzioso e demenziale è stato cavalcato dalle frange più retrive d’Italia; nel 2023, uno sconosciuto generale Vannacci scrive un libro, che vende 250 mila copie, per dire che “i gay non sono normali” e “Paola Egonu ha tratti somatici che non rappresentano l’italianità”, asserzioni che molti italiani hanno percepito come “liberatorie”. Non è vero che erano vietate perché “c’è la dittatura delle minoranze sulla maggioranza”, infatti lui le ha scritte; ma è indubbio che il wokismo ha fatto un gran favore al vannaccismo.
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