giovedì 27 luglio 2023

Liberatelo!

 


Fate qualcosa vi prego! Liberatelo! 

Toglieteli il Giambruno che è in lui! Salvate questo vassallo della Ducetta che per emergere si sta ritagliando uno spazio tra i fessi negazionisti che, un po' per snob un po' per gettone, si stanno inerpicando nei meandri dell'idiozia più becera e nefasta, quella che si confà a tipici assertori del famigerato sovranismo. 

Il Gianbruno che è in lui lo porta a blaterare palesemente ad minchiam al fine di sbeffeggiare la oramai, per loro, famigerata scienza. 

Tuttologo come il ruolo di consorte gli impone, il Giambruno che è in lui sbeffeggia, in concerto con SuperCiuk Feltri, il cambiamento climatico e, non contento, sfancula il ministro della sanità tedesco che ha profetizzato guai per il turismo in Italia causa caldo, intimandogli di starsene a casa nella Foresta Nera. 

Fate qualcosa, liberatelo dal Giambruno che è in lui!  

Speciali

 


Certo che ricevere degli auguri speciali così...

Sulla guerra

 

Perfetti conosciuti
di Marco Travaglio
La famosa controffensiva ucraina di primavera, annunciata in autunno-inverno e partita in estate, si sta rivelando un disastro. E aggiungiamo “purtroppo”, perché significa altri morti, feriti, profughi e distruzioni. Ma la notizia – confermata financo da Kiev e dalla stampa atlantista – può stupire solo chi confonde l’informazione con la propaganda. Non noi del Fatto, che abbiamo la fortuna di ospitare analisti indipendenti e informati e fin dall’inizio abbiamo scritto come sarebbe finita: malissimo. Infatti ora il rischio è che il flop ucraino inneschi una controffensiva russa, come da avvisaglie a Kharkiv, Kupyansk e Odessa. Diversamente da chi ha passato 17 mesi a infilarci in liste di putiniani e un mese fa ci iscriveva fra gli sconfitti del golpe-operetta di Prigozhin (che poi ha deluso il fan club), noi non combattiamo guerre a mezzo stampa e non chiediamo a Tizio o Caio di scusarsi per ciò che ha scritto. Ma gli “esperti” che dal 24 febbraio 2022 non ne azzeccano una puntando il dito su chi le azzecca tutte dovrebbero almeno dare una controllatina alle loro fonti, per limitare le balle e il ridicolo. Magari domani le loro previsioni si avvereranno tutte insieme. Ma al momento Putin non è caduto, l’economia russa non è in default, le sue fabbriche producono più di prima (più missili degli Usa), le sanzioni danneggiano più i sanzionatori che il sanzionato, l’isolamento di Mosca non esiste (ora, oltre a Pechino, c’è pure Riad), il Fmi raddoppia la stima sul suo Pil mentre quello europeo ristagna, gli auto-bombardamenti russi ai gasdotti, alla centrale di Zaporizhzhia e al ponte di Crimea erano bufale, l’armata russa continua a ricevere truppe, armi e munizioni fresche, le sue difese dentate e minate nelle quattro regioni occupate reggono e fanno il tiro al bersaglio sui costosissimi Leopard 2 tedeschi e sui Bradley americani, mentre i soldati ucraini stremati, impreparati e senza ricambi vengono mandati al macello in trincea da comandanti senza strategia. Come ripete da mesi il generale Milley, capo di tutte le forze Usa.
Stiamo parlando dell’esercito più armato e più finanziato d’Europa: l’invincibile armata dell’Ucraina+“Nato allargata” (40 Paesi contro uno) che finora non ha neppure scalfito la tragicomica “armata rotta” di Putin. Infatti, non riuscendo a riconquistare che piccoli fazzoletti di terra, Zelensky si sfoga con attentati in Russia e in Crimea di nessun peso militare, solo per convincere un Occidente svenato, scettico e diviso a non mollarlo. Se le nostre Sturmtruppen cambiassero registro, o almeno occhiali, potrebbero persino scoprire che chi rischia l’umiliazione non è Putin, ma Zelensky. E il negoziato non conviene alla Russia, ma all’Ucraina, finché ne resta qualcosa.

L'Amaca

 

Che importanza dare agli sputi
DI MICHELE SERRA
Chiedo un consiglio a voi lettori. Un signore, non anonimo, ha scritto su Twitter questa frase: “Michele Serra nel 2018 invocava scuole separate per reddito perché dei compagni di classe proletari gli avevano picchiato il figlio”. Frase e autore sono poco significanti: appartengono al flusso ininterrotto di fandonie che gonfiano i social (niente, in quella frase, corrisponde al vero). Anche la mia reputazione, che quel tizio scempia, è ben piccola cosa rispetto ai problemi del mondo. E comunque non dipende da lui.
Il problema della libertà di menzogna, però, è tutt’altro che piccolo. Voglio dire: non riguarda me (chi se ne importa, di me).
Riguarda milioni di persone che a quel pozzo si abbeverano. Come reagire?
Replicare? E come si fa a replicare a un falso? Io poi non sono sui social — troppo alto è il rischio di incrociare fanatici e imbecilli — e dunque non posso fare come il mio valoroso amico Luca Bottura, che risponde punto su punto, da anni.
Querelare? A quasi settant’anni considero un punto d’onore non avere mai querelato nessuno — la pigrizia vince sull’offesa.
La sfida a duello? È illegale. Andare a cercarlo di persona e dirgli: o dimostri, parola per parola, che io ho scritto quello che mi attribuisci, o ti faccio fare il giro dell’isolato a calci nel culo? Bisognerebbe farlo con troppe persone, magari abitano lontano.

Nemmeno so se ho fatto bene a scrivere questa Amaca , che dopotutto ingigantisce uno sputo come se non fosse, a malapena, uno sputo. È anche possibile, detta banalmente, che i bugiardi abbiano vinto. E questo, come potete ben capire, non è un problema mio. È un problema sociale di prima grandezza.

mercoledì 26 luglio 2023

Han votato contro!




Ottant'anni che sono trenta!

 


Ezra Key è una vivace bimba di nove anni che probabilmente a scuola oggi dirà ai suoi compagni: "Oggi il mio bisnonno compie ottant'anni!", ricevendo attestati di stima e vagonate d'auguri per un traguardo così importante del bis nonnetto. La maestra le dirà "Ezra Key ma il tuo bisnonno vive ancora in casa o è in qualche struttura adeguata? Speriamo che questo pazzo clima non lo infastidisca più di tanto! Fagli tante feste e stagli vicino che gli anziani han bisogno di affetto, specialmente in queste ricorrenze, dove, ripensando ai tempi andati, con qualche lacrimuccia che scenderà loro dal viso, mentre alle sei di sera ceneranno con la solita tazza di latte, saranno immersi nelle loro amene fantasticherie, prima di coricarsi sul far della sera!"
Ezra Key alzerà lo sguardo basita e, tra lo sbigottimento generale, alzerà il volume dell'iPod, sparando a balla Jumpin' Jack Flash, dirà: "ma il mio bisnonno, che ha un giro vita da primo ballerino della Scala, è appena rientrato con la sua fidanzata da un'isola del Pacifico dove ha una delle innumerevoli case sparse nel globo, e ora sta partendo per gli States dove sta finendo di produrre il prossimo disco della sua band, e probabilmente il prossimo anno ripartirà per l'ennesimo tour mondiale! Non credo di vederlo perché si alza molto tardi e anche oggi farà serata con gli amici. Probabilmente riunirà i suoi sette figli per una cenetta, ma non ha molto tempo perché ha un sacco d'impegni in giro per il mondo, essendo il migliore frontman della storia del Rock dal 1962 senza mai dare segni di cedimento!"
Tanti auguri di cuore Sir Michael Philip Jagger! E grazie, grazie, grazie di tutto!

Robecchi

 

Clima: negare sempre. Gli scienziati del “ma pioveva pure nel Settecento”
di Alessandro Robecchi
In estate fa piuttosto caldo, in inverno fa decisamente freddino, piovere è sempre piovuto e la grandine c’era pure prima. Ecco riassunto in due righe il contributo al dibattito sul clima di quelli che negano il cambiamento climatico. Faccio una doverosa premessa: ognuno e chiunque ha il diritto di confondere il clima con il meteo, non si possono regolamentare per legge le stupidaggini ed esiste in qualche modo il diritto alla cazzata. Quindi di fronte a ricerche scientifiche, enti di ricerca, università, Onu, Nasa, scienziati, dati, statistiche, rilevazioni ed evidenze, uno può anche credere a Vittorio Feltri, perché no, tutti abbiamo amato Linus che credeva nel Grande Cocomero.
Naturalmente non mi occuperò né del clima né del meteo, cose per cui serve una competenza scientifica che non maneggio adeguatamente, ma della narrazione che ne sgorga, torbida e abbondante. In primis, notando come persino una cosa evidente e gigantesca come il cambiamento delle nostre abitudini di fronte al clima stia diventando una questione di fazioni contrapposte. Più i climatologi lanciano l’allarme e più balzano su come pupazzetti a molla certi pensatori a dire che faceva caldo anche nel 1843, il discorso finisce in vacca, si formano due partiti, si comincia a picchiarsi sui denti, e del clima non frega più niente a nessuno. Aggiunge ridicolo il fatto che ormai si è sedimentata la certezza che chi pensa all’emergenza sia “di sinistra” (una delle cose più generiche dopo “mammifero”, peraltro), e chi invece irride le paure e i timori sia “di destra”, pronto a sudorazioni improvvise non per il caldo afoso, ma perché vede minacciata la sua libertà di parola. Un delirio.
Quindi si rischia una paralisi nel dibattito sul clima, con forze equamente distribuite: i negazionisti hanno mezzi d’informazione, giornali agguerriti, trasmissioni televisive, come quella del compagno della presidentessa Meloni, che zittisce la sua inviata mentre fornisce dati scientifici per dare la parola al primo trombone che passa. È una comprensibile – psicologicamente comprensibile – reazione a certi millenarismi estremisti che dipingono la questione del clima come l’anticamera della morte collettiva: è scientificamente provato che di fronte a chi annuncia sventure si alzi qualcuno a dire che va tutto benissimo.
Quel che stupisce è la tigna ideologica, un meccanismo che sposta il discorso da quel che esiste e da quel che si potrebbe eventualmente fare, a una specie di impostazione dogmatica. Se dici che sarebbe meglio evitare voli privati dove arriva il treno sei “comunista” (ahah), se dici che l’aria condizionata nelle stanze d’albergo andrebbe settata in modo meno delirante, senza che si affacci un pinguino da sotto il letto, sei “contro la libertà individuale”. Insomma, ogni anche minuscolo accorgimento per arginare il delirio è contrastato non in termini di effettiva utilità – giusto, sbagliato, efficace, non efficace, come si converrebbe a un dibattito tra esseri senzienti – ma di impostazione ideologica: facciamo il cazzo che vogliamo e il problema non esiste, siete voi che fate tutto ’sto casino per impedirci di tenere il riscaldamento a 80 gradi, l’aria condizionata a meno dodici, che sono nostri inalienabili diritti. È in questo modo che il dibattito diventa non solo inutile, ma anche un po’ grottesco, come se davanti a un frontale in autostrada non si parlasse di chi ha ragione o a torto, o di come soccorrere i feriti, ma si negasse l’incidente: dài, guarda come sta bene il morto!