lunedì 22 maggio 2017

Oh si scherza!


Si sa che il mondo del pallone è fucina di sfottò e prese per il culo. Al di là dello scherzo però occorre rendere onore ad una compagine tra le più forti in circolazione che ieri ha vinto il suo 33mo titolo. Una squadra compatta, fantasiosa, capace di vincere ovunque, mai sazia che si appresta a giocarsi la finale di Champions. Standing ovation quindi, senza pregiudizi per i bianco... anzi per i blancos e per CR7! Vamos!

domenica 21 maggio 2017

Gozer Muser



Si, Gozer è tornato e si sta impossessando di noi. La divinità sumera del 6000 a.c di Ghostbusters è entrata, di soppiatto, dentro la tecnologia e, divorando giovani d'ogni specie, porterà al sacco della decenza intellettuale. 
Sto esagerando? Non credo se avete al sfortuna di sapere cosa cazzo siano i Muser. 
Non lo sapete? 
Esistono sul globo un 200 milioni di idioti a cui neppure la tenera età può costituire valida discolpa.
Una piattaforma cinese, sempre loro, Musical.ly, senza ritegno e contando molto sulla debolezza delle cervici, su flaccide sinapsi, su mutismo da palmari, sulla digitazione subdola e spegnente fantasia, offuscante pensieri tendenti all'umano, ha sparso un virus temibile nel mondo, un virus intaccante valori quali bravura, talento, dedizione. Muser appunto. Diventi muser se fai un video di 15 secondi, senza parlare, scimmiottando una canzone famosa. 
La rivincita di Bernardo, il servo di Zorro. 
L'atrocità è che diventi famoso. Si, famoso! 
Come tale Luciano Spinelli, il must italico, anni 16 che ieri in un centro commerciale di Roma, oramai paragonabili alla fumeria d'oppio di C'era una volta in America, salendo sul palco ha fatto sperticare mani giovanissime di adoranti fans, ovvero iscritte al sempre più vitale organismo internazionale sul Nulla, per glorificare questo apostolo dell'insignificante, dell'oblio filosofico, dello spartiacque tra la nostra specie e quella delle anatre, con tutto rispetto per quest'ultime. 
Fans e divismo attorno ad un buco nero possessivo, goloso delle nostre personalità, accecante pensieri compiuti, deviante da sane abitudini, scorticante l'individuo, nettare per coglioni d'ogni specie. 
Si, Gozer è tornato. Questa volta per la vittoria finale. A meno che non si riesca a sfanculare muser e tutti gli adepti sconsolatamente diversamente umani. 

sabato 20 maggio 2017

Rubrica


Un santo (quasi) al giorno

Oggi si ricorda una persona particolare, Luis Alberto Suarez, nato a Salto il 24 gennaio 1987. Soprannominato El Pistolero, non sembrerebbe in apparenza un tipo da celebrare, per via di un episodio accaduto ai mondiali del 2014, quando Luis morsicò un giocatore, tale Chiellini, famoso per essere irreprensibile e corretto in campo. Stigmatizzando l’incresciosa vicenda , occorre però comprendere da dove derivi questa abitudine di Suarez: già alle elementari, vista la temibile dentatura, Luis aiutava i compagni nell’apertura delle merendine, delle bibite, degli astucci inceppati. In tutta la città di Salto se per caso si bloccava un montacarichi, un ascensore, una cerniera, Luis accorreva e in un attimo risolveva il tutto.
Suarez è stato per molti anni eletto come il più buono della classe ed una volta, come racconta tale Fernando Dos Corimba, ha aiutato una segheria che doveva consegnare un lavoro urgente, a tagliare con i denti le assi necessarie al completamento delle attività. Fu insignito della cittadinanza d’onore e del “Morso d’Oro”. Attualmente anche a Barcellona ha aperto una free ferramenta dove riesce a tagliare metalli nobili in brevissimo tempo con una precisione mandibolare da Guinness.
In carriera oltre al campionato uruguagio, varie coppe inglesi ed olandesi, ha vinto due campionati spagnoli, due coppe di Spagna, una Supercoppa Uefa, una Coppa del Mondo per club e, soprattutto, una Champions League.
Il 6 giugno 2015, nel meraviglioso stadio di Berlino, ricordandosi del famoso detto latino “Cum fava Italici rivincere hic” (Con la fava che gli italiani rivincono qui) Luis Alberto Suarez al 23’ della prima frazione contribuisce alla vittoria per 3 – 1 del Barcellona.
Viene osannato quale protettore contro le diarroiche pulsioni che la visione di esultanze di biondi dirigenti ex calciatori in tribuna, scatenano.

(5. Continua)


Enigma



Banane




venerdì 19 maggio 2017

Pensieri e opinioni



Venticinquesimo



Tra quattro giorni saranno 25 anni. Tutta l'Italia lo ricorderà, anche chi ancora continua a lavorare segretamente con Cosa Nostra perché il Natale lo festeggiano tutti, anche chi non crede. Alle 17:56 del 23 maggio 1992 con un esplosione di 500 kg capace di far oscillare i pennini del sismografo siciliano, muore Giovanni Falcone sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. 
Attilio Bolzoni su Repubblica di oggi, presenta una stupenda inchiesta in merito, da cui si evince come l'impegno di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e del pool palermitano, sia stato basilare ma non estirpante. Perché Cosa Nostra è ancora viva e vegeta, in modalità "manza" (tranquilla). Perché ogni giorno qualcuno in Italia o nel mondo ne lava i proventi illeciti, frutto di commercio di droga, di pizzi, di angherie. Perché è impensabile che questi stratosferici guadagni non sfiorino politici, di ogni grado e colore. Perché ciò che avviene in silenzio, nel sottobosco riesce a far clamore, purtroppo, in menti e cuori che ancora credono nello stato di diritto. E sono sempre meno.
Occorre ricordare che Giovanni Falcone fu attorniato da corvi, nemici, pusillanimi venduti alla malavita organizzata. 

Occorre ricordare che Giovanni Falcone fu:
bocciato come consigliere istruttore
bocciato come Alto Commissario antimafia
bocciato come candidato al Consiglio Superiore della Magistratura
bocciato come procuratore nazionale.

Forse in quest'ottica l'anniversario della strage di Capaci tornerà utile a risvegliare coscienze, a renderci conto che un partito con cui il segretario pidino appena rieletto parrebbe voler continuare a tessere accordi, fu ideato da una persona attualmente in carcere a Parma per collusione mafiosa. 
Servirà a renderci conto che oggi magistrati come Antonino Di Matteo stanno lottando, murati vivi, per investigare sui rapporti mafia-stato. 

Perché la lotta non è assolutamente finita. Anche oggi infatti qualche faccia candida, benevola, timorata, avrà lavato milioni di euro, frutto delle attività della manza e placida organizzazione.