Fede fa un altro capolavoro
trionfo anche nel biathlon
mai tante medaglie ai Giochi
di Emanuela Audisio
È Big Italy, anzi è Gigante. Serena, sorridente, lieve. È il senso dell’Italia per la neve come non l’avete mai visto. Scivola via e surfa sulle onde della vita, del destino (fate voi). Piena di Fede, di (Monna) Lisa e di tanti altri. Vi aspettate l’orgoglio presuntuoso di chi si lascia dietro il grande nord per 62 centesimi? E invece eccovi Brignone al suo secondo titolo olimpico: «Mi sembrava di aver fatto una manche così così, ero senza pressione, l’ho vista come una gara di sci, come una cosa non dico easy, ho pensato solo a scendere». E certo, a dieci mesi dalla sala operatoria, cosa vuoi che sia slalomare tra le porte del mondo? Smile e pensa a sciare, che se lassù come diceva Einstein qualcuno non gioca a dadi con l’universo, nemmeno quaggiù. Basta un po’ di ritmo e il Gigante va giù veloce. Grazie regine che amministrate regni con leggerezza e scioltezza. Grazie veterani/e. Per la vostra magnifica, commovente, generosa last dance.
È record per l’Italia: 8 ori in 5 sport. Mai così tanti. O 22 medaglie in 9 sport, fate voi. Superata Lillehammer ’94 (20), ma allora si assegnavano 60 medaglie, ora 116 di cui 15 nello sci acrobatico. Resistenza, voglia di durare, caparbietà. Da Brignone a Vittozzi, da Lollobrigida a Moioli, da Franzoni a Pellegrino non c’è un oro o un argento azzurro che non nasca da un’avversità. Affrontata, superata, vinta. Una vendemmia tardiva che ieri in 49 minuti ha raccolto: l’oro del gigante femminile, l’argento nello snowboard cross a squadre misto, l’oro nell’inseguimento femminile. Tre medaglie in meno di un’ora: ma che film è così pieno di facce azzurre?
Federica che replica l’Alberto Tomba dell’88, le rivali che l’omaggiano in ginocchio e lei chiede: «Non postate più foto o video del mio incidente, non l’ho mai visto e non lo voglio vedere». Vogliamo accontentarla? Possiamo fare dei nostri traumi non una bandiera da sventolare e una richiesta di eterno risarcimento, ma solo un colpo di vento che rimette il sole in alto nel nostro cielo?
Lisa Vittozzi che nella sua Anterselva vince il primo oro nella storia del biathlon azzurro e lo fa recuperando dalla quinta posizione, mirando bene (zero errori ai quattro poligoni, 20 bersagli su 20) e non sbagliando all’ultimo, quello più difficile perché in piedi, quando hai già la fatica di tre giri nelle gambe. «Anche se avevo il cuore che mi scoppiava». Ascoltare il proprio respiro, fermare i battiti e dire al muscolo cardiaco di smettere di urlare. Lisa viene da una stagione saltata per colpa di un problema alla schiena, ma anche lei nessun accenno alla tristezza, ai dolori, perché è vero che dopo la salita c’è la discesa, ma devi sapertela godere, come ha fatto lei, con quella che ormai è una Lisa-dance. «Non bisogna mai smettere di credere nelle proprie capacità, dedico questo successo a mio nonno, venuto a mancare durante il Covid».
Il pensiero a chi ti ha aiutato quando eri bambina, perché se riesci a tirarti fuori dal burrone è anche perché qualcuno ha avuto fiducia in te. Papà Federico Pellegrino (due figli) che nel fondo a 20 anni dall’ultima medaglia olimpica nella staffetta (Torino 2006) conquista il bronzo in staffetta, decisiva la sua quarta frazione per il sorpasso alla Finlandia. Poi il bacio alla neve e l’addio: «Uscire di scena ancora al top non è da tutti, ho promesso a mia moglie e ai miei figli di smettere, non voglio perdermi come uomo». Bravo, lo sport questo è: imparare a crescere.
Michela Moioli e Lorenzo Sommariva che nello snowboard cross scivolano fino all’argento, conquistano la ventunesima medaglia, quella necessaria per il sorpasso, con lui che sportivamente ringrazia lei: «Il lavoro migliore lo ha fatto Michela».
Questi sono anche i Giochi dei portabandiera multipli vincenti: Brignone nello sci, Fontana nello short track, Mosaner nel curling misto, Pellegrino nello sci nordico. Non solo belle figurine nel giorno della sfilata, ma anche grandi atleti nel momento della battaglia. Sono 38 gli azzurri con una medaglia al collo, ma le donne italiane sono le più vincenti: 6 ori su 8. Nessun paese finora ha avuto più titoli femminili. Che ne dite anche di una bella parità salariale nella vita di tutti i giorni?
Il segreto di quest’Italia è aver imparato a durare. La sostenibile pesantezza dell’essere. Sono Giochi vinti con la tenacia e con l’esperienza, e anche un po’ da reduci. Non esiste oro sotto i 30 anni. Brignone, Lollobrigida, Fontana ne hanno 35. È vero che ormai nello sport non si invecchia in fretta, ma Moioli ne ha 30, Vittozzi 31, Pellegrino 35. L’edizione di Torino (11 medaglie) non favorì ricrescita. A Vancouver quattro anni dopo le medaglie furono solo 5. Questa SuperOlimpiade azzurra lascia un ricco patrimonio. Giovanni Franzoni, argento nella discesa, tra un mese avrà 25 anni. Flora Tabanelli (che ha una lesione del legamento crociato) in gara stasera nel Big Air ne ha 18. Il futuro made in Italy saprà ereditare?
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