Le priorità della premier: il comico Pucci a Sanremo
Giorgia Meloni sa quando è il momento di far sentire la sua voce. Non si scomoda per nulla, ma quando la Nazione chiama, Giorgia risponde.
Ieri per esempio il comico Andrea Pucci ha comunicato che ha deciso di rinunciare al ruolo di co-conduttore di Sanremo con Carlo Conti perché l’annuncio della sua partecipazione è stato accolto non troppo bene.
Strano, le sue battute sui gay a cui i tamponi si fanno nel culo o le foto di Elly Schlein sbeffeggiata per le orecchie e la dentatura promettevano così bene.
Eravamo già pronti a un commento all’abbronzato Carlo Conti tipo: “Presenti Sanremo perché hai la musica nel sangue?” e invece niente.
“Quest’onda mediatica negativa che mi ha coinvolto in occasione dell’annunciata partecipazione a SanRemo, una manifestazione così importante che appartiene al cuore del paese, altera il patto fondamentale che c’è tra me ed il pubblico, motivo per il quale ho deciso di fare un passo indietro”, ha frignato il comico. Giorgia Meloni, poco dopo, ha scritto su X: “È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. Ma anche questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera ‘sacra’ la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa!”.
Tanto per cominciare, Pucci ha rinunciato spontaneamente alla conduzione, non risulta che “la sinistra” lo abbia rapito e nascosto nella foresta nera fino alla proclamazione del vincitore del Festival. Ma soprattutto Giorgia Meloni che difende la satira difendendo Pucci è essa stessa satira. Infine tocca rinfrescare la memoria alla paladina del diritto di fare comicità. Proprio Giorgia Meloni nel 2021 ha querelato il comico Daniele Fabbri chiedendogli 20.000 euro di risarcimento perché, invitando tutti a non usare insulti sessisti contro di lei, l’aveva definita scherzosamente “puzzona” e “caccolona”. Il processo è ancora in corso.
Nello stesso anno, per la mia battuta “La Meloni ha rispolverato la trousse Deborah dell’85” (ironizzavo su un suo ombretto con i brillantini), fui accusata dal suo partito – da Guido Crosetto a Daniela Santanchè a tutta la stampa di destra – di bodyshaming. Ricevetti circa 18.000 insulti solo su Fb. Do una notizia: né io né Fabbri ci siamo ritirati frignando. Per fortuna io non sono stata neppure querelata dal suo ombretto che – lo ammetto – avevo offeso in modo imperdonabile. Scusami ancora, ombretto di Giorgia.
Nessun commento:
Posta un commento