Il maranza
bianco e biondo
DI MICHELE SERRA
È piuttosto divertente il ripudio di Trump da parte di noti trumpisti,
anche nostrani, che d'improvviso, come per incanto, si richiamano ai
valori della democrazia liberale. È come se avessero mandato avanti
quello manesco, il bullo del gruppo, il maranza dei miliardari (bianco e
biondo, così sono i maranza ricchi). E vedendolo tornare a casa lacero e
pesto, per darsi un contegno scuotono la testa: benedetto figliolo, non te
l'avevamo detto che non è questa la maniera di fare politica?
No, non glielo avevate detto. Esattamente al contrario, vi eravate messi in
testa il cappellino Maga, o indossato la tshirt "Dio Patria Famiglia". E ci
avevate spiegato, a noi mediocri benpensanti dem, che l'aggressività, le
intimidazioni, gli insulti, la prevaricazione, sono solo una maniera
schietta, non ipocrita, di fare politica. Che il popolo non è fatto per le
smancerie e i minuetti, il popolo parla dritto e parla chiaro. Che non è
razzismo, braccare gli immigrati come prede da snidare: è ordine
pubblico. È autodifesa.
E quell'omone volgare che, appena insediato, disse «fanno tutti la fila per
baciarmi il culo», lo avete applaudito e lo avete raccontato, sui vostri
giornali diretti e schietti, come il campione della Nuova Politica, quella
che non sa cosa farsene delle bellurie della democrazia e delle fisime dei
radical chic.
Beh, ce ne fosse uno, dei trumpisti italiani, che rivendica di averlo
applaudito, e aggiunge di essere dispiaciuto della sua sconfitta. E ce ne
fosse uno, dei repubblicani americani che lo hanno blandito e subìto per
puro codismo nei confronti del vincente, che adesso, da perdente, ha il
buon gusto di difenderlo.
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