Attaccati al tram
Gonfi di ardore patriottico, apprendiamo dalla Stampa-Eiar-Stefani che il presidente Mattarella (sempre sia lodato) è stato accolto alle Olimpiadi più care e disorganizzate del mondo da ben tre “boati”. Il primo “quando appare. E come appare? Nessun effetto speciale, nessun elicottero, non la scorta di James Bond… ma un tram, un vecchio tram arancione”. E già sono soddisfazioni. Un “geniale tram”, non come quelli un po’ tonti che prendiamo noi comuni mortali: questo ha il master alla Bocconi (del resto “al banco di manovra c’è Valentino Rossi. Tranviere in cravatta”). “Un tram multietnico e simbolo di italianità”, ecco. “Un tram che racconta l’integrazione”, perché parla pure. “Un tram pieno di bambini, cioè di futuro”. Chiamiamo il Telefono Azzurro? No, anzi, “i bambini sono al riparo accanto al presidente della Repubblica italiana. Possono giocare, possono sorridere: stanno viaggiando”. E meno male che è arrivato Lui: finora non giocavano mai e piangevano sempre. Lui “è un presidente umano al tempo della disumanizzazione totale”, “è un presidente in tram. Prossima fermata San Siro. Ecco: sta arrivando Mattarella. Un altro boato”. E due. Perché “il presidente è un uomo che prende il tram, come tutti prendono il tram”, così come ai tempi del Covid era un “presidente spettinato quando tutti gli italiani erano spettinati”. Poi è stato “il presidente dottore, in camice e mascherina”. Insomma: “il corpo del presidente sempre come argine allo sprofondo” (qualunque cosa significhi). “Sergio, il nonno di tutti”, s’è meritato “il terzo boato, il più grande – ‘Sergio! Sergio!’ – allo stadio”. Perché intanto “era già sceso da quel tram numero 26, era già sceso come un cittadino”: con le gambe.
Tra una fermata e l’altra, il nonno in tram ha avallato un dl Sicurezza che fa inorridire pure La Russa. E ieri, non sappiamo a bordo di quale mezzo di trasporto, ha sentito al telefono la Meloni per autorizzarla a mettersi sotto i piedi le 550 mila firme del Comitato del No e a infischiarsene della legge che garantisce 50-70 giorni di campagna elettorale sul nuovo quesito appena validato dalla Cassazione, lasciando intatta la data del referendum al 22 e 23 marzo (appena 44 giorni). Tant’è che persino Nordio aveva ritenuto inevitabile un rinvio del voto di “due o tre settimane”. Invece Nonno Tram ha fulmineamente firmato il Dpr “giuridicamente ineccepibile” che se ne frega della Cassazione, della legge, della Costituzione e di oltre mezzo milione di cittadini, inclusi quelli che prendono il tram. E lì è partito il quarto boato, stavolta dall’intero centrodestra riconoscente. Così tutti hanno finalmente capito il messaggio subliminale del mezzo di locomozione: “Attaccatevi al tram”.
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