lunedì 31 agosto 2026

L'intervista

 

“Da prete, dubito anche di Dio e frequento solamente i poveri”


di Antonello Caporale 

Lei non porta al collo il crocifisso.
Voglio essere nudo tra la gente, spogliato di qualunque simbolo che possa allontanarmi dagli altri, dai diversi.

Non è neanche sicurissimo che Dio esista.

La vita è un mistero e vivo nella sacralità di questo mistero, nella forza, nella fiducia che lì ci sia Gesù. Ma non è certezza.

Ma lei è un prete, don Alessandro Santoro.

Cerco di testimoniare il senso della solidarietà, della compassione, della fraternità.

È il leader della comunità delle Piagge. Una comunità insorgente. Insorgente sta per?

La capacità di insorgere, capovolgere i modelli, i vuoti, le mancanze. L’insurrezione è un atto di grande civismo, è la scelta di avanzare sempre verso l’impossibile.

Le Piagge erano un posto maledetto di Firenze.

L’estrema periferia, il luogo dove gli ultimi erano conficcati, destinati e lì consacrati alla sconfitta civile.

Un posto insicuro, tanta mala carne.

Sono venuto ad assaporare l’odore della povertà.

Sono trentadue anni adesso che lei vive con gli altri, per gli altri.

Alle Piagge abitano novemila persone. E dentro il quartiere la nostra comunità è divenuta grande. Tante attività: corsi serali, mensa, mercato. C’è la cooperativa che lavora il ferro, raccoglie il ferro scartato.

Lei è uno dei lavoratori.

Lo scarto è il segno di ciò che riteniamo perduto e invece si trasformano in un tesoro che si rinnova. I ferri scartati, arrugginiti, buttati via vengono ricondotti a nuova vita, rigenerati.

Esiste anche lo scarto dell’umanità?

E qui si ritrova invece il senso della vita, il ristoro per la capacità di alimentare la speranza, di fare bene. Lo dico perché naturalmente ci sono tanti amici che hanno vissuto vite pericolose e buie.

Lei abita in una casa popolare, due camere e niente più.

Ho voluto assoggettare me stesso al segno comune di una vita faticosa. Le dicevo che la povertà bisogna conoscerla da vicino.

Dice infatti che la Chiesa è una multinazionale, un grande brand.

Come istituzione è potente, possente. Io però preferisco obbedire al Vangelo, al Dio del Vangelo.

Il suo Gesù voleva toglierlo dalle scuole.

Intende il crocifisso nelle aule?

Il crocifisso.

Se è un simbolo che divide pensiamo a qualcosa di più aperto, universale. La Costituzione mi pareva un buon sostituto.

Lei è prete e pensa che la sua Chiesa divida invece che unire, che domini invece che mostrare umiltà?

Con tutto me stesso faccio in modo che tutti possano essere abbracciati. Penso che se – oltre il senso comune – dei simboli possano dividere, allora si deve trovare un modo per accogliere tutti nella casa.

Prete comunista!

Perché incasellarmi, chiudermi nella dispendiosa e inutile fabbrica delle appartenenza?

La comunità è frequentata da un migliaio di persone. Famiglie e voti utili. Quando è tempo di elezioni vengono a cercarvi?

C’è chi entra e chi non ci pensa proprio.

La destra non mette piede.

Certo che no!

Il vescovo di Firenze Gherardo Gambelli l’ha definita una figura che onora la vita evangelica. Ha voluto celebrare nella sua comunità la sua prima messa di Natale dopo la nomina alla Curia fiorentina.

Riconosco che quell’attestato di stima è un prezioso riconoscimento. Ma bisogna sempre guardare avanti. Pochi sanno che accanto alle cooperative di lavoro, ai servizi sociali, offriamo anche un microcredito di prossimità.

Concedete prestiti?

Raccogliamo denaro da chi può, sapendo che quel denaro non frutterà interessi ma sarà destinato a sostenere i bisogni di chi lo chiede.

Finanziate sulla parola.

Finanziamo piccoli bisogni per un valore che parte da 2500 euro e può arrivare fino a settemila euro.

Quanti soldi finora prestati?

Settecentomila euro raccolti, prestati e rientrati.

Quanti furbi?

Nessuno.

Allora Dio esiste.

Dice?

Embè!

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