sabato 14 febbraio 2026

L'Amaca

 


Oltre l'Atlantico c'è il mondo 

di Michele Serra 

Dalla fine della seconda guerra mondiale sono passati ottantuno anni. In termini antropologici, tre generazioni. In termini politici, un evo intero. Nel frattempo è nata l’Unione Europea, è sprofondata l’Unione Sovietica, la Cina da paese poverissimo è diventata la prima potenza mondiale, la Persia è una teocrazia, l’Africa subsahariana conosce una crescita demografica ed economica semplicemente inimmaginabile nello scorso millennio; e una lunga lista di altri mutamenti e sconquassi.

Chi ancora evoca l’atlantismo come una specie di «obbligo democratico» forse non riesce a mettere a fuoco che il mondo non è più quello di Jalta e non è più quello della bipolarità comunismo/capitalismo. Nemmeno più quello di un’economia forte concentrata in America ed Europa, e di un altrove «in via di sviluppo» (sembrano trascorsi secoli da quando si parlava di «Paesi del terzo mondo»).

Dal vertice di Monaco arriva qualche segnale confortante: come se il mondo nuovo cominciasse a sembrare più determinante di quello vecchio. Quando il cancelliere tedesco Merz dice che «l’Europa deve risolvere il problema della sua dipendenza autoinflitta dagli Stati Uniti», prende atto non solamente della nuova ostilità di Trump; anche della vecchia e pigra abitudine di vivere sotto la protezione armata (e la vigilanza politica) degli americani, come se ancora fossimo l’Europa della ricostruzione, del piano Marshall, della guerra fredda e del muro di Berlino.

Tutto congiura nel «costringere» l’Unione Europea a una nuova autonomia politica, che vuol dire anche una nuova libertà di azione. E uno sguardo più largo sul mondo. Milioni di cittadini europei si sentono coinvolti nelle decisioni dei loro capi di governo (noi italiani con qualche illusione in meno). La speranza è che siano in arrivo tempi nuovi.

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