martedì 21 luglio 2026

Piena riabilitazione

 

La verità vi fa male 


di Marco Travaglio 


Il professor Alessandro Orsini, calunniato da quattro anni dal 99% dei media per aver azzeccato tutte le analisi sulla guerra russo-ucraina, ha vinto la causa civile intentata al Corriere della sera, che nel 2022 l’aveva sbattuto in prima pagina come agente di una “rete” di “putiniani d’Italia” scoperta dai Servizi e dal Copasir. Naturalmente la “rete” non esisteva, Servizi e Copasir non ne sapevano nulla e il Tribunale di Milano ha condannato il Corriere a risarcirlo con 30mila euro, più le spese, per “diffamazione” fondata su una “falsa accusa”. Intanto Orsini subiva gravi danni anche alla sua carriera di docente alla Luiss e di collaboratore fisso di Rai e Messaggero (ma lì gli è andata bene: è passato al Fatto). E il suo caso è tutt’altro che isolato: chiunque dal 2022 abbia osato raccontare cause e concause della guerra, prevederne gli esiti, riferirne il reale andamento sul campo si becca del “putiniano”: come se la verità dei fatti avesse un colore o una bandiera. Ancora ieri uno sconsolato Paolo Mieli, proprio sul Corriereappena condannato per la maxiballa, applicava il trattamento Orsini a Conte, reo di aver detto ciò che dicono tutti gli analisti geopolitici e militari seri: la Russia, a meno che non la costringa l’Europa con le minacce del riarmo a tradizione tedesco-polacco-baltica, non ha l’interesse né l’intenzione né la forza di attaccare la Nato: e siccome i Paesi europei spendono in Difesa il triplo della Russia, i piani di riarmo sono soldi buttati. Conte, come Orsini, il Fatto, Caracciolo, Gaiani, Cottarelli, il banchiere Messina, il generale Usa Grynkevich, non ha diritto di esprimere il suo parere fondato sulla realtà del campo: se lo fa, è “filorusso” e sposa “la propaganda russa”, oltre a far sanguinare il cuore di Mattarella e Gentiloni (povere stelle), ergo la Schlein deve sgridarlo e stringere un’“alleanza” pro Kiev con la Meloni (per chiarire meglio il concetto di alternativa alla destra).

Mieli&C. sono come i bimbi capricciosi che frignano e pestano i piedi perché non ottengono ciò che vogliono: manca però un genitore ad avvertirli che “l’erba voglio non esiste neppure nel giardino del re”. Con quel che ci costa, saremmo tutti felici che la guerra la vincesse l’Ucraina. Purtroppo l’ha vinta la Russia, che dopo Kostantinivka e Lyman sta assediando le ultime due città fortificate rimaste in Donbass. Perciò Zelensky cambiare ministri e comandanti come calzini e bombarda obiettivi civili in Russia: per incolpare tizio o caio delle catastrofi al fronte e perpetuare la leggenda della vittoria. Così salva la faccia e la cassa per un altro po’, ma condanna il Paese. Questa è la triste realtà, che i mocciosi scambiano per putinismo. Prossimamente su questi schermi: chi s’azzarda a dire che la Spagna ha vinto i Mondiali è un fottuto filo-Sànchez.

lunedì 20 luglio 2026

Per fortuna!

 


Per fortuna ieri sera non l’ho vista in diretta, altrimenti sarei già sotto i ferri per un trapianto urgente di fegato! Ma il Love che spunta in un campo di calcio nel paese Maga guidato da un egomane psicolabile che attacca chicchessia solo per aumentare a dismisura il proprio portafoglio personale, pare che abbia già introitato due miliardi alla faccia dello sciocco suo popolo, la cui feccia Ice assassina per strada solo per il gusto di uccidere, con i suoi scagnozzi Vance e Rubio che stanno affamando l’eroico popolo cubano, ed infine con il suo amichetto boia sionista che sta estirpando dalla faccia della Terra un intero popolo mediante un acclarato genocidio, ebbene quella parola Love che il paggio Infantino gli ha permesso di mostrare a causa dell’altissima piaggeria di cui è portatore insano ed insalubre, sembra un segnalibro per ricordare a tutti come questa umanità sia caduta in basso, troppo in basso. Forse troppo!

Già, dove?

 

E questo fascistello che durante le feste di addobba pure da nazista dove lo vogliamo porre, a quale anfratto della politica nostrana appartiene?




Come definirlo?

 


Come definire questo mondo dove la vita, sì la vita, la stessa che roditori, felini, pachidermi, delfini proteggono oltremodo, e che oggi viene dileggiata, sottostimata al punto che s’uccide per nulla, sull’esempio dei boia a piede libero del cosiddetto faro della democrazia - di ‘sta fava- dove si nascondono le morti di bimbi e donne in mare per volere di un ministro degli interni nefasto ed infausto, perché valgono appunto zero e sono solo fastidi, dove poliziotti possono permettersi il lusso di assassinare per strada un essere umano fermato e spogliato della propria dignità, dove dei balordi vorrebbero graziare un assassino che ha rincorso con la pistola due ladri che gli avevano rubato in gioielleria, colpendoli e finendoli di schiena! Già come definire questo mondo se non come di merda?

 Ma è la presentazione d’inizio trattamento in un centro Mességué?



domenica 19 luglio 2026

L'Amaca

 


I tristi giorni del Gun Pride

di Michele Serra


A parte i sadici (ce ne sono anche in politica: quelli del «butta via la chiave»), non credo esista alcuno che si rallegra vedendo una persona entrare in galera. È un momento triste e traumatico. Vale per il signor Roggero, come per migliaia di altri esseri umani rinchiusi, un moto istintivo di solidarietà, che prescinde da qualunque opinione si abbia dei delitti e delle pene.

Ma l'incredibile trasformazione di un evento duro e doloroso in una specie di Gun Pride è tutt'altra cosa. Più che una rivendicazione di innocenza, siamo di fronte a una celebrazione della colpa. Con la speranza di grazia che diventa un diritto da riscuotere a furor di popolo (solo mezzo popolo, per fortuna: esiste un'altra metà del popolo che non considera legittimo freddare i ladri), quasi intimando al capo dello Stato e garante della Costituzione di ribaltare il verdetto dei giudici. Verdetto tutt'altro che stravagante, stanti le leggi vigenti, la gravità del reato e perfino stando al buon senso: se i privati possono farsi giustizia da soli a che servono polizia, tribunali, istituti di pena?

Con il passare dei giorni diventa sempre più evidente la tragica impossibilità di una discussione serena, umana e rispettosa sull'argomento. A destra la voce della folla è in perfetta assonanza con quella dei partiti: Roggero è una vittima, non un colpevole. Sparare ai ladri non è un reato, è un atto di giustizia. Se date un'occhiata ai social, c'è da rabbrividire.

Da sinistra si risponde affidandosi alle leggi e al diritto, e come in altri casi questo appellarsi ai princìpi che hanno governato fin qui la nostra comunità suona nobile tanto quanto patetico. Il ragionamento, contro il furore, vale quasi zero. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il libro, l'uomo con il libro è un uomo morto.

Satiricamente

 


Il Giustiziere: stagione 2 


di Marco Travaglio 

Episodio 1. Il giustiziere cuneese, terrore della Provincia Granda, ottiene a sorpresa la grazia dal presidente Mattarella dopo ben tre giorni di carcere. Decisivo il parere della Procura generale: “Ha adottato un bimbo uruguayano affetto da una grave malattia, curabile solo negli Stati Uniti: il morbillo”. Il graziato festeggia sparando alcuni colpi di pistola nell’ora d’aria.

Ep. 2. La ressa di politici ai cancelli del carcere ansiosi di abbracciarlo e candidarlo si trasforma in rissa. Meloni, Salvini, Crosetto e Vannacci si accusano a vicenda: “C’ero prima io, tu vuoi rubarmi il gioielliere e la scena!”. “No, prima io”. “No, io”. “Ladri!”. E, trattandosi di furto, iniziano a spararsi l’un l’altro. L’ex galeotto, ferito di striscio dai colpi incrociati prima di poter estrarre il revolver di ordinanza appena restituito, viene medicato in ospedale.

Ep. 3. Rientrato al paese, il giustiziere riprende il tran-tran in famiglia visitando nottetempo la casa del nuovo ragazzo della figlia: qualche sganassone, solita pistola puntata alla tempia, consuete minacce di morte, tanto per non perdere l’allenamento. Ma il giovane, per precauzione, ha preso il porto d’armi e lo insegue per strada sparando all’impazzata e ferendo un ignaro passante. Fermato per tentato omicidio, chiede direttamente la grazia a Mattarella per non far perdere tempo ai giudici con inutili indagini e processi.

Ep. 4. Ultimo giorno di legislatura: il governo vara il 12° dl Sicurezza contro il boom di rapinati che sparano ai rapinatori ma sbagliano mira, ferendosi da soli o ammazzando chiunque si trovi nei paraggi. Un decreto di un solo articolo: “Per chi subisce furto e uccide o ferisce il ladro o uno a caso, i tre gradi di giudizio sono grazia, cavalierato e candidatura”.

Ep. 5. Eletto deputato contemporaneamente nelle liste di FdI, Lega e Fn, il pistolero fa il suo ingresso trionfale a Montecitorio fra due ali di folla festante e sparacchiante. Poi alla buvette vede la Santanchè, Fassino, Sgarbi, Verdini e la Montaruli. Urla “al ladro, al ladro!” e apre il fuoco.

Ep. 6. La mira del neo-onorevole non è più quella di una volta e i cinque deputati escono miracolosamente illesi dalla sparatoria. La Russa e Fontana, in una nota congiunta, fanno notare che in Parlamento il concetto di ladro è molto più sfumato e comunque l’immunità vale anche contro le esecuzioni sommarie. Allora il pistolero, revolver in pugno, scippa la borsetta a sei deputate. Porto d’armi sospeso per ben 2 giorni.

Finale di stagione. Nuovo furto nel negozio del gioielliere, che estrae l’arma, insegue i rapinatori in strada e, mentre si dileguano, esplode alcuni colpi a vuoto. Ma viene abbattuto da una raffica sparata da un passante. Che si giustifica: “L’ho visto armato, ho pensato che il ladro fosse lui”.