sabato 22 agosto 2026

Alla frutta

 

Emergenza Masha e Orso 


di Marco Travaglio 

Si pensava che Zelensky non dormisse la notte pensando alle retate che gli stanno svuotando il cerchio fradicio dei fedelissimi tangentari; alle proteste per la cacciata di Fedorov; all’avanzata russa sulle due ultime roccaforti in Donetsk; ai missili russi che colpiscono dove vogliono senza più ostacoli; alla strozzatura degli ultimi porti sul Mar Nero per l’export di cereali; alla distruzione delle fabbriche d’armi intorno a Kiev e dei cargo con gli armamenti europei; al milione e più di renitenti e disertori in fuga dalla guerra persa; al disastro finanziario; al pozzo senza fondo delle finanze pubbliche; all’arresto del suo incursore subacqueo e quasi omonimo Volodymyr Zhuravlyov, ricercato dai tedeschi per l’attentato ai gasdotti Nord Stream, fuggito dalla Polonia sull’auto dell’addetto militare ucraino, arrestato a Varsavia ma subito rilasciato come un eroe e ora acciuffato in Croazia, dove si trovava sotto falso nome come consulente (chi meglio di lui) per il film Usa che celebrerà l’atto terroristico. Cose così. Invece il presidente ucraino non ha perso il sense of humour, anzi non è mai stato così comico come da quando ha smesso di farlo: il suo Consiglio di sicurezza e difesa ha sanzionato 4 società e 5 cittadini russi fra autori, produttori e distributori del cartoon Masha e Orso per “propaganda ibrida russa”. “La Russia – spiega restando serio uno dei pochi ministri ancora a piede libero, quello della Cultura Tetyana Berezhna – utilizza contenuti culturali e di intrattenimento come strumenti di influenza, promuovendo una immagine positiva del Paese aggressore dietro l’apparente apoliticità dei contenuti per bambini”. E – tenetevi forte – “rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale”. Quindi Netflix e YouTube oscurino immantinente quei putribondi putiniani dell’orso bruno e della bimba, fra l’altro sprovvisti di cessi d’oro, sennò Zelensky non li fa più amici.

Dopo aver triturato i cotiledoni a mezzo mondo per far censurare scrittori russi, balletti russi, cantanti russi, musicisti russi, attori russi, registi russi, ragazze russe (insieme a quelle ucraine) alla Via Crucis del Papa e insalate russe, il clown di Kiev deve aver cambiato strategia. Quattro le ipotesi. 1) Vuole impietosirci mostrandoci in che mani è il povero popolo ucraino. 2) Tenta di farci capire che dobbiamo smetterla di prenderlo sul serio e rovinarci per riempirlo di soldi e armi, che fra l’altro diventano ipso facto refurtiva. 3)È il suo modo di comunicare a Putin che non ha nulla da temere dalla “democrazia” ucraina che, fra censure, mazzette, partiti d’opposizione aboliti, tv e giornali chiusi, dissidenti e pacifisti arrestati, attentati e assassinii mirati, è sempre più simile a quella russa. 4) Non sa più come dirci che vuole cambiare pusher.


venerdì 21 agosto 2026

Che ne penseranno?

 Tralasciando il fatto che il New York Times avrebbe di meglio, molto di meglio, da intervistare, questa affermazione della loro presidente del consiglio mi fa riflettere sull’effetto che avrà in casa dei discendenti dei fratelli Cervi o di quelli di Giacomo Matteotti… a voi studio!



Celata soddisfazione

 



Felicità

 



Campionato interstellare

 



Questuante

 



Puntualizzazioni

 

Quelli che la gogna 


di Marco Travaglio 

Dopo un’estate passata a vivisezionare sillaba per sillaba le chat e le intercettazioni di Ranucci, Lavitola&C., è bene sapere che tutto ciò che abbiamo letto era vietato pubblicarlo, dunque saperlo. Lo dice la legge Bavaglio Nordio-Costa approvata dalle destre (quindi da Iv e Azione) nel 2024: neppure una frase “integrale o per estratto” di ordinanze cautelari, solo riassuntini e parafrasi. Il Fatto annunciò che l’avrebbe violata per continuare a informare in modo preciso e completo. Ma tutti gli altri media la lodarono, avendo la museruola nel sangue. Corriere: “Nordio rincara: fermerò le porcherie sulle intercettazioni”, “Il vizio consolidato di pescare a strascico dalle ‘carte’ della Procura lacerti di verbale o di intercettazione contro l’indagato per spararli in prima pagina… non va confuso con gli obblighi che l’informazione ha verso i cittadini” (Buccini). Rep: “Nordio denunzia giustamente l’inutile invadenza delle intercettazioni” (Merlo). Serra al Foglio: “Le intercettazioni sono uno strumento di violenza mediatica… Siamo pronti a gridare alla censura e al bavaglio, meno pronti a prendere le misure dei nostri limiti”. Stampa: “Non torna che si ricominci con la storia del bavaglio per il divieto di pubblicare le intercettazioni sinché non le avrà valutate il gip, depennando quelle irrilevanti. È davvero questo, di copisti, il nostro mestiere?” (Feltri jr.). Messaggero: “Intercettazioni e pm, la rivoluzione di Nordio”, “Le intercettazioni sono strumento di delegittimazione politica”. Riformista: “Le procure insorgono. Segno che la strada è giusta”. Unità: “È finita la Repubblica delle spie: torna il diritto”, “Chi è morto d’intercettazioni”. Giornale: “Tutti gli orrori delle intercettazioni. Abusi da fermare”, “Come la Stasi”, “Legge anti-gogna”, “Addio intercettazioni per distruggere. Ministri e politici, lunga lista di vite e carriere rovinate dalla pubblicazione di chat e messaggi”. Libero: “Norme anti-gogna”, “Fanfaluche con la toga: ‘La legge è un bavaglio’”, “Intercettiamo i magistrati e poi si ride (Sallusti). Foglio: “Viva il bavaglio, antidoto alla spazzatura”, “La gestione mediatico-giudiziaria delle intercettazioni” (Ferrara).

Ora per Ranucci, che fra l’altro è la vittima di un bomba, si fa un’eccezione: i nemici delle “carte” pubblicano le 200 pagine testuali di ordinanza cautelare per Lavitola con tutto ciò che Valterino e Sigfrido si sono detti (ma anche non detti). Il Tempo, non contento, s’indigna pure perché “non risulta sia mai stato sequestrato né captato il telefono di Ranucci” (che è stato intercettato eccome). E i giornali “anti gogna” si scoprono “anti bavaglio”: sembrano il Fatto, ma soltanto per il non indagato Ranucci. Poi, al primo politico indagato, riattaccheranno il ciuccio dove vorrà il padrone.