venerdì 6 gennaio 2023

Se ne va un altro grande!



Riposa in pace Luca con Sinisa!

Ciao Sergio!


Se ne è andato un amico speciale, Sergio Ferrari, qui in foto durante l’ultima uscita natalizia del Gruppo Padre Alfonso. Sergio donava amicizia, di quella salubre, a chiunque  avesse la fortuna di condividerne il cammino assieme. Ottimo bevitore, convinto che oltre la verità nel vino risiedesse pure la salute, e questa certezza sicuramente gli è stata insufflata dall’amato padre che ogniqualvolta andavi in casa per trovare Sergio, indipendentemente dall’orario ti offriva minimo due gotti di quello buono, e se reclinavi l’offerta s’ombrava oltremodo; Sergio aveva sfanculato ciò che fato, destino, natura gli avevano assegnato, avendo imparato a strimpellare la chitarra e a dipingere con i piedi. Era calamitato da ogni ragazza che vedeva e non ricordo una volta di averlo incontrato immusonito o sfiduciato, detenendo un carburante di fede che lo rendeva inossidabile al piangersi addosso. Purtroppo, paraventandomi dietro ad incombenze lavorative o ad altri impegni, era da troppo tempo che non degustavo della sua compagnia, fucina di beltà e di sorprese sempre nuove. E di questo ti chiedo scusa amico mio! Buon viaggio Sergio, che la terra ti sia soffice! E salutami tutti gli amici lassù, brindando alla grande!

Così va il paese!

 



Ogni tanto un bel Merlo!

 

L’addio sobrio al Papa teologo con San Pietro nella nebbia
I funerali di Benedetto regalano un’altra immagine simbolo dopo il vento per Wojtyla e il fulmine di quando Ratzinger si dimise Ma stavolta in piazza non è stata una festa nazionalpopolare
DI FRANCESCO MERLO
CITTA' DEL VATICANO
L’ennesimo, ultimo saluto al più salutato dei Papi, la festa “dimessa” all’esiliato che è tornato, finalmente in trionfo, ma per entrare nelle casse di cipresso e di zinco, è in apparenza solo una messa barocca, una saga di riti, paramenti e canti sacri, in una piazza che si è svegliata con la nebbia, che a Roma non è più una novità, ma oggi fa molta atmosfera e segna il tempo della Chiesa, come quel vento che soffiava sul funerale di Giovanni Paolo.
La nomenclatura è divisa per recinti e posti assegnati, seguendo una complicata graduatoria del potere che, per varchi e controlli, si risale con molta fatica sino alla scalinata e sino alla bara chiusa con sopra il grande vangelo aperto. Ma anche il potere oggi è “dimesso” e la città non è blindata, la processione è di autobus e non di scorte armate, gendarmi e carabinieri sono mille ma discreti, attorno alla piazza e alla “zona rossa” non ci sono autoblu, anche perché non sono venuti i grandi del mondo. Gli ospiti più di rango sono la regina di Spagna, il re del Belgio e il cancelliere tedesco, e infatti nella notte non si sentivano gli elicotteri abbassarsi nel mezzo cielo di Roma con divieto di sorvolo.
Soprattutto, il funerale questa volta non riesce ad essere una festa nazionalpopolare. E non certo perché “la festa d’addio” è sempre e comunque un ossimoro, ma perché questa volta a Roma non c’è Roma e dunque non c’è l’Italia di popolo che nel 2005 si era appropriata del Papa polacco, che tutti si disputavano e nessuno riusciva a tenere nelle proprie mani, e poi nel 2013 si commosse per le dimissioni e scoprì la bellezza del Papa solo quando non era più Papa. Da regnante, infatti, sia a Pompei e sia a Loreto, nei suk delle madonne di plastica e delle statue di gesso dei pontefici «non si vende, il papa non si vende» mi dissero i bancarellari di strada, che sono i parassiti del successo, i microorganismi della popolarità e della religiosità da basso napoletano, la più viva.
Certo, oggi i riti sono diversi, ma le immagini sono più o meno le stesse del 2013, con gli stessi santi vescovi trottoloni, in veste nera cinta di rosso, e i cardinali che Moretti faceva giocare a pallavolo. Si somigliano anche i pellegrini, appassionanti e bellissimi, il cui numero, come si sa, è sempre affidato alla benevolenza della retorica: forse ventimila; no, sono sessantamila; anzi, più di centomila. Ma la verità è che, pur essendo moltissimi, non sono i pellegrini dell’abbondanza, e sono una delusione per il Vaticano che si aspettava il tao, il flusso, la potenza, non dico ilmilione, che è la cifra iperbolica per antonomasia, ma neppure di chiudere l’intero mondo in un abbraccio, “l’enorme e fredda corte del Bernini” la chiamava Bruno Zevi.
E però, in agguato e con uno strano solletico nell’incavo delle reni, li ho visti in fila già alle 5 del mattino, nello stesso giorno in cui, appena un chilometro più in là, in via del Tritone e in via del Corso, con una determinazione persino più estatica si formavano le file davanti alla Rinascente e a Ralph Lauren.
Qui ci sono sicuramente meno giovani, ma sono magici i preti e le suore e, anche se si parla soprattutto tedesco, ci sono donne in costume croato. E i polacchi in fila si riconoscono per la gentilezza. La signora Katharina si scusa con me per quel Chomiak che ha accoltellato la studentessa israeliana Abigail Dresner alla stazione Termini: «lui viene da Grudziadz, e io da Torun, a mezzora di macchina, la città di Copernico». Le racconto i particolari di cronaca e promette che reciterà un’Ave Maria anche per lui e pregherà Ratzinger per… «…Per farsi cooperatore della verità? » la interrompo. Ma non capisce. Eppure “cooperatore della verità” non è una funzione di polizia, ma è il motto dello stemma di Benedetto, e sono felice che la signora cattolica non lo sappia. Mi piace che la religione e la devozione del mondo non pendano dal cappio delle tv e dei giornali italiani che da quattro giorni, in onore del Papa teologo, ci immaginano tutti mistici e devoti monomaniaci, tutti ermeneuti della Trinità, tutti professori di Cristologia.
Qui il Papa morto è il Papa e basta, Papa indeterminato che acquista ora questo, ora quel profilo a seconda del frate che bussa alla porta di ciascun pensiero. Ognuno vi ritrova se stesso. Chissà cos’è per quel plotone di malati spagnoli e cosa diventa per quegli altri, allegri e festosi, che sulla maglietta portano scritto Ecyd, «un’organizzazione — mi spiega una simpatica messicana quarantenne — di teenagers, giovani legionari di Cristo».
Mi cattura e mi incanta la teatralità di una famiglia di colore che viene da Londra: la mamma, Fortunata, è sulla sedia a rotelle e i suoi figli, Angelina e Fabian, la spingono. Le vesti delle due donne sono nere e lunghe sino ai piedi, sul capo hanno veli ricamati e trasparenti, e ci vedo, nella qualità del tessuto e nel punto vita, un coprirsi senza mortificazione. Per loro, Benedetto «è la messa in latino». Penso con divertimento che per i grandi giornalisti italiani di destra, Sallustius, Minzolinus e Porribus, il latino papale è berlusconiano e forse pure meloniano: latino della Garbatella. Francesco, invece, piace ai radical chic perché è sfigato come un dem.
Ha celebrato la sua messa lodando la delicatezza e la sapienza di Ratzinger, amaramente invidiandogli «la gioia di udire per sempre la sua voce». E non ha mai sorriso. Lo vedo uscire appoggiandosi non a un bastone ma a un sacerdote. Oggi il Papa morto sembra vivo e il Papa vivo sembra morto. Intanto perché mai i Papi muoiono il giorno della morte. Il Papa è una funzione storica e teologica, un produttore di destini, un capo di Stato, una politica, un alimentatore di idee e di valori, un incantatore di individui e un eccitatore di folle... Perciò non muore il giorno della morte.
Francesco, invece, che esce dalla piazza San Pietro ingobbito e sfinito, sembra Atlante schiacciato dal peso del mondo, “dimesso” com’era Ratzinger prima di dimettersi, prima di somigliare a tutti tranne che a se stesso. Ora è Francesco l’icona della sofferenza fisica, mentre l’altro è puro spirito che sopravviverà persino alla retorica ispirata dei tanti predicatori, matti di sapienza, che la Rai ci propone, vie di mezzo tra Milingo e Wanna Marchi, che trovano un bottone divino ad ogni asola politica.
Francesco infatti ha consegnato Benedetto al dibattito intellettuale, una biglia di ghiaccio in perenne movimento, materia controversa da interpretare per i devoti, gli studiosi, i vaticanisti, i capi di Stato, e ovviamente i nemici e gli avversari, gli ortodossi, gli islamici, gli ebrei, i taoisti, i buddisti, tutti quelli che credono di essere loro i veri rappresentanti di Dio in questa terra, in questo pianetuncolo.

Epifania Travagliata

 

Lagnini
di Marco Travaglio
In spudorata concorrenza con i funerali del Papa Emerito, gli emeriti giornaloni lacrimano da giorni per la dipartita di alcuni irrinunciabili fenomeni del Deep State (in italiano: il Sistema di potere dei soliti noti), vittime inermi del cruento spoils system (lottizzazione) del governo Meloni. Di cui noi, com’è noto, pensiamo tutto il peggio. Ma non fino al punto di berci le lagne del Pd e dei suoi gazzettieri per una pratica che tutti i governi hanno sempre attuato da che mondo è mondo. Inclusi quelli del Pd, che è uso governare e lottizzare senza mai vincere un’elezione. Del resto è la legge Bassanini (non un fascista meloniano, ma un sincero democratico pidino) a stabilire che gli “incarichi di funzione dirigenziale cessano decorsi 90 giorni dal voto di fiducia”, cioè il 24 gennaio. Le lacrime più copiose sono per l’uscita di Alessandro Rivera dalla direzione generale del Tesoro, dove il boiardo dal cognome francamente eccessivo regna da vent’anni con i bei risultati a tutti noti (vedi alle voci Mps, Etruria e altre banche in splendida forma, giù giù fino a Ita). Ma è – assicura Repubblica – il “pupillo di Draghi”, quindi un “civil servant”, ergo guai a orbarcene, perché “poi chi parla con l’Ue?” (domanda ridicola che Rep attribuisce a fonti anonime, perché nessuno oserebbe mai firmarla col suo nome). Provate con Mazzola.
Ma fosse solo Rivera. La destra ha pure rimosso il dg dell’Aifa Nicola Magrini. Per metterci chi? La cantante Madame o un altro putribondo No Vax? Un terrapiattista che cura il Covid con clisteri di candeggina? No, si parla del presidente dell’Aifa, il virologo Giorgio Palù, o della presidente della commissione tecnico- scientifica dell’Aifa, Patrizia Popoli. Però per il Pd, è “una scelta di discontinuità grave e sbagliata, un segnale pericoloso” perché Palù o Popoli sarebbero nominati dalla Meloni, mentre Magrini, capitato lì nel 2020 sotto Speranza, l’aveva portato la cicogna, ispirata dallo Spirito Santo.
Ma fosse solo Magrini. Ci levano pure Giovanni Legnini, l’ex senatore Pd, sottosegretario di Letta e di Renzi, poi vicepresidente del Csm in quota Pd, che nel 2020 era in astinenza da cadreghe e il Pd lo promosse a commissario per la ricostruzione post-terremoto, ma solo per la squisita indipendenza politica: cosa che non si può dire del nuovo commissario, che è di FdI. Infatti il Pd strilla come un ossesso per le nomine, mentre pigola e balbetta sulle vere porcherie che il governo fa o annuncia ogni giorno, anzi minuto. Anche perché contro l’abuso d’ufficio e le intercettazioni è d’accordo, al presidenzialismo oppone intrepido il semipresidenzialismo e l’autonomia differenziata la vuole pure Bonaccini. Toccategli tutto, tranne ciò che ha di più caro: le poltrone.

giovedì 5 gennaio 2023

Baila Baila Maccarani!

 


Eccola qui la Maccarani, colei che insegnando alle ginnaste, con i suoi metodi merdosi, ha insufflato in molte di loro patologie psichiche, alcune sfocianti nell'anoressia! 

Questa idiota che apostrofava le allieve con epiteti tipo "sei grassa come un maiale" dovrebbe scomparire per sempre dalla scena sportiva, rintanarsi in un monastero a meditare sui propri efferati delitti. 

Lo sport non ha bisogno di orche del suo tipo! La ginnastica dovrebbe essere una generatrice di forze interiori per affrontare al meglio la vita, come tutto lo sport. 

E vaffanculo allo stress da risultato! E a quelle come la Maccarani! 

Il testo del Rogito di Benedetto XVI

 

Rogito per il Pio Transito di Sua Santità Benedetto XVI, Papa Emerito, 05.01.2023

 

OBITUS, DEPOSITIO ET TUMULATIO
BENEDICTI XVI, PP. EMERITI, SANCTAE MEMORIAE

In lumine Christi a mortuis Resurgentis, die tricesimo primo mensis Decembris anno Domini bismillesimo vicesimo secundo, hora nona, triginta quattuor momentis elapsis, ante meridiem, dum annus ad finem vergebat et iam ad Te Deum canendum parati eramus propter diversa beneficia a Domino concessa, Ecclesiae dilectus Pastor emeritus, Benedictus XVI, de hoc mundo ad Patrem migravit. Eius transitum tota Ecclesia orans una cum Summo Pontifice Francisco comitata est.

Benedictus XVI ducentesimus sexagesimus quintus fuit Pontifex. Cuius memoria in universae Ecclesiae atque omnium hominum cordibus perseverans manet.

Iosephus Aloisius Ratzinger, die undevicesimo mensis Aprilis anno bismillesimo quinto Summus Pontifex electus, in vico v.d. Marktl am Inn, intra fines dioecesis Passaviensis, die decimo sexto mensis Aprilis anno millesimo nongentesimo vicesimo septimo ortus est. Pater eius munere publici ministri fungebatur, ex agricolarum Bavariae inferioris familia natus, cuius fortuna admodum erat exigua. Mater opificum de vico v.d. Rimsting ad lacum Chiemense erat filia, quae ante nuptias opus coquae varia apud deversoria exercuerat.

Infantiam et adolescentiam in vico v.d. Traunstein deguit, parvo oppido prope Austriae fines, quod triginta circiter chilometra a Salisburgo aberat, ubi institutione sua christiana, humana et culturali exornatus est.

Tempus iuventutis expeditum haud fluxit. Fides et institutio familiaris ad durum aerumnarum nazistarum regiminis tirocinium eum pararunt, in quo hostilem erga Ecclesiam catholicam animum in Germania cognovit. His in difficilibus adiunctis pulchritudinem et veritatem Christi fidei repperit.

Ab anno millesimo nongentesimo quadragesimo sexto ad annum millesimum nongentesimum quinquagesimum primum apud Scholam Superiorem Philosophiae et Theologiae Frisingensem et apud Universitatem Monacensem studia excoluit. Die undetricesimo mensis Iunii anno millesimo nongentesimo quinquagesimo primo presbyteratu auctus est et subsequenti anno opus disciplinae in eadem Schola Frisingensi incepit tradendae. Deinde, magistri munere Bonnae, Monasterii, Tubingae et Ratisbonae est functus.

Anno millesimo nongentesimo sexagesimo secundo peritus officialis Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II factus est, uti Cardinalis Iosephi Frings adiutor.

Die vicesimo quinto mensis Martii anno millesimo nongentesimo septuagesimo septimo a Paulo Pp VI Archiepiscopus Monacensis et Frisingensis electus est et die duodetricesimo mensis Maii eiusdem anni ordinationem episcopalem recepit, sententiam sibi deligens «Cooperatores veritatis». Idem Pontifex in Consistorio die septimo et vicesimo mensis Iunii anno millesimo nongentesimo septuagesimo septimo habito in Patrum Cardinalium Collegium eum rettulit, tributo ei titulo Sanctae Mariae Consolatricis in regione Tiburtina.

Die vicesimo quinto mensis Novembris anno millesimo nongentesimo octogesimo primo Ioannes Paulus Pp II eum Congregationis pro Doctrina Fidei nominavit Praefectum et die decimo quinto mensis Februarii insequentis anni pastorali Archidioecesis Monacensis et Frisingensis cura abdicavit.

Die sexto mensis Novembris anno millesimo nongentesimo nonagesimo octavo Collegii Patrum Cardinalium Decanus Vicarius factus est et die tricesimo mensis Novembris anno bismillesimo secundo Decanus, sumpto titulo Ecclesiae suburbicariae Ostiensis.

Feria sexta, die octavo mensis Aprilis anno bismillesimo quinto, Sanctae Missae in exsequiis Ioannis Pauli Pp II in Foro Petriano praesedit.

In Conclavi die undevicesimo mensis Aprilis anno bismillesimo quinto Summus Pontifex a Patribus Cardinalibus electus est atque ipse sibi nomen imposuit Benedictum XVI. E Porticu Benedictionum «humilem operarium in vinea Domini» sese descripsit.

Pontificatus sui fulcrum Benedictus Pp XVI propositum Dei et fidei posuit, necnon perseverantem vultus Domini Iesu Christi perquisitionem, ad cuius cognitionem omnes adiuvit opere potissimum suo, cui titulus Iesus de Nazareth, in tria volumina diviso. Ampla altaque doctrina biblica ac theologica praeditus, mira facultate enituit perspicua de summis capitibus doctrinae et spiritualitatis compendia concipiendi, sicut et de hodiernae aetatis vita Ecclesiae et humano cultu praecipuis.

Dialogo cum anglicanis, iudaeis et aliarum religionum moderatoribus efficaciter favit, sicut et cum sacerdotibus e Communitate Sancti Pii X usus redintegravit.

Mane diei undecimi mensis Februarii anno bismillesimo decimo tertio in Consistorio pro ordinariis decretis circa tres causas canonizationis convocato, post votum Patrum Cardinalium, declarationem, quae sequitur, legit: «Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exerceri debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse».

In postrema Audientia Generali Pontificatus sui, die scilicet vicesimo septimo mensis Februarii anno bismillesimo decimo tertio, gratias omnibus et singulis agens etiam ob reverentiam et benevolentiam, quibus consilium eius receptum est, asseveravit: «Iter Ecclesiae oratione ac meditatione comitari perseverabo, eodem Domini eiusque Sponsae studio, quod retinui hucusque cotidie et semper retinere velim».

Post brevem commorationem in Palatio Arcis Gandulphi, postremos vitae annos in Civitate Vaticana degit, intra moenia monasterii Matris Ecclesiae, preci ac meditationi deditus.

Doctrinae magisterium Benedicti Pp XVI in tribus Litteris encyclicis Deus caritas est (diei vicesimi quinti mensis Decembris anni bismillesimi quinti), Spe salvi (diei tricesimi mensis Novembris anni bismillesimi septimi) et Caritas in veritate (diei undetricesimi mensis Iunii anni bismillesimi noni) expositum videtur. Ecclesiae quattuor Adhortationes Apostolicas tradidit, plurimas Constitutiones Apostolicas, Litteras Apostolicas, praeter catecheses in Audientiis Generalibus et Allocutionibus habitis, additis illis in viginti quattuor itineribus Apostolicis ubique per orbem pronuntiatis.

Coram relativismo et atheismo practico magis magisque irrepentibus, anno bismillesimo decimo Litteris Apostolicis Motu Proprio datis Ubicumque et semper Pontificium Consilium de Nova Evangelizatione promovenda instituit, cui omnia commisit quae ad catechesim attinet.

Clericorum crimina contra minores seu vulnerabiles firmiter oppugnavit, Ecclesiam iugiter ad conversionem, orationem, paenitentiam et purificationem revocans.

Theologus probatae auctoritatis, insigne patrimonium studiorum pervestigationumque de praecipuis institutis fidei reliquit.

CORPUS

BENEDICTI XVI P.M.

VIXIT A. XCV M. VIII D. XV

ECCLESIÆ UNIVERSÆ PRÆFUIT A. VII M. X D. IX

A D. XIX M. APR. A. MMV AD D. XXVIII M. FEB. A. MMXIII

DECESSIT DIE XXXI M. DECEMBRIS ANNO DOMINI MMXXII

Semper in Christo vivas, Pater Sancte!

Celebrationum tumulationisque testes fuerunt


ROGITO PER IL PIO TRANSITO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI, PAPA EMERITO

MORTE, DEPOSIZIONE E TUMULAZIONE
DI BENEDETTO XVI, PAPA EMERITO, DI SANTA MEMORIA

Nella luce di Cristo risorto dai morti, il 31 dicembre dell’anno del Signore 2022, alle 9,34 del mattino, mentre terminava l’anno ed eravamo pronti a cantare il Te Deum per i molteplici benefici concessi dal Signore, l’amato Pastore emerito della Chiesa, Benedetto XVI, è passato da questo mondo al Padre. Tutta la Chiesa insieme col Santo Padre Francesco in preghiera ha accompagnato il suo transito.

Benedetto XVI è stato il 265° Papa. La sua memoria rimane nel cuore della Chiesa e dell’intera umanità.

Joseph Aloisius Ratzinger, eletto Papa il 19 aprile 2005, nacque a Marktl am Inn, nel territorio della Diocesi di Passau (Germania), il 16 aprile del 1927. Suo padre era un commissario di gendarmeria e proveniva da una famiglia di agricoltori della bassa Baviera, le cui condizioni economiche erano piuttosto modeste. La madre era figlia di artigiani di Rimsting, sul lago di Chiem, e prima di sposarsi aveva fatto la cuoca in diversi alberghi.

Trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza a Traunstein, una piccola città vicino alla frontiera con l’Austria, a circa trenta chilometri da Salisburgo, dove ricevette la sua formazione cristiana, umana e culturale.

Il tempo della sua giovinezza non fu facile. La fede e l’educazione della sua famiglia lo prepararono alla dura esperienza dei problemi connessi al regime nazista, conoscendo il clima di forte ostilità nei confronti della Chiesa cattolica in Germania. In questa complessa situazione, egli scoprì la bellezza e la verità della fede in Cristo.

Dal 1946 al 1951 studiò nella Scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga e all’Università di Monaco. Il 29 giugno 1951 fu ordinato sacerdote, iniziando l’anno successivo la sua attività didattica nella medesima Scuola di Frisinga. Successivamente fu docente a Bonn, a Münster, a Tubinga e a Ratisbona.

Nel 1962 divenne perito ufficiale del Concilio Vaticano II, come assistente del Cardinale Joseph Frings. Il 25 marzo 1977 Papa Paolo VI lo nominò Arcivescovo di München und Freising e ricevette l’ordinazione episcopale il 28 maggio dello stesso anno. Come motto episcopale scelse “Cooperatores Veritatis”.

Papa Montini lo creò e pubblicò Cardinale, del Titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino, nel Concistoro del 27 giugno 1977.

Il 25 novembre 1981 GiovanniPaolo II lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; e il 15 febbraio dell’anno successivo rinunciò al governo pastorale dell’Arcidiocesi di München und Freising.

Il 6 novembre 1998 fu nominato Vice-Decano del Collegio Cardinalizio e il 30 novembre 2002 divenne Decano, prendendo possesso del Titolo della Chiesa Suburbicaria di Ostia.

Venerdì 8 aprile 2005 presiedette la Santa Messa esequiale di Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.

Dai Cardinali riuniti in Conclave fu eletto Papa il 19 aprile 2005 e prese il nome di Benedetto XVI. Dalla loggia delle benedizioni si presentò come “umile lavoratore nella vigna del Signore”. Domenica 24 aprile 2005 iniziò solennemente il suo ministero Petrino.

Benedetto XVI pose al centro del suo pontificato il tema di Dio e della fede, nella continua ricerca del volto del Signore Gesù Cristo e aiutando tutti a conoscerlo, in particolare mediante la pubblicazione dell’opera Gesù di Nazaret, in tre volumi. Dotato di vaste e profonde conoscenze bibliche e teologiche, ebbe la straordinaria capacità di elaborare sintesi illuminanti sui principali temi dottrinali e spirituali, come pure sulle questioni cruciali della vita della Chiesa e della cultura contemporanea.

Promosse con successo il dialogo con gli anglicani, con gli ebrei e con i rappresentanti delle altre religioni; come pure riprese i contatti con i sacerdoti della Comunità San Pio X.

La mattina dell’11 febbraio 2013, durante un Concistoro convocato per ordinarie decisioni circa tre canonizzazioni, dopo il voto dei Cardinali, il Papa lesse la seguente dichiarazione in latino: «Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exerceri debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse».

Nell’ultima Udienza generale del pontificato, il 27 febbraio 2013, nel ringraziare tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui era stata accolta la sua decisione, assicurò: «Continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre».

Dopo una breve permanenza nella residenza di Castel Gandolfo, visse gli ultimi anni della sua vita in Vaticano, nel monastero Mater Ecclesiae, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione.

Il magistero dottrinale di Benedetto XVI si riassume nelle tre Encicliche Deus caritas est (25 dicembre 2005), Spe salvi (30 novembre 2007) e Caritas in veritate (29 giugno 2009). Consegnò alla Chiesa quattro Esortazioni apostoliche, numerose Costituzioni apostoliche, Lettere apostoliche, oltre alle Catechesi proposte nelle Udienze generali e alle allocuzioni, comprese quelle pronunciate durante i ventiquattro viaggi apostolici compiuti nel mondo.

Di fronte al relativismo e all’ateismo pratico sempre più dilaganti, nel 2010, con il motu proprio Ubicumque et semper, istituì il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, a cui nel gennaio del 2013 trasferì le competenze in materia di catechesi.

Lottò con fermezza contro i crimini commessi da rappresentanti del clero contro minori o persone vulnerabili, richiamando continuamente la Chiesa alla conversione, alla preghiera, alla penitenza e alla purificazione.

Come teologo di riconosciuta autorevolezza, ha lasciato un ricco patrimonio di studi e ricerche sulle verità fondamentali della fede.

CORPUS

BENEDICTI XVI P.M.

VIXIT A. XCV M. VIII D. XV

ECCLESIÆ UNIVERSÆ PRÆFUIT A. VII M. X D. IX

A D. XIX M. APR. A. MMV AD D. XXVIII M. FEB. A. MMXIII

DECESSIT DIE XXXI M. DECEMBRIS ANNO DOMINI MMXXII

Semper in Christo vivas, Pater Sancte!

Celebrationum tumulationisque testes fuerunt