Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 7 aprile 2020
L'Isola Mento - giorno 25
Non bastasse questa occlusione sensitiva che mi porta a considerare foresta le due povere piante presenti in sala, luogo in cui trascorro gran parte della mia attuale esistenza, ci si mette pure tal filippo facci (minuscolo indicante il disprezzo per uno che fa giornalismo come il Sarcofago scappato in Costa Azzurra la politica) che dalla discarica del giornaletto Libero, che leggo per espirare peccati di mattina presto, si scaglia contro Travaglio, il Fatto Quotidiano e i suoi lettori, definiti pagliacci e cialtroni!
Non ho voglia né tempo per scagliarmi contro questo pusillanime infingardo anzi: in tempo penitenziale lo perdono pure, avvilito come non mai perché a certi ominidi sia dato accesso alla carta stampata. Sono convinto che dell'idiozia alla fine non resterà nessun ricordo, al limite qualche escremento che celermente rimuoveremo via per ritornare a respirare sano.
Continua l'inchiesta di Gad Lerner sul Pio Albergo Trivulzio e le, probabili, nefandezze su cui sta indagando la magistratura.
Quello che si evince, non solo dal Trivulzio, è l'anormalità, resa normale da questi tempi, del riporre molti anziani in luoghi ove la sensoriale umanità finisce per lasciar spazio all'attesa del trapasso. D'accordo che ci sono infinite ragioni a volte sacrosante per portare un nonno, una nonna in una villaquiete, dove molti lucrano tanto al riguardo, e il distacco per alcuni sarà pure doloroso. Quello che però emerge, lo dico pure perché tra una quindicina d'anni sarò anch'io papabile, è il senso di inutilità sociale che accompagna tante memorie storiche, narratori di fiabe al camino, a venir parcheggiati per le difficoltà che ci hanno, o ci siamo, costruiti ad hoc e che appaiono insormontabili.
Vergogna! urlano i calciatori dopo che la Lega ha deciso di non pagare stipendi per ovvie ragioni virali. Vergogna è una parola che potrebbero pronunciare oggi il personale sanitario, dopo che per lustri i tagli alla sanità hanno loro preconfezionato stipendi vergognosi, riferiti alla loro professionalità. Vergogna è sentirli chiamare eroi da parte di chi ha contribuito scelleratamente a ridicolizzarli con misere elargizioni salariali. Vergogna è constatare che nababbi protestino mentre attorno a loro vi sono persone con prole che si incamminano verto i centri Caritas per ritirare il pacco viveri. Questo è vergogna. Mi dispiace dirlo, ma se ritornasse la normalità del calcio non m'interesserà più nulla!
Grande gesto di Della Valle che ha aperto un fondo per i familiari dei medici e paramedici defunti. Chapeau!
Per il resto continuo nella mia routine scossa gagliardamente dalla messa del Papa alle 7 nella cappella di S.Marta. Francesco mi appare sempre più come il nonno premuroso. Lo scorgo ogniqualvolta che, dopo la comunione, si reca alla sede e, con fare paterno impreziosito da numerosi battiti di ciglia, agevola noi collegati mediaticamente alla comunione spirituale.
Besos en la nuca!
(25. continua ... Tourmalet permettendo...)
Un Gad illuminante
Occultamento di dignità
di Gad Lerner
Non era mai successo nella lunga storia del Pio Albergo Trivulzio che la cappella dei funerali venisse adibita a deposito di bare perché la camera mortuaria non riesce più a contenere le salme avvolte nel sudario. È l’epidemia, certo. Ma è anche l’esito di quella “gestione sconsiderata dell’emergenza” affiorata solo grazie al coraggio dei medici e degli infermieri che continuano a prestare generosamente la loro opera di cura nonostante le direttive assurde e il clima intimidatorio imposti loro dai vertici. Ora toccherà alla Procura di Milano e agli ispettori del ministero della Salute verificare cosa è davvero accaduto nella più grande struttura geriatrica d’Italia.
Ma appare già evidente l’ingiustificabile tentativo di occultare una realtà drammatica. Come se non bastassero l’esonero del professor Bergamaschini, “colpevole” di aver autorizzato l’impiego delle mascherine il 3 marzo – già in piena emergenza nazionale – e i bollettini che per tutto il mese hanno negato il contagio, leggiamo stupefatti la mail di ieri mattina del direttore generale, Giuseppe Calicchio (laureato in Filosofia), con cui viene commissariata da persona di sua fiducia la camera mortuaria: «Necessito di avere dettaglio puntuale delle salme in cassa e da porre in cassa indicando per ciascuna la data di decesso». Solo ora? «Accertarsi della affidabilità umana e professionale di quanti operano in tale “sacro” contesto». Viene da dubitare della sua, di affidabilità. Intanto, solo nei primi sei giorni di aprile, si contano altri 28 morti. E ci si chiede se anche questo commissariamento non miri a nascondere qualcosa.
Il Pio Albergo Trivulzio, nonostante gli scandali che lo hanno coinvolto nel passato, resta un simbolo della filantropia ambrosiana ed era sempre stato considerato una struttura di eccellenza. Ma è un fatto che solo dal novembre scorso dieci medici hanno scelto le dimissioni in seguito a una gestione definita “dittatoriale” e “incompetente”. Un malessere che ha preceduto la parossistica raccomandazione di presentare il Pat come struttura immune dal coronavirus, a costo di mettere a repentaglio l’incolumità di milletrecento pazienti e del personale. Succedeva, a marzo, quando ormai diversi reparti erano stati isolati, che chiunque potesse andare al bar per la pausa caffè. Salvo poi precludere l’accesso al pronto soccorso dei pazienti bisognosi di cure e minimizzare i decessi attribuendoli a bronchiti e polmoniti stagionali. Tanto che, in tutto il mese di marzo, solo per nove decessi si è riconosciuto il Covid-19 come concausa. Mentre la comparazione con il numero dei morti del 2019 deve tenere conto del diminuito numero degli ospiti, visto che da almeno un mese gli accessi sono di fatto bloccati.
Piovono denunce analoghe dalle Residenze sanitarie assistite di mezza Italia. Anche a Mediglia (64 morti), per restare nell’area milanese, la prima direttiva era stata: «Niente mascherine, spaventerebbero gli ospiti». Ma poi si è aggiunta, l’8 marzo, la delibera di Regione Lombardia che autorizzava a ricoverare nelle Case di riposo i pazienti Covid dimessi per liberare posti letto negli ospedali. Invano contestata l’indomani da Luca Degani, presidente dell’Uneba, la federazione che raggruppa 400 Rsa lombarde. Anche alla Baggina, come i milanesi chiamano affettuosamente il Pat, sono stati trasportati almeno dodici pazienti non testati dall’ospedale di Sesto San Giovanni, e molto probabilmente ciò ha favorito il contagio. Sempre più ospiti venivano mandati in isolamento senza spiegazioni, diffondendo la paura fra il personale e i familiari, senza che venissero effettuati i tamponi.
È grave a dirsi, ma sorge il dubbio che le Case di riposo siano state trattate alla stregua di discariche umane. In Lombardia e nel resto d’Italia. L’emergenza in corso non può essere usata come alibi per occultare simili eventuali comportamenti. È un bene che Salvini abbia ritirato l’emendamento al decreto “Cura Italia” in cui proponeva l’immunità per i dirigenti sanitari. Lo ha fatto, parole sue, «per evitare fraintendimenti».
Il Pio Albergo Trivulzio è una grande struttura pubblica, uno dei primi quattro poli geriatrici europei. Da oggi è anche il luogo simbolo da cui s’impone di dissipare il clima avvelenato di omertà, per rispetto delle famiglie che gli hanno affidato i loro cari anziani, ma anche di tutta la città di Milano che lo annovera fra le sue istituzioni più antiche.
La diffida con cui presidenza e direzione del Pat hanno pensato di intimidire Repubblica, dopo che ha riferito le denunce del professor Bergamaschini e del sindacalista La Grassa, non potrà certo frenare la richiesta di trasparenza oggi ribadita anche dal sindaco di Milano. Le inchieste, giornalistiche, giudiziarie e ministeriali, devono proseguire senza guardare in faccia nessuno. I medici, gli infermieri e i familiari che temono per la sorte dei loro congiunti, devono poter rilasciare le loro testimonianze senza il ricatto di venir sottoposti a provvedimenti disciplinari, come purtroppo è già accaduto.
Sarebbe indegno fornire coperture di natura politica, figlie della lottizzazione, ai responsabili di comportamenti scorretti e minacciosi. Come è noto, la responsabilità operativa del Pat è di pertinenza della Regione, che vi ha collocato “il filosofo” considerato di area leghista; mentre il presidente, Maurizio Carrara, indicato dal Comune di Milano per svolgere funzioni di rappresentanza non operativa, è considerato di area di centrosinistra. Poco importa. Dovranno essere giudicati sulla base dei loro comportamenti. Repubblica è un giornale, non un tribunale che emette sentenze. Ma certo che, se non verrà smentito dai fatti, il comportamento di Calicchio e Carrara sembra incompatibile con la permanenza ai vertici della struttura pubblica.
Lo dobbiamo anche a quelle bare allineate nella cappella della camera mortuaria. E al personale che continua a sfidare con professionalità e generosità il coronavirus per alleviare la sofferenza degli ospiti della Baggina.
Ma appare già evidente l’ingiustificabile tentativo di occultare una realtà drammatica. Come se non bastassero l’esonero del professor Bergamaschini, “colpevole” di aver autorizzato l’impiego delle mascherine il 3 marzo – già in piena emergenza nazionale – e i bollettini che per tutto il mese hanno negato il contagio, leggiamo stupefatti la mail di ieri mattina del direttore generale, Giuseppe Calicchio (laureato in Filosofia), con cui viene commissariata da persona di sua fiducia la camera mortuaria: «Necessito di avere dettaglio puntuale delle salme in cassa e da porre in cassa indicando per ciascuna la data di decesso». Solo ora? «Accertarsi della affidabilità umana e professionale di quanti operano in tale “sacro” contesto». Viene da dubitare della sua, di affidabilità. Intanto, solo nei primi sei giorni di aprile, si contano altri 28 morti. E ci si chiede se anche questo commissariamento non miri a nascondere qualcosa.
Il Pio Albergo Trivulzio, nonostante gli scandali che lo hanno coinvolto nel passato, resta un simbolo della filantropia ambrosiana ed era sempre stato considerato una struttura di eccellenza. Ma è un fatto che solo dal novembre scorso dieci medici hanno scelto le dimissioni in seguito a una gestione definita “dittatoriale” e “incompetente”. Un malessere che ha preceduto la parossistica raccomandazione di presentare il Pat come struttura immune dal coronavirus, a costo di mettere a repentaglio l’incolumità di milletrecento pazienti e del personale. Succedeva, a marzo, quando ormai diversi reparti erano stati isolati, che chiunque potesse andare al bar per la pausa caffè. Salvo poi precludere l’accesso al pronto soccorso dei pazienti bisognosi di cure e minimizzare i decessi attribuendoli a bronchiti e polmoniti stagionali. Tanto che, in tutto il mese di marzo, solo per nove decessi si è riconosciuto il Covid-19 come concausa. Mentre la comparazione con il numero dei morti del 2019 deve tenere conto del diminuito numero degli ospiti, visto che da almeno un mese gli accessi sono di fatto bloccati.
Piovono denunce analoghe dalle Residenze sanitarie assistite di mezza Italia. Anche a Mediglia (64 morti), per restare nell’area milanese, la prima direttiva era stata: «Niente mascherine, spaventerebbero gli ospiti». Ma poi si è aggiunta, l’8 marzo, la delibera di Regione Lombardia che autorizzava a ricoverare nelle Case di riposo i pazienti Covid dimessi per liberare posti letto negli ospedali. Invano contestata l’indomani da Luca Degani, presidente dell’Uneba, la federazione che raggruppa 400 Rsa lombarde. Anche alla Baggina, come i milanesi chiamano affettuosamente il Pat, sono stati trasportati almeno dodici pazienti non testati dall’ospedale di Sesto San Giovanni, e molto probabilmente ciò ha favorito il contagio. Sempre più ospiti venivano mandati in isolamento senza spiegazioni, diffondendo la paura fra il personale e i familiari, senza che venissero effettuati i tamponi.
È grave a dirsi, ma sorge il dubbio che le Case di riposo siano state trattate alla stregua di discariche umane. In Lombardia e nel resto d’Italia. L’emergenza in corso non può essere usata come alibi per occultare simili eventuali comportamenti. È un bene che Salvini abbia ritirato l’emendamento al decreto “Cura Italia” in cui proponeva l’immunità per i dirigenti sanitari. Lo ha fatto, parole sue, «per evitare fraintendimenti».
Il Pio Albergo Trivulzio è una grande struttura pubblica, uno dei primi quattro poli geriatrici europei. Da oggi è anche il luogo simbolo da cui s’impone di dissipare il clima avvelenato di omertà, per rispetto delle famiglie che gli hanno affidato i loro cari anziani, ma anche di tutta la città di Milano che lo annovera fra le sue istituzioni più antiche.
La diffida con cui presidenza e direzione del Pat hanno pensato di intimidire Repubblica, dopo che ha riferito le denunce del professor Bergamaschini e del sindacalista La Grassa, non potrà certo frenare la richiesta di trasparenza oggi ribadita anche dal sindaco di Milano. Le inchieste, giornalistiche, giudiziarie e ministeriali, devono proseguire senza guardare in faccia nessuno. I medici, gli infermieri e i familiari che temono per la sorte dei loro congiunti, devono poter rilasciare le loro testimonianze senza il ricatto di venir sottoposti a provvedimenti disciplinari, come purtroppo è già accaduto.
Sarebbe indegno fornire coperture di natura politica, figlie della lottizzazione, ai responsabili di comportamenti scorretti e minacciosi. Come è noto, la responsabilità operativa del Pat è di pertinenza della Regione, che vi ha collocato “il filosofo” considerato di area leghista; mentre il presidente, Maurizio Carrara, indicato dal Comune di Milano per svolgere funzioni di rappresentanza non operativa, è considerato di area di centrosinistra. Poco importa. Dovranno essere giudicati sulla base dei loro comportamenti. Repubblica è un giornale, non un tribunale che emette sentenze. Ma certo che, se non verrà smentito dai fatti, il comportamento di Calicchio e Carrara sembra incompatibile con la permanenza ai vertici della struttura pubblica.
Lo dobbiamo anche a quelle bare allineate nella cappella della camera mortuaria. E al personale che continua a sfidare con professionalità e generosità il coronavirus per alleviare la sofferenza degli ospiti della Baggina.
lunedì 6 aprile 2020
Però, mica male!
Salvini, la gran bestemmia dei sepolcri imbiancati
Il segretario della Lega chiede di aprire le chiese ai fedeli per le messe di Pasqua e sui social network parte l’osanna di chi vuole aiutarlo a sfruttare il Vangelo per conquistare voti. Quando arriverà la risposta definitiva dei vescovi italiani?
Il segretario della Lega chiede di aprire le chiese ai fedeli per le messe di Pasqua e sui social network parte l’osanna di chi vuole aiutarlo a sfruttare il Vangelo per conquistare voti. Quando arriverà la risposta definitiva dei vescovi italiani?
di Ettore Boffano | 6 APRILE 2020
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume”. É forse questa l’unica vera invettiva che il Gesù di Nazareth pronuncia nei suoi Vangeli ed è anche quella che oggi si presta meglio per battezzare i fan di Matteo Salvini (suoi compagni di partito, giornalisti e giornaliste dalla dubbia etica cristiana ed esperti, di solito, nel denigrare i magistrati, esponenti della destra cattolica che odia Papa Francesco, parroci non di frontiera ma anzi di retroguardia nella lettura apocalittica del contagio) pronti a rilanciare sui social la sua proposta blasfema e opportunista: “Per Pasqua, si celebrino le messe aperte ai fedeli nelle chiese”.
C’è di peggio, beninteso, in questa Italia del Covid-19: a cominciare dal presidente della Regione Lombardia (anche lui leghista, non dimentichiamolo) che non perde occasione per attaccare il governo nazionale e poi ordina ai suoi concittadini di non uscire senza la mascherina. “Non si trovano” è stata la risposta unanime, anche di chi Attilio Fontana lo aveva votato, e lui subito è stato pronto a rispondere (“Usate le sciarpe o un foulard”), comunicando di fatto, proprio mentre le impone, che “tutto va ben madama la marchesa” per sostituire le mascherine: e che una sciarpa (inutile e anzi pericolosa perché trattiene il virus) è la panacea miracolosa.
Anche Salvinivuole mandare la gente allo sbaraglio del contagio e vorrebbe farlo proprio nel giorno di Pasqua, nelle chiese aperte ma senza riti e funzioni, e con una cervellotica proposta su chi e quanti dovranno usufruire di quelle messe di resurrezione ai tempi del Coronavirus: “Basterebbe che potessero farlo anche solo 4-5-6 fedeli” ha spiegato infatti il Capitano-teologo-matematico. E scelti da chi? Con una riffa padana di quelle che un tempo animavano le adunate leghiste del Pian del Re o di Pontida? Predestinati da Dio Padre e creatore di tutto? Oppure dai parroci, chiamando gli eletti tra i pochi che, ancora prima della pandemia, frequentavano le chiese?
Com’è ovvio, poi, tutto sarebbe ancora una volta possibile grazie alla distanza di sicurezza e alle famigerate mascherine, le stesse che ossessionano sia Salvini che il suo fido Fontana, ma che nella Lombardia governata dal Carroccio (e, nella sanità pubblica piegata a quella privata, ancora dagli stessi dirigenti offerti da Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere al “Celeste” Formigoni e ai suoi memores domini) nessuno è in grado di trovare.
Ma non è Salvini il vero problema di questa pandemia ultra-cattolica alla ricerca di consensi e di alleanze. Due sono le questioni che, invece, emergono dalla “bestemmia” del capo leghista sulle messe di Pasqua. La prima riguarda proprio i “sepolcri imbiancati” che da sabato sera stanno rilanciando la proposta del “tutti in chiesa”. Qualcosa di più, e se possibile di peggio, degli “atei devoti” che, all’ombra del cardinal Camillo Ruini e nella piena complicità col paganesimo della proposta etica e sociale di Silvio Berlusconi, hanno segnato (partecipando a quell’inganno e favorendolo) forse una delle pagine più buie della storia della Chiesa italiana dal 1945.
Un progettopolitico e di collateralismo religioso, coordinato nei discreti palazzi romani dal gran ciambellano Gianni Letta, ma comunque pur sempre un “progetto”. Poi stoppato dal declino morale dell’ex Cavaliere e, non va dimenticato, dalla mancata elezione a pontefice dell’arcivescovo di Milano, Angelo Scola.
I “sepolcriimbiancati” di oggi, al contrario, appaiono più sprovveduti, ma forse addirittura più pericolosi, votati come sono soltanto al fiancheggiamento elettorale e dei consensi attorno ai “cristianismi” volgari del leader leghista. I rosari ostentati negli studi tv e nei comizi, la recita dell’Eterno Riposo nell’angiporto catodico e sacrilego di Barbara D’Urso, ora infine l’appello per le messe di Pasqua.
La seconda e ultima questione, tocca infine le reazioni della Chiesa alle provocazioni del Capitano. Quella del Papa, mediata e distante dalle miserie della politica italiana (com’è giusto che sia), è arrivata con la celebrazione della Domenica delle Palme in una basilica di San Pietro chiusa al pubblico. Bergoglio, nella messa delle Palme, ha così ripetuto una formula, “Il Signore sia con voi”, che non ha bisogno di riti, luoghi e presenze fisiche per sprigionare il suo significato capace di abbracciare tutti. Un no preciso (com’è stato sottolineato proprio nella diretta del Tg1 Rai) senza se e senza ma.
Restiamoin attesa, invece, di un parola netta da parte della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), la più coinvolta – per territorio e appartenenza – in questa vicenda. A di là del facile gioco delle rime, questa volta è proprio il caso di dirlo: Cei, se ci sei, batti un colpo.
L'Isola Mento - giorno 23
Per aver una netta sensazione del baratro ove siamo piombati basterà pensare ad un mese fa, quando alla notizia della morte di 4 persone in auto, o di uno scoppio di una casa con feriti e qualche vittima, inorridivamo solo al pensiero; ieri alla notizia che il numero dei decessi per Covid è diminuito rispetto al giorno precedente, fermandosi a 525 abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo. Cinquecentoventicinque persone hanno perso la vita e per noi questo dato è confortante. Come nel periodo bellico si sta perdendo l'orizzonte umano, viene velato il vulcano di emotività, di sofferenza che una quantità così spaventosa provocherebbe in tempi di pace.
Per non perdere la bussola altre notizie inducono a far meditazione: ad esempio il Pio Albergo Trivulzio, la morte sospetta di molti anziani ospiti, l'indagine della magistratura, e il pensiero, la probabilità che vi siano stati dei tentativi di occultarne la gravità. Nessuno al momento è indagato, né il direttore generale Calicchio, né l'assessore ai servizi sociali lombardi Bolognini, vicinissimo al Cazzaro. Staremo a vedere.
Quello che invece è certo è la corsa a fare il vaccino per primo tra le mega multinazionali farmaceutiche mondiali con bilanci da nazione media.
Sarà una corsa all'oro? Credo proprio di si. Personalmente ho già espresso più volte il concetto che vorrei fosse adottato: la salute e le medicine dovrebbero essere gratis per tutti, la ricerca gestita da organizzazioni mondiali e il ricavato destinato alla ricerca.
Lo so, è pura chimera ma il voltastomaco che deriva da queste dannate ed affannose corse inumane mi irritano oltremodo.
Al proposito un brano dal Fatto Quotidiano di oggi a firma Nicola Borzi:
Tuttavia, sono relativamente pochi i produttori di vaccini in grado di soddisfare gli standard di qualità stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). I mercati dei singoli vaccini sono così ormai ridotti a monopoli o oligopoli. Inoltre per le imprese farmaceutiche investire denaro tempo e ricerca nella produzione di vaccini in grado di sradicare totalmente una malattia, come avvenuto nei decenni scorsi con il vaiolo, non è conveniente quanto produrre farmaci per curare malattie croniche. Nel 2018, la banca d’affari Goldman Sachs ha stimato che il trattamento prodotto da Gilead Science per l’epatite C, che ha prodotto tassi di guarigione superiori al 90%, nel 2015 aveva fatturato solo negli Usa 12,5 miliardi di dollari che però tre anni dopo si erano ridotti ad “appena” 4 miliardi perché si era “gradualmente esaurito il pool disponibile di pazienti curabili”. Anche uno studio di McKinsey spiega che la ricerca e sviluppo di nuovi vaccini vanno incontro a controlli più stretti sui prodotti più complessi, con tempi più lunghi per l’approvazione dei prodotti. Ovvero costi più elevati: “Data la natura preventiva di questi farmaci, i vaccini affrontano un livello elevato di qualità e sicurezza, che pertanto aggiunge complessità e costi aggiuntivi durante tutto il processo di sviluppo”. Così investire nella produzione di farmaci rende spesso il doppio o il triplo rispetto a finanziare dei vaccini, anche nei casi di maggior successo come quello del vaccino pneumococcico coniugato che ha avuto un picco di fatturato di 6 miliardi di dollari.
Per finire, le parole della Regina e l'umorismo per la sua eternità!
(24. continua ... Tourmalet permettendo...)
domenica 5 aprile 2020
L'Isola Mento - giorno 23
Arrivato di bolina, ripulita la poppa, posato il mezzomarinaio, riavvolta la randa, mi accingo, dopo la solita pantagruelica navigata sul web in caccia di notizie su varie testate, ad ordinare idee, spunti e pensieri.
Il primo nome che mi sgorga è quello di Luca Morisi, con il suo, chiamiamolo così, coraggio mediatico. Per chi non lo conoscesse il tapino informatico è il guru, il factotum al servizio del Cazzaro Verde, colui che in pratica dirige e svolge quella particolare attività, molto remunerativa in acchiappa allocchi, ricordante l'estrazione dei denti d'oro ai defunti da parte di spregiudicati balordi al tempo del far west, e non solo.
Come faccia a convivere con un tale abnorme pelo sullo stomaco il Morisi è mistero che futuri scienziati studieranno; riuscire cioè anche in questo drammatico momento, pregno di dolore, di sofferenza, a confezionare spregiudicate, invereconde, vomitevoli falsità al servizio del Felpato è un irrisolvibile enigma pari a quelli dei faraoni egizi. Riuscire a lucrare mediaticamente di questi tempi, rimarrà nella hall of fame dei grandi misfatti contro la ragione ed il libero pensiero. Ultima delle merdate by Morisi è la richiesta di lasciare aperte le chiese per Pasqua, condita dalla sarcastica frase "la scienza non basta" che se fosse proferita da un abate monastico ci potrebbe pure stare; detta dal Quattrostagioni Ridanciano invece invoglia a rispondere, alla pari: "si, è vero la scienza non basta per comprendere la tua abissale idiozia!"
Ma siccome siamo in apertura di settimana santa, allego qui sotto una breve considerazione di Maurizio Patricello su Avvenire di oggi:
"Non credo che l’attenta osservanza delle regole di salute pubblica da parte della Chiesa possa essere fraintesa. Al contrario, credo che, ancora una volta, noi cristiani siamo chiamati a rendere testimonianza in prima persona di un amore più grande. È tuttavia consolante, in queste settimane, sapere della sofferenza di tanti credenti nell’essere privati della Messa. Dio, che sa trarre il bene perfino dal male, trasformerà questo digiuno eucaristico, in nutrimento spirituale per il futuro. Passata la tempesta, impareremo forse a comprendere di più e meglio, la ricchezza che la Chiesa ci dona a piene mani e che non sempre abbiamo saputo apprezzare. Il cuore dell’anno liturgico, celebrato come mai era accaduto prima ci fa soffrire tutti, credenti e celebranti. Cerchiamo, però, di allungare lo sguardo in avanti."
E sempre sul tema della solitudine dei fedeli ecco di seguito un parere di Alberto Melloni:
Sì, e i riti deprivati del popolo visti in tv da un popolo deprivato dei riti commuoveranno il pubblico generico. Ma attendono di essere compresi, senza moralismi, come una "spina nella carne" (2 Cor 12,7) della Chiesa. La Chiesa, che tenne la salma di Welby sul sagrato, oggi non può accogliere i figli che vorrebbe benedire. La Chiesa, che negò la comunione ai divorziati penitenti, oggi non la può dare a nessuno. La Chiesa, che snobbò il bisogno di eucarestia dei popoli senza preti, deve sperare che nelle case qualcuno si assuma il compito (un ministero, nel linguaggio ecclesiale) di ricordare con gioia penitente la Pasqua di Gesù.
Di Corona oramai si parla troppo ovunque, inteso come virus. Quell'altro invece ai domiciliari che ha ricevuto di questi tempi il personal trainer, non indigna neppure più, al massimo induce alla pietà. Dovesse ritornare in galera, spero che più nessuno ne richieda nuovamente la scarcerazione. Per una questione di decenza.
Oggi è un mese esatto dalla tua dipartita caro papà. Mi viene da pensare "è già passato un mese!" ma anche "è solo un mese che non lo vedo!"
Tristezza, riavvolgimento del nastro degli ultimi giorni, una moviola incessante che mi fa rivivere fotogramma per fotogramma sguardi, smorfie, frasi mozzate, sospiri. E tutto si trasforma in compartecipazione verso chi, tantissimi, in questi giorni non ha potuto star vicino al proprio babbo, mamma, nonno, figlio, figlia, soffrendo a distanza, guardando lancette semoventi col pensiero lancinante dell'impossibilità a partecipare con l'insostituibile affetto a cotanta tragedia.
Per concludere un bellissimo articolo di Giorgio Meletti dal Fatto Quotidiano, contenente tutto quanto avrei voluto esternare da tempo in materia, ma la mia incompetenza me lo ha sempre impedito. Complimenti Meletti!
Non voler capire in che guai siamo
Confindustria & C. - Quelli che la crisi Coronavirus si risolve con il “primato della politica”
Il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia ha trasmesso a un Paese impaurito un messaggio che moltiplica lo sconforto. “È il momento del primato della politica”, dice, rilanciando un vecchio motto della Dc. Lo propugnava Paolo Cirino Pomicino a fine anni 80. Antonio Patuelli, che oggi se la tira da banchiere ma allora era anche ufficialmente un politicante di seconda fila, lo accusava di volere “una restaurazione del primato della politica sull’efficienza e la produttività”. Il primato della politica per lorsignori è trafficare, e Boccia muore dalla voglia come molti dei suoi colleghi imprenditori per finta, spesso solo prenditori di denaro pubblico.
La nenia la sappiamo a memoria. Serve un fiume di denaro pubblico per dare liquidità a un’economia collassata, e tutti d’accordo, poi c’è il salto logico: la seconda mossa necessarissima sono le “semplificazioni che permettano l’attivazione immediata delle opere pubbliche e dei cantieri”. Sembra una vera ossessione. Non solo Boccia, anche il suo probabile successore Carlo Bonomi vuole fermare il Coronavirus con semplificazioni e grandi opere, e anche l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e, più scatenato di tutti, il viceministro delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, che vuole accelerare i cantieri Tav mentre il suo partito, il M5S, chiede di fermare i cantieri della Torino-Lione per destinare il denaro a più sensati impieghi.
È come se – a forza di raccontare che i grandi cantieri erano l’unico modo di tirar fuori l’Italia dal suo declino ventennale – nei loro cervelli fosse rimasto solo quel pensiero, e non si rendessero conto della drammaticità del momento. Per dire, due vecchi democristiani come Pier Ferdinando Casini e lo stesso Cirino Pomicino parlano di patrimoniale. In tutto il mondo ci si preoccupa di salvare le piccole e medie imprese, non le grandi. L’economista Michele Boldrin, liberista a 24 mila carati, dice che i titolari di redditi sicuri (statali e pensionati) dovrebbero cedere il 20 per cento del loro netto mensile a chi è rimasto per strada.
Di questo si parla. E qui siamo a gloriarci dell’ipotetica accelerazione (nb: partenza dei cantieri se va bene in 3-4 anni anziché 6 o 7) della tratta ferroviaria Fortezza-Ponte Gardena, 28 chilometri al costo di oltre un miliardo di euro che in un futuro indefinito e remoto (mentre controlliamo l’andamento della pandemia sulla scala dei giorni) collegherà il nuovo tunnel del Brennero alla nuova ferrovia Ponte Gardena-Verona che completerà il corridoio di collegamento ferroviario tra una città portuale, Helsinki, e un’isola, Malta, distanti 4 mila chilometri.
Abituati a succhiare il denaro dei contribuenti per poi dare la colpa del debito pubblico a malati e pensionati, si sono convinti che i soldi pubblici non finiscano mai. Questa classe dirigente è più lenta degli spiantati a capire che cosa ci sta arrivando addosso, e che bisognerà fare scelte e rinunce dolorose, decidere se dare da mangiare ai camerieri dei ristoranti rimasti a piedi o scavare tunnel ferroviari. E se chiediamo soldi all’Europa per il Coronavirus chi glielo dice poi agli “antipatici” olandesi che li spendiamo per le nostre cattedrali nel deserto?
Molti pensano che nel Dopoguerra, troppo spesso evocato a sproposito, l’Italia abbia conosciuto un’età dell’oro grazie al piano Marshall, e che ci aspetta una riedizione di quell’epoca felice e fiera di riscatto. Sarà bene che questi allegroni aprano almeno un libro, e scoprano che in milioni fecero la fame; che con il piano Marshall gli Stati Uniti ci hanno regalato meno del 2 per cento del Pil, e che i nostri padri se lo fecero bastare; e che oggi sarebbero 30-40 miliardi di euro che nessuno ci regalerà perché anche i ricchi stanno contando i morti. Il “primato della politica” sarà il benvenuto quando darà ai governi la dignità di ignorare le stupidaggini (interessate) di Confindustria. (23. continua ... Tourmalet permettendo...)
Tempi travagliati
Pochette Party
di Marco Travaglio | 5 APRILE 2020
Fa sempre piacere guadagnarsi una citazione da Luigi Bisignani, purché – si capisce – sia negativa. Stiamo parlando di uno dei più preclari figuri della storia repubblicana. Un enfant prodige che a 23 anni era già con Andreotti, a 28 era già nella P2, a 36 era già con Montezemolo a organizzare Italia 90, a 39 era già nel gruppo Ferruzzi a riciclare allo Ior i fondi neri delle mazzette di Gardini, a 41 era già in galera per Tangentopoli, a 45 era già pregiudicato con una condanna a 2 anni e 6 mesi, a 49 era già radiato dall’Ordine dei giornalisti, a 55 era già a Palazzo Chigi con B.&Gianni Letta, a 58 era già riarrestato per la loggia P4 (si era perso solo la P3 per un attimo di distrazione), a 59 era già bi-pregiudicato patteggiando 1 anno e 7 mesi, a 61 era già triarrestato per una frode fiscale sull’appalto dell’informatizzazione della Presidenza del Consiglio e tripregiudicato per il patteggiamento di altri 2 mesi, dunque era pronto per diventare opinionista fisso di Virus di Nicola Porro su Rai2 ed editorialista dei giornali di Angelucci, Il Tempo e Libero. E qui, su Libero, ha piazzato uno scoop dei suoi: “Il partito di Conte è pronto. Il piano segreto del premier”. Che, malgrado le apparenze, non si sta mica occupando del coronavirus. No, si sta facendo il partito: “dovrebbe chiamarsi ‘Insieme con Conte’”.
E indovinate insieme a chi altri? Ad Andrea Scanzi e a me. Non da soli, ci mancherebbe: sono della partita un certo Gianluca Rospi, che ha “un ufficio in via della Pigna”, e un “fidatissimo collaboratore, Gerardo Capozza”. Due trascinatori di folle mica da ridere, senza contare che il premier ha “stretto alleanze sempre più operative con i gruppi vicini alla figura di San Francesco d’Assisi” (santa Chiara e il lupo di Gubbio), “i ciellini di Giorgio Vittadini, il volontariato, la Comunità di Sant’Egidio e gli intransigenti di Civiltà Cattolica”. Ma non solo: ci sono pure “i manager pubblici che gli scodinzolano attorno in attesa di nomine” (quelli, si presume, che fino a due governi fa scodinzolavano attorno a Bisignani allo stesso scopo) e, tenetevi forte, “pezzi dell’intelligence che fanno capo al generale Vecchione capo del Dis”. L’altroieri, per dire, ci siamo riuniti clandestinamente nell’ufficio di Rospi (lontano cugino di Giovanni Rana): c’erano Conte, Capozza, Vecchione, un gesuita intransigente di Civiltà Cattolica, un francescano, un ciellino, Sant’Egidio in persona, 2 coccodrilli, un orangotango, 2 piccoli serpenti, un’aquila reale, un gatto, un topo e un elefante, ciascuno scortato da un manager pubblico che scodinzolava come un cane per dare agli altri la scusa di uscire di casa.
Lì Conte, dopo aver confabulato con Vecchione del rapporto Barr sull’affaire Mifsud di imminente pubblicazione in America (dove non si parla d’altro), ci ha spiegato come – per dirla con l’informatissimo Bisignani – “zitto zitto si costruisce il partito”: “ha iniziato a prendersi tutta la scena, sfruttando ogni e qualsiasi media (sic, ndr), grazie anche l’inconsistenza di maggioranza e opposizione, con la sola eccezione di Matteo Renzi”. In effetti, è molto preoccupato per la solida consistenza dell’Innominato, che l’altra sera, per dire, ha mostrato tutta la sua impressionante potenza di fuoco con una diretta Instagram seguita da ben 610 spettatori, poi ridottisi dopo 5 minuti al ragguardevole zoccolo duro di 480 anime. La “strategia mediatica” del premier è “ben precisa”, a botte di “orazioni televisive notturne per drammatizzare ancor di più la narrazione e, al tempo stesso, evitare commenti scomodi a caldo”. Furbo, lui: non fa una mazza tutto il giorno, poi la notte appare in tv e zac!, il gioco è fatto. Ora ha 2,4 milioni di follower su Facebook che, se tenesse orazioni diurne, se li scorderebbe. Voi direte: ma che c’entra Scanzi? C’entra, c’entra. Anche lui, quatto quatto, su Facebook “si fa pubblicità in piena notte”, così non trova nessuno sveglio e ad aprile ha “raggiunto 821 mila seguaci” diventando “il quarto giornalista italiano più seguito dopo Saviano, Travaglio e Mentana” (che però di notte dormono, ma fa lo stesso). Come faccia, a parte le orazioni notturne, non è dato sapere, perché “per i giornalisti non vale lo stesso sistema di trasparenza al quale devono sottostare i politici”. E Bisignani sulla trasparenza – come dice la sua biografia – transige ancor meno della Civiltà Cattolica. Almeno quando si leva il cappuccio.
Ma non ci sono soltanto i social. Gli house organ del partito di Conte sono già schierati: “La tv di Stato, Corriere della Sera, Repubblica, La7 e il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio”. Senza spoilerare i tanti segreti di cui sono depositario, posso assicurare che siamo a buon punto. Il nome “Insieme con Conte” è suggestivo, ma un po’ cacofonico, tant’è che Rospi e Capozza propongono il più stringato e immediato “Con-te”; mentre il fronte francescan-gesuitico-ciellino preferirebbe la giaculatoria “Gesù, Giuseppi e Maria”; e il generale Vecchione, Barr e Mifsud – i soliti esterofili – insistono per “Pochette Party”. Per il logo indiremo un concorso pubblico come ha fatto per Iv l’Innominabile, che purtroppo ci ha fregato il simbolo più accattivante su piazza: l’assorbente con le ali sui colori del Vagisil, disponibile anche nella versione da uomo. Ma i nostri grafici stanno lavorando sulla pochette a quattro punte. Poi decideremo la nostra Leopolda o Pontida: si pensava al santuario di Padre Pio, che è in zona Volturara Appula (San Francesco e Sant’Egidio permettendo). Infine distribuiremo gli incarichi. E sia io sia Scanzi abbiamo ottime chance perché con Conte si fa sempre notte: e io vado a letto tardi, Andrea resta sveglio per farsi pubblicità su Fb, gli altri non so. Magari chiedo a Bisignani, finché è a piede libero.
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