sabato 7 febbraio 2026

Sensazioni olimpiche

 


Ho avvertito, nel corso della Cerimonia, una sensazione del tipo: «Guarda come saremmo bravi se non avessimo a che fare con questi cialtroni!».

Cialtroni spaparanzati nella super tribuna, voracissimi trangugiatori di visibilità. Non li nomino, ma l’identità è chiarissima — tranne Sergio Presidente, naturalmente.

Il Bulbarelli che è in noi, punito per aver svelato il viaggio in tram del Presidente, condotto da Valentino, certifica la nostra atavica smania del «so ma non posso parlarne!»: autentico cammeo italico, infarcito dai vari «conosco un amico che c’ha un cugino al ministero!».

Sfoderando l’Arte riusciamo a sbalordire chicchessia, pure quelli che arrivano con quarantacinque macchine di scorta e trecento guardie del corpo e che, al massimo, nelle loro terre — rubate a Toro Seduto — possono ammirare lo sciacquone di G. Washington.

Se non ci fossero i cialtroni, vivremmo di rendita, essendo compagni di strada del Bello.

Il telecronista preso all’ultimo momento, al posto del punito, che scambia Matilda De Angelis con Mariah Carey, sembra dire al mondo: «Benvenuti nel pressappochismo italico!».

Dicevamo l’arte: le duecento modelle vestite dalla buonanima di Giorgio Armani, coi colori della bandiera, validano davanti al globo l’unicità dei nostri prodotti, inarrivabili.

E poi le immagini dei luoghi incantati di cui siamo portatori sanissimi, con quel retrogusto amaro dovuto alla loro trasformazione in enclavi inaccessibili ai più: forbici sociali mefitiche che confermano l’agire imbelle dei cialtroni di cui sopra.

E quelle strisce di neve, tristissime, che urlano la dabbenaggine globale, con idioti al potere contenti per le nuove rotte mercantili aperte dallo scioglimento dei ghiacci.

Le nazioni che sfilano, gli arabi — che cazzo ci fanno gli arabi? — quel paese del Boia, fischiato giustamente, che pone un quesito: perché i russi fuori e loro no?

Sergio Mattarella che dice quindicesima al posto di venticinquesima — cavolo, l’emozione non conosce età.

Pierfrancesco Favino che interpreta alla grande L’Infinito di Giacomo Leopardi.

La sopracitata Mariah Carey, sponsor dello stoccafisso norvegese, che canta il must di Mimmo Nel blu dipinto di blu con la stessa intensità che avrei io nel tentare di battere il record del salto con l’asta di Armand Duplantis.

Bignamicamente: siamo sempre italiani, nel bene e nel male, circondati da cialtroni.

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