giovedì 30 luglio 2020

Le Bonomiadi


Non so voi,  ma io lo seguo molto questo nuovo Conducator della limpida ed integerrima Confindustria, il capitano di sventura, per noi, Carlo Bonomi.
Sentite cosa ha detto a supporto in audizione davanti alle commissioni del Senato, Giuseppe Pisauro, presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio: 

 “Dall’incrocio dei dati del monitoraggio dell’Inps con quelli della fatturazione elettronica dell’Agenzia delle Entrate, nel primo semestre del 2020, rispetto al primo semestre del 2019, emerge che se circa un terzo delle ore di Cig, Cig in deroga e Fondi della bilateralità è stato utilizzato da imprese con perdite di fatturato superiori al 40 per cento, oltre un quarto delle ore è stato tirato da imprese che non hanno subìto alcuna riduzione”.
Oltre un quarto delle ore di Cig è stato, in puro stile rapto, accalappiato da società che non hanno subito alcuna riduzione!
E visto che stiamo parlando di 10 miliardi, vuole dire che 2,5 miliardi ci sono stati fottuti dagli amici di Bonomi che, sbeffeggiando pandemia e morti, si sono agguantati denari destinati invece a chi era ed è in difficoltà! 

Ma il rettore delle Bonomiadi, incurante del furto, continua a stressare la maggioranza, con chiaro obbiettivo di partecipare al taglio della Torta europea, con richieste becere, inadatte al momento e che così riassumo: 

  1. Riforma degli ammortizzatori sociali (col chiaro scopo di aumentare ancora di più differenze e lucri dei suoi consociati)
  2. Revisione dei contratti di lavoro con la messa in soffitta di quello nazionale per passare a quelli aziendali.
Niente da fare quindi! Le Bonomiadi continuano ad imperversare per il solito orizzonte italico: noi industriali siamo noi e voi non siete una mazza!   


 

Un grande Robecchi!


Non solo Covid. Il negazionismo è il virus più pericoloso di tutti


di Alessandro Robecchi 


Il convegno che si svolse a Milano nel 1630 finì malissimo. Il titolo, “La peste non esiste” era suggestivo e carico di sottintesi, si sosteneva tra le altre cose che 

Ora, per fortuna, è tutto diverso: al convegno organizzato in Senato da Vittorio Sgarbi il livello era decisamente più alto, infatti è intervenuto il famoso virologo Andrea Bocelli con un argomento che ha convinto tutti: “Io conosco un sacco di gente, ma non ho conosciuto nessuno che sia andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?”. Giusto, implacabile, non fa una piega, mi ha convinto: anch’io non ho mai conosciuto nessuno colpito da un fulmine, quindi mi pare palese che i fulmini non esistono, saranno un’invenzione di Bill Gates, o di Saviano, o delle Ong, tutta gente senza cuore che chiude in casa milioni di persone per impedire a Salvini di girare l’Italia baciando salami e capocolli. I soliti comunisti, insomma, gli stessi che hanno diffuso la foto dei camion militari che portano via i morti da Bergamo.

Non mi pronuncio sul valore scientifico del convegno, che mi sembra altissimo anche grazie a Bocelli, ma leggo che un certo Angelo Giorgianni ha parlato del Covid come di “un’ingegneria genetica per un colpo di Stato globale”. Interessante. E poi c’era un nutrizionista del Centro di Educazione al Dimagrimento, il dottor Franco Trinca, che se l’è presa con “il vaccino di Bill Gates”, che sarebbe “eugenetica nazista” e “chissà cosa ci mettono dentro”, forse cose che fanno ingrassare, maledizione.

Va bene, mi avete convinto, mi iscrivo ai negazionisti, dopotutto non conosco nessuno che sia morto nella tragedia del Vajont, quindi sono propenso ad accettare il fatto che la cosa non sia mai successa, forse anche quella un’invenzione di Bill Gates e dei radical-chic, come del resto il bombardamento di Dresda (conoscete qualcuno che sia morto a Dresda? No, vero? Visto?).

Ora non c’è bisogno di essere fini psicologi per capire che la gente mente volentieri a se stessa per allontanare ombre e paure. È lo stesso meccanismo per cui il marito che trova un uomo nell’armadio pensa che sia il falegname che lo sta riparando, giusto? Dunque c’è il rischio che il pensiero negazionista cresca e prosperi, con due azioni parallele: negare la realtà da un lato e, se proprio bisogna accettarla, dare la colpa a qualcun altro. Ultimamente ai migranti, che sarebbero i nuovi untori (dopo i cinesi), e qui ci viene in aiuto un’altra virologa illustre, Annalisa Chirico, che garantisce quasi da sola, a mani nude, l’impianto ideologico-culturale di Salvini, compito titanico.

 Pensa cosa fa la gente pur di non parlare di Attilio Fontana e dei camici del cognato, anche se credo che le finalità del prestigioso convegno fossero altre e più nobili: dare finalmente un po’ di visibilità all’organizzatore Vittorio Sgarbi, che in effetti ne ha poca, poverino, e in qualche modo deve farsi notare, visto il suo noto aplomb elegante, misurato e mai scomposto che i media trascurano.


Fantastica Daniela tra BHL e il Cazzaro


Lévy-Salvini: filosofuffa contro gastropolitica

di Daniela Ranieri 

È una “sfida culturale”, quella andata in onda a Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro su Rete4, tra il filosofo francese Bernard-Henri Lévy e Matteo Salvini. Del resto pure Pericle discettava con Protagora e Zenone. L’intuizione è suggestiva: il filosofo, noto con l’acronimo logistico di BHL, ha scritto il Covid-instant-book Il virus ci rende folli (La nave di Teseo), in cui sostiene che siamo stati investiti da isterismo igienico e “messianesimo virologico”, un misto di “malthusianesimo, antiumanesimo e marshmallow penitenziale” (non avete già l’acquolina in bocca?). Il caso ha voluto che nel pomeriggio si sia tenuto al Senato un convegno di (come chiamarli?) dissidenti sanitari, tra i quali ha spiccato, per ruolo e impunitaggine, lo stesso Salvini, la cui rima buccale rigorosamente non protetta è diventata ormai un simbolo politico di resistenza e libertà, oltre che di minchioneria. L’operazione è audace: vuoi vedere che il più fico rappresentante della sinistra al caviale e il più elementare dei sovranisti mondiali concordano sul fatto che il Coronavirus è un’enorme montatura dei poteri forti per soggiogare le masse?

Inizia BHL, acconciatura aerodinamica da vanitoso engagé e camicia bianca da gelataro-sur-Sienne: “È stato tutto folle! C’è stata un’epidemia di paura e terrore!”. Salvini, occhiali da intellettuale (sarebbe da rivedere il luogo comune: ci sono eccezioni talmente clamorose da confutare la regola), annuisce. BHL: “È colpa dei giornalisti che hanno parlato tutti i giorni dell’epidemia, ce ne sono state di peggiori nella Storia” e non se ne parlava. È vero, è molto strano: nel ’300 non c’era tutto questo allarmismo in Tv e su Internet. Salvini fa sì con la testa, sono le stesse parole precise che lui ripete da mesi, e colpisce che il filosofo che ama Macron e Renzi (“il vulcanico Renzi”) emetta più o meno le stesse perle che sgorgano gratis tutti i giorni da quel pozzo di scienza dei social di Salvini. Ma il match intellighenzia contro gastropolitica riserva sorprese: “I migranti sono diventati untori”, dice BHL, e qui Salvini, intuendo l’ironia, comincia quel suo risolino isterico accompagnato da scrollata di capo e sguardo in camera, un’intramuscolo di semiotica-base per il suo pubblico già stanco dei pensieri cotonati dello studioso.

Quando BHL dice “L’Italia ha dato all’Europa un esempio di disciplina”, Salvini fa sì sì sì, lui che con un misto di disciplina e lucidità il 21 febbraio intimava: “Blindare! Proteggere! Bloccare!”, e il 27: “Riaprire tutto! Fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti!”. E pensare che i due potrebbero trovarsi a metà strada: BHL, consigliere di Sárkozy, elogiò “il coraggio politico di Calenda, la virtù di Renzi”, insomma “le belle élite”, e voleva Draghi a capo delle forze di polizia; Salvini ha citato la Thatcher e invocato Draghi premier: vuoi vedere che l’ex maoista e l’ex comunista padano sono liberisti? Purtroppo BHL rovina tutto: “Andiamo a beccare qualche barchetta” quando “l’Italia ha la mafia”. Porro lo interrompe: pensava di aver invitato la versione chic di Paolo Becchi e invece ha in collegamento il solito rompicoglioni di sinistra, subito ribattezzato da Salvini “dottor professor filosofo”, tutti titoli di estremo disonore.

È che BHL solidarizza coi migranti che scappano dalla guerra: non male, per un simpatizzante delle bombe Nato sulla ex Jugoslavia (1999) e sulla Libia (2011), dove tra l’altro si è recato giorni fa confidando di essere accolto dai miliziani con un tè al gelsomino e un invito a parlare di Lévinas, invece quelli l’hanno allontanato sparando colpi in aria.

Salvini sfodera i classici: il filosofo “non conosce i 5 milioni di disoccupati italiani”, per cui invece tanto si spende la Lega, i cui dirigenti tengono 5 milioni di spiccioli in Svizzera per le donazioni agli indigenti. BHL ride sprezzante, facendoci venire in mente di quando nel 2017 denunciò al mondo il dramma di possedere troppe case e di dover svendere quella di Tangeri per 6 milioni di euro.

I due si riavvicinano su Erdogan: per BHL “ha un progetto di imperialismo politico”; per Salvini, “il governo italiano è silenzioso di fronte all’aggressione turca”, fatta “con la spada islamica sguainata” (crede che Santa Sofia sia a Carugate). Verso la fine BHL sostiene che se troviamo un vaccino lo dovremo ai migranti (?). Salvini non vedeva l’ora: “Ah, adesso non è grazie ai medici di San Matteo di Mantova!” (che non esiste, casomai di Pavia: questo perché lui conosce il territorio). BHL lo zittisce alludendo ai soldi presi da Putin, Salvini lo irride: “Bla bla bla”. Così impara, BHL, ad accettare queste sfide culturali terra-terra, fermo restando che se Salvini leggesse il suo libro e ne imparasse dei passi a memoria potrebbe dire le stesse stronzate che dice ma con più forbitezza.


Domandina



mercoledì 29 luglio 2020

Ekkisenò??!


Mettiamo il puro caso che per un allineamento dei pianeti forte ed inaudito vi sobbalzasse il cervello portandovi a non recepire più nulla dalla realtà, creandovi un mondo parallelo e mettiamoci pure il fatto che facendo di mestiere il carabiniere cominciaste a far tutto quello che un carabiniere non dovrebbe fare, compreso il traffico di droga ed i pestaggi, e che poi, una volta colto con le mani nella marmellata, abbiate necessità di trovarvi un avvocato capace e senza alcun lato oscuro in grado malauguratamente di crearvi ulteriori problemi. 
Da chi andreste, quale difensore scegliereste? 

Non avrei dubbi in merito: 


Vivessi a Piacenza sceglierei lui, Emanuele Solari, senza tentennamenti. Ordine e disciplina, credere e combattere! Che ci potrebbe essere di meglio? Costui è il numero uno, come gli postò tale Montella, credo pure lui, guarda il caso, carabiniere...

Timone ben saldo!

Cari lettori e amici virtuali, sodali con me in questa avventura, che mi donate linfa vitale e, soprattutto, la speranza che qualche seme sparso dalla mia dabbenaggine, fruttifichi per rinforzare la mano, che siamo noi, reggente il timone affinché la rotta non finisca per portarci nelle acque melmose ove stagnano i Porro, i Facci, le Chirico, (quanto mi sta sulle palle questa Annalisa Chirico non ve lo immaginate neppure!) e tutta la cianfrusaglia danneggiante il libero pensiero, la libera opinione! 
Ebbene vi sprono a non perdere la rotta anche oggi! Rimanete fermi a guardare le vicende di quell'insulso ometto che i tribali accordi tra becere accozzaglie fingenti di essere un polo di centro-destra, che se fosse fatto con il pieno rispetto della Politica meriterebbe pure rispetto e sani contrasti per una democrazia sempre migliore, ma che in realtà sono una commistione tra fasci, avidi difensori di un pregiudicato e  citrulli adoratori del dio Po, hanno posizionato, senza nessun merito, sullo scranno più alto della regione Lombardia. Non arretrate di un millimetro mentre il Cazzaro vomita insensatezze circa lo stato di emergenza, giustamente richiesto da Conte perché, al diavolo gli imbecilli alla Sgarbi, alla Zangrillo, il virus è ancora qui, proprio qui tra noi, solo per distrarci dal problema Fontana. Si il problema Fontana, l'emblema del cazzaro leghista! 

E allora per rimanere inamovibili, senza distrazioni di sorta, leggete di seguito questo articolo inchiesta, di Repubblica. 
Leggetelo con calma, soppesando le parole, soffermandovi sui fatti eclatanti che portano a pensare all'ennesima presa per il culo, la sfrontatezza con cui ci vorrebbero tutti babbani. 
Ma non lo siamo per fortuna. Non lo siete! 
Buona lettura! (io intanto sto preparando il profilo per entrare dentro il gruppo di quei 18mila psicopatici di cui vi raccontavo nel post precendente. Farò un 25enne molto religioso, tradizionalista, nemico di papa Bergoglio. Che la Provvidenza mi faccia entrare, facendomi incontrare anche un terrapiattista!! Pregate affinché ciò si realizzi!) 

Le contraddizioni di Fontana. Il conto svizzero non era dormiente

28 LUGLIO 2020

L'inchiesta camici in Lombardia: accertati movimenti per centinaia di migliaia di euro tra il 2009 e il 2013. I pm scavano per capire di chi fossero. Perquisita la società del cognato


DI LUCA DE VITO


MILANO — C’è una lunga serie di incongruenze nelle dichiarazioni di Attilio Fontana rispetto a quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Milano. Mentre i magistrati e i militari della Guardia di Finanza dragano le carte raccolte in questi mesi e vanno alla ricerca dei camici (ieri sera è stata fatta una perquisizione presso la società del cognato di Fontana), mettendo insieme i pezzi dell’indagine e le versioni del governatore ogni giorno si evidenziano nuove contraddizioni.

Il denaro all’estero

Il primo aspetto riguarda le provviste di denaro depositato all’estero, la cui prima traccia nel tempo è il trust alle Bahamas aperto nel 1997. Si tratta dei 5,3 milioni scudati nel 2015, diventati 4,4 oggi e scoperti sul conto Ubs di Fontana quando ha provato a fare il bonifico per risarcire il cognato. Il lascito di un’eredità, secondo la versione ufficiale. Il Governatore, nell’intervista rilasciata ieri a Repubblica, ha dichiarato che i suoi genitori non hanno mai evaso le tasse, ma come questo possa coniugarsi con la detenzione illegale di grosse cifre di denaro su un conto svizzero intestato alla madre non è chiaro. Se fossero stati soldi legalmente portati all’estero, allora non ci sarebbe stato bisogno di scudarli con i trust alle Bahamas (di cui Fontana risultava beneficiario) e di redigere una voluntary disclosure nel 2015 per regolarizzare la posizione. Un’incongruenza che non ha spiegazioni e su cui Fontana non è riuscito a fare chiarezza.

Di chi sono quei soldi

Un altro aspetto su cui si stanno concentrando gli investigatori, riguarda la vera natura di quelle cifre detenute all’estero. Possibile che un medico e una dentista negli anni ottanta avessero tanti soldi in Svizzera? E che bisogno c’era di utilizzare strumenti come i trust alle Bahamas per schermarli? Il sospetto è che possa trattarsi, almeno in parte, di soldi dello stesso Fontana. Un passaggio delicato, perché in caso il denaro avesse altre provenienze andrebbe a confliggere con quanto dichiarato nella voluntary del 2015 che ha come causale «eredità». Il riscontro di una dichiarazione mendace configurerebbe un reato molto grave, il falso in voluntary. Un’ipotesi tutta da dimostrare con riscontri investigativi per gli inquirenti, ma su cui il governatore potrebbe sgombrare il campo da subito: sono soltanto soldi dei genitori quelli? O nel tempo se ne sono aggiunti altri, appartenenti a qualcun’altro? E lo stesso Fontana ha mai avuto un conto in Svizzera prima del 1997 o ai tempi del primo trust, quando era sindaco di Induno Olona da due anni?

I movimenti

Le risposte di Fontana sono vaghe e spesso contraddittorie quando si riferisce alla sua situazione patrimoniale. Ad esempio, nell’intervista pubblicata ieri da Repubblica, quando parla del conto dei genitori, dice: «Era un conto non operativo da decine di anni, penso almeno dalla metà degli anni Ottanta». Affermazione contraddetta da quanto emerso dalla voluntary: da quei documenti risulta una serie di movimenti registrati tra il 2009 e il 2013. Prova che il conto è stato attivo, movimentando centinaia di migliaia di euro, e in un lasso di tempo in cui la madre del governatore aveva tra gli 86 e i 90 anni. Le cifre le ha anticipate la newsletter di Domani: nel 2010 sul conto svizzero arrivano 129 mila euro, l’anno dopo ne escono circa 500 mila. Nel 2012 ne arrivano 442 mila e nel 2013 altri 200 mila. Un conto tutt’altro che dormiente, quindi.

Le date della fornitura

Altre incongruenze emergono poi sul fronte della ormai famosa fornitura di camici mai portata a termine. In questo caso riguardano le dichiarazioni di Raffaele Cattaneo (assessore della giunta) e Filippo Bongiovanni (ex numero uno di Aria) rese davanti ai magistrati. Fontana ha detto lunedì in consiglio Regionale di non aver saputo dell’affidamento oneroso della fornitura prima del 12 maggio. Smentito da Bongiovanni (che ha informato la segreteria dal 10 maggio) e anche da Cattaneo che ai pm ha detto di aver informato Fontana da subito. Lo stesso governatore ha detto di aver saputo dall’inizio della disponibilità di Dama a dare un mano, così come detto per altre quattro aziende: ma perché allora avrebbe dovuto presumere che si trattasse di una donazione nel caso della società del cognato se per le altre era pacifico che fossero forniture onerose?

I camici mancanti

Infine l’aspetto più spinoso che riguarda direttamente il reato per cui Fontana è indagato, ovvero la frode nelle pubbliche forniture legata alla mancata consegna dell’ultima tranche di dispositivi. Bongiovanni ha detto ai pm di non aver chiesto che la fornitura, bloccata dopo la consegna di 50 mila camici, venisse portata a termine. Avrebbe spiegato che non ne avevano più bisogno. Nessuno — in Aria come in Regione — ha pensato di far comunque consegnare i 25 mila camici rimanenti, nonostante in quel periodo il bisogno di dispositivi di protezione per gli ospedali fosse cogente. Perché rinunciare? Forse per consentire a Dini di rivenderli e di ridurre l’impatto economico dovuto alla necessità di stornare le fatture per non intaccare l’immagine di Fontana? Anche per questo il nucleo valutario della Guardia di Finanza ieri sera ha sequestrato i camici rimanenti trovati nei magazzini della Dama.

   

Non vedo l'ora di parlar con loro!



E quindi esiste davvero! Mannaggia a me che tolgo ore col sonno alle navigate gustose come questa. Qui dentro a questo gruppo, QAnon Italia, pascolano più di 18mila, si avete capito bene sono diciottomila, complottisti, la creme, il succo concentrato di tutti coloro che, una prece, hanno devoluto le proprie sinapsi all'aria fritta ad minchiam! 
Per intenderci sono quelli che oggi dicono: 

"La falsa pandemia è un progetto di governo mondiale. E' in atto una strategia di tensione globale. E' la lotta del bene contro il male. "

Sono quelli che scrivono 


"il vaccino Ogm di Bill Gates è eugenetica nazista. E' un progetto di estinzione delle razze animali non desiderate. Per Gates l'uomo è indesiderato: sogna un mondo transumano"

I loro modelli sono i grassoni statunitensi pro Yellow Idiot, il sarcofago dell'ignoranza che una concatenazione di eventi, tra cui il QI della maggioranza degli americani a livello sottobosco, ha posto sullo scranno più potente, apparentemente, del globo. 

E questi complottisti si sono radunati sotto gruppi come questo. E io che continuavo a perdere tempo in serie tv e giornali! Questa è una meraviglia! Ardo argomentare con qualcuno di questi totalmente fuori di cabina! E' diventato lo scopo prioritario della vita. Magari avrò anche la fortuna di incontrare qualche terrapiattista! Solo al pensiero che possa passare una serata a chattare con un terrapiattista che magari pensa che Papa Bergoglio sia Satana, che "i Gates e i Clinton sono ghiotti di adenocormo" (si, si, si!!! Dicono questo lì dentro!!!) ovvero adrenalina ossidata e compiono rituali satanici (mi rifiuto di scrivere con chi) per prelevargli questo composto chimico per l'eterna giovinezza.

Quindi da oggi stop alle cazzate. Impegno e dedizione. Debbo entrare lì dentro. Prima cosa da fare: un profilo fake che mi permetta di far parte del gruppo più fuori di testa incontrato finora. Ssssst! al lavoro! Passo e chiudo!!

Vi far sapere gli sviluppi naturalmente...