domenica 11 ottobre 2026

Il Nobel del Cerchiobottismo

 


Se la Balena Bianca sia o no ancora viva è questione aperta, ma per certi versi lo è, e il massimo rappresentante di questo modo di vivere la politica, l’essenza, il Nobel del cerchiobottismo, è liofilizzato in lui: Pier Ferdinando Casini, che oggi sul Corriere annuncia, udite, udite, che alle prossime elezioni non si ricandiderà!

Dopo 44 anni, dicasi quarantaquattro anni, di politica, il capidoglio dell’inamovibilità sembrerebbe quindi gettare la spugna.

Tralasciando il populismo del calcolo (quanti soldi nostri avrà messo da parte in 44 anni, che liquidazione percepirà, a quanto ammonterà la sua pensione?), la scelta è in perfetta e sinuosa linea con quanto gli insegnò il suo mentore dei primi tempi, Arnaldo Forlani: mai essere sopra le righe, amico di tutti, un colpo al cerchio e uno alla botte, mai insultare, sempre pacificare, cambiare per non cambiare. Se l’avesse conosciuto Tomasi di Lampedusa, il suo Gattopardo sarebbe stato diverso: magari avrebbe tratto insegnamento dalla sua inamovibilità.

Pierfi è compagno della storia recente della Repubblica: democristiano, impercettibilmente destrorso ai tempi dell’Era del Puttanesimo, dandy nella sinistra che inspiegabilmente lo accolse e ora, parrebbe, ai saluti finali.

Solo gli allocchi potranno credere a questa boutade, perché Casini sa come muoversi, e sa come agire senza muoversi, per il traguardo finale che lo vede in pole position: il Quirinale.

Leggendo l’articolo di oggi sul Corriere, tutto ciò trova conferma con la prova del nove: ricordando i 44 anni di politica, parla bene di tutti, dal Berlusca alla Nilde Iotti, da Elly a Fini. Incensazioni cerchiobottistiche perfette, a regola d’arte.

Mancava il gesto da padre nobile della patria: eccolo! La rinuncia a proseguire l’eterno cammino parlamentare, che lo vide pure Presidente della Camera.

Fatto questo, tutto è pronto: nel 2027 sarà ovunque a lanciare il messaggio di aver voluto lasciare spazio ai giovani (estikazzi, dopo 44 anni!) e poi, nel 2028, l’elezione del successore di Mattarella.

I giochi sono fatti, l’arte gattopardesca pure. L’unico inciampo potrebbe arrivare dalla smania della Biondina, in caso vincesse le elezioni: la prima donna al Colle! Ma Pierfi è tranquillo: lavorerà nei meandri, nel sottobosco che solo lui ormai conosce a menadito.

D’altronde a molti, moltissimi, piacerebbe di più un settennato cerchiobottista che mefitici anni di vestiti di nero, no?

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