sabato 18 giugno 2022

Indiscrezioni

 


Eccolooo!

 

Trombette in bocca
di Marco Travaglio
Gonfio il petto di ardore patriottico, siamo lieti di smentire il nostro titolo disfattista sui tre re magi che portano a Zelensky non oro, incenso e mirra, ma fumo: la promessa all’Ucraina dello status di “candidata” all’Ue che, se gli altri 24 fossero d’accordo (ma 7-8 non lo sono), le garantirebbe l’accesso fra 15 anni, quando Macron e Scholz non saranno più lì, e forse nemmeno Draghi. Non ci era parsa una gran cosa. Poi abbiamo scoperto la “visita storica” (Corriere), l’“appuntamento storico” (Stampa), il “segnale di unità europea” (Rep), il “balzo in avanti dei Paesi forti” (Messaggero), la “troika di guerra che esibisce compattezza, muscoli, bandiere, aiuti, armi” (Ferrara, ex Cia, ora Foglio), il “corposo bagaglio portato in treno da Draghi, semplicemente unico in Europa” (rag. Cerasa, Foglio). Pancia in dentro e petto in fuori, con “tenace lavoro ai fianchi” (Rep), SuperMario ha “convinto” quei panciafichisti di Emmanuel e Olaf. Il Corriere esalta la “spinta di Draghi”, mentre per Rep lo spingitore è stato “sospinto da un’intesa sempre più solida con Washington”. Funziona così: Biden lo sospinge da Washington, lui prende l’abbrivio da Roma e spinge Macron e Scholz. Tipo il trenino con la samba a Capodanno. A proposito: i tre “hanno limato la linea assieme nel salottino spartano del vagone di Macron: 11 ore al buio nella notte in cuccetta” (Rep). Totò, l’onorevole Trombetta e Isa Barzizza sul wagon-lit. Onorevole lei, con quella faccia? Ma mi faccia il piacere! E chi non conosce quel trombone di suo padre, che si mette la trombetta in bocca.
Quando scendono – Draghi spingitore sospinto che spinge gli altri due – Zelensky chiede armi, ma Draghi a non sente: “Non ci ha chiesto armi”. Tanto basta a Rep per dipingerlo come “ancora una volta il più esplicito”, oltreché il più agile (“dribbla una scarpa abbandonata”), mentre gli altri due fanno i vaghi. “Macron è accanto a Draghi, ogni tanto poggia la mano sul suo braccio, Scholz appare più distaccato, ma i tre camminano insieme” (Corriere). Alla fine Zelensky assegna i premi Fedeltà: “La stretta di mano più intensa la riserva a Draghi. La complicità con cui lo accoglie e lo pone al suo fianco durante la foto di gruppo e nella scelta dei podi in conferenza stampa. Un tempo ci sarebbe stata la Germania da un lato e la Francia dall’altro. Ora Scholz è relegato nella periferia della fiducia di Kiev. Draghi ha spezzato l’asse franco-tedesco”. Lo nota solo La Stampa, che ha in dotazione uno speciale pressometro: lo strettadimanometro. A Macron solo “abbracci”. E al crucco manco quelli: in punizione. Pochi lo sanno, ma al buffet di Kiev l’unico caffè zuccherato era per Draghi: quello di Macron era amaro, quello di Scholz salato.

L'Amaca

 

Il prezzo della cretineria
DI MICHELE SERRA
Se ho ben capito: tre anni fa venne lanciata “per scherzo” una criptovaluta di nome Dogecoin. Una specie di parodia delle criptovalute. E già qui, almeno per quanto mi riguarda, fatico a mettere bene a fuoco la faccenda: se le criptovalute sono già, a modo loro, imitazioni delle valute vere, come si fa a fare la parodia di una parodia? Come si confeziona il falso di un falso?
Comunque: il famoso Elon Musk, con diversi tweet, sostenne le virtù di questo Dogecoin, insomma partecipò allo scherzo. Ma diversi investitori puntarono sul Dogecoin i loro quattrini (veri), prendendo alla lettera ciò che per altre persone era solo un gioco. Nell’era dei social, del resto, la morte del contesto è ormai un fatto compiuto: tutto finisce in un unico mostruoso brodo nel quale per riuscire a distinguere il vero dal falso, il serio dal burlesco, è necessario avere un minimo di destrezza intellettuale, cosa di cui non tutti dispongono, a volte per colpa loro, a volte perché penalizzati da una vita difficile. L’intenzione satirica è stata la prima vittima di questa strage del comprendonio. Se scrivo che Putin vuole diventare imperatore di Giove, ci sarà sempre qualcuno che mi scriverà, inviperito, che non esistono prove di astronavi russe in partenza per Giove, e dunque sono un calunniatore.
In ogni modo: un tizio ha chiesto a Musk 258 miliardi di risarcimento per danni, perché si è rovinato con il Dogecoin. Due domande: come ha calcolato, l’avvocato del tizio, la bella sommetta di 258 miliardi? Perché non arrotondarla a 260? Seconda domanda: il risarcimento dei cretini è una delle voci future del bilancio umano? La cretineria diventerà mutuabile, dunque a carico della collettività?
Non basterebbero milioni di miliardi.

Felicissimo!

 

Sono arci contento per personaggi come Messina, penna altissima di Repubblica, ma anche per Merlo, per Giannini, per Gruber, insomma per tutti coloro che da tempo immemore tifavano e tifano tutt'oggi per la scomparsa di quel mondo fragile ed immondo che è da sempre il Movimento 5 Stelle, un coacervo di incapaci, inetti, debosciati, apprendisti da far tremare le vene ai polsi impreziositi da monili aurei di lor signori. Scompaiano quindi finalmente questi portatori insani di ovvietà, con quella parola sempre in bocca, onestà, alla fin fine scomparsa anch'essa dentro i meandri del politichese, del burocatrese, uniche ed indefesse fucine, rotori di quel mondo perfetto che ci gloriamo di chiamar politica.
Questi pazzi logorroici che avrebbero voluto affossare anni e anni di marmorea tradizione filosofica legata a doppio filo con il senso puro della vita di casta, speriamo spariscano in fretta assieme al suo attuale principale esponente, ancora misteriosamente in testa alle classifiche di apprezzamento non fosse altro per come a suo tempo condusse le battaglie diplomatiche per ottenere i soldi dall'Europa post covid, per fortuna gestite ora da un esperto in materia, chiedere alla Grecia in caso di dubbi. Ritorni quindi, per la gioia di bimbi e Messina, quell'aria sana e giocosa che da tempo immemore ci pregiamo di spargere in aere, coccolati come siamo da tutti gli immarcescibili maestri della politica che tanto bene ci hanno fatto in passato, attraverso le grandi e nobili Ere di cui siamo stati testimoni. D'altronde si sa: una Santanché, un Casini, un Gasparri, una Meloni, un Cazzaro sono per sempre!
Ed ora ecco a voi il grande e gaudente Messina:

L’ANALISI
Il romanzesco tramonto del M5S con la rissa tutti contro tutti
DI SEBASTIANO MESSINA
Non è facile stabilire se stiamo assistendo a un dramma comico o a una commedia tragica, ma davvero sembra scritto da un grande romanziere questo spettacolare tramonto dei cinquestelle. Ora, che la parabola di un Movimento passato dal «vaffa» alla pochette a tre punte fosse in fase calante s’era capito da un pezzo, ma onestamente nessuno si aspettava questa scoppiettante resa dei conti, un colpo di scena dopo l’altro, con i personaggi che entrano tutti insieme sul palcoscenico e se le danno di santa ragione, tra i fischi del pubblico e le urla dell’impresario.
Nell’episodio precedente abbiamo assistito all’accoltellamento del Movimento 5 Stelle, che in una sola domenica è passato dal 33 per cento delle politiche al 3 per cento delle amministrative: il partito di maggioranza relativa in Parlamento che non riesce a far eleggere un suo sindaco — uno solo — in una grande città.
Quella che stiamo vedendo adesso è invece la scena in cui i protagonisti si accusano a vicenda di essere l’autore del delitto. Di Maio — ministro prima con Salvini, poi con Speranza e quindi con Draghi — rimprovera a Conte di aver provocato lapiù pesante sconfitta nella storia del Movimento perché imita il leader leghista attaccando il governo «un giorno sì e uno no». Conte — che da premier chiedeva a Di Maio come comportarsi in Parlamento: «Posso dirlo?» — lo avverte che non lo caccerà solo perché «si sta cacciando da solo». Dietro di loro, Grillo benedice il divieto del terzo mandato per il suo ex pupillo Gigino, autorizzando «il sacrificio di qualche vero o sedicente Grande Uomo». E intanto arriva Casaleggio jr — l’uomo che fu il potente custode dei misteri della democrazia elettronica pentastellata — chiedendo a Conte come mai dopo una simile scoppola «non abbia messo a disposizione lasua mono-candidatura».
Sono lontani i tempi in cui il M5S sembrava un monolite impenetrabile, forse perché qualunque dichiarazione doveva avere il visto di Casalino, e chi osava alzare un sopracciglio veniva subito espulso. Erano gli anni delle grandi battaglie contro la Casta. Contro le auto blu. Contro i premier e i ministri che viaggiavano sugli aerei di Stato. Contro gli “stipendi d’oro” dei parlamentari. Contro la Nato che costava troppo. Contro l’euro che uccideva l’economia italiana. Contro la Tap che era inutile.
Bei tempi, quelli. Loro, eroicamente, salivano sul tetto di Montecitorio, e il popolo applaudiva. Poi purtroppo hanno scoperto che la Nato è una garanzia, che l’euro è irrinunciabile, che la Tap è utile, anzi utilissima ora che Putin ci chiude il gas. Fico, che appena eletto presidente della Camera si faceva fotografare sull’autobus, adesso non si muove — opportunamente — senza l’auto blu e la scorta. Di Maio sale e scende — giustamente — dagli aerei di Stato.
E molti di quei 225 deputati e 111 senatori eletti nel 2018 si sono poi accorti che 15 mila euro al mese in fondo fanno comodo, e non c’è motivo di restituirne una quota al Movimento visto che al massimo si rischia di non essere ricandidati a unseggio che non ci sarà più. Intanto il monolite si è spaccato in due. Da una parte i governisti, guidati da Di Maio, l’uomo che diceva «mai col Pd, il partito di Bibbiano che toglie i bambini alle famiglie con l’elettrochoc» e ora guai a toccargli il Pd: la sua parabola ricorda sempre di più quella di Angelino Alfano, il suo predecessore alla Farnesina che per restare al governo ruppe con Berlusconi. Dall’altra i movimentisti, i seguaci di Conte che litiga con Grillo ma poi ci va a pranzo, che contesta Draghi ma poi lo vota, che stringe accordi con Letta ma negando l’alleanza «perché non c’è nulla di scritto», insomma l’eterno cerchiobottista che non decide mai («Sua Quasità», l’ha battezzato Francesco Merlo).
E oggi il paradosso surreale è che quel che rimane del monolite a cinque stelle viaggia a tutta velocità contro il muro sul quale i grillini erano saliti per cacciare «i professionisti della politica» — il limite dei due mandati parlamentari, che metterà fine alla carriera di molti di loro — dopo il quale c’è la trappola che loro stessi hanno progettato, costruito e agitato come una grande vittoria: il taglio dei parlamentari, del quale saranno le prime vittime. Bisognerà dunque aspettare il prossimo atto, per capire se il tramonto del Movimento 5 Stelle — che domenica non ha avuto neanche il voto del suo fondatore — sarà un dramma, una farsa o una tragicommedia.
Nessuno si aspettava questa scoppiettante resa dei conti tra governisti e movimentisti e il crollo dal 33% del 2018 al 3% delle ultime Comunali Ciò che resta del Movimento viaggia verso il muro del limite dei due mandati.

venerdì 17 giugno 2022

Foto ritocco





Quando ce vo’…



L’ubriacone biondastro consegna al sonnolento guerrafondaio una persona grazie alla quale sono affiorate le nefandezze di coloro che s’ergono a paese illuminato e faro di libertà, confermandoci in quale mondo di merda viviamo.

Ragogna