Già la vita!
In molte zone del mondo il suo valore è uguale a zero o giù di lì.
In altre è curata e viziata, in altre è un transito verso una migliore, ma in tutte si permea un’entità astratta, un chiasmo filosofante (cit.), qualcosa che c’è ma non sembra: l’apparenza.
Tutto è apparenza a cominciare dal nostro sapere: della materia e dell’energia che compongono l’universo ne conosciamo appena il 5%. Un flebile e glaciale cinquepercento. Il resto ci è ignoto, lo misuriamo negli effetti ma non lo comprendiamo. Apparentemente quindi ci sentiamo padroni, fulcri del progetto, la complessità ci ridimensiona al punto che, se il tutto fosse una casa, conosceremmo solo la targhetta apposta all’uscio.
Apparenza, tutto è apparenza. E probabilmente costituisce il Messaggio, per noi che non siamo fermi in questa incredibile corsa verso l’infinito e che non ritorneremo mai nello stesso punto siderale. Apparentemente fermi, in realtà in un enorme movimento. Due dati: giriamo attorno al nostro asse terrestre alla velocità di 1600 km/h – zona equatore – giriamo attorno al Sole alla velocità di circa 107.000 km/h e assieme a tutto il sistema solare ruotiamo attorno alla nostra Via Lattea a 800.000 km/h e tutta la galassia è sparata a velocità inaudite rispetto ad altre strutture cosmiche. Ma in apparenza ci sembra di essere fermi.
E nel quotidiano? Molto facile: tutto è apparenza. Ansimiamo per rimanere giovani con ritocchini e ritocconi, l’arsura di accalappiare enormi risorse sottraendole a molti sventurati è la risposta all’apparenza di voler vivere per sempre. Aborriamo l’idea che un giorno diverremo polvere, che tra cent’anni nessuno si ricorderà più di noi, che le nostre case saranno abitate da sconosciuti, le nostre proprietà diverranno di altri. Apparentemente tutto questo sembra non appartenerci, problema degli altri.
Ma torniamo al messaggio. Mi piace pensare che il misterioso 95% ci parli sottovoce, ogni giorno. Basta guardare un tramonto, uno qualsiasi: ciò che ammiriamo è apparenza allo stato puro. La luce impiega circa otto minuti a raggiungerci, quindi vediamo il Sole com’era otto minuti prima. E quando sembra sfiorare il mare è già sotto l’orizzonte, sollevato ai nostri occhi dalla rifrazione dell’atmosfera. Lo ammiriamo, e non è dove lo vediamo.
E così nella sfera spirituale. Nell’ultimo film di Pif c’è una scena molto esplicativa: l’ateo che vuol conquistare una ragazza molto religiosa si pone una domanda riferita a quando da giovane assistette alla mitica partita Brasile – Italia, quella dei tre gol di Pablito. Lui pregò al tempo sul colpo di testa che Zoff parò a pochi centimetri dalla riga. La sua riflessione: io fui esaudito ma senz’altro in Brasile un altro mio simile anche lui orante verso il Cielo, no.
L’apparenza dell’appagamento di un bisogno grazie all’intervento divino. Apparenza.
Tutti vorremmo vivere cent’anni e addormentarci senza soffrire nel lungo sonno eterno.
Non è così. Scientificamente non può essere, la sofferenza, le disparità, le forbici sociali scatenano morti precoci, le guerre ingigantiscono e velocizzano la fine di migliaia di vite.
Apparentemente siamo dotti, saggi, e padroni del pianeta.
Nella realtà, molte volte, ci trasformiamo in insignificanti mammiferi onnivori ed incapaci di socializzare.
Se portiamo dentro la consapevolezza di vivere nell’apparente, anche il nostro posto nel mondo cambia aspetto: non più padroni, ma passeggeri di un viaggio straordinario e brevissimo. Un’effervescenza biologica.
Nessun commento:
Posta un commento