mercoledì 15 maggio 2024

Daje Marco!

 

Bagasce&troioni
di Marco Travaglio
Uno dei mille aneddoti svelati da Antonio Padellaro nel suo strepitoso libro Solo la verità lo giuro (Piemme), riguarda l’ex ministro dei Trasporti Claudio Signorile, leader della “sinistra ferroviaria” del Psi. Che 40 anni fa, a proposito di uno dei tanti scandali alle Fs, anticipò a lui e a Paolo Graldi la linea difensiva della banda Toti: quella delle mazzette fatturate, dunque “trasparenti” e lecite. Ma si era raccomandato: “Ragazzi, è roba confidenziale, non scrivete una riga”. Oggi invece gli scudi umani, cioè gli avvocati, ministri, politici e giornalisti appesi agli specchi delle tangenti alla genovese, quella sesquipedale minchiata giuridica la sbandierano ai quattro venti. In Parlamento, in tv, sui giornali, sui social. E con l’aria indignata, come a dire: dove andremo a finire, signora mia, se un pubblico amministratore non può più nemmeno vendere la sua funzione a un imprenditore e un’ora dopo passare dalla barca alla banca per incassare la rispettiva tangente tracciabile e fatturata. Delle due l’una: o ignorano il Codice penale e la legge sul finanziamento ai partiti, che parla di “erogazioni liberali” (cioè spontanee e disinteressate) dai privati, non di norme o delibere o concessioni o licenze vendute un tanto al chilo; oppure sanno tutto, ma se ne infischiano e fanno come Toti&C. Nel qual caso farebbero meglio a costituirsi nella più vicina caserma, confessare e patteggiare prima di essere beccati anche loro.
I più spiritosi invocano il “primato della politica”, come se le foto e i filmati della Guardia di Finanza al porto di Genova non l’avessero immortalato a sufficienza. Un incessante e imbarazzante pellegrinaggio di politici di destra, di centro e del solito Pd su e giù dallo yacht di Spinelli, lasciando spesso fuori i cellulari perché non si sa mai, ignari dei trojan ma non dei “troioni” e delle “bagasce” che la cricca metteva gentilmente a disposizione per viaggi all inclusive, pagando pure le borse griffate e gli orologi che i pubblici amministratori straccioni fingevano di regalare a proprie spese. Sono trent’anni che, appena finisce dentro qualcuno dei suoi, la banda del buco rivendica il “primato della politica”. Ma quello sbagliato, sulla magistratura: come se la politica fosse al di sopra della legge. Non quello giusto, sull’economia e le lobby: infatti tutti gli scandali nascono da politici genuflessi a chi li paga. Quelle processioni sulla passerella del “Leila2” ricordano Fantozzi e Filini sullo yacht del direttore magistrale duca conte Pier Matteo Barambani, che finge di invitarli a un weekend in barca perché “la mia famiglia siete voi” e poi li adibisce a mozzi di bordo chiamandoli democraticamente “i miei poveracci, i miei pezzenti, i miei cari inferiori”. Le vere bagasce, i veri troioni sono loro.

L'Amaca

 

La democrazia che noia
DI MICHELE SERRA
Ameno di pensare che la metà della popolazione georgiana sia al soldo delle potenze occidentali (sui social sicuramente è una rivelazione accreditata), da quelle parti, a quanto pare, moltissima gente vorrebbe sentirsi europea, non è attirata nemmeno un po’ dalle maniere vigenti nella vicina Russia, e manifesta per questo: correndo dei rischi sicuramente imparagonabili a quelli, piuttosto blandi rispetto ai loro, che qualunque cittadino europeo corre opponendosi al proprio governo.
È più o meno quanto accadde e accade in Ucraina — mi scuso per la semplificazione, serve solo per capire che effettivamente, in quella vasta e varia fascia di Eurasia che sta a mezzo tra Est e Ovest, ci si sente in bilico tra due destini, e due maniere di vivere. Ciò che Putin e il suo cappellano militare, il mai abbastanza citato pope Cirillo, considerano decadenza e vizio, per milioni di persone, a quelle longitudini, profuma di novità e di conquista.
Chissà se noi europei ci sentiamo davvero coinvolti in quella scelta, che riempie le piazze e accende i Parlamenti a tre ore di aereo da casa nostra. È come se considerassimo scontati, una vuota formalità, diritti e conquiste che ancora grondano il sangue dei nostri genitori e nonni che si sono battuti per la democrazia. Ci sembra vecchio e vuoto ciò che per moltitudini di esseri umani, in giro per il mondo, sarebbe una sconvolgente novità: lo stato di diritto, la fine dell’autocrazia.
È proprio vero che non si apprezza mai ciò che si ha. Se non nel momento, drammatico eppure formativo, nel quale lo stai perdendo. Essere viziati, e annoiati, è la caratteristica fondamentale di ciò che chiamiamo, per convenzione, Occidente.

martedì 14 maggio 2024

Me lo son detto

 


Intervista illuminante

 

“Il caso Liguria insegna: siamo una cleptocrazia”
EX MAGISTRATO E SENATORE M5S - “La maggioranza vuole tappare l’ultima falla rimasta per immunizzarsi: le intercettazioni”
DI ANTONELLA MASCALI
Senatore, alla Camera si voterà l’ordine del giorno per vietare il trojan per corruzione. A palazzo Madama sarà votato il limite dei 45 giorni per intercettare. È un disegno politico per spuntare le indagini e proteggere colletti bianchi e politici collusi?
Dopo la successione di vicende giudiziarie che dal Piemonte alla Sicilia, passando per la Liguria hanno portato alla luce la progressiva normalizzazione in campo nazionale della commistione tra corruzione e malapolitica, ventre molle delle infiltrazioni mafiose, i partiti della maggioranza hanno impresso una accelerazione alle riforme per correre ai ripari non contro la diffusione della metastasi della corruzione, ma, al contrario, contro il pericolo che altre vicende analoghe vengano alla luce. Bisogna tappare l’ultima falla rimasta nel sistema di autoprotezione che immunizza dal rischio di incriminazione: le intercettazioni. Visto il precipitare degli avvenimenti, occorre concludere in fretta.
Questa corsa per neutralizzare le indagini ci dice che siamo di fronte a una nuova Tangentopoli?
Siamo purtroppo ad una ciclica riedizione di pratiche del passato. Di nuovo c’è l’arroganza di chi invece di emanare una legge seria sul conflitto di interessi e sulle lobby, sta apertamente sdoganando come leciti il conflitto di interesse e la degenerazione della politica in cinghia di trasmissione di occulti interessi di grandi e piccoli comitati di affari, in una forsennata corsa al ribasso che sta ponendo le premesse per una transizione dalla democrazia alla cleptocrazia.
Perché ora è l’imprenditore il dominus e non il politico?
È una replica su scala locale di un fenomeno di portata generale: la subordinazione della politica all’economia, divenuta il nuovo principe.
Il ministro Guido Crosetto ha detto che la magistratura è un potere che non ha più controlli. Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera della Lega, auspica un pm asservito al governo. Che lettura dà?
Crosetto prima lamenta che in nessun Paese come in Italia c’è un livello così basso nel rispetto dei ruoli istituzionali, e poi commentando la vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto di Toti, da un pessimo esempio personale di questa degradazione del senso delle istituzioni senza tenere conto che l’ordinanza di custodia cautelare non è emessa dal pm, ma da un giudice e senza avere letto una carta del quel procedimento penale. Secondo lui non è bastato avere legalizzato l’abuso di potere finalizzato al voto di scambio con l’abolizione del reato di abuso di ufficio, bisognerebbe normalizzare anche la pratica della prostituzione occulta della funzione pubblica a favore di lobby e comitati di affari in cambio di voti e di finanziamenti, perché ci sarebbe una magistratura politicizzata che si ostina a qualificare tale “innocente” prassi come corruzione, applicando l’art. 318 c.p. Mi pare che forse aspiri a ricoprire una nuova carica: quella di Ministro della Guerra contro la magistratura, mettendo in ombra il Ministro Nordio che sta già svolgendo egregiamente il ruolo di Ministro del disarmo unilaterale della magistratura nel contrasto alla corruzione. E la Lega rivela apertamente la vera finalità dei progetti di riforme costituzionali che riguardano la magistratura: la sua sottoposizione al controllo politico
Pensa che la questione morale non interessi più all’opinione pubblica?
Nei miei dialoghi con la gente registro rabbia e disprezzo per una politica giudicata irredimibile nei suoi vizi. Sentimenti che alimentano l’astensionismo o peggio forme di rassegnato cinismo di chi perviene alla conclusione che il rispetto delle regole sia divenuto perdente e quindi occorre adattarsi perché il pesce puzza dalla testa. Di giorno in giorno la moneta cattiva sta cacciando quella buona.
Senza il trojan non sarebbe esistita l’indagine di Genova. La politica ha paura?
Il divieto del trojan per indagini sulla corruzione è la chiusura del cerchio di altre riforme sulle intercettazioni. Siamo ormai al favoreggiamento per via legislativa della corruzione e del crimine a discapito dei diritti basilari dei cittadini ritenuti sacrificabili in nome della battaglia per la privacy, trasformata in zona bunker che garantisce l’invisibilità dell’esercizio del potere e l’immunizzazione contro ogni forma di controllo penale.
Non ci sarebbe stata l’inchiesta genovese, e non solo, anche con la norma sui 45 giorni di tempo per intercettare….
La riforma è stata votata in commissione Giustizia a tamburo battente senza neppure volere ascoltare gli esperti della materia. Tutte le nostre proposte emendative per limitare i danni sono state bocciate con una alzata di spalle, anche le più ragionevoli e minimaliste, come quelle di escludere da tale tagliola temporale, micidiale per il buon esito delle indagini, i reati più gravi come gli omicidi, i reati da codice rosso, o quelle subordinate di prolungare i tempi sino a 180 giorni o anche 90.

Somarismo

 

Stati senza statisti
di Marco Travaglio
A ottobre, quando scrissi Israele e i palestinesi in poche parole”, pensai che pochi sapessero o ricordassero perché la guerra dei cent’anni era giunta al pogrom di Hamas e alla mattanza di Israele a Gaza. Non sospettavo che i primi a non conoscere la storia fossero proprio i governanti di Israele e i loro sostenitori in Occidente. Altrimenti l’altro giorno non avrebbero negato il Sì alla risoluzione dell’Assemblea dell’Onu che riconosce alla Palestina i titoli per diventare membro effettivo e raccomandare al Consiglio di Sicurezza di rimuovere il veto (dei soliti Usa). Quasi tutto il mondo (143 Paesi) ha votato Sì, mentre Usa, Israele, Argentina e altri sei han votato No e 25 si sono astenuti (fra cui campioni di viltà come Italia, Germania, Gran Bretagna, Canada, Ucraina, Georgia, Olanda, Austria, Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania). “Avete aperto l’Onu ai nazisti moderni dello Stato terrorista palestinese”, ha strillato l’ambasciatore israeliano Gilad Erdan: “State facendo a pezzi la Carta dell’Onu con le vostre mani”. E l’ha distrutta passandola nel tritacarte. Questo somaro non sa o finge di ignorare – proprio come Hamas e una parte dei filopalestinesi che manifestano contro il “sionismo”, cioè contro il diritto di Israele a esistere – che lo Statuto dell’Onu, siglato nel 1945 dai 51 Stati fondatori, è la fonte del Diritto internazionale che legittima l’esistenza di Israele. Uno dei primi atti dell’Onu fu la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 che a gran maggioranza (33 Sì, fra cui Usa e Urss; e 13 No, gli Stati arabi e pochi altri) spartì la Palestina in due Stati: uno ebraico, uno arabo. Il primo nacque nei confini assegnati dall’Onu il 14 maggio 1948, il secondo no perché la leadership palestinese e i governi arabi vi rinunciarono, ritenendo più urgente cacciare gli ebrei con una guerra che poi persero (come le successive nel 1956, nel 1967 e nel 1973). Il coglione che rappresenta Israele al Palazzo di Vetro (come chi l’ha mandato) non s’è neppure accorto che, distruggendo quella Carta, ha ucciso la madre di Israele (l’Onu) e cancellato il certificato di nascita del suo Stato. E portato altra acqua al mulino di chi ne rimette in discussione la legittimità approfittando delle stragi a Gaza, straparla di “76 anni di occupazione” e reclama lo “Stato palestinese dal fiume Giordano al mare Mediterraneo”.
Trent’anni fa, dopo 27 anni di galera per terrorismo, Nelson Mandela diventava presidente del Sudafrica. E il suo predecessore bianco-boero Frederik de Klerk si degradava a suo vice. Due nemici divenuti statisti per salvare il Paese dal bagno di sangue dopo mezzo secolo di apartheid: infatti vinsero il Nobel. Proprio quello che manca oggi agli israeliani e ai palestinesi in questa carneficina infinita: due statisti.

L'Amaca

 

Il cellulare di Rovazzi
DI MICHELE SERRA
Ieri mattina di buon’ora, come faccio ogni giorno, ho dato una scorsa alle notizie. Mi ha colpito come uno schiaffo il video dello scippo del cellulare del cantante Rovazzi, a Milano, mentrestava facendo una diretta Instagram.
Milano è stata la mia città per una vita intera e tutto ciò che la riguarda mi coinvolge. E anche se so bene, come tutti, che di scippi e violenze ne accadono ogni minuto, quella breve sequenza mi ha procurato disagio e dispiacere.
Ieri pomeriggio leggo che non era vero niente. Nessuno scippo. Era una “trovata pubblicitaria”, come spiega il Rovazzi a un costernato Luigi Bolognini, che essendo un impeccabile professionista esita a dargli del cretino. Provvedo io. Rovazzi, sei un cretino. Perché se anche io fossi il solo che ci è caduto, e si è preoccupato per te, e per Milano, e per il povero ladro che non avendo niente di meglio da rubare ruba il tuo cellulare — pensa che bottino miserabile — beh, tu mi hai procurato ansia, e dispiacere, per un tuo sfizio personale.
Tu potresti essere John Lennon, o l’ultimo dei guitti, ma non hai il diritto di buttare la tua goccia di spavento (per giunta falsa) nel mare di disagio e di malessere (veri) che ci grava addosso. Dai un’occhiata al mondo, Rovazzi, anche se del mondo non te ne può fregare di meno. A Bolognini, che ti spiega quanto la tua trovatina alimenti allarme sociale e conseguenti speculazioni politiche, tu dici: “alla politica non avevo pensato”. E a cosa accidenti pensi, a parte gli affari tuoi? A parte Rovazzi, c’è qualcosa che ti interessa, o ti preme, o ti dispiace, o ti disgusta? Ti sei mai fatto una mezza idea di che cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, a parte la tua ultima canzoncina?