giovedì 25 maggio 2017

Non ce l'ho fatta!


Ho cercato di non pensarci, distogliendone l'attenzione, ma non c'è stato verso. Ho provato a dimenticare, cercavo una ragione, un motivo. Niente. 
E allora ho analizzato. Non era un incontro ufficiale. Il papà rappresentante di armi infatti è stato accolto al Quirinale in modalità minore, Mattarella lo ha incontrato nei saloni e non nel cortile. 
Che c'entra? 

C'entra. Perché oltre al Papa, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, gli americani in visita, tramite la figlia Ivanka ha incontrato un'altra figura istituzionale, una smaniosa di visibilità nonché artefice della maggior debacle referendaria della nostra storia: la Bella Etruriana. Tanta era la voglia spasmodica ed incontrollata di emergere dalle sue scartoffie governative, che la nostra, anzi la loro, è andata a Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore americano, per incontrare la figlia del presidente armigero, rompendo il protocollo che prevede invece l'opposto.
Ufficialmente hanno parlato di parità di genere, tratta degli esseri umani e violenza sulle donne. Discorsi nobili, ci mancherebbe! Resta però il dubbio circa l'utilità di tale incontro, a meno che non si consideri le carenze del nostro sottosegretario, sulla carta un'eccezione politica: nessuno infatti nelle democrazie serie del mondo, sarebbe ancora al suo posto dopo quanto di nefasto operato in pochi anni.
Chissà che Ivanka non l'abbia incontrata proprio per questo!


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Articolo


giovedì 25/05/2017
Tutto è perdonato

di Marco Travaglio

Rinfacciare a Renzi le sue bugie è come accusare Fabri Fibra o J-Ax di fare rap. Ma noi eravamo rimasti ai suoi proclami: “Un condannato, in un Paese civile, va a casa da sé” (30.8.2013), “Una sentenza definitiva dice che è colpevole: in un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato, la partita è finita. Game over” (11.11.2013), “Mai più inciuci né larghe intese con Berlusconi” (28.10.2013). Ora invece usa la legge elettorale per un Patto del Nazareno-2 che apra la strada a un governo con B. nella prossima legislatura. Tant’è che esclude alleanze solo con M5S e Mdp, e chiama “pregiudicato” Grillo, non B. Eppure B. è pregiudicato per frode fiscale e Grillo per un incidente stradale del 1981 che, politicamente e moralmente, fa una certa differenza. Si dirà: ma Renzi si era già rimangiato tutto nel gennaio 2014, quando siglò il Patto del Nazareno-1. Ma c’è una bella differenza tra allora e oggi. Tre anni fa Renzi s’apprestava ad andare al governo e voleva riformare la legge elettorale Porcellum (appena bocciata dalla Consulta) e la Costituzione. Non avendo i numeri per farlo da solo e volendo coinvolgere le opposizioni, si era rivolto ai 5Stelle, che l’avevano sfanculato. A quel punto aveva coinvolto l’altro terzo del Parlamento: il centrodestra. Operazione legittima, anche se poi produsse i due aborti dell’Italicum (poi cancellato dalla Consulta) e la controriforma costituzionale Boschi (poi rasa al suolo dal popolo italiano).

Ora i 5Stelle sono finalmente scesi dalla loro torre d’avorio e hanno offerto a Renzi i loro voti per una legge elettorale condivisa, partendo dalla legge ritagliata dalla Corte sulle spoglie dell’Italicum, ma disposti a modificarla. E rappresentano tanti elettori quanti il Pd. Dunque Renzi non ha alcun motivo di tagliarli fuori, mentre ne avrebbe parecchi per escludere FI, anche se tutti – non solo lui – fingono di dimenticarli. Domenica i maggiori quotidiani italiani, Corriere e Repubblica, si sono schierati in stereofonia per un bel governo Renzi-B. che salvi l’Italia da “populisti”, “sovranisti”, “antieuropeisti” in due editoriali che, se non fossero tragici, sarebbero comici. Sul Corriere, il politologo Michele Salvati, ex deputato dell’Ulivo, tra gl’inventori di quel capolavoro che è il Pd, ci spiega che Renzi e B. devono unire i loro “opposti moderatismi” per il nostro bene contro i 5Stelle incapaci e nemici della democrazia, e in nome dell’“Europa”. I due gli “sembrano affidabili, da soli o in collaborazione fra loro, come leader di un’Italia che partecipa a pieno titolo al processo di riforma dell’Ue”. Perbacco, roba forte.

Entrambi – ci illumina Salvati – “sembrano convinti che la prossima debba essere una legislatura costituente” per “riprendere i processi di riforma elettorale e costituzionale” in vista di una “democrazia governante”, come se non fossero già stati bocciati dalla Consulta e dagli elettori. Purtroppo – si incupisce Salvati – il noto “moderato” B. ha un handicap. Non, per carità, il fatto che sia un delinquente seriale condannato per frode fiscale e pluriprescritto per altri gravissimi delitti, e che il suo partito sia pieno di criminali, dall’ideatore Marcello Dell’Utri (in galera per mafia) in giù: queste sono quisquilie. Ma il fatto che B. voglia allearsi con i “sovranisti di Lega e Fratelli d’Italia”. Ecco, il problema non è lui, ma le cattive compagnie: frequenta incensurati. La stessa tesi, su Repubblica, sostiene Scalfari, che da mesi implora Renzi di allearsi con “il centrodestra moderato (sic, ndr) di Alfano e Berlusconi”. Il Caimano sarebbe proprio perfetto, se si scrollasse di dosso Salvini che – horribile dictu – è “a ridosso di Putin”. Invece B. e Putin non si conoscono proprio.

Tale è il terrore delle élite italiote di perdere le greppie di riferimento e di non riuscire a controllare un governo dopo 60 anni, che dimenticano, rimuovono e condonano tutto. Anche la storia dell’ultimo quarto di secolo: le sentenze definitive (un’antologia a pag. 2), le leggi ad personam e ad aziendas, i conflitti d’interessi, le devastazioni della Costituzione e della Giustizia, le tangenti, i fiumi di fondi neri, i rapporti con le mafie, i giudici comprati, i vilipendi ai magistrati, l’illegalità legalizzata e rivendicata, le epurazioni in Rai e nei giornali, le compravendite di parlamentari per tenere in piedi i suoi governi minoritari e rovesciare quello maggioritario di Prodi, le complicità con le guerre criminali in Afghanistan e Iraq che hanno poi creato l’Isis, le menzogne elevate a sistema, le corna e le figuracce in giro per il mondo, i sabotaggi di ogni vagito di politica comune europea, i baciamano a Gheddafi, le riverenze ai peggiori tiranni, i bagordi nelle dacie di Putin. Tutto perdonato, tutto prescritto: anche le parole di fuoco che per 20-30 anni Salvati e soprattutto Scalfari hanno scritto contro la più grave minaccia che si sia mai abbattuta nell’ultimo mezzo secolo sulla democrazia italiana.

Ora, che Renzi abbia cambiato idea su B., ci può anche stare: è un ometto senza memoria né scrupoli né pudore perché non ha un passato né un’idea né un’etica e, pur di tornare al potere, è disposto a tutto. Ma se due intellettuali del calibro di Scalfari e Salvati compiono un’inversione a U, anzi a B., così repentina, trasformando un ex pericolo pubblico in un europeista moderato, uno straccio di spiegazione sarebbe auspicabile. B. ha molti difetti, ma non quello di nascondersi o camuffarsi: è sempre lo stesso e si è sempre saputo chi è. Sono Scalfari e Salvati che sono cambiati. E ora dovrebbero precisare se sbagliavano o mentivano ieri, oppure sbagliano o mentono oggi. Non a noi apòti, che non ce la siamo mai bevuta. Ma ai loro affezionati lettori, che potrebbero sentirsi presi lievemente per il culo.

Adieu


Il quasi ultimo tra i prìncipi, il ridondante ecclesiale tutto soft, micro lanciatore di pensieri, a volte tanto velati, celati, imbottiti di parolone auree scorticanti da rimaner mistero per i comuni mortali, ha dunque lasciato l'incarico detenuto per un decennio e tramandatogli, affinché rimanesse di ugual valore, dal più grande politico italiano mascherato della storia repubblicana, Camillo Ruini, il quale per tre lustri levigò, smussò, intarsiò la carica di presidente della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, per renderla megafono e soprattutto salvadanaio di potere per i nobilissimi principi, i regnanti e paonazzi di allora. 
Madamina, al secolo card. Angelo Bagnasco, ha proseguito sulle orme del più grande politico mascherato, nel mantenere nei vincoli velatamente ricattatori, l'ambito scranno. Ossia: dire e non dire per dire un'altra cosa, attaccare nascondendosi, con i princìpi non negoziabili, strizzare l'occhio al potente più accreditato nella futura elezione, ri-strizzare l'occhio al vincitore nel caso non fosse quello prescelto, assecondarne la linea politica sempre e per sempre attraverso l'emissione di comunicati, entrati di diritto nel regno delle "supercazzole", stigmatizzare episodi della minoranza dimenticandosi delle travi negli occhi di colui che mai fu attaccato in modo, diciamo, evangelico, ma solo con buffetti al borotalco, vedasi i tre anni incontrati da presidente CEI col regno del Puttanesimo (2008-2011). 
Seguendo i dettami del suo predecessore, Madamina cercò sempre con il Pregiudicato il bene comune, cioè il suo e quello dei suoi sodali, una pletora di affamati di lusinghe e potere mai riscontrata neppure ai tempi dei Borgia. 
Bagnasco saltellava leggiadramente senza mai infierire, senza disturbare, sollevando solo qualche fogliolina autunnale per non indispettire la compagine destrorsa in sella al potere, dedita a stravolgimenti di leggi, di verità, di ideali ad uso personale del re delle Tv, che ancora oggi il Bomba ha il coraggio d'interpellare per la nuova legge elettorale. 
Madamina ha evitato d'immischiarsi in diatribe scellerate, esortando a seguire virtù oramai ingiallite dal peso di quegli anni malsani, maldestri e indecorosi.
Ad un certo punto però sul suo cammino apparve l'Argentino, inaudito restauratore di concetti molto vicini a quel libro, chiamato Vangelo, troppe volte messo a riposo dai compari romani. Per Madamina fu uno shock! Correva nelle stanze incapace di comprendere. Negli ultimi anni di presidenza si dovette addirittura piegare ai nuovi "suggerimenti petrini", arrivando a parlare di disparità, di povertà (gliela dovettero spiegare bene questa parola, con grafici e filmati), di solitudine, di disoccupazione, del valore messianico degli ultimi. Per Madamina si aprì un mondo nuovo, inesplorato. E quando arrivarono delle consultazioni elettorali, lui si preparò a puntino per la solita comparsata, ma venne bloccato da Francesco il quale, molto serenamente, gli fece comprendere che quelli non erano più problemi loro, che la politica ecclesiale fosse divenuta una sola, la più importante: l'attenzione verso i più piccoli, alias Carità. 
Si, in questi ultimi anni il card Angelo Bagnasco ha dovuto sopportare e convivere con questo nuovo corso che poi, detto tra noi, sarebbe quello giusto! 

Non ci mancherà. Lo ricorderemo esclusivamente notando le differenze di gestione con il nuovo quinquennio di Gualtiero Bassetti, probabilmente un presidente CEI adeguato.



Spiegazione


Non c'entra niente il rappresentante di armi, né la moglie gnoccosa, né la figlia rampante. Ecco spiegato il perché di quello sguardo papale... che poi a vedere gli altri ospiti... va a finire che forse...