Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 20 ottobre 2022
E poi c'è lui...
Meno male che Silvio c’è
di Marco Travaglio
Il meglio delle ultime Berluscomiche è lo stupore dei commentatori e dei politici. Dopo aver appreso con gran sorpresa da Meloni che B. è un ricattatore, ora scoprono di punto in bianco che è pure amico di Putin. Ma vanno capiti, perché si erano appena riavuti da altre sorprendenti scoperte: B. non è né un liberale moderato europeista, né il garante contro il populismo-sovranismo degli alleati, anzi è peggio di loro; i putiniani non sono quelli delle liste diRep&Corriere – Conte, i pacifisti, Orsini e il Fatto– ma B. e gli altri eletti di FI che applaudono il suo peana a Putin; più che ai valori euroatlantici, B. è interessato ai suoi processi e alle sue tv; la destra, a Palazzo Chigi e ai vertici delle Camere, non mette gente di sinistra, ma una donna e due uomini di destra; il M5S non è morto, anzi Conte sta per guidare l’opposizione; il “terzo polo” è sesto e Ollio&Ollio già litigano; Draghi non ha cavato un ragno dal buco in Europa neppure sul tettuccio rialzabile al prezzo del gas; la dipartita del suo governo e della sua Agenda non scatena rivolte di piazza né ondate di suicidi; a Palazzo Chigi e al Mise, fra le foto dei premier e dei ministri, c’è da 76 anni quella di Mussolini che ricoprì entrambi le cariche; e altri fenomeni inimmaginabili.
Noi, lo confessiamo, non riusciamo a stupirci di nulla perché sapevamo tutto. Chissà che mestiere fanno, o dove hanno la testa, gli stupefatti. È dal 2001 che B. è il compare preferito di Putin. E da allora non ha fatto altro che lodarlo come uomo di pace, farci bisbocce nelle sue ville e nelle di lui dacie e asservirci vieppiù al gas russo: prima, durante e dopo l’assassinio Politkovskaja, l’invasione della Crimea, le mattanze in Cecenia, in Siria e in Ucraina. Il tutto fra gli applausi della stampa di destra e nell’indifferenza di quella “indipendente” (per non parlare di Rep che pubblicava le veline a pagamento del Cremlino nell’inserto Russia Today). Anche il Pd, che ora cade dal pero e si straccia le vesti (anche per le cose vere dette dal fuori di testa nel fuorionda sui rischi mortali che ci fa correre la Nato e sugli otto anni di massacri ucraini in Donbass), era molto distratto: infatti con B. governò tre volte (Monti 2011, Letta 2014, Draghi 2021). Ad agosto, mentre cacciava Conte dal campo largo per lesa draghità e filoputinismo, Letta disse che invece “con Forza Italia abbiamo lavorato bene”. Oggi è anche molto stupito perché Gasparri vuol cancellare la legge 194: ma la voleva cancellare anche quand’era alleato del Pd. Certo, dev’essere frustrante passare la vita a rimuovere la realtà, a costruirne una di fantasia a uso dei padroni italiani ed esteri, poi sbattere le corna contro i fatti veri, esclamare “ohibò, chi l’avrebbe mai detto” e sentirsi rispondere: “Guarda che lo dicevano tutti tranne te, pirla!”.
Daniela scopre che...
I “liberal” alle vongole bombardano i pacifisti
DI DANIELA RANIERI
Assume toni sempre più veementi, farseschi e penosi insieme, la guerra dell’opinionismo mainstream contro i pacifisti. Chi vuole la pace e ha ancora l’ardire di dirlo pubblicamente, magari senza recitare la previa formula di rito stilata dal tribunale dell’anti-putinismo (“C’è un aggressore e un aggredito”), è già un fiancheggiatore e collaborazionista. Se poi dichiara di partecipare a una manifestazione per la pace, vale a dire per il cessate il fuoco e la convocazione di una conferenza internazionale, la ronda social-mediatica dei cultori della guerra a oltranza lo pesta: è la manifestazione topograficamente corretta, cioè parte dall’Ambasciata russa sita in via del Castro Pretorio? Chiedete voi il ritiro immediato delle truppe russe dall’Ucraina come prima condizione per un negoziato? E allora vedete che siete putiniani?
Da quando la Rete Pace e Disarmo ha annunciato una manifestazione nazionale per il 5 novembre a Roma, a cui hanno aderito sigle e associazioni pacifiste e solidariste tra cui Anpi, Emergency, Gruppo Abele, sindacati etc. (con piazze e percorsi ancora da definire, ahiloro), la corsa a delegittimarla tiene impegnate le menti migliori dell’arco costituzionale e del giornalismo. Prima c’è stato un sit-in il 13 ottobre proprio sotto l’Ambasciata russa, a cui hanno partecipato una manciata di persone e Pd, Italia Viva, Azione, +Europa, per chiedere “il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese” al grido di “Siamo tutti ucraini, siamo tutti europei” (come dice Chomsky, il mondo ci conosce bene come modello di devozione alla sovranità, soprattutto nei casi di Iraq, Libia e Kosovo-Serbia). Costoro sono di quelli convinti che le manifestazioni servano a fare pressione su Putin (che inspiegabilmente dopo il sit-in non si è commosso e non ha ritirato le truppe) e non sui governi europei perché cerchino alternative al continuo invio di armi.
Ieri è venuta alla luce un’altra specie di obiettore di pace: quello che, appena Conte pubblica un video in cui dice che il M5S parteciperà alla manifestazione del 5 novembre, annuncia una contro-manifestazione a Milano nello stesso giorno. Così Calenda: “Scenderemo in piazza per ribadire il sostegno all’Ucraina contro l’invasore russo. La pace non può nascere dalla resa degli ucraini”, che però i promotori della manifestazione di Roma non hanno chiesto (anzi, il manifesto recita: “Condanniamo l’aggressore, rispettiamo la resistenza ucraina, ci impegniamo ad aiutare, sostenere, soccorrere il popolo ucraino, siamo a fianco delle vittime”); poi, nei cieli della vanagloria, cita il Discorso di Pericle agli ateniesi. Per gli organi online del renzismo, la manifestazione di Roma è “pro-Putin” tout court; quella di Milano, indetta dal “Terzo Polo” ovvero dal Sesto, è l’unica “sensata” (infatti aderirà anche Cottarelli, punta di diamante del Pd, uno per cui Putin è come Hitler e dunque niente negoziato). Il tutto per “non lasciare il monopolio della pace a Conte” (come suggerito da Giannini, La Stampa). Contro i pacifisti mollicci e vili, si muove l’ala intellettuale dell’establishment. Panebianco sul Corriere contraddice Bergoglio sulle guerre come “pretesti per provare le armi” e dice: “Se anche, per ipotesi, il commercio delle armi venisse limitato, le guerre non cesserebbero”. Ergo, ben vengano più armi, anche se il nemico ha l’atomica. Sul Foglio Sofri critica l’appello per un negoziato in sei punti firmato da 11 intellettuali (e pubblicato dal Fatto) perché “sembra mirare soprattutto a piegare l’intransigenza del governo ucraino, che ora ha votato di non negoziare finché a capo del Cremlino ci sia Putin, con ciò implicando che la guerra non possa finire se non col cambio di regime in Russia, dunque con la vittoria dell’Ucraina”. Proprio così: se Zelensky si vieta per decreto un negoziato che non preveda il rovesciamento di Putin, ne consegue logicamente che l’unica via d’uscita è combattere fino all’ultimo ucraino, sacrificato alla sete di vittoria di Nato-Usa diventata nostra per contagio. Se perdiamo, pazienza. Ai liberali in trance bellica sembra sensato il rischio apocalittico e insensato l’appello dei manifestanti all’Onu affinché convochi una Conferenza internazionale di pace, come se il verbo di Zelensky fosse Cassazione mondiale. A loro piace l’approccio bullesco della premier finlandese Marin, aspirante membro Nato, che ai cronisti ha detto: “La guerra finisce quando la Russia se ne va dall’Ucraina”. L’avvenenza della premier (lodata per la liquidatoria risatina finale) ha impedito ai nostri commentatori di attivare il cervello: e se Putin non se ne va? Davvero vale la pena di andare a vedere se il suo è un bluff e farci liquefare in sei secondi da un’esplosione nucleare per la cieca ostinazione di capi di Stato e di governo in piena sindrome di Stoccolma-Usa? Non chiedeteglielo: se rispondono no, è solo perché non ragionano.
L'Amaca
La fortuna di Noi moderati
DI MICHELE SERRA
Dev’essere bellissimo essere "Noi moderati". Sei un partito di maggioranza e avrai la tua brava fettina di governo, ma nessuno, al di fuori della cerchia dei parenti stretti, sa che esisti.
Tutti i riflettori sono su Meloni, Salvini e Berlusconi, tutti pensano che il centrodestra sia composto solo da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, tutte le polemiche, i litigi, le grane gravano sulle loro spalle. Di Noi moderati non si parla mai e mai si è parlato, né prima né durante né dopo le elezioni.
Un privilegio raro in quella chiassosa baraonda che è la politica italiana.
Se sei un eletto di Noi moderati puoi raggiungere i palazzi romani inosservato, tranquillo, nessuna telecamera ti bracca per farti domande imbarazzanti. Nemmeno la fatica di un’intervista, se non su uno di quei pittoreschi quotidiani romani quasi monopagina, organi di partiti semiclandestini, finanziati con fondi pubblici e letti solo da chi li scrive. Quanto al nome del gruppo parlamentare, che per esteso è Civici d’Italia-Noi Moderati-Maie, nemmeno gli aderenti sono in grado di citarlo per esteso. Pare che nel raggruppamento siano confluiti anche Nci-Iac e Udc-Ci, ma si è perduta memoria del significato di quelle lettere, che paiono cadute da una scatola dello Scarabeo.
Il più noto di Noi Moderati è Lorenzo Cesa, stimato democristiano di lunghissimo corso. Gli si attribuisce l’unico tentativo di dare una solida struttura ideologica al gruppo: «La famiglia è al centro della nostra idea di Italia». Dev’essere un modo elegante per far capire che essere in pochi non è di ostacolo, se ci si sente in famiglia.
Unico problema la scritta sul citofono, lunghissima: Civici d’Italia-Noi Moderati-Maie-ex Nci Iac-ex Udc-Ci.
Un eventuale Sottosegretariato alla Sintesi non li vede tra i favoriti.
mercoledì 19 ottobre 2022
Sagge parole
Condivido queste osservazioni di Elena Camminati con le quali mi trovo completamente d'accordo.
Post di Elena Camminati:
IPER CATTOLICO
Parto dalle parole.
Iper: prefisso di parole derivate dal greco con il significato generico di «sopra, oltre»…. per denotare (in aggettivi e sostantivi) qualità, quantità, condizioni in grado superiore al normale [Treccani]
Quindi sta a significare un grado elevatissimo, una qualità o una caratteristica portata alla massima espressione.
Cattolico: etimologicamente significa universale. Per questo significato, l’aggettivo è stato attribuito alla Chiesa romana (Chiesa cattolica), ispirata a principi di universalità, e quindi anche alla religione che ne è l’espressione. [Treccani]
Quindi aperto, di tutti e per tutti, rivolto a tutti.
Nella vulgata politichese che circola nel nostro Paese, “cattolico” sta per chi si definisce su posizioni per cui la sua fede religiosa incide sulle sue scelte politiche.
Ma è qui che si inquinano e si confondono i piani.
Allora mi dispiace molto, moltissimo che sempre di più da ora nel mio Paese si pensi che i cattolici sono solo quelli lì, gli “iper”.
Per me, che non sono nessuno e faccio solo la fatica di starci dentro, essere cattolici avrebbe relazione con lo stare appresso più che si può, come si può, al Vangelo di Gesù. E nel Vangelo Gesù non dà mai etichette; anzi quando qualcuno - e i suoi c’hanno provato subito - cerca di differenziare, distinguersi, separare, Gesù si arrabbia.
Il Vangelo da scagliare addosso come arma contundente a chi si giudica diverso, inadeguato, fuori standard, è un’invenzione tutta nostra.(loro)
Se c’è un “iper” nell’adesione di fede certo è nel sacrario della propria coscienza che ciascuno lo vive. Ma è lecito pensare che abbia a che fare con la carità, la misericordia, i Sacramenti, la giustizia sociale, la mitezza, il senso del bene universale.
Mi sforzerò di pensare che comunque il presidente della Camera è mio fratello nella Fede. Mi sforzerò di rilevare tutte le inadeguatezze e le prevaricazioni di cui sarà protagonista. Mi chiedo come ci siamo arrivati e chiedo venia per ciò che è imputabile a me.
But: Not in my name.
Vabbè Gesù poi infatti è finito malissimo, fino a tre giorni prima.
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