Fascisti su Marte
di Marco Travaglio
Ogni giorno, grazie ai fantasisti del Sì, se ne scopre una. L’ultima è di Capezzone, che sul Tempo arruola nientemeno che Giordano Bruno “contro i nuovi inquisitori” (non quelli che vogliono tappare la bocca a Barbero, d’Orsi e Albanese, ma i “tenutari di media e cultura ufficiali”, ovviamente progressisti: e lo scrive uno dei tre giornali del senatore leghista Angelucci). Del resto nell’Inquisizione si erano scordati di separare le carriere. Intanto il Foglio fa scomunicare i parroci e i vescovi (“La Chiesa pancia a terra per il No”) da “Leone XIII e Giovanni XXIII che volevano la divisione dei poteri”: due antesignani di Nordio. Ed ecco pronti i Cattolici del Sì con Marcello Pera (che è ateo, ma fa niente: buon peso). In attesa di sapere come vota la Santissima Trinità (probabili un Sì, un No e un astenuto), si passa a un altro tema appassionante: e i fascisti? In attesa di sondare fenici, cartaginesi, assirobabilonesi e longobardi, il Pd certifica che i fasci di CasaPound votano Sì. E il Giornale replica: “È uno sfregio a Tortora”, che non si capisce bene cosa c’entri, nessuno sa come voterebbe, ma essendo una persona seria difficilmente deciderebbe in base a cosa vota CasaPound.
Il Dubbio rinfaccia al Pd “il nonno di Elly Schlein che voleva separare le carriere’”, quindi la segretaria si dia una regolata, a meno che non trovi una prozia che diceva il contrario. I giureconsulti del Sì, Sallusti e Bocchino, obiettano che Matteotti e Togliatti sono per il Sì (ci hanno parlato loro). E l’intero coro del Sì si eccita per la “medaglia d’oro della Resistenza” Giuliano Vassalli, ministro della Giustizia dei governi Goria, De Mita e Andreotti per conto di Craxi (un quadruplo ossimoro), talmente favorevole alla separazione delle carriere che restò quattro anni in via Arenula e non si sognò mai di proporla. Poi riappare il fascismo grazie al Foglio (“Il vero antifascismo è votare Sì”, “Gli antifascisti del No la pensano come Mussolini”) e ad Augusto Barbera, cinque volte deputato del Pci-Pds e poi giudice costituzionale in quota Pd (“L’appartenenza di tutti i magistrati alla medesima carriera era funzionale al processo di tipo inquisitorio previsto dai codici fascisti”). Peccato che a unificare giudici e pm siano stati il governo La Marmora I (1865) e più compiutamente il ministro Zanardelli del Crispi I (1890). E Zanardelli non era un fascista. Era un liberal-socialista: grazie a lui l’Italia abolì la pena di morte decenni prima del resto d’Europa. L’ordinamento Grandi (1941) non fece altro che aggravare la dipendenza dei pm dal governo perché indagassero solo su ciò che voleva il regime. Lo stesso sogno di Nordio e dei suoi trombettieri di ogni colore, purtroppo ancora ostacolati dalla maledetta Costituzione: gli antifascisti su Marte.



