martedì 24 gennaio 2023

Commento forte

 

Zelensky show: più per interesse che per il Paese
DI MASSIMO FINI
La Germania rilutta a svuotare i propri arsenali a favore di quelli ucraini, in particolare fornendogli i carri armati Leopard, che in tema di armatura pesante sono quanto di meglio ci sia al mondo. E ha le sue buone ragioni.
L’Ucraina a furia di essere rimpinzata di armi dai Paesi dell’Unione europea e dagli Stati Uniti è diventata il Paese più armato d’Europa e si prospetta, in un futuro prossimo venturo, come un pericolo per la stessa Unione europea che è la vera vittima di questa guerra tra Russia e Stati Uniti per interposta Ucraina. Gli americani hanno invece deciso di dare i loro Patriot a Zelensky. Il loro obiettivo è che la guerra duri più a lungo possibile, non solo per logorare la Russia, ma perché in un momento in cui la loro economia è in difficoltà, con i licenziamenti a catena nelle Big tech, hanno tutto da guadagnarci: gas venduto all’Europa a prezzi triplicati, i propri arsenali semi-svuotati che dovranno essere rimessi a norma rilanciando così l’industria degli armamenti americana. Non mi sembra che si possano accusare i russi di colpire volontariamente i civili, mirano alle strutture energetiche come si è sempre fatto da che guerra è guerra. I civili morti in Ucraina sono allo stato circa settemila in un anno. L’Italia nella Seconda guerra mondiale, durata però cinque anni, ha perso 193 mila soldati /civili, intendendo con ciò non solo quelli dell’esercito regolare, ma i civili che si sono arruolati nelle due opposte fazioni, e 25 mila civili propriamente detti. 

L’arroganza, insieme a un’innata volgarità, di Volodymyr Zelensky sta superando ogni limite. In video-conferenza con Davos, noto covo di benefattori dell’umanità, ha affermato: “Non è sicuro che Vladimir Putin sia ancora vivo, potrebbe essere una sua controfigura quello che compare sugli schermi”. Non mi pare che Vladimir Putin si sia mai espresso in termini così sprezzanti nei confronti del presidente ucraino. Anzi, segnali di apertura alle trattative sono venuti proprio da Putin e non da Zelensky che ha disposto per legge che con la Russia di Putin non si può trattare. Si illude Zelensky, e con lui gli occidentali, che Putin possa cadere. Alle sue spalle c’è la ‘moscoia’, cioè la grande Russia delle campagne che appoggia Putin perché ha ridato grandezza e dignità a un Paese che con Gorbaciov aveva ridotto la Russia a un sottoscala degli americani. Ma se mai Putin dovesse cadere sarebbe peggio, perché verrebbe sostituito da Medvedev, dai falchi del Cremlino, dagli ipernazionalisti russi alla Dugin che vogliono portare la cosa fino in fondo convinti come sono, forse non del tutto a torto, che gli americani e l’intero Occidente vogliano spazzare via dalle mappe geografiche la Russia, l’eterno nemico di sempre. Zelensky si esibisce dappertutto, scula ovunque in Europa e negli States, più per aumentare il suo prestigio che a favore della popolazione ucraina che non ne può più di questa guerra infinita. Zelensky andrà al Festival di Sanremo, cioè in Italia, che fra i servi dei servi degli Stati Uniti è la più serva. Brutto e sinistro segnale. A Sanremo ci andò anche Gorbaciov: “Distruggi un Impero e andrai a San Remo”.

Un finto ministro travagliato

 

Il sinistro della Giustizia
di Marco Travaglio
In uno strepitoso articolo sul Corriere, Luigi Ferrarella racconta tre storie di ordinaria “giustizia” che dovrebbero far riflettere un governo e un ministro seri, quindi non quelli attuali. C’è il procuratore capo di Piacenza che da due anni scrive al ministero perché copra i vuoti d’organico amministrativo (vicini al 50%) e, in mancanza di risposte, chiede a un’associazione di volontariato convenzionata col Comune “l’inserimento del nuovo pensionato L. B. che ha dato disponibilità a prestare attività presso questa Procura 2 o 3 giorni a settimana” per controllare le notifiche degli “avvisi di conclusione delle indagini” al posto di cancellieri e segretari mancanti. C’è la Procura di Milano che ha visto dirottare gli uffici della polizia giudiziaria dal palazzo di giustizia a uno stabile in periferia e, siccome i collegamenti telematici non sono sicuri, sono gli stessi pm a caricarsi in macchina montagne di fascicoli per portarli a destinazione. E c’è la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna che, a corto di personale, si improvvisa centralinista.
Ma il cosiddetto ministro della Giustizia Nordio non bada a queste faccenduole, cioè dell’unico compito che gli assegna la Costituzione (“l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”)? Lui vola alto. Lui vuole separare le carriere dei magistrati perché non se ne può più di tutti questi pm che diventano giudici e viceversa: ben 21 toghe su 9 mila in un anno, una vera emergenza nazionale. Lui vuole salvare le legioni di italiani messi alla gogna e rovinati dai media con intercettazioni penalmente irrilevanti: il Garante della Privacy ha contato ben 20 casi in 27 anni, di cui quasi nessuno ha rovinato nessuno. Lui vuol tagliare le intercettazioni perché ci costano ben “200 milioni all’anno”. Cioè, per avere un’idea: un ottavo di quanto ci costano i 12 condoni del suo governo (gli unici della storia che, anziché portare soldi allo Stato, lo rapinano); poco più della metà della sola frode fiscale da 368 milioni di dollari dello scandalo Mediaset, costato la condanna definitiva a B.; lo zero-virgola-zero-qualcosa di tutti i miliardi recuperati dallo Stato grazie alle intercettazioni su reati mafiosi, finanziari, fiscali e contro la Pa (solo quelle per Messina Denaro hanno portato a sequestri per 200 milioni, ripagando le intercettazioni di tutte le Procure per un anno intero). Forse il costo delle intercettazioni è fuori controllo? Al contrario: il costo è sceso dai 255 milioni l’anno del 2009 ai 218 milioni del 2021, con un trend in calo costante. Nel 2005 lo Stato spendeva 2.297 euro per “bersaglio”: oggi 1.364. Per questo chiediamo, insieme a già 140 mila lettori, le dimissioni del ministro della Giustizia: per averne uno.

lunedì 23 gennaio 2023

Pulizia


Come sempre pagheranno i tifosi, anche nel caso odierno di Madama, e il bello è che o mormorii sono indirizzati verso il potere calcistico, al grido di ingiustizia, e non verso la dirigenza dimessasi e capeggiata dall’Agnellino. Probabilmente per qualche anno non potremo gareggiare nei sani sfottò, sale del tifo dignitoso che aborra violenza e slogan razzisti. Nella peggiore degli ipotesi infatti i bianconeri potrebbero venir allontananti per qualche anno dalle coppe, nostro godimento infinito, retrocessi in B e spogliati di alcuni scudetti dei nove anni di vittorie consecutive. Tutto questo perché hanno lasciato che lestofanti dirigessero la squadra con una netta impronta antisportiva. Il calcio è malato nelle fondamenta, quello italiano ancora di più. Occorre ripulire ogni anfratto, dalle scrivanie agli armadietti pregni di medicinali. Per il bene dello sport più bello del mondo.

domenica 22 gennaio 2023

Fine match




Domandina

 


A pensarci bene...

 

Bavagli intermittenti
di Marco Travaglio
Le cartelle cliniche e le interviste ai medici sul percorso esatto delle metastasi su per le budella del boss. Tutta la chemio minuto per minuto nel carcere dell’Aquila. L’armadio di casa con vestiti e mutande, si spera pulite. I video del Gico che perquisisce il “covo” in presa diretta. I preservativi e il Viagra nei cassetti e i poster del Padrino e del Joker alle pareti. I testi dei pizzini a tizio e caio. I selfie, gli sms e i vocali a complici, sanitari e pazienti. I nomi e le foto di “favoreggiatori” indagati e di parenti e amici non indagati. Vespa che domanda al colonnello del Ros: “Le donne andavano a letto con Bonafede o con Messina Denaro?”. Perfino la conferenza stampa dei procuratori col nome dell’arrestato e i dettagli dell’arresto, per non parlare del filmato del défilé sulla scala della clinica, dell’audio dell’arrestato che declina le sue generalità, delle altre frasi dette agli inquirenti e ai compagni di cella.
Tutto ciò che avete saputo dai media (incluso il Fatto) della cattura di MMD è proibito dalle leggi: quella sulla Privacy (vietate le notizie sulla salute), il Codice di procedura penale che tutela il segreto investigativo (vietate le notizie penalmente rilevanti e a maggior ragione i video dei blitz), il bavaglino Orlando (vietato divulgare e pure trascrivere intercettazioni e altri elementi penalmente non rilevanti), il bavaglio Cartabia (vietato agli inquirenti dire i nomi degli arrestati e i motivi per cui sono finiti dentro). Se al posto di MMD&C. ci fosse un qualsiasi politico o imprenditore, oggi non assisteremmo ai festeggiamenti per lo storico successo dello Stato, ma a un bombardamento a tappeto contro i pm, le forze dell’ordine e i giornalisti che violano più leggi che l’arrestato, esponendolo alla gogna e rovinandogli la reputazione. Perché nessuno protesta? Perché l’arrestato è un mafioso. I politici si pavoneggiano per i meriti di pm e forze dell’ordine, ben felici che siano prodighi di notizie e immagini (vietate). E i giornali devono soddisfare le curiosità dei lettori, quelle lecite e pure quelle morbose. Tanto, almeno finora, non è uscito nessun nuovo politico colluso e quelli vecchi già condannati (Dell’Utri, Cuffaro, D’Alì ecc.) si finge che colludessero con un’altra mafia. Noi abbiamo sempre combattuto tutti i bavagli – di B., di Orlando, di Draghi e Cartabia – e rivendicato l’obiezione di coscienza per dare ai lettori tutte le notizie di pubblico interesse, penalmente rilevanti o irrilevanti che siano. Su mafiosi, criminali comuni e colletti bianchi. Ma contro i bavagli Orlando e Cartabia eravamo soli e tacciati di “voyerismo giustizialista”. E ora siamo curiosi di sapere perché i giornaloni che li esaltavano se li strappano, e solo su MMD: il vostro “garantismo” è uguale per tutti, o vale solo per lorsignori?

sabato 21 gennaio 2023

Mandiamolo a casa!

 

Clicca qui per firmare!


Mandiamo a casa il disastroso ministro della Giustizia Nordio! 

Clicca qui sopra per firmare la petizione lanciata dal Fatto Quotidiano!


Firma Firma Firma Firma!!!