mercoledì 11 febbraio 2026

Quando sente quel cognome...

 

Marina va al mercato 


di Marco Travaglio 

Voglio raccontare una storia a Marina B., che in un paginone del Corriere annuncia il suo Sì alla separazione delle carriere perché tiene tanto alla “vera ‘terzietà’ dei giudici” contro “i magistrati ideologizzati” e la “giustizia condizionata da un vergognoso mercato di nomine”. C’era una volta un giudice della Corte d’appello civile di Roma, Vittorio Metta, intimo di Cesare Previti, amico e avvocato di Silvio B., che in due mesi (novembre 1990-gennaio ’91) scrisse due sentenze miliardarie: la prima condannò la banca pubblica Imi, cioè lo Stato, a versare 1.000 miliardi di lire al petroliere andreottiano Nino Rovelli; la seconda annullò il lodo Mondadori e sfilò il colosso editoriale a De Benedetti per consegnarlo a B.. Rovelli e B. avevano la fortuna di disporre di tre avvocati – Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora – che tenevano a libro paga Metta e altri giudici: le sentenze di Metta le compravano e le scrivevano pure. Di quella su Imi- Sir, decisa dopo che Metta aveva iniziato a versare in contanti 270 milioni sul suo conto, furono trovate alcune minute scritte a mano con grafia diversa da quella del giudice, che si era limitato a copiarle. Di quella su Mondadori i suoi legali esibirono con un clamoroso autogol una copia diversa dall’originale. E si scoprì che era stata depositata il 15.1.91, il giorno dopo la decisione in camera di consiglio: 168 pagine manoscritte in meno di 24 ore, un record mondiale (Metta impiegava 2-3 mesi anche per verdetti molto più brevi). Un mese dopo, il 14.2, dalle casse di All Iberian (cassaforte estera dei fondi neri Fininvest), partì un bonifico di 3,036 miliardi al conto svizzero Mercier di Previti. Che il 26.2 girò 1,5 miliardi al conto Careliza Trade di Acampora. Che l’1.10 bonificò 425 milioni a Previti, il quale li dirottò in due tranche (11 e 16.10) sul conto Pavoncella di Pacifico. Che il 15 e il 17.10 prelevò 400 milioni in contanti e li recapitò a Metta. Che si comprò una Bmw, acquistò e ristrutturò un appartamento per la figlia Sabrina, poi gettò la toga e divenne avvocato. Indovinate un po’ dove? Nello studio Previti.

Tre anni dopo, Previti divenne senatore e ministro della Difesa del governo B. (che lo voleva alla Giustizia, ma Scalfaro disse no). Poi fu condannato definitivamente a 7 anni e 6 mesi per le due corruzioni giudiziarie con Metta, Acampora, Pacifico e gli eredi Rovelli. La Fininvest dovette risarcire De Benedetti con 540 milioni di euro e il giudice che la condannò in primo grado, Raimondo Mesiano, fu linciato da Canale 5 per i suoi calzini turchesi. Ora la presidente di Mondadori, cioè della refurtiva, parla temerariamente di “mercato vergognoso” e vuol separare i giudici dai pm per renderli “terzi”. Ma basta separarli dai conti svizzeri di famiglia.

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