Le ultime da Gaza. Bibi, il cacciatore di aquiloni, abbatte i giochi dei bimbi
C’è qualcosa di grottesco, di infinitamente offensivo, di sanguinosamente paradossale nell’indifferenza con cui l’Europa guarda al genocidio in corso a Gaza, alla conquista violenta della Cisgiordania, ai disegni di annessione in Libano, agli sconfinamenti in Siria dello Stato suprematista di Israele. Ogni giorno dobbiamo cercare un trafiletto di cinque righe, di tre righe, su nuovi assassinii, nuove tecniche di tortura, nuovi bombardamenti della popolazione civile palestinese. Due righe per i palestinesi marchiati come i prigionieri dei campi nazisti, silenzio totale sui dossier e le inchieste che parlano di bambini assassinati con un colpo singolo alla testa, sui villaggi sgomberati dai coloni supportati dall’esercito di Tel Aviv. Tutto piccolo, tutto miniaturizzato, nascosto tra pagine e pagine che parlano di altre guerre – schifose anche quelle, intendiamoci – che in Europa piacciono di più, perché aiutano i fatturati.
Ora, gli aquiloni. I bambini di Gaza li costruiscono con stracci e fili da pescatori, due pezzi di legno incrociati, meglio se gli stracci hanno il colore della loro bandiera. Dopo essere stati dislocati, deportati, bombardati nelle tende con ordigni esplosivi, feriti, mutilati, resi orfani o deliberatamente uccisi dai cecchini, sono ancora lì a far volare gli aquiloni, l’unico gioco che gli è rimasto. La risposta di Israele è stata semplicemente grottesca: una riunione tra il criminale Netanyahu, il suo ministro della Difesa Katz e i vertici militari, per dire che gli aquiloni saranno trattati come droni, chi li fa volare è un terrorista, la parola magica con la quale si giustifica la libertà di assassinare chiunque. C’è qualcosa di magico e stupefacente nella resistenza di un popolo sterminato che si ostina a resistere, a esistere.
E qui? Qui niente. Nessuna sanzione, nessuna riunione di volenterosi, nessuna – quasi nessuna, per fortuna – reazione politica, se non un patetico scuotere della testa e un allargare le braccia: Israele ha colonizzato anche la politica europea. Ora spareranno su chi fa volare gli aquiloni, forse troverete due righe sui giornali: un incidente, un errore del missile, apriremo un’inchiesta…
Su Auschwitz si poteva dire che non si sapeva, forse. Su Gaza non si può dire. Il genocidio è stato compiuto davanti a tutti, in diretta, documentato dagli stessi genocidi, filmato, fotografato per vanto, osservato dai satelliti, dai medici, dalle organizzazioni internazionali. Senza che una parola – figurarsi un fatto, una sanzione, una reazione – sia venuta dalla famosa Europa, con qualche eccezione che non è riuscita a cambiare le cose. L’azione dei terroristi coloni in Cisgiordania è stata un po’ più osservata, è vero, ma sempre in guanti bianchi e con parole di circostanza, e si capisce: se hai assistito a un genocidio senza muovere un dito, quale credibilità puoi avere ora? Ricordo Tajani balbettare qualcosa su “sanzioni ai coloni violenti”, cioè non comprare più 50 euro di datteri a chi assassina sistematicamente civili in casa loro e la fa franca. I tifosi dell’Hapoel di Tel Aviv sono arrivati a Bergamo, hanno inondato lo stadio di fumogeni e fuochi, cose vietatissime a ogni altra tifoseria, ma a loro serenamente concessi. Le misure di sicurezza hanno agito prontamente: vietato esporre bandiere palestinesi sugli spalti. Ecco: l’Italia, l’Europa, sono questa cosa qui, non è indifferenza, è complicità diretta, per questo la bandiera palestinese è oggi la bandiera di chi non ci sta. Anche in forma di aquilone.
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