martedì 25 marzo 2025

Scanzi verità

 

È tempo di saperlo: il campo larghissimo è una grande boiata
DI ANDREA SCANZI
Il campo largo – anzi larghissimo – è nato morto, ma ora è addirittura più putrefatto che mai. Se c’è una cosa a cui è servita la proposta scellerata e al tempo stesso cretina della Von der Leyen, è quella di avere definitivamente dimostrato che un’alleanza (più o meno organica) che vada da Fratoianni e Conte a Calenda e Renzi è meno probabile di un intervento intelligente di Scalfarotto. E tutta quella parte del Pd che continua a straparlare di un campo larghissimo onnicomprensivo, dovrebbe se non altro avere la decenza di ammetterlo prima e prendere atto poi.
L’ipotesi di “pace”, ingiusta come tutte le paci e cercata (per interessi tutt’altro che umanitari) dagli irricevibili Trump e Putin, ha provocato una reazione surreale e violentissima da parte di (quasi) tutti coloro che, fino al minuto prima, sul conflitto tra Russia e Ucraina non ne avevano presa mezza. Invece di chiedere scusa per le continue cantonate, tipo “l’Ucraina vincerà” e affini, questi sedicenti espertoni hanno preso la Von der Leyen al balzo, sfruttando i deliri di una politica bollitissima per ricominciare a insultare i cosiddetti (da loro) “pacifinti” e “putiniani”, quasi sempre persone che sulla guerra in Ucraina c’hanno (purtroppo) preso nove volte su dieci.
È come se il piano (si fa per dire) Von der Leyen avesse levato il tappo del livore a un sacco di giuggiole, puntualmente coincidenti con quell’immarcescibile mondo salottiero renzian-pidino che tra 2014 e 2016 diede il peggio di sé, dimostrando un amore tanto cieco quanto citrullo per quella macchietta scondita della Diversamente Lince di Rignano. Anche in tivù si respira spesso lo stesso clima di guerra santa e senza sconti di dieci anni fa: da una parte il “populismo sinistro-grillino”, dall’altro la “pseudo-intellighenzia illuminata”. Giornali e tivù sono pieni di tromboni, sputtanati oltre ogni immaginazione, che non vedevano l’ora di dimenticare l’esperienza del Conte-2 e le ipotesi di campo progressista à la Bersani per ricominciare la caccia all’untore. Tale “untore”, va da sé, coincide con i soliti putribondi figuri: la sinistra radicale di Fratoianni (attaccato per polemiche imbecilli tipo la Tesla); i cani sciolti alla Santoro; i 5 Stelle, che ieri avevano la colpa di “essere di destra” e ora pagano evidentemente la tara di essere troppo “progressisti” (e dunque pacifisti); e il Fatto Quotidiano, che per non pochi osservatori è il padre di ogni male e ha ontologicamente torto.
Gli esempi di tale scontro fratricida (e ancor più demente, perché è l’ennesimo regalo alla Meloni) sono infiniti. La santificazione a casaccio dell’ultima messa laica di Benigni, preso a emblema di un europeismo retorico e imprecisato da contrapporre ai “portavoce di Putin” (ciao core). La piazza che conteneva tutto e il suo contrario di Serra, dove il colpevole principale non era neanche Putin (men che meno Netanyahu) quanto Conte. Gli scazzi violentissimi tra Mastrobuoni e Orsini, Calenda e Basile e ancora Calenda (ormai in versione eterna da Dottor Stranamore sotto sbronza da napalm) e Travaglio. Eccetera. Siam sempre lì: per larga parte del Pd (si spera non della Schlein) chiunque è meglio dei Conte, Orsini e derivati. A partire da Calenda e Renzi, due leader (va be’) con meno voti di Guida Bardi (chi?) e meno coerenza di Calhanoglu, che però continuano a essere pateticamente adulati da giornaloni ed editorialisti meno lucidi di Bukowski al trentesimo whiskey. Questa situazione è perfetta per far durare la Meloni almeno altri dieci anni: daje fenomeni! Vediamo di capirlo una volta per tutte: il campo larghissimo è un obbrobrio impossibile e al contempo idiota. O il Pd punta su Conte e Fratoianni, o torna da Calenda e Renzi: tertium non datur. E chi continua a credere che una Boschi possa convivere con una Appendino e un Calenda con un Conte, è semplicemente fuori dal mondo. O peggio ancora un meloniano in incognito.

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