È la sera dei miracoli, cantava Lucio, il tramonto con l’eclissi di sole, un’ombra sulla nostra fragilità, sulla pochezza, sul pulviscolo che fingiamo di verniciare e mascherare in potenza. Gli astri roteano e viaggiano in una danza sontuosa e perfetta; il nostro satellite a volte si para davanti alla stella, e fa ombra. Noi, impegnati ad armarci e a combattere, ignoriamo questo pigolio dallo spazio, questa sovrapposizione che nei millenni passati bruciò migliaia di retine, e che si ripropone a random, prevista ma non governata dal genere umano. Il sistema solare è insignificante nella galassia, anch’essa sparata nel nero assieme a milioni di sorelle. L’eclissi ci ricorda da dove veniamo e dove andremo, come si liofilizzeranno le ansie, le politiche, i soprusi, i divari tra uomo e uomo. Vederla e gustarla appieno rimpicciolisce, sminuzza tante imposizioni imposte da scellerati al potere. Rende tremendamente umani, veste di quella meraviglia sgorgante dal cuore che dovrebbe essere compagna di questo viaggio, che per la durata di questo scritto è stato di 2.085 km attorno al Sole e di 25.400 km attorno al centro della Via Lattea.

Nessun commento:
Posta un commento