mercoledì 18 febbraio 2026

Robecchi

 

Referendum Le furbizie della riforma che completerà le “leggi melonissime” 


di Alessandro Robecchi 

Mancano meno di cinque settimane al famoso referendum sull’ingiustizia e, come tutti possono constatare, il nervosismo del fronte del Sì registra inaspettate accelerazioni, soprattutto grazie al ministro Nordio che promette “una frase al giorno” – fino a esaurimento scorte – per sostenere la sua riforma. L’idea di scovare frasi e frasette ritagliate dal contesto per piegarle ai propri argomenti è vecchia come il mondo, ma il mio suggerimento è di usare frasi antiche, di gente morta e sepolta, che non può smentirti; perché se lo fai con frasi pronunciate da gente ancora viva, può capitare – come è successo con le frasi del pm Di Matteo – di fare una figura da fesso, cosa che è spiacevole accada a un ministro. Suggeriamo quindi al Guardasigilli Nordio di distillare le sue pillole con maggiore attenzione. Esempio: “Non ci sono più le mezze stagioni” va benone. Anche “Mogli e buoi dei paesi tuoi” potrebbe servire, perché no? Sono sicuro che gli assistenti del ministro terranno conto di questo suggerimento di buon senso e cominceranno a pescare tra Seneca e Cicerone piuttosto che tra persone in carne e ossa che possono alzarsi a dire: “Spiacente, ma io voto No”, lasciando Nordio con in mano il bicchiere vuoto, un vero dramma.

In ogni caso non è difficile collocare la riforma dell’ingiustizia nel novero delle “leggi melonissime”, che giungono a un secolo esatto dalle leggi fascistissime del Puzzone buonanima. Se si mettono in fila alcuni provvedimenti di questo governo, dall’abolizione dell’abuso d’ufficio alla riduzione del traffico di influenze, dalla riforma della Corte dei Conti, alle leggi bavaglio, fino al fermo di polizia preventivo e altre ancora, il disegno non è difficile da vedere. Si tratta di dare al potere esecutivo un recinto più ampio, possibilmente nessun recinto, e di ridurre gli altri poteri dello Stato, e alcuni teorici contropoteri come la libera informazione, a servitori ed esecutori dei voleri del governo. “La legge è uguale per tutti” già sembrava una battuta prima, ma dopo questa “riforma”, se dovesse passare, sarà una barzelletta antica, di quelle che non strappano più nemmeno un sorriso forzato.

Corre voce – le solite indiscrezioni – che Giorgia Meloni non sia contentissima delle performance del suo ministro e che preferirebbe un profilo più basso. Traduco: evitare figure barbine che si configurano come autogol da metà campo. Il suo disegno sarebbe quello di separare la sua carriera dall’esito del referendum, cioè cantare vittoria se vince, e fischiettare indifferente se perde, affibbiando le colpe ai gerarchi maldestri (un classico anche questo). All’arco del fronte del Sì rimangono, ovviamente, tutte le frecce della propaganda securitaria di cui si fa grande uso, anche quelle un po’ ridicole. Prevede, questo florilegio di indignazione, un sistematico sbertucciamento della magistratura fatto di memepost sui social, dichiarazioni, manifesti, Garlasco, presunti fact checker sguinzagliati alla bisogna, attacchi ad personam e teorie fantasiose, oltre naturalmente a tutto l’apparato del Minculpop telemeloniano. Tutta roba che vorrebbe dimostrare l’indimostrabile, cioè che votando Sì il mondo sarebbe un posto migliore coi maranza in galera e i potenti impuniti. Aspettiamo dunque con trepidazione le prossime citazioni del ministro Nordio, nuove maratone su casi di cronaca nera archiviati da decenni, magari un tamponamento al semaforo di qualche magistrato, da interpretare come un chiaro segnale che bisogna separare le carriere.

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