Tabanelli "Abito nel bosco a scuola vado in seggiovia
Il salto? Non ricordo nulla"
Intervista a Flora Tabanelli oggi su Repubblica di Matteo Macor
Flora e il bronzo a 18 anni nello sci acrobatico con un trick quasi inedito:
«L’avevo provato solo due volte, la prossima sfida è la maturità»
È già la nostra scoperta continua, Flora Tabanelli da Bologna, giovanissima delle montagne antiche dell’Appennino modenese. Ha vinto la prima medaglia italiana della storia del suo sport sorridendo di timidezza, e poi l’ha festeggiata sciabolando la bottiglia della festa con uno sci. È arrivata alla prima, vera gara della vita con un crociato rotto che si opererà ai primi di marzo, e l’ha quasi vinta puntando sul salto più rischioso. Si scrive con i mostri sacri del suo mondo, «l’amico di famiglia» Alberto Tomba e «il mio esempio» Federica Brignone, ma si dice fiera «prima di tutto» della sua storia unica di ragazza cresciuta nei boschi. «A venti minuti e una seggiovia di distanza – è l’immagine che racconta già tutto dell’impresa – dalla mia scuola».
È per quello, che è un bronzo che vale oro, quello del big air olimpico? Perché viene da lontano?
«Vale oro perché il salto su cui ho puntato tutto l’avevo provato solo due volte prima, l’anno scorso. Ci ho provato, mi piacciono le sfide, mi piace poter dimostrare quanto valgo. Mi son detta: se va bene andrà benissimo, se va male va bene comunque. Mi ricordo di essere partita, concentrata sugli sci, poi più niente».
C’è tempo per pensare, prima di tentare un trick del genere, lassù in cima a 53 metri di salto?
«Lassù si blocca il tempo. A vederlo da fuori poi il trick è una rotazione velocissima, ma dalla mia prospettiva è completamente diverso: sono in aria e il volo non finisce mai, non finisce più».
Eppure il tempo della carriera corre. Che effetto fa, pensare a dove è iniziato tutto?
«Io son qui grazie a mio fratello Miro, che da piccoli ci costruiva i primi salti nella neve e mi chiedeva di filmarlo sugli sci nella nostra casa sui monti, o al rifugio che gestiscono i miei genitori a Lago Scaffiolo, dove siamo cresciuti. Ho avuto la migliore infanzia che si potesse avere».
Con quale insegnamento di fondo, tra tutti?
«Siamo cresciuti nella natura, senza una tv, il primo smartphone in prima liceo, a giocare tra tre fratelli per prati e i tappeti elastici davanti a casa. Ai tempi faceva strano non avere quello che avevano tutti gli altri, ma adesso capisco il perché. Da piccola piangevo, all’idea di dover camminare ogni giorno per arrivare a casa: “Se non vuoi salire resti qua”, mi diceva mia mamma. Ho imparato a conquistarmi ogni cosa, ci ha forgiato».
Cosa c’è, dopo aver vinto tanto, nell’orizzonte di Flora Tabanelli?
«Vorrei godermi un po’ di tempo libero, disegnare, suonare il piano, ma devo operarmi e rimettermi a studiare, dopo aver chiesto un po’ di pausa per concentrarmi sulle Olimpiadi. Quest’anno ho la maturità, poi mi piacerebbe iscrivermi a Matematica. È difficile, ma ci voglio provare. Un po’ come il trick che mi ha dato il bronzo».
Un volo che in tv hanno visto 2,5 milioni di italiani. Cosa avranno capito, del suo sport?
«Che è bello inseguire i propri sogni, banale. Anche tra le difficoltà, anche tra i dubbi, anche se si puntano solo per un fatto personale: per divertirsi, per dimostrare qualcosa a noi stessi».
Anche la medaglia di una diciottenne, in un Paese anziano come l’Italia, dimostra qualcosa?
«Non lo so, se la cosa si possa trattare come un tema di confronto generazionale. Preferisco notare come questi in Italia siano stati i Giochi delle donne: è bel un messaggio, a prescindere dai colori delle medaglie conquistate».
Compreso il suo bronzo?
«Ci ho dormito insieme, infilato stretto sotto il cuscino».

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