martedì 10 febbraio 2026

Nell'aasurdo

 

Cercasi Petomane 


di Marco Travaglio 

“La Bbc non mi piace, ma non posso farci niente”. Così rispondeva Margaret Thatcher a chi le chiedeva un commento sulle critiche della tv pubblica al suo governo. Noi speriamo sempre che quando a un politico italiano viene chiesto di questo o quel programma tv, o giornalista, o artista che lo critica rispondesse così. Invece tutti (o quasi) ficcano il naso, anche se nessuno glielo chiede, come se fossero direttori dei palinsesti e dei giornali: come se chi fa politica fosse tenuto a occuparsi di informazione, comicità e satira, e non viceversa. Il colmo del ridicolo l’hanno raggiunto il Pd e i Melones: con tutto quel che accade in Italia e nel mondo, hanno pensato bene di farci conoscere il loro decisivo pensiero su tal Andrea Pucci, il “comico” noto per le battute sull’avvenenza della Schlein e sui gay col tampone nel culo, dunque ingaggiato da Carlo Conti per co-condurre il Festival. “Sanremo… sto arrivando”, ha postato Pucci sotto una foto di spalle a culo nudo. “Però all’Ariston mettiti almeno un costumino!”, ha ribattuto Conti, bruciandosi la gag più esilarante dell’intera kermesse.

Poi quei geni del Pd hanno chiesto “spiegazioni” alla Rai contro il tizio “palesemente di destra, fascista, omofobo, volgare e razzista” in Vigilanza, come se questa decidesse il cast dei programmi e come se il direttore Coordinamento generi e palinsesti della famosa TeleMeloni non fosse in quota Pd. La Rai ha invocato il diritto di satira per Pucci. Il quale, alla parola “satira”, s’è spaventato al punto di darsela a gambe. Con gran sollievo della Rai, che s’è risparmiata un’altra figura barbina dopo la telecronaca più pazza del mondo (l’inaugurazione olimpica vista da Paolo Petrecca). Ma la Meloni se l’è presa col “doppiopesismo della sinistra”, la “spaventosa deriva illiberale” che “censura la satira”. Una serie di ossimori da Guinness: Pucci non ha mai saputo di fare satira e soprattutto si è censurato da solo. E il pidino Graziano, lo stesso che chiedeva spiegazioni su Pucci, ha intimato ai destri di occuparsi “di Niscemi e altre emergenze sociali”, come se non avesse iniziato lui. Intanto il cucuzzaro dei Tajani, Salvini, Lupi, La Russa (il presidente del Senato ha persino telefonato al tizio), strillavano al “bavaglio” e all’“editto bulgaro”: cioè, denunciando il doppiopesismo dei sinistri, riuscivano a dimostrare il proprio, visto che l’editto di B. contro Biagi, Santoro e Luttazzi lo difendono (o lo negano) da 24 anni e qui nessuno – a parte Pucci – ha cacciato Pucci. Ora però il grande vuoto lasciato dalla sua rinuncia va in qualche modo riempito. In mancanza di Joseph Pujol, in arte il Petomane, prematuramente scomparso, si potrebbe ingaggiare Petrecca per un “Tutto Sanremo minuto per minuto”. Anche vestito, volendo.

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