Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 21 agosto 2026
Puntualizzazioni
Quelli che la gogna
Dopo un’estate passata a vivisezionare sillaba per sillaba le chat e le intercettazioni di Ranucci, Lavitola&C., è bene sapere che tutto ciò che abbiamo letto era vietato pubblicarlo, dunque saperlo. Lo dice la legge Bavaglio Nordio-Costa approvata dalle destre (quindi da Iv e Azione) nel 2024: neppure una frase “integrale o per estratto” di ordinanze cautelari, solo riassuntini e parafrasi. Il Fatto annunciò che l’avrebbe violata per continuare a informare in modo preciso e completo. Ma tutti gli altri media la lodarono, avendo la museruola nel sangue. Corriere: “Nordio rincara: fermerò le porcherie sulle intercettazioni”, “Il vizio consolidato di pescare a strascico dalle ‘carte’ della Procura lacerti di verbale o di intercettazione contro l’indagato per spararli in prima pagina… non va confuso con gli obblighi che l’informazione ha verso i cittadini” (Buccini). Rep: “Nordio denunzia giustamente l’inutile invadenza delle intercettazioni” (Merlo). Serra al Foglio: “Le intercettazioni sono uno strumento di violenza mediatica… Siamo pronti a gridare alla censura e al bavaglio, meno pronti a prendere le misure dei nostri limiti”. Stampa: “Non torna che si ricominci con la storia del bavaglio per il divieto di pubblicare le intercettazioni sinché non le avrà valutate il gip, depennando quelle irrilevanti. È davvero questo, di copisti, il nostro mestiere?” (Feltri jr.). Messaggero: “Intercettazioni e pm, la rivoluzione di Nordio”, “Le intercettazioni sono strumento di delegittimazione politica”. Riformista: “Le procure insorgono. Segno che la strada è giusta”. Unità: “È finita la Repubblica delle spie: torna il diritto”, “Chi è morto d’intercettazioni”. Giornale: “Tutti gli orrori delle intercettazioni. Abusi da fermare”, “Come la Stasi”, “Legge anti-gogna”, “Addio intercettazioni per distruggere. Ministri e politici, lunga lista di vite e carriere rovinate dalla pubblicazione di chat e messaggi”. Libero: “Norme anti-gogna”, “Fanfaluche con la toga: ‘La legge è un bavaglio’”, “Intercettiamo i magistrati e poi si ride (Sallusti). Foglio: “Viva il bavaglio, antidoto alla spazzatura”, “La gestione mediatico-giudiziaria delle intercettazioni” (Ferrara).
Ora per Ranucci, che fra l’altro è la vittima di un bomba, si fa un’eccezione: i nemici delle “carte” pubblicano le 200 pagine testuali di ordinanza cautelare per Lavitola con tutto ciò che Valterino e Sigfrido si sono detti (ma anche non detti). Il Tempo, non contento, s’indigna pure perché “non risulta sia mai stato sequestrato né captato il telefono di Ranucci” (che è stato intercettato eccome). E i giornali “anti gogna” si scoprono “anti bavaglio”: sembrano il Fatto, ma soltanto per il non indagato Ranucci. Poi, al primo politico indagato, riattaccheranno il ciuccio dove vorrà il padrone.
giovedì 20 agosto 2026
Il Moggi senese
Premessa: non sono senese. Pertanto parlo quasi a sproposito dell'Evento che due volte all'anno sconquassa gli animi e la storia della bellissima città toscana.
Ma Renato Bircolotti, qui in foto, e il suo unico ruolo nel Palio, il Mossiere, mi portano a parlarne.
Da quello che so, seguo il Palio esternamente da vent'anni, il bello dell'Evento è tutto quello che viene prima della corsa, ovvero tre giri di piazza del Campo: gli accordi, le strategie, i soldi dati di straforo, le ripicche, le rivalse, le angherie. Tutto permesso, anzi, il sale della disfida.
Da qualche tempo circola per Siena un Luciano Moggi, un regista occulto, un papa, il signore della corsa: Giovanni Atzeni, soprannominato Tittia, di professione fantino; di palii ne ha già vinti 13, è a un passo dalla coppia dei 14 - Niccolò Chiarini detto Caino che li vinse dal 1804 al 1825 e da Andrea Degortes detto Aceto dal 1965 al 1992. Tittia quindi potrebbe affiancare Aceto come fantino del secolo. Ma il Moggi è pure a due passi dalla storia, dalla leggenda: Mattio Mancini detto Bastiancino dal 1759 al 17779 e Santini Francesco detto Gobbo Saragiolo dal 1823 al 1853 ne vinsero 15 di palii, record assoluto dal 1633!
Ora questo Tittia, palesemente, nell'ultimo palio ha influenzato i fantini rivali, probabilmente i Capitani e il Bircolotti, evidenziando così un potere immenso tra i canapi. Il suo cavallo infatti che correva per il Nicchio, nell'indifferenza generale, non ha mai rispettato la posizioni ai canapi - aveva il nr 8 - rimanendo spostato dietro in nona posizione. E' stato per molto orizzontalmente lontano almeno tre metri dalla fune che segna la partenza. L'Aquila che avrebbe dovuto essere il decimo che con la rincorsa avrebbe dato il via alla disfida è rimasta per tutto il tempo silente, ossequiosa, servile, senza mai protestare riguardo alla posizione di Tittia. E Bircolotti ha tenuto un comportamento anomalo, senza mai riprendere il Nicchio e validando una partenza che è risultata non valida: il Nicchio è partito di slancio, l'Aquila che avrebbe dovuto compiere proprio lei la rincorsa, non ha protestato minimamente.
Il Luciano - Tittia quindi ha sfoderato la sua classe e la sua potenza, infischiandosene della regolarità e del danno d'immagine subito dal Palio stesso.
Questi non sono accordi, strategie, complotti. Qui si evince la volontà di prendersi il banco intero, nell'indifferenza generale.
Dico tutto questo da esterno naturalmente, senza conoscere meccanismi e taciti accordi.
Un'ultima osservazione: per tutti coloro che soffrono nel veder soffrire i cavalli. I cavalli quando corrono non soffrono, anzi si sentono vivi, si sentono cavalli.
Voler chiudere la Storia per il loro bene è semplice e pura dabbenaggine. Stiamo parlando del 1633, non so se mi spiego.
Promessa
Te lo ripeto ancora: se per caso mi anticipassi verso gli inferi, inseguito dalle tue innumerevoli Erinni, ti assicuro, anzi, ti giuro che festeggerò la tua dipartita, che mi auguro sofferta e tormentata, con una mega festa annaffiata da innumerevoli bollicine, bastardo e carogna senza rivali!
RX
Apocalisse climatica in riva al mare tra bollette e ibride
Sto pensando di insegnare a mio figlio a fare surf, invece che sciare. Pensi che è la prima estate che non lo portiamo a fare una passeggiata dopo cena, troppo caldo ”. Il giovane padre milanese sotto l’ombrellone risponde con un misto di ironia e amarezza alla domanda sul caldo che aumenta e sulle cause del riscaldamento globale. Agosto 2026, spiaggia sul mare Adriatico, popolata soprattutto dal ceto medio del centro-nord. Il timore di disturbare le persone sdraiate sui lettini per parlare di crisi climatica si scioglie in un secondo: tutti vogliono dire la loro, tutti sono spaventati. Tra settimana enigmistica e secchielli, si discute di emissioni, petrolio, Cina, e pure partecipate di Stato “che fanno accordi col Venezuela per continuare a estrarre petrolio”.
“Il caldo ci ha rubato l’estate, a luglio siamo stati chiusi in casa, come un lockdown, questo aspetto psicologico della clausura mi sembra il più grave, l’anno prossimo cerco una casetta sull’Appennino”, dice la madre di due figli adolescenti, uno dei quali, racconta, “usciva lo stesso a 40 gradi, forse è la forma di ribellione della loro generazione”.
Mentre il governo non ha ancora deciso se la crisi del clima esiste o no, sulla riva capita di trovare persino un giovane ingegnere che ha fatto la tesi sulle origini antropiche o naturali del riscaldamento. Origini napoletane, si dice fatalista, “l’essere umano è inerte, l’italiano poi è il massimo della conservazione, d’altronde abbiamo lasciato andare via Rubbia con i suoi progetti”. Scherza sull’adattamento, “potremo dormire nelle grotte tipo Frasassi o nelle catacombe e se dovremo lasciare la pianura padana sicuramente il posto in cui andremo non potrà essere peggiore”.
Tra venditori di cocco e ambulanti accaldati c’è spazio anche per l’agenda 2030. Tre ragazzi romani l’hanno studiata a scuola, “anche se si fa male”. La valigia pronta per un futuro in Spagna, sono preoccupati del negazionismo che avanza a causa di Trump, mentre la politica italiana, affermano, “si divide tra chi è disinteressato (destra) e chi butta il clima dentro un’agenda troppo piena di cose, salute, lavoro ecc, senza dare una gerarchia (Campo largo)”.
Ce n’è per la politica ma anche per l’informazione. “Basta con i soliti articoli sul caldo, i giornali raccontano gli eventi eccezionali come cronaca, e sempre più sembrano suggerire pericolosamente che ci dobbiamo adattare noi”, commenta una donna sui 50 che fa notare: “La bolletta di giugno-luglio è del 40% in più”.
Non manca, ovviamente, più che il negazionismo, un certo scetticismo, unito a confusione. “La quota di riscaldamento dovuto a emissioni? “È più o meno il 60%”, dice una giovane donna. “Secondo me la causa del caldo è il buco dell’ozono”, sostiene invece una madre che auspica però più verde e più energie pulite. Invece per due signori anziani “il caldo è una cosa ciclica”. Il negazionismo scivola nel complottismo: “Secondo me si spinge sul cambiamento climatico per riempire la penisola di pale e pannelli”, dice lui. Ammette però che quest’anno fa davvero caldissimo, cioè era caldo anche quando era piccolo “ma forse era più secco”. Nel frattempo la moglie, che pure afferma che “la Puglia è ormai rovinata dalle pale e che forse andiamo incontro a una nuova era glaciale”, si scaglia contro “i negozi con le porte aperte e i condizionatori troppo alti” e conclude con una frase degna di Greta Thunberg: “Forse la natura si sta ribellando all’egoismo dell’uomo!”.
Più che il negazionismo, si avverte un senso di impotenza. Il problema che molti sollevano è questo: “Ma se io faccio e il mio vicino no, a che serve?”. Traslato a livello di Paesi diventa: “Se l’Europa diminuisce le emissioni, ma India e Cina no, che senso ha?”, polemizza un gruppo di universitari non proprio filo-Fridays For Future, anzi pure scocciati dalla spazzatura post manifestazioni. Comune a tutti però è la paura, e la sensazione netta che occorra agire. Così, in mezzo alla sabbia nascono soluzioni, anche fantasiose: “Pannelli solari sui parcheggi, turbine in mare per intercettare la corrente marina ma soprattutto basta cimiteri, altro cemento: cremiamo, piantiamo un albero e i 30 euro di lucina l’anno le diamo al giardiniere”, propone il giovane papà. “Macchine elettriche e rinnovabili ok, ma devono costare meno, io comunque al prossimo giro mi compro la ibrida, sia per l’ambiente sia perché non posso più permettermi un pieno”, ride la madre degli adolescenti. “Smettiamola di fare figli e abbiamo risolto”, ironizza l’ingegnere napoletano, “la Terra andrà avanti, e al massimo fuggiamo tutti in Groenlandia che tornerà a essere ‘Greenland’ come sostengono Salvini e i suoi. Che saranno anche loro su una barchetta, come oggi i migranti da Ceuta”. Da destra a sinistra, comunque, tutti d’accordo: basta col cemento, dateci più alberi.
L’ultimo incontro è con una signora in pensione. Non faccio in tempo a finire la domanda che mi spiega di aver installato i condizionatori ad Ancona, “una cosa impensabile. È assurdo”, continua, “che i climatologi, che convergono al 99,9% sulle origini antropiche del caldo, abbiano dato tutte le ricette possibili, e la politica latiti, eppure basta mettere il piede in mare e sentire che bolle”. Accanto a lei c’è sua madre novantenne, distesa sul lettino. Sorride dolcemente, ammette che sì, fa sempre più caldo. E poi ricorda di quel giorno di tantissimi anni fa in cui ad Ancona nevicò. “Andai a chiamare la vicina”, dice con un filo di voce, “e ci mettemmo a ballare. Per la felicità”.


