domenica 23 luglio 2023

Ah sempre lei!

 


Ne vedi passare un paio, due, tre ... cento e allora comprendi, come il Ragioniere all'ennesima apertura del cassetto stracolmo di pane: è la moda! Ovvero quella specie di Ragliata Cosmica in cui bene o male ci siamo cascati tutti - mi ricordo il tempo antidiluviano del Camperos o i pantaloni a zampa d'elefante, una tragedia per me che li detesto oltremodo, forse anche più di Donzelli e della Santaministrodechè- e via via ogni epoca ha avuto il suo must per la gioia dei dolceebabbana che felicemente godono dei loro incredibili guadagni. E ieri sera, mentre ero in compagnia di una sana cervogia, ho compreso quindi che tra le teenagers spopola lo stivale d'estate - col dott. Scholl ricoverato ahimè in un centro psichiatrico per eclatante sconquasso in cervice - nero, mezza gamba, in stile cowboy. Sogno, da sempre, che invece di andare tutti militarmente addobbati secondo diktat commerciali dei soliti illuminati, un giorno, per me di liberazione, ognuno di noi si potrà vestire come meglio gli aggraderà, seguendo stagioni e temperature, colori del cuore e profondità del portafoglio. Quel tempo incontrovertibilmente sarà di tendenza e ricordato come l'epoca del "amebattorbelin!"

Tomaso e Patrick

 

La buona scelta di Patrick Zaki: una lezione per l’università
DI TOMASO MONTANARI
“La reputazione dei difensori dei diritti umani si basa sulla loro indipendenza dai governi. Decidere di viaggiare su un volo di linea non è un gesto di opposizione politica, ma un gesto di indipendenza”. Le parole del portavoce di Amnesty Italia descrivono una scelta che può apparire strana solo in un mondo rovesciato, dove i governi non sono al servizio delle persone, ma le persone e le loro sorti al servizio dei governi e del loro consenso. L’arrivo di Patrick Zaki a Ciampino sul volo di Stato sarebbe stato funzionale alla photo opportunity attesa da Giorgia Meloni: un’occasione ghiotta per ripulire l’immagine del governo di Cutro. La reazione scomposta di “Libero”, che ha subito dato all’’“egiziano” dell’ingrato, la dice lunga. Ma la lezione più profonda di questo piccolo, eloquente episodio sta nella dichiarazione di Zaki che egli avrebbe fatto lo stesso con qualunque altro presidente del Consiglio. Quella lezione riguarda la capacità di rimanere indipendenti dal potere, e in particolare dall’esecutivo, valida non solo per i difensori dei diritti umani, ma anche per i ricercatori: per tutta l’università, il mondo in cui Zaki è cresciuto. Lo aspetta a Bologna la festa della sua Alma mater studiorum, ma è lui a portarle il regalo più prezioso: un gentile ma fermo rifiuto di essere fagocitato dalla politica. Quando il potere politico americano voleva costringerlo al giuramento maccartista contro il comunismo, il grande storico Ernst Kantorowicz (che non era certo di sinistra) scrisse che “Ci sono tre professioni che hanno il diritto di portare la toga e sono il giudice, il prete e il professore. Quest’abito attesta la maturità mentale di chi lo porta, la sua indipendenza di giudizio e la sua diretta responsabilità verso la sua coscienza. Sono le ultime professioni che dovrebbero accettare di agire sotto costrizione”. Nell’Italia di oggi, rettori e professori tendono a dimenticarlo: il gesto di Zaki ce lo ricorda con straordinaria efficacia.

Rimborsi travagliati

 

Non aprite quella porta
di Marco Travaglio
Delle frasi di Patuanelli sul finanziamento pubblico ai partiti abbiamo apprezzato più la precisazione che le parole dal sen fuggite davanti a Verderami del Corriere. E non perché non se ne possa parlare: il capo dei senatori 5S non è sospettabile di essere un arraffone, avendo sempre restituito un quarto del suo stipendio al suo Movimento; e fa giustamente notare che, sui quei finanziamenti alle forze politiche (per quelle che li prevedono) non esistono controlli pubblici, dunque sarebbe più razionale tagliare un quarto dei compensi ai parlamentari, darlo direttamente ai partiti e fissare criteri ferrei di controllo sulla loro gestione. Ma nel Paese delle Meraviglie: non in Italia, dove basta aprire quella porta anche con le migliori intenzioni per vedere infilarvisi i peggiori soggetti con le peggiori intenzioni. Lo dice la storia degli ultimi 30 anni, visto che proprio nel 1993 il popolo italiano abolì con un referendum- plebiscito il finanziamento pubblico ai partiti, che se l’erano dato nel 1974 dopo lo scandalo petroli promettendo di non rubare più, ma seguitando a farlo come e più di prima. Ma, appena uscito dalla porta, il finanziamento pubblico rientrò dalla finestra travestito da “rimborsi elettorali”. Che, calcolati a forfait e senza ricevute, coprivano 4-5 volte le spese per le elezioni. E salivano di anno in anno con voti bipartisan, fino a diventare una tassa- monstre di 10 euro l’anno per ogni elettore (contro 1,1 del ‘93). Nel 2009 la Corte dei conti rivelò che in 15 anni i partiti avevano prelevato dalle nostre tasche 2,2 miliardi di euro.
Nel 2013, per frenare l’avanzata dei 5Stelle, il governo Letta passò al finanziamento pubblico indiretto e volontario: chi vuol aiutare un partito gli devolve il 2xmille delle tasse. Così i partiti sono obbligati a curare il rapporto con gli elettori per meritarsene il sostegno. Ma, siccome la credibilità dei politici è rimasta (giustamente) sottozero, dal 2xmille incassano tutti insieme solo 16 milioni l’anno (senza contare i contributi dei privati che, a parte le microdonazioni dei cittadini, sono di solito tangenti mascherate, tantopiù che spesso passano per fondazioni per nulla trasparenti che fungono da schermo per partiti e singoli politici). Di qui l’ideona trasversale, da destra a sinistra, di spartirsi anche i soldi dei contribuenti che non donano il 2xmille, o di raddoppiarlo al 4. Così, siccome l’appetito vien mangiando, si tornerebbe rapidamente ai finanziamenti diretti a pioggia, che aumenterebbero vieppiù il discredito della classe politica tutta, perché sparirebbe anche la “diversità” dei 5Stelle. Tutti tornerebbero a pensare che, quando c’è da incassare soldi pubblici, sono tutti uguali. E non sarebbe una diceria qualunquista, ma la pura e semplice verità.

L'Amaca

 

Conosco la sorella
DI MICHELE SERRA
La storia dell’“osservatorio sui giudici” che un trio di zelanti fascistoni voleva costituire per tenere d’occhio e schedare le famose “toghe rosse” è a mezzo tra il gesto sovversivo e la buffonata: con tanto di millantato appoggio dell’entourage di Meloni, tipico di chi si fa grosso vantando accessi al Palazzo che solo lui sa. «Guarda che io conosco la sorella della Meloni» è puro Franco e Ciccio: si riderebbe se la materia non fosse molto delicata e non ci fosse un’inchiesta della magistratura in corso; e se uno dei tre, Adriano Tilgher, non fosse un nome storico del neofascismo più bellicoso e compromesso con la stagione della violenza.
Di certo c’è il fatto che un vecchio arsenale umano (vecchio, ma con protagonisti di ogni età anagrafica) che pareva ormai dismesso, con la vittoria elettorale del partito che ha la fiamma nel simbolo ha ripreso vita come per incanto.
Ovviamente non per responsabilità diretta della presidente del Consiglio — anche se qualche elemento del suo governo rientra perfettamente nella fenomenologia littoria — ma per un inevitabile fattore ambientale: «Daje che ce stanno i nostri al governo!».
Palazzo Chigi è sicuramente consapevole di non avere bisogno di un osservatorio sulle toghe rosse, sebbene gentilmente offerto, quanto di un osservatorio (permanente) sugli impiccioni neri, quel codazzo di fan si spera indesiderati che mettono imbarazzo o per fanatismo o per cialtroneria, qualità spesso conviventi.
Unico inconveniente, il rischio di trovare in quella terra di confine qualche sottosegretario. O sua sorella.

sabato 22 luglio 2023

Perfettamente d’accordo


di Lorenzo Tosa 

In questi giorni, insieme alle grandinate grosse come palle da tennis, agli eventi estremi e al caldo record, si sta affacciando una nuova (in realtà vecchissima) categoria di disagiati: i negazionisti del clima.

Mario Tozzi, il noto geologo e divulgatore scientifico, ha preso allora una decisione che condivido al 1000 per cento: non parteciperà più ad alcun talk show o convegno in cui saranno presenti negazionisti di ogni genere. Lo ha spiegato, perfettamente, così:

“Anche basta.
Il campionario di fesserie prive di alcun contenuto scientifico propalate dai negazionisti del ruolo antropico nell'attuale cambiamento climatico si accresce di nuova zavorra inutile ogni giorno. 
Siccome il tempo è prezioso e non può essere sciupato nel lavare la testa agli asini, non partecipo più a nessun talk show o convegno in cui, anche lontanamente, si profili l'ombra ignorante di un negazionista. Nessuna validità di controparte scientifica a chi nega l'evidenza scientifica dei fatti. Non vanno né contrastati né invitati, vogliono solo fare confusione e ritardare ogni regolamentazione del sistema economico. Vanno trattati come appestati o ignorati, in nessun modo amplificati. Nel caso, meglio nessuna risposta”.

Anche le virgole.

La Ciliegina



Samuel Chukwueze è la Ciliegina della fantastica galoppata rossonera nel mercato estivo ad opera di Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada, infaticabili maestri dell’acquisto senza se e senza ma, in grado di tradurre le deduzioni sinapsiche di Billy Beane, guru indiscusso del byte a servizio della gloria calcistica. 
Anche se il cuore è ancora incerottato dall’addio di Paolino e Sandro, il futuro dei colori padroni del globo sarà aureo e al limite dell’invincibile.
Mancino ed amante della fascia destra sino a poco tempo fa di proprietà di Salamella, Samuel è stato baciato oltremodo dalla dea Eupalla, tanto che, da voci vicine all’ambiente, nella sua dimora meneghina pare che Chukwueze si farà montare una mensola possente in grado di reggere i Palloni d’Oro che gli verranno consegnati a grappoli dagli attoniti giurati. 
Samuel ha già consigliato allo staff medico di equipaggiare le borse con antidepressivi, Maalox e gocce EN. Per gli avversari. 

Da un lettore del Fatto


“Le nazioni europee hanno bisogno di prede. È sempre stato così: chi ha la forza bruta delle armi vince su ogni diritto e quando un Paese manda soldati e cannoni in una terra lontana non pensa certo al benessere di quel popolo… La Francia ha conquistato il diritto di proteggere Tunisia e Algeria. Ma ditemi con tutta onestà: chi ci guadagna in questa funzione, i protetti o i protettori? Le potenze europee hanno inzuppato di sangue i loro confini, hanno svuotato i loro tesori di Stato per trasformarli in cannoni, si sono gettati contro milioni di morti, eppure l’esempio non ha insegnato nulla!… L’Italia continua con la sua campagna d’Africa, la quale aggrava la tensione tra i vari imperialismi, i quali si danno tutti a una sfrenata corsa agli armamenti. Mentre la Germania annuncia la ricostituzione del suo esercito, l’Inghilterra spende miliardi e miliardi per l’aviazione e la marina. L’Europa vive su un barile di polvere da sparo, attorno cui ogni Nazione gioca con le torce accese…”, scriveva Linda Gorret in Mon voyage en Italie e altre memorie (End edizioni).
Queste sono le parole con cui una semplice ragazza di venti anni, figlia di valdostani emigrati in Francia, si interrogava sulle sorti e sui problemi del mondo: era il 1935 e anche allora si parlava 1935 delle guerre e della situazione di quel periodo, con parole profetiche perché semplicemente umane e ragionevoli. Certamente sono umanità e ragionevolezza che mancano a quei governanti – di ieri e di oggi – a cui Linda si rivolge dicendo: “Mettete fine a questa infamia! Impedite la catastrofe che si avvicina!”. Tutto è, purtroppo, tremendamente simile a quel che accade oggi.

Carlo Zaccari