Se per colpire il messaggio prendi di mira il messaggero
Per colpire il messaggio prendi di mira il messaggero. Ci sono le sanzioni personali, i conti bloccati, il bando di ingresso in Israele, gli attacchi alla reputazione pagati a suon di propaganda social, le minacce, le diffamazioni. C’è tutta la violenza che, dopo la scomunica di Barrot, Wadephul e figurarsi se poteva macare Tajani, è sempre più manifesta nel suo obiettivo, specie perché basata su falsificazioni o parole non dette o estrapolate ad arte. È una violenza funzionale: serve come avvertimento. Ad altri funzionari, ma non solo. Agli insegnanti, ai giornalisti e intellettuali, agli operatori umanitari, ai medici, agli artisti, a chiunque prenda parola – e quindi posizione – per criticare le politiche del governo di Israele. E il messaggio è chiaro: se a essere colpita in questo modo è una relatrice Onu – e Francesca Albanese può piacere o non piacere, si può condividere o meno quello che dice e come lo dice, ma nonostante i tentativi di delegittimazione è e resta la prima giurista donna a ricoprire quell’incarico all’Onu e ad aver rimesso al centro le parole apartheid, occupazione e illegalità per quel fazzoletto di terra senza giustizia – cosa può succedere a chi continua a manifestare per Gaza?
Non è un caso che a essersi schierati contro la relatrice Onu ci siano Paesi, che in questi anni, hanno ristretto lo spazio pubblico al dissenso, criminalizzandolo. L’annientamento di Gaza ha creato un’enorme frattura nel nostro ordine morale, lo spiega bene Didier Fassin nel suo libro Una strana disfatta: più che l’abbandono di una parte dell’umanità, di cui la realpolitik internazionale ha sempre fornito svariati esempi, è il sostegno offerto alla sua distruzione che verrà ricordato. Riacquistare la libertà di parola e difendere il linguaggio: questa è oggi la prima forma di resistenza nei confronti di un potere politico e mediatico che reagisce con violenza perché assediato. Una resistenza contro le richieste di pubbliche abiure. Contro la caccia alle streghe. Contro le Sante Inquisizioni mosse da interessi più che da spirito di crociate. Accettare tutto questo, altrimenti, vorrebbe dire essere acquiescenti, se non complici.
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