venerdì 10 febbraio 2023

L'Amaca

 

l bisturi del patriarcato
DI MICHELE SERRA
Mostrarsi in pubblico è sempre complicato, faticoso e innaturale, ma in alcuni casi comporta una tale contropartita, in termini di popolarità, successo, quattrini, che il gioco vale la candela. Altrimenti, nessuno salirebbe mai su un palcoscenico. Ci si sale in cerca di applausi e mettendo nel conto i fischi.
I social hanno poi moltiplicato a dismisura il concetto di “pubblico”, facendolo coincidere con una smisurata folla che, pur non avendo pagato il biglietto, si sente autorizzata a dire, su chi si esibisce, qualunque cosa.
Si sono inflazionati gli applausi e anche i fischi. Così è capitato a Madonna — come a molti e a molte — di essere spernacchiata dal primo che passa (e sono ormai, i “primo che passa”, decine di milioni) a causa del suo aspetto fisico, che potremmo definire, per semplicità, molto rifatto.
Detto che il tifo è sempre per l’artista, che è solo al cospetto di molti, vale però la pena interrogarsi sulla reazione della signora: si è detta vittima del patriarcato, della misoginia e dell’ageismo, che è un po’ la forma aggiornata del vecchio alibi “è colpa della società”. Versione di Altan: “Mi domando chi sia il mandante di tutte le cazzate che faccio”.
A meno che Madonna volesse dire (confessandolo finalmente a se stessa) ciò che in molte e molti pensiamo: cioè che troppe donne si accaniscono chirurgicamente contro il proprio legittimo aspetto fisico perché subiscono molto più del necessario lo sguardo maschile, con il terrore di deluderlo. In questo senso sì, Madonna ha ragione, è vittima del patriarcato: è lui che ha armato il bisturi e abusato del botulino.

giovedì 9 febbraio 2023

Il tutto e l'amore

 


Qui c'è tutto, è la foto che più di ogni altra racchiude l'essenza dell'umanità, la "valle di lacrime" cristiana, la solitudine, la pochezza della nostra civiltà, il crepuscolo della speranza, il contrasto tra chi pretende e gode della belligeranza tra i popoli e lo scempio per l'attività del pianeta che è vivo, il silenzio davanti alla natura, l'amore che non conosce ostacoli, l'atrocità del dolore, il desiderio di lottare anche contro l'ineluttabilità. Guardate lo sguardo di Mesut Ancer, la sua fierezza, la compostezza, la mano che avvolge quella di sua figlia Irmak morta sotto le macerie, la richiesta di fare una foto al fotografo che s'aggirava da quelle parti. 

Mesut siamo noi tutti, anche quelli che credono di non finire mai come Mesut, sicuri e baldanzosi grazie al dorato conto in banca, ai possedimenti, al godereccio che gli avvolge rendendoli certi della sicurezza, dell'agio, della serenità. 

Siamo tutti Mesut, le nostre mani stringono Irmak, sempre, in ogni luogo; siamo con Mesut, disperiamo per Irmak, piangiamo perché fa tanto bene piangere per Irmak, spirata sotto alle macerie, lo scatto ha immortalato il compendio del mondo, del nostro mondo, afflitto da crolli naturali e per mano di altri simili, piegato dalle catastrofi che incombono e derivano dalla vita del mondo, e da quelle confezionate da aguzzini voraci e posseduti dalla bestialità della violenza. 

Siamo Mesut che attende impassibile e regale che la sorte guardi in quelle lande martoriate, come le tante sparse ovunque, per constatarsi bieca ed astiosa.  

Mesut non se ne andrà, la mano tende ad assaporarne l'eternità, per Irmak che da quella mano riceve per induzione la gemma più bella, indistruttibile, solare, insostituibile: l'amore.  

Ahia Selvaggia!



E così Selvaggia Lucarelli nelle pagelle paragona l’audio dei Black alle casse di un linguistico di La Spezia (a parte che abbiamo ottime casse si scrive “della Spezia”… e abbiamo pure l’acqua corrente!🤩)

Riepilogo




In effetti...

 


Daje!

 


Bravo Fedez!

 


Morfeo mi ha tolto la possibilità di vederlo in diretta, ma leggendo i resoconti devo togliermi il cappello davanti al personaggio che fino a pochi minuti fa ritenevo un imbecille, sì proprio lui, che strappando la foto del babbeo Bignami, che in Alloccalia abbiamo fatto addirittura viceministro, vestito da nazista, ha dato uno scrollone alla devastante inanità generale. D'altronde gli amici di Lucio, che non è Battisti ma il vero padrone della kermesse, al secolo Lucio Presta che cura le carriere tra gli altri di Amadeus, Benigni-Miele, Morandi e via andare, hanno insufflato che costituzionalmente ognuno può esprimere il proprio pensiero, giusto? E allora il Fedez che se la prende col Nano, mentre se ne continua alacremente la beatificazione, portandolo addirittura tra i padri nobili della Patria, focalizzandoci l'eterno problema, ci riporta alla memoria il fatto che quella sciagura miliardaria abbattutasi sul paese da circa trent'anni pagava tangenti ad un certo Riina. E la foto strappata dell'imbelle viceministro, fa riemergere la netta sensazione, obnubilata ad arte, che al potere attualmente ci sono fascisti mascherati da democratici; che la seconda carica dello stato è un fascista che in casa fa troneggiare un busto di un assassino taglia XXXL, tra il ronzio da pennica generale.
Infine leggo che l'intervento della Fagnani, che stimo-stimavo tantissimo, prende di mira il Pm Grattieri che sta consumando la propria vita per contrastare quel male organizzato, che tra canzonette e rose distrutte, continua a vivere alla grande grazie alla sonnolenza tipica di molti, moltissimi, boiardi e politici di questa nazione stordita e perennemente impegnata a mascherare le insofferenze del potere di turno. Che Fedez ha stracciato in diretta.