La memoria degli smemorati
di Michele Serra
La tragedia delle foibe e l'esodo di decine di migliaia di italiani, costretti alla fuga nella nuova Jugoslavia di Tito, furono una catastrofe umana lungamente negata per convenienze ideologiche (della sinistra italiana) e politiche (dell'Italia nel suo complesso: compresi i governi democristiani, che non avevano interesse alcuno a riaprire quella pagina sanguinosa).
Ma quanto accadde è totalmente incomprensibile al di fuori del suo contesto storico. Per sommi capi: se si omette di raccontare l'occupazione dell'Italia fascista di quei territori, con una vera e propria persecuzione etnica delle popolazioni indigene slave, della loro identità e della loro lingua; e si omette di inquadrare l'esodo degli italiani nello spaventoso sconvolgimento della Seconda guerra mondiale in tutta Europa, non si capisce niente.
E il Giorno del Ricordo, come l'ho visto e sentito celebrare in parecchi telegiornali della Rai, non solo non aiuta a ricordare, ma offusca l'intelligenza dei vivi, e sorvola sulla storia delle vittime e degli assassini.
Vorrei personalmente ringraziare Giorgio Zanchini, che nella sua preziosa trasmissione su Raitre, Quante storie, conversando con lo storico Guido Crainz e la giornalista Itti Drioli, figlia di Luigi, prima antifascista e poi perseguitato da Tito, ha dato alla Rai una breve occasione di dignità e di verità.
Isolata eccezione a una penosa regola: parlare delle foibe pronunciando solo la parola «comunismo», e tacendo la parola «fascismo», non è onorare i morti. È solo piccola propaganda politica.
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