Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 14 maggio 2026
Ha torto?
Ritorno al passato
Una domanda a Elly Schlein, senza polemica: ma che senso ha incontrare nel 2026 Barack Obama, emblema delle sconfitte del centrosinistra passato promosso a spirito guida per la vittoria del centrosinistra futuro? A parte l’estetica della photo opportunity a Toronto che ritrae lui di fronte e lei di spalle, come una giovane fan che chiede l’autografo alla rockstar, c’è un aspetto politico che riassume alla perfezione l’equivoco della leadership schleiniana. L’ex attivista diventata famosa nel 2013 con OccupyPd dopo il tradimento dei 101 franchi tiratori contro Prodi al Quirinale, poi uscita dal partito per le porcate renziane, poi rientrata nel 2023 per esser eletta segretaria dagli elettori (gl’iscritti avevano scelto Bonaccini), doveva cambiare il partito. Invece continua a comportarsi come se il partito avesse cambiato lei: ha riaccolto pure la tenia Renzi che lo corrose dall’interno fino alla disfatta del 2018 e all’operazione Draghi del 2021, e ora è uno dei suoi più ascoltati consiglieri in attesa di nidificare con qualche fedelissimo nelle liste del Pd dopo il decesso di Italia Morta. E infatti, dopo il giusto omaggio a Sánchez, che è un contemporaneo e tiene posizioni coraggiose, Elly è retrocessa a Obama, già idolo di Renzi con Blair, i Clinton, Trudeau, Valls e altri cari estinti della “terza via” che ha distrutto la sinistra mondiale. E continua con la “quarta via” di quell’altro genio di Starmer, premier da 22 mesi e già bollito.
Che diavolo potrà mai insegnare Obama ai progressisti del 2026? Doveva chiudere il lager di Guantanamo, che è ancora lì. Doveva assicurare un futuro di pace (gli diedero persino il Nobel sulla fiducia) e in otto anni di presidenza bombardò sette Paesi: Afghanistan e Iraq, da cui si guardò bene dal ritirarsi; e poi Siria, Libia, Somalia, Yemen e Pakistan, con migliaia di vittime civili. Il disastro in Nordafrica dovremmo ricordarlo bene, visto che lo paghiamo tuttora: le “primavere arabe” sostenute manu militari da Obama produssero, oltre all’assassinio di Gheddafi e alla caduta di Mubarak, lo sfarinamento della Libia e il golpe filoccidentale di al Sisi in Egitto (le elezioni democratiche le avevano vinte i Fratelli Musulmani, quindi non valevano). E la destabilizzazione dell’Ucraina, usata come testa d’ariete contro la Russia e l’Europa, iniziò con Bush jr. e proseguì con Obama, con il vice Biden e la loro mestatrice Nuland al grido di “Fuck Europe!”. Le piazze progressiste piene di giovani che contestano da tre anni lo sterminio israeliano a Gaza, i doppi standard dei “buoni” e le loro guerre illegali tutto chiedono fuorché un ritorno al peggiore passato: quello della “sinistra di destra” camuffata da terze o quarte vie, che attira i padroni, ma mette in fuga gli elettori.
mercoledì 13 maggio 2026
L'Amaca
Con una torcia nella foresta
DI MICHELE SERRA
Si riapre (tra i mille altri) anche il caso della Uno Bianca, a quasi quarant'anni dalle prime gesta di quella banda omicida. Garlasco, al confronto, è roba fresca. Solite ombre sul ruolo dei servizi deviati, come li chiamavamo al tempo della mia giovinezza. Solita sensazione di conti non chiusi, verità dimezzate, ombre impenetrabili. «Fare piena luce!» gridavamo un tempo nelle piazze e nei «titoli rossi dei nostri giornali» (Gaber, Al bar Casablanca).
Viene da pensare che eravamo degli illusi, come chi cerca con una torcia a pile dentro una foresta. Ho un ricordo ammirato dei cronisti impavidi (e ce ne sono ancora) che scartabellavano, intervistavano, battevano piste, cercavano imbeccate. Da quel giornalista seduto che sono sempre stato — è uno sporco lavoro e qualcuno lo deve pure fare — mi sono sempre chiesto dove trovassero l'energia per credere di poterci arrivare, quei valorosi, alla verità.
La si pensava tutta intera, la verità. Prima o poi qualcuno l'avrebbe trovata, in mezzo alla foresta, come uno scrigno nascosto, come il tesoro degli gnomi. Oggi alla verità intesa come bene comune, come patrimonio di tutti, a pensarci bene ci abbiamo rinunciato. La verità contemporanea, per dirla alla Bauman, è liquida e forse gassosa. Non è più un traguardo comune. Ognuno ha la sua, e la strilla sul suo social in opposizione a quella degli altri. «Io lo so, come stanno le cose. Tu invece non lo sai».
A pensarci bene è un esito triste, e molto remissivo. La verità non è nelle sentenze, non sarà mai ufficiale, definitiva, uguale per tutti. Ognuno si tiene la sua, ostile a quella degli altri. Dunque: non la sapremo mai, la verità.




