domenica 16 marzo 2025

È arrivata



Come il primo maglioncino infilato tra inni del cuore preannuncia ad ottobre l’inizio della vera bella stagione - volete mettere quei meriggi uggiosi e già ombrosi novembrini trascorsi in lettura tra sogghigni compiaciuti in compagnia di un sigaro? - così il notturno vagitoronzio della bastarda t’incunea l’insano presentimento che giungerà a breve il tempo, solo parzialmente accettabile, della cosiddetta bella stagione, bella sino a quando i primi rivoli di sudori irroranti la schiena non ti faranno già agognare le luci intermittenti del meraviglioso dicembre; e senza contare il corollario, l’addendum, composto da sbraitanti ciurme di posseduti fotografanti pure ‘sta ceppa, prostrati alla pazzia di questo mondo la cui traduzione agghiaccia il core normodotato, ovvero: fai la coda per tutto nell’afa, paga tre volte i surgelati, sgomita e ansima per fotografare cose che un giorno forse, nel riguardarle, ti faranno dire “ma che razza di coglione ero?” mentre su un’amaca di un poggio anonimo ti gusti beltà letterarie e granite casalinghe.
Insomma quel ronzio della prima bastarda preannuncia la ritirata degli indigeni dai propri lidi conosciuti e rinomati ma, soprattutto, l’arrivo dei “taac”, dei “uè figa!”, delle “cisate” codaiole, dei fritti accompagnati da cappuccini che farebbero inorridire Dario Argento, di cui non sentivamo minimamente la mancanza.

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