Il burattino senza fili
DI MICHELE SERRA
L'uomo che inciampa è un classico del meccanismo comico. Se poi l'uomo che inciampa è ricco e potente, e cade a faccia in giù in una pozzanghera, la risata si libera di ogni senso di colpa. Non fa ridere allo stesso modo la caduta del disgraziato, che la retta via non sa davvero come mantenerla.
La caduta del robot è una variante inedita. Se avete visto il video dell'umanoide made in China che mentre imita Michael Jackson stramazza su un gradino, e non si rialza più, da danzatore a fantoccio, da vivo a morto in un istante: beh, la classica risata dura appena un attimo e lascia subito il posto a una specie di solidale sgomento. Fa pensare, quel guitto disarticolato, incapace di risollevarsi, al servo schiantato dal lavoro. All'animale da circo costretto all'esibizione innaturale. Alla vittima di un azzardo non imputabile a lui.
L'uomo robusto (il suo inventore?) che dopo un istante si avvicina, lo osserva, lo solleva e con calma se lo porta via, senza l'affanno del soccorso, senza la pena per il ferito, appare immediatamente come il solo artefice della scena. È lui, non il robot, l'emulatore fallito di Michael Jackson. È lui che ha esposto allo sghignazzo del pubblico quei chili di metallo e chip addestrati a fingersi una popstar — chissà perché, poi: per quale utile bisogno umano?
Non diremo mai abbastanza che non è la tecnologia, a farci paura, è l'uomo che la adopera, che se ne serve per gli scopi più disparati: scienza e avidità, medicina e guerra, cura e sterminio, soccorso e controllo sociale. Nessuno ha paura del burattino, tutti del burattinaio. Molti anni fa in Francia prese piede un movimento, mezzo dadaista, per la liberazione dei nani da giardino. È ora di fondare un movimento per la liberazione dei robot in cattive mani.
Nessun commento:
Posta un commento