lunedì 9 gennaio 2017

Meteo


Questo gennaio con temperature così basse mi fa pensare alle stagioni che, pare, esistono ancora! E ora chi glielo dice a quello che sale con me in ascensore?

Confronto


Mi confronto spesso con un mio amico, che vuole rimanere anonimo, parliamo spesso di politica, blateriamo a volte sul nulla, in un crescendo di convergenze che, proposto su scala mondiale, porterebbe la comunità internazionale ad emulare la pubblicità del Jack Daniel's col conseguente lancio di tappi in attesa del l'invecchiamento. 
Piace a tutti e due soprattutto parlare, discutere, insomma sentirsi vivi. E allora concordiamo sul fatto che Bibi sia un'incommensurabile testa di cazzo (se non conoscete Bibi smettete di leggere), saremo d'accordo che la tempesta prossima a venire, sta divenendo sempre più perfetta con la oramai vicina investitura del Debitore con il castoro in testa, per di più folle e senza dignità, al quale affideranno la valigetta con i codici, simile ad informare Sgarbi che quello in prima fila dice che lui di arte non ne capisce una mazza, unita alla scomparsa dell'ayatollah iracheno Rafsanjani, uno dei pochi capi spirituali moderati e con visione umana della vita, e infine mescolata alla riabilitazione del Russo Sanguinoso, un mix pericoloso di violenza, potere e perfidia, difficilmente riscontrabile altrove.
L'Europa non conterà più una ceppa, i cinesi s'incazzeranno (prima però fingano di fare il closing ai rossoneri con i soldi in nero rientranti di chi sappiamo) e sullo sfondo s'intravede l'unica certezza, il business migliore dopo la bamba, la certezza di spendere e spandere senza nessuna opposizione, ficcando occhi e mani dentro ognuno di noi: la strategia della paura, una delle migliori forme di schiavitù di sinapsi mai concepita, talmente formidabile da trasformare miliardi di individui, me compreso, in cagnolini da auto sempre pronti a dire si, resa celebre da quel bastardo rimbambito che s'inventò anni addietro le prove inesistenti di sostanze chimiche nelle tasche dell'iracheno. 
Parleremo di questo. Al solito all'ombra di uno buono e, immancabilmente, da solo.

domenica 8 gennaio 2017

Slim


Non so se mi spaventa di più L'Esorcista o la camicia slim! Non so se divertirebbe di più "Muraglie" con Stanlio e Ollio o che ne indossassi una! Farei inorridire pure Padre Karras!

Messo così


"L'etologia è genealogia dell'antropologia, che è essa stessa genealogia dell'etica, quindi della morale"
(M. Onfray)

Non inizia per niente bene quest'anno! Per niente! Devo depressurizzarmi, rischio di finire come Proust barricato in casa, invece di abbarbicarmi l'ugola con altro barricato. Ci vorrebbe... ci vorrebbe... eh si!  Ci vorrebbe!

Catastrofisti


In stile Brexit! Boccia, capo di Confindustria, dovrebbe girare con il cappello da asino per almeno un semestre!

domenica 08/01/2017
Altro che disastri, mercati in festa a un mese dal No

di Marco Maroni

Investitori in fuga, crollo di Borsa, caduta del Pil, nuova povertà. Mancavano l’invasione delle cavallette e qualche altra piaga bibilica per completare il quadro dei disastri annunciati in caso di bocciatura della riforma costituzionale al refendum del 4 dicembre scorso. È trascorso un mese dalla vittoria de No e i fatti raccontano un’altra storia. Non solo non si sono avverate le profezie di sventura ma la Borsa, misura della fiducia in un paese è salita del 15 per cento, la migliore d’ Europa nel periodo, segno che a tenere depressi i mercati era anche l’ansia generata dal coro pro-riforma. E diversi altri indicatori sono girati in positivo.

Protagonisti della retorica ansiogena sono stati politici, imprenditori, banche d’affari, e agenzie di rating. Che hanno trovato un disponibile megafono nei principali media. È un po’ la stessa dinamica che s’era vista l’estate scorsa col referendum sulla Brexit, dopo il quale l’economia britannica è entrata in un periodo d’oro. Tanto che l’altro ieri c’è stato un apprezzabile mea culpa del capo economista della Banca d’Inghilterra, Andy Haldane: “Mi arrendo. Abbiamo sbagliato tutto con la Brexit”, ha detto pubblicamente.

A prospettare scenari negativi per l’economia ha cominciato l’estate scorsa Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Ma il catastrofismo confindustriale è esploso in tutta la sua virulenza quando, in autunno, a dare spessore alle argomentazioni è arrivato l’ufficio studi dell’associazione. Con queste previsioni: 430 mila nuovi poveri, quattro punti di crescita in meno, 258 mila nuovo disoccupati, a fronte di 319 mila posti in più in caso di Sì. L’effetto del No sarebbe costato lo 0,7% di Pil nel 2017 e l’ 1,2% nel 2018. “Se vince il No addio investimenti, il Paese si fermerebbe”, ha detto a più riprese Boccia ai giornali. Netta quanto inopportuna l’uscita dell’ambasciatore statunitense John Phillips a luglio: “Il No al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia”. A novembre, dal palco della Leopolda, sono arrivate le dichiarazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Credo che con una vittoria del No si creerebbe un’incertezza grave che bloccherebbe gli investimenti per un certo periodo di tempo”. Non si sbilanciava invece sugli effetti del No il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, perché non aveva dubbi: “Vincerà il Sì, ne sono sicuro”.

A sostenere le argomentazioni di politici e imprenditori sono stati un nutrito gruppo di banche d’affari, analisti, agenzie di rating, insomma gli esperti. Per Citigroup, la più grande società di servizi finanziari del mondo: “Il referendum è il più grande rischio nello scenario politico europeo”; per Fitch e Moody’s il rischio politico col No sarebbe aumentato e avrebbe messo a rischio la fiducia degli investitori. Non poteva mancare Davide Serra, finanziere di simpatie renziane: “Se alreferendumvince il Sì ci saranno capitali che diranno: ‘Bene, il processo degli ultimi tre anni continua, quindi proviamo a investire’. Se invece vince il No, i capitali non entrano in Italia”.

Intanto con un capolavoro di astuzia, all’esito del referendum viene legata la sorte del Monte dei Paschi. È la clausola della market condition: l’aumento di capitale privato “sarà lanciato solo se ci sarà un clima positivo” scrivono i vertici nel prospetto, dimenticando di specificare che di investitori disposti a mettere di nuovo soldi nella banca non ce n’è neanche uno.

Se si guarda a come vanno le cose nelle ultime settimane, non sembra proprio che gli investitori siano in fuga. La Borsa ha fatto faville, più 15 per cento in un mese. Esclusa Mps, l’unico problema su cui si è temporeggiato per mesi proprio per rimandarlo a dopo il voto, e il cui titolo è ora sospeso dalla Consob, è andato bene tutto il settore bancario. La prima mega fusione tra ex popolari, Bps e Banco Popolare, nella prima settimana di quotazione ha fatto più 27 per cento in Borsa.

Il colosso Francese del risparmio Amundi ha comprato da Unicredit la società Pioneer e presentando l’affare il suo presidente, Xavier Muscain, ha detto “In Italia vogliamo crescere. È un voto di fiducia nei confronti dell’Italia”. Anche nell’industria le cose non sembrano andare a rotoli come annunciato. La società telefonica Wind si è fusa con Tre Italia comunicando che investirà, 7 miliardi nei prossimi 7 anni in infrastrutture digitali. Amazon ha annunciato un nuovo centro di distribuzione, a Vercelli: 65 milioni di investimenti e 600 posti, entro il 2017. L’Istat e l’istituto internazionale Markit nei giorni scorsi hanno annunciato una crescita del clima di fiducia, dell’attività manifatturiera e degli ordinativi.

Forse servirebbe anche da noi qualche autocritica, come quella del capo economista della Bank of England.

Mah!


A me questa storia che il Vaticano, visto il gran gelo, apra i dormitori 24 ore, i portici e metta a disposizione auto per i senzatetto mica mi piace tanto. Lo dico pensando ai 600 mq di Bertone, agli altri faraonici appartamenti dei paonazzi. Non giudico affatto. Ma m'incazzo! Fosse nato oggi il Figlio del loro Principale dove lo avrebbero messo, dentro una Panda? Stridore di freni!

Freddiamoci