giovedì 11 giugno 2020

Meditativo turisticamente


Dal sito Contropiano 


La “turistificazione” del Patrimonio Culturale nel Piano Colao


Come presentare “la causa di” tutti i problemi come “la soluzione a” tutti i problemi

Circa due mesi dopo l’annuncio da parte del premier Conte della sua costituzione, la task force guidata da Vittorio Colao ha partorito il suo piano di 56 pagine, diviso in 6 aree di azione (Impresa e Lavoro; Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; PA alleata di cittadini e imprese; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglia) con il programma di ricostruzione, ripartenza e rinascita dell’Italia dopo la pandemia di Covid-19.

Al di là dell’assordante silenzio sul tema della sanità (è bene ricordare che lockdown e relativa crisi economica sono stati causati dall’emergenza sanitaria, conseguenza a sua volta di decennali tagli e privatizzazioni), nei 6 punti del Piano Colao ne appare uno, già nel titolo, più inquietante degli altri “Turismo, Arte e Cultura, brand del Paese”: 5 paginette di cui oltre 4 dedicate al turismo.

Ancora una volta “Arte e Cultura” vengono relegati ad accessorio del turismo, a brand del paese, cioè a retorico marchio di fabbrica, segno distintivo ed esclusivo per la pubblicità e il marketing, “vero DNA del Paese e fonte primaria di attrattività turistica dell’Italia”.

Sotto la voce “Arte e Cultura” anche il più sprovveduto dei lettori si aspetterebbe di leggere ricette e risorse (sia finanziarie che umane) per il patrimonio culturale (musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, dimore storiche, etc.) e per le attività culturali (teatro, cinema, mostre, rassegne, eventi d’arte, etc.). Nulla di tutto ciò.

Nelle poche righe dedicate al tema “Arte e Cultura” si parla di:

-Attrazione di capitali privati attraverso “la creazione di un piano integrato per rafforzare la dotazione dedicata ad Arte e Cultura” ovvero “incentivi fiscali e strumenti di promozione internazionale per sollecitare donazioni e sponsorizzazioni” (praticamente si vuol rafforzare l’Art Bonus, un incentivo fiscale introdotto nel 2014 con la legge sulle “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo” che consente attualmente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano, con cui sono stati raccolti negli ultimi anni oltre 400 milioni, confluiti verso progetti e interventi relativi ai principali attrattori culturali del Paese, lasciando a secco il patrimonio meno “famoso” e meno turistico) e “fondi di impact-investing”, ovvero investimenti in cui gli investitori hanno l’obiettivo di realizzare un impatto sociale e raggiungere un rendimento di mercato; anche in questo caso il mercato non potrà che prediligere i grandi attrattori turistici a discapito dei piccoli;

-Riforma modelli di gestione enti artistici e culturali per permettere un pieno sfruttamento del potenziale del paese e maggior libertà e creatività specifica nelle forme di fruizione eliminando i “vincoli gestionali attuali (ad es. codice appalti, scadenze concessioni) e favorire iniziative di sviluppo pubblico-privato” e sviluppando “nuovi sistemi di incentivi per le aziende titolari di concessioni al fine di premiare le gestioni virtuose”;

Potenziamento competenze museali per integrare “l’offerta artistica e culturale esistente (ad es. musei) con percorsi formativi universitari o di formazione specialistica”;

Potenziamento competenze di artigianato specialistico con “percorsi di formazione universitaria, creando un archivio digitale delle competenze specifiche e incentivando lo sviluppo di progetti imprenditoriali”.

Con la ricetta Colao torna tutto come prima e peggio di prima.

La task force è risultata sorda e impermeabile all’ampio e variegato dibattito, alle numerose e interessanti discussioni che si sono registrate da diverse settimane su questi temi, solo parzialmente riassunti nella relazione del Consiglio Superiore del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo.

Ha ascoltato esclusivamente il mondo delle grandi imprese del settore. Nessuna visione strategica. Nessuna idea innovativa. Non si prevede un euro di investimento pubblico per i beni e le attività culturali. Nulla si dice sulla assoluta necessità di implementare le risorse umane e assumere nuove leve, con le dovute competenze, nella pubblica amministrazione, sotto organico da anni, con il rischio paventato (che si fa sempre più reale) di non vedere riaprire al pubblico e ai cittadini molti luoghi della cultura (musei, archivi, biblioteche, etc.).

Ancora una volta, in linea con le politiche più recenti, il Patrimonio Culturale è relegato ad accessorio del turismo, succube delle logiche mercantili e, dunque, delle crisi fisiologiche del mercato (mancano i turisti, mancano gli introiti, dunque cerchiamo di attrare turisti e ritroviamo gli introiti: ne abbiamo parlato a proposito di crisi post Covid-19).

Quindi la cultura si conferma come brand nazionale, quale asset da spremere e sfruttare per ricavare soldi e per fare affari privati attraverso la gestione dei luoghi più redditizi, svincolando quanto più le imprese dalle norme del Codice degli appalti.

Un tuffo indietro negli anni Ottanta e nel mito dei giacimenti culturali, ove la “valorizzazione”, da creazione di valore aggiunto in senso culturale ed economico, diviene mero “sfruttamento” (s– privativo e frutto) nella sua accezione negativa, appunto, di levare tutti i frutti: la parte più preziosa dell’albero, con dentro i semi a cui è affidato il futuro.

Il tutto in antitesi al concetto di “eredità culturale” sancito nella Convezione di Faro, di eredità come patrimonio materiale e immateriale di cui prendersi cura collettivamente per consegnarlo alle generazioni future. Un prendere senza dare, come lo sfruttamento del lavoro dei tanti precari della cultura, invisibili alla task force, che più di tutti hanno accusato il contraccolpo della crisi, o dei tanti volontari che, senza dignità, hanno mantenuto in piedi un sistema al collasso e al quale si chiederà ancora una volta di immolarsi.

Senza accorgersi, infine, che il sistema è collassato nel lockdown proprio a causa di queste scellerate politiche degli ultimi decenni, che oggi si vuole replicare e incentivare, in un circolo vizioso senza uscita. Non può che venir in mente di parafrasare il grottesco Homer Simpson con il suo paradossale brindisi dedicato all’alcool: «alla “turistificazione” della Cultura, “la causa di” e “la soluzione a” tutti i problemi!»

Come da copione


Inevitabile, era inevitabile come fermarsi ad uno stop, ad un semaforo, come prendere l'ombrello quando piove: l'annuncio dell'assenza agli Stati Generali promossi dal Premier era inevitabile, scontato. 
Perché il rosicamento lo impone, perché gli improvvidi leaders non sanno più che pesci prendere, la loro ignoranza, il distacco dai problemi reali gli impossibilita a far squadra. Non sanno gli stolti che l'occasione dovrebbe essere per il bene del paese. Ma a loro non frega nulla dell'attuale momento, abbacinati da sempre solo ed unicamente dal potere, dalla probabile pioggia di euro che prima o poi arriverà. 
Il Cazzaro che parla oramai alla Luna, Sora Cicoria che ingalluzzita dai sondaggi freme per l'insperata visibilità che la potrebbe portare, Dio non voglia, ad assumere incarichi a nome e per conto del popolo. E il terzo, il cantore del rifugiato in Costa Azzurra, Taviani? Quello non conta nulla è a rimorchio. 
I due apparentemente sodali soffrono della loro incapacità ad imporsi, a contare qualcosa. Si accaniscono sulle macerie post pandemiche come i migliori coyote in circolazione. Non hanno finalità, traguardano la sera guardando al giorno dopo nella speranza di ottenere luci della ribalta che i sondaggi ancora gli assicurano, misteriosamente o meglio, visto che vi sono in giro energumeni che latrano per non poter ancora andare a frizzarsi in discoteca, forse la spiegazione è meno difficile del previsto. 
Questa parte d'Italia tenebrosa, incurante dei problemi enormi sul tavolo, intristisce infastidendo. 
Alcune volte vado a visitare i siti di questi scocciati attaccanti da sempre e per sempre a testa bassa la maggioranza, e trovo un florilegio di cazzate sparate in web con l'unico scopo di affievolire i consensi, ribaldeggiando e immettendo fakes immonde, baggianate per idioti. 
Questo è il paese che ci meritiamo, sommatoria degli sciacallaggi precedenti. Cerchiamo di rialzarci ma molti attaccano pesi affondanti lo sforzo che dovrebbe essere comune. 
La speranza è che, sulle note di non ti curar di loro, subentri in molti la consapevolezza che pochi stanno affannandosi per riportar pace e serenità. E non è detto che ci riescano. 

Dialoghi




Domandine


mercoledì 10 giugno 2020

Un buon inizio che fa ben sperare



Finalmente Fontana inizia la pulizia interna! Via il dg della Sanità che decise di lasciare aperto l'ospedale di Alzano! Bene! E ora? A quando l'allontanamento di chi ruppe i coglioni, infoiato com'era, sul proseguimento della produzione nelle zone della bergamasca? 
E poi quando sfanculeremo "colui" che decise di mandare i positivi nelle Rsa provocando le tristissime mattanze di anziani? 
E già che ci siamo: perché non sbattere fuori anche "colui" che ridicolizzò i medici di famiglia ritenendoli inutili e fuori moda? 
Dai Fontana, mandali tutti a casa questi inetti! Come dici? Se sono a conoscenza di posti di lavoro liberi? Posso sentire, ma per chi????

L'Idiota di ottant'anni fa


Mentre oggi si ricorda, per mano di uno psicolabile tiranno ancora oggi osannato da psicolabili inani, l'entrata in guerra della nostra nazione a fianco del male assoluto con i baffetti, spero che il bastardo continui a rosolare nei meandri infernali a fuoco lento assieme al Pelatone, il panorama mediatico è tutto proteso verso gli Stati Generali ideati dal Premier, col codazzo dei rancorosi che, già giallognoli, sminuizzano l'evento, è pur vero dire che Colao Colao ha presentato una relazione leggermente alla cazzoecampana mettendo tra i punti anche alcuni condoni, alla faccia della professionalità. 
Ma il panorama è ingalluzzito dall'annuncio del direttore di Chi, il bellissimo periodico spronante noi comuni mortali dall'emettere cori baritonali in stile "la vastità del gran caxxo che me ne frega!"

Signorini imposta e presenta un nuovo stile! 


  
Le emozioni! Cavolo! Ci volevano! 
E allora sfogliandolo, non più dal barbiere perché non si può e quindi lo leggo "a modo mio", ci si accorge di quanti amori, emozioni, trasudino dal nuovo Chi! 
Dal Premier ritratto in un ristorante con la compagna, a Luigino con fiamma e propositi di nozze e figli, fino ad arrivare alla conferma dell'amore tra l'ennesimo marito e la Marcuzzi, quanto penai alla notizia di un possibile naufragio tra i due, per arrivare a Belen-Belen e il neo solitario De Martino, anche qui che sofferenze! Ma il cambiamento di Chi si materializza maggiormente in un servizio dedicato al must dei pensatori moderni, Gianluca Vacchi. E non tanto per la storia strappalacrime, e qualcos'altro, della gravidanza della compagna, auguri a tutti due. No, per questa foto: 


Quelli che vedo nello sfondo cosa sono? Corna di rinoceronte? Zanne? E sono in plastica o vere? Ma non era vietatissimo trafficarle? 
Ma Vacchi, dici di aver messo la testa a posto, ma a me non sembra! 

Son partito dal triste anniversario odierno per arrivare alla presunta collezione di avorio di Vacchi. Un viaggio temporale tra le tristezze, non paragonabili ci mancherebbe, dei tempi che furono e che purtroppo fanno parte di questo post pandemico che, mi scoccia ammetterlo, mi fanno già rimpiangere la clausura di un tempo. Checché ne dica Signorini e la sua deviata concezione dell'emozioni! 

Contrordine