martedì 11 marzo 2025

Intervista ad un filosofo


 Da La Stampa

"Trump ha deciso che l'Ue è il nemico Macron è Nerone coi cerini in mano" Michel Onfray
Parigi

Il filosofo francese Michel Onfray definisce il presidente Donald Trump come un uomo «senza scrupoli», che «vuole prendersi il mercato». Dinnanzi a un simile profilo, l'intellettuale conosciuto per le sue posizioni spesso controverse afferma che Volodymyr Zelensky non ha molta «scelta».
Donald Trump sta scavando un fossato tra Unione europea e Stati Uniti. Quali sono le conseguenze politiche e culturali di questa frattura?
«Trump fa parte degli uomini politici che scrivono la Storia contemporanea, assieme a quelli che dirigono l'Iran, la Turchia, l'India e la Cina. Ridisegnano le frontiere tenendo bene a mente la ricostituzione degli Imperi perduti. La Francia, immersa in questa Unione europea liberale, non scrive la storia, ma la subisce. È un club di banchieri che fa politica risparmiando sui popoli, o disprezzandoli. La Francia europeista accelera la caduta seduta sulla sua cassaforte».
Dopo il recente litigio con Donald Trump avvenuto nello studio ovale della Casa Bianca pensa che l'immagine di Volodymyr Zelensky sia stata delegittimata o si è invece rafforzata agli occhi dei partner?
«Zelensky si è arrabbiato, ed è stato congedato come un malfattore. Subito dopo questo schiaffo, ha fatto sapere che era pronto a riprendere le trattative. L'errore è stato quello di aver praticato in mondovisione delle negoziazioni diplomatiche che non sarebbero finite così se non ci fossero state le telecamere. Trasmetterlo ha obbligato i negoziatori a gonfiare il petto. Questa è etologia, non politica».
Come vede l'eventuale invio di truppe occidentali di peacekeeping in Ucraina?
«Significa mettere il dito nell'ingranaggio di una macchina, all'interno della quale si sente il ticchettio di una bomba atomica. Trump e Putin, che sono i padroni di questo gioco, lo sanno. Per questo hanno parlato entrambi di Terza Guerra mondiale. Macron è un bambino al quale è stata data una scatola di fiammiferi in un negozio di polvere da sparo. Agisce come Nerone alla testa dell'Impero romano».
Come cambiano gli equilibri all'interno dell'Unione europea con la nuova "amicizia" tra Washington e Mosca e la riorganizzazione dei rapporti tra i 27?
«È il nemico a decidere che voi siete il nemico. E non potete farci niente. L'Europa di Maastricht fa la gradassa come si usa fare nelle democrazie in cui il potere si prende e si mantiene con la parola. Macron può parlare, così come Ursula von der Leyen. Nelle dittature, invece, non funziona così. I dittatori fanno alle democrazie una serie di domande: "Quante divisioni da allineare avete? Fino a quanti morti tollererete? Avete una generazione pronta a mollare canne e smartphone per andare al fronte quasi disarmati? Siete pronti a vedere Parigi, Marsiglia o Lione sparire sotto le macerie?". Le risposte delle democrazie le conosciamo. Le autocrazie non hanno niente da temere».
Intanto, l'Europa sta organizzando il suo riarmo. Un'iniziativa da considerare necessaria o pericolosa nell'ambito delle tensioni con Putin?
«È una provocazione che equivale ad accendere i motori dei bombardieri carichi di atomiche. Certo, ci sono ancora molti step da superare prima di arrivare a sganciarle. Ma la signora von der Leyen, che ha già falsificato il suo curriculum per attestare competenze di cui non dispone, mostra che le manca intelligenza politica quando si tratta di fare altro dall'imporre la sua ideologia ai popoli europei. Non funziona così con Trump e Putin».
Giorgia Meloni è spesso accusata di avere una postura ambigua. È d'accordo con questa analisi?
«Sì. Come Podemos, Syriza e il Movimento 5 Stelle ha ammorbidito le sue posizioni. La domanda è: cosa succederà quando non ci sarà più nulla delle sue proposte iniziali? È "pappa e ciccia" con Ursula von der Leyen, perché condivide con gli europeisti il programma liberale. Le vengono fatte poche concessioni sul tema dell'immigrazione e lei in cambio concede molto ai mercati».
Macron ha avanzato l'idea di condividere con gli europei la deterrenza nucleare della Francia. È favorevole a un simile progetto o condivide i timori espressi da Marine Le Pen su una possibile perdita di sovranità del suo Paese?
«La mia bussola non è quella di Marine Le Pen, che ha un ago senza una direzione fissa, ma quella del generale Charles de Gaulle. La bomba atomica è tutto quello che resta di gollista alla Francia dal Trattato di Maastricht, che ha convalidato l'abbandono della sua sovranità a vantaggio dello Stato europeista. Condividere l'arma atomica significa diluire quello che resta della Francia in Europa. È il progetto di Macron, che dopo due mandati all'Eliseo aspira a governare questa Europa».
È d'accordo con il presidente francese quando dice che Putin è un «imperialista revisionista»?
«"Imperialista" lo dico da molto tempo. Non gli darò torto sull'utilizzo di questa espressione con la quale definisco anche l'Europa di Maastricht e gli Stati Uniti. "Revisionista" fa parte di un vocabolario marxista-leninista. Macron parla come i trotzkisti di una volta, cosa che non è, per sedurre i vecchi di estrema sinistra, sempre più numerosi nel voler collaborare con l'ordine mondiale liberale e nel voler unirsi alla causa maastrichtiana. —

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