Un gruzzolo
da capitalizzare
DI MICHELE SERRA
Non saprei cosa dire di Cateno De Luca, leader politico siciliano di
indefinibile collocazione. Praticamente non so chi sia: ma questa è una
mia grave mancanza. Perché leggo che il suo posizionamento, orribile
termine che si usa per orientarsi nel pastrocchio delle alleanze e dei patti
di potere, potrebbe anche essere decisivo per arrivare al mitico 42 per
cento che con la nuova legge elettorale schiude le porte di un potere
quasi assoluto.
Come si può capire i Cateno di tutta Italia, che sono tanti, avvicinandosi
le elezioni valutano se sia più vantaggioso aggiungere il loro gruzzoletto
a questo o quello dei piatti della bilancia. Non solo gli ideali, anche le
idee non hanno alcuna utilità in questa oggettiva compravendita (che mi
dai in cambio, se mi schiero con te?). E anzi sono d'impiccio, perché le
idee legano le mani. Le idee suggeriscono — e a volte obbligano — di
accompagnarsi a qualcuno non troppo dissimile. Meglio essere
contemporaneamente di destra, di centro e di sinistra se si vuole andare
alle trattative più leggeri, e con più carte in mano.
Per anni, come tanti, ho pensato che il maggioritario fosse la via diretta
per costringere partiti e partitelli a mettersi d'accordo. La famosa
governabilità. Oggi credo sia meglio il proporzionale, intanto perché
mette a fuoco più onestamente quel popolo di rissosi casinisti che siamo;
e poi perché almeno limita il mercato dei Cateno solo alle poche
settimane del dopo voto, quando si deve formare il governo. Così invece
le trattative di governo sono un calcolo permanente, il mercato è aperto
tutto l'anno e le urla degli ambulanti, per quanto pittoresche, rendono la
politica chiassosa e invadente come la peggiore delle movide.
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