mercoledì 13 maggio 2026

L'Amaca

 


Con una torcia nella foresta

DI MICHELE SERRA

Si riapre (tra i mille altri) anche il caso della Uno Bianca, a quasi quarant'anni dalle prime gesta di quella banda omicida. Garlasco, al confronto, è roba fresca. Solite ombre sul ruolo dei servizi deviati, come li chiamavamo al tempo della mia giovinezza. Solita sensazione di conti non chiusi, verità dimezzate, ombre impenetrabili. «Fare piena luce!» gridavamo un tempo nelle piazze e nei «titoli rossi dei nostri giornali» (Gaber, Al bar Casablanca).

Viene da pensare che eravamo degli illusi, come chi cerca con una torcia a pile dentro una foresta. Ho un ricordo ammirato dei cronisti impavidi (e ce ne sono ancora) che scartabellavano, intervistavano, battevano piste, cercavano imbeccate. Da quel giornalista seduto che sono sempre stato — è uno sporco lavoro e qualcuno lo deve pure fare — mi sono sempre chiesto dove trovassero l'energia per credere di poterci arrivare, quei valorosi, alla verità.

La si pensava tutta intera, la verità. Prima o poi qualcuno l'avrebbe trovata, in mezzo alla foresta, come uno scrigno nascosto, come il tesoro degli gnomi. Oggi alla verità intesa come bene comune, come patrimonio di tutti, a pensarci bene ci abbiamo rinunciato. La verità contemporanea, per dirla alla Bauman, è liquida e forse gassosa. Non è più un traguardo comune. Ognuno ha la sua, e la strilla sul suo social in opposizione a quella degli altri. «Io lo so, come stanno le cose. Tu invece non lo sai».

A pensarci bene è un esito triste, e molto remissivo. La verità non è nelle sentenze, non sarà mai ufficiale, definitiva, uguale per tutti. Ognuno si tiene la sua, ostile a quella degli altri. Dunque: non la sapremo mai, la verità.

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